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La strada corre, lunga e diritta; l’auto corre veloce, vola verso il mare. Serenella in questo anno ha tanto sognato questo giorno. Le vacanze iniziano, e la radio trasmette quella canzone che le piace tanto. Serenella e il suo vestito a fiori. Serenella non vede quell’auto sbucare dal viale.

Vasco corre veloce come il vento con i suoi ray-ban. La moto è una freccia sul catrame bollente. A casa l’aspettano per la festa. Si sente il profumo dell’erba annaffiata, l’odore della città s’avvicina. Vasco ripensa alle cose di ieri, sorride. Non vede quel camion sbandare dietro la curva.

Serenella distesa sul letto, le luci soffuse. Il suo vestito a fiori strappato e macchiato dal sangue. E’ morta, ma sembra respiri distesa sul letto. Vasco è riverso sulla barella, i ray-ban rotti appoggiati sul cuscino. E’freddo e grigio il tempo, anche se fuori c’è il sole dell’estate.

Tra il primo agosto dell’anno scorso e il 31 luglio di quest’anno sulle strade e le autostrade italiane si sono verificati 87.605 incidenti; sono morte 2.058 persone, quasi sei al giorno. Altre 63.397 sono rimaste ferite.

Fermiamoci.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Quest’anno i turisti sono in vacanza. Non nel senso che se ne stanno al mare, ai monti, in campagna, al lago. Sono proprio vacanti, non se ne vedono proprio in giro. Non avrebbe dovuto essere un fenomeno tanto inatteso: la crisi economica morde dappertutto, ed era fatale che “scioperassero dalle vacanze” più persone del solito, o che se ne riducesse la durata, o la spesa media.

La vacanza dei turisti dal turismo poteva essere combattuta; ad esempio, riducendo i prezzi, aumentando le offerte promozionali e cose del genere. Eppure, pochi operatori turistici italiani ci hanno pensato. Si è preferito mantenere le tariffe e sperare in un miracolo del Paese del sole , del mare e del mandolino. Miracolo, che però non c’è stato.

Ignorare le più elementari leggi di mercato ha portato da anni il turismo nel Belpaese a perdere quote rispetto ai concorrenti, Spagna e Grecia in testa. Dove infatti secondo molte stime si registrano cali più contenuti, sia nel turismo “nazionale” che tra gli stranieri. Perché lì si spende meno (e spesso si sta persino meglio).

Insomma, i turisti sono andati in vacanza. Purtroppo assieme a gran parte degli operatori turistici nazionali, che preferiscono piangere sui cali di fatturato e utili invece di fare il loro mestiere di imprenditori.

Speriamo che si sveglino, anziché piangere su camere vuote e ombrelloni deserti venduti a prezzi astronomici.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

A passeggio su un litorale, sotto questo sole, c’è un po’ di tutto. C’è chi s’annoia sfogliando un giornale, chi fa giochi improbabili sul bagnasciuga. Nonni che dormono, bimbi che piangono. Genitori barbosi e figli noiosi, mamme che chiacchierano, padri che fanno castelli di sabbia. Ognuno perso dentro i fatti suoi.

Nell’acqua del mare si specchia un mondo multicolore, professionisti e impiegati, berlusconiani e grillini, gente che cerca una qualche fuga da una vita spesso insipida. C’è serenità e anche tristezza, nei giorni che passano pigri sotto questo sole, tra gelati e bandiere, tra bagnini e pattini, tra corpi sodi e gente sfatta, tra speranza e nostalgia di un sogno perduto che non tornerà.

E’ come il mondo, l’Europa, l’Italia, gente che viene e gente che va, tra indifferenza e solidarietà. Poi, in questo mare di persone sole tra la folla, lo sguardo si posa su una famiglia. Un padre, una madre, tre figli, due maschi gemelli di tredici anni, Davide e Francesco. Davide spinge Francesco, seduto nella carrozzina, il capo chino e le mani attorcigliate. Ogni tanto gli dice qualcosa e gli fa una carezza.

La carrozzina solca il bagnasciuga, la gente al passaggio si ferma per un attimo, solo un attimo. Qualcuno s’irrigidisce, altri guardano con compassione, qualcuno non sembra neanche accorgersi della famigliola che continua ad andare verso quello scoglio più lontano. Le ruote della carrozina disegnano un arco che punta dritto verso l’orizzonte.

Sotto questo sole, in questa vita che scorre come un film senza trama, capita d’incontrare Davide e Francesco. Due persone che camminano assieme, aiutandosi per andare avanti. Due fratelli.

Verrebbe voglia allora di arrampicarsi su nel cielo, e sotto questo sole guardare dall’alto questo andare curioso di migliaia, milioni di punti sperduti che vagano a tentoni su queste spiagge del mondo, tra la risacca e l’onda che culla e ti bagna come un sogno perduto.

Ma lo sguardo finirebbe per andare sempre su Davide che spinge Francesco in carrozzina, al loro sorriso e ai loro occhi. A quei solchi delle ruote che sembrano disegnare un arco teso verso un punto lontano. Fratelli, come siamo un po’ tutti in fondo, anche se ti sembra non importi a nessuno di te e dei fatti tuoi. Per cercare un senso che non c’è, ma forse se guardi bene sotto questo sole lo riesci anche a vedere. E’ quel punto lontano verso l’orizzonte.

C’è chi lo chiama amore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

L’estate sta finendo. Anche se siamo ancora dentro il tempo sospeso di quei giorni che passano pigri e che lasciano in bocca il gusto del sale, cullati da brezze leggere che accarezzano i monti e scuotono le onde, è già tempo dei bilanci. Chissà cosa resterà di questa strana estate. Sfogliando i giornali o immersi nel web pare ne siano accadute di cotte e di crude. Scandali veri o inventati, lotta politica che diventa guerriglia di dossier, bagatellle su appartamenti monegaschi gonfiate a mega scandalo che fa scomparire dalle cronache indagini su corruzione diffusa delle cricche dagli appalti d’oro. Chiodo schiaccia chiodo.

Tutto vissuto a cento all’ora, sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Come i trionfanti annunci di successi nella lotta all’evasione che celano il bubbone delle centinaia di miliardi di euro rubati allo Stato da furbi e furbetti,o come il pazzo clima che brucia la Russia cancellato dalla notorietà senza talento dei Corona e delle Belen. Chiodo schiaccia chiodo. Ma sia come sia, questo fiume impetuoso di notizie e di fatti, veri o inventati, scorre.

Però ques’estate raccontata dai media sembra una stanca danza immobile che scivola sotto il sole che splende più forte. Stesi al sole, o a passeggio sui monti, il frastuono del mondo sembra sempre più lontano e sembra possibile fermarsi a cercare ragioni e motivi di questa vita. Ma in un’epoca che sembra davvero fatta di poche ore il tritacarne ti risucchia. Ed ecco che le esternazioni equine della ministro Brambilla hanno più spazio delle cime dolomitiche svendute a prezzi di saldo, e gli Sms volgari di Sgarbi soffocano le inondazioni devastanti del Pakistan.

In questo strano paese da sempre alle prese con il fascino indiscreto della demagogia, fuggire dal diluvio di chiacchiere mediatiche non si sa se sia sconfinata saggezza o indifferenza senza speranza. Forse è solo la lucida consapevolezza che siamo davvero come foglie portate da una lenta brezza verso il nostro destino, granelli di sabbia spazzati dalle onde confuse del mare.

Per questo anche questa lunga estate finirà nel dimenticatoio, come le altre, via distrattamente. La cappa dell’afa viene spazzata via da un acquazzone che annuncia l’imminente autunno, gravido di nubi e di freddo, tra una crisi che non accenna a passare nonostante gli agit-prop cerchino di dimostrare che va tutto ben madama la marchesa.

Però, in questo tempo spesso distratto e pure un po’ cialtrone, una cosa resta e resterà di quest’estate di merda. La foto di un passeggino doppio accartocciato. Schiacciato in una via di Palermo dalla carambola di un’auto impazzita che corre troppo veloce senza un vero perché. Il destino spezzato dei due bambini di pochi mesi, due gemelli separati per sempre mentre forse andavano al mare, in un giorno caldo di vacanza. Uno scoppio di riso che diventa pianto e poi orrore, nel rumore di fondo dell’indifferenza di una natura matrigna e di un dio che non c’é. In un modo troppo occupato a correre verso il nulla parlando del niente.

Pubblicato su Giornalettismo

Sarà il caldo, forse. O forse è qualcos’altro, quello strano malessere che ti prende quando dopo mesi frenetici, sempre di corsa, con il tempo che sembra non bastare mai si avvicina il “meritato” riposo delle vacanze. Malessere che diventa panico, la prospettiva di lunghe giornate semi oziose da trascorrere a “fare niente”. E allora pensi.

Una riflessione che è d’obbligo per una società che identifica, sovente, il tempo lento come tempo morto. Ma è davvero così? Se anche New York, la città che non dorme mai, la big apple che vive freneticamente sempre sull’orlo di una crisi di nervi, ha deciso di rallentare e s’inventa più parchi, più piste ciclabili, più spazi per bambini ed anziani e anche semafori più lunghi, per prendersi una pausa, qualcosa vorrà pur dire.

Forse è una proposta snob, fatta da chi ha ormai alle spalle soldi, sicurezza, vede la vita che comincia a declinare verso la sera e vuole rallentare. Una società che invecchia e che comincia ad avere paura del tempo che corre troppo in fretta. Ma forse può essere un’altra cosa. Riprendersi il tempo, assaporarlo, smettere la quotidiana fatica di scansare macchine, giornali, problemi per arrivare in fretta alla fine del giorno può essere anche un nuovo inizio.

All’inizio di sicuro è dura: non siamo abituati ad assaporare lo scorrere del tempo e il “vuoto” che ci assale fa paura ed è meglio riempirlo della solita vita in fuga da se stessi. Poi ci si concede un’ora e poi un’altra. E si entra in un tempo senza tempo, in cui le cose si ampliano a dismisura. E la prospettiva cambia, o può cambiare. La lentezza potrebbe allora diventare una delle chiavi per far cambiar pelle alla nostra società e renderla più “sostenibile”. Soprattutto più “umana”. Un mondo dove stare sdraiati a guardare il paesaggio non è uno spreco di tempo, ma un riprendersi il tempo.

Non è un percorso facile, anzi. E non è neppure detto che tutto sia bello. Certe giornate assolate a non far niente possono essere difficili da sopportare. E le comodità della modernità piacciono a tutti. Ma anche lasciarsi scivolare addosso la vita a cento all’ora non sembra il massimo. E di sicuro la felicità non si costruisce lavorando 15 ore al giorno per avere un gran bel conto in banca con cui riempire gli armadi di cose spesso inutili, lasciandosi così sfuggire il sorriso di qualcuno che ti vuole bene o, più semplicemente, l’odore dell’erba dopo un’ora di pioggia in un pomeriggio caldo d’estate.

Forse ci possiamo provare. Magari ci accorgiamo che anziché affannarci tanto per raggiungere le meritate e sudate due settimane di vacanze, si può rallentare un po’ tutto l’anno e vivere bene, anzi meglio. Perché, come diceva Massimo Troisi, la scelta non necessariamente tra un giorno da leone o cent’anni da pecora. Si può provare a fare 50 anni da orsacchiotto. Magari ci piace.

Pubblicato su Giornalettismo


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Come molti sanno, i Comicomix e in primis il Mister X che scrive queste brevi note sono dei convinti sostenitori del federalismo e delle identità regionali. Per questa ragione siamo totalmente d’accordo con il Ministro delle Riforme Umberto Bossi sulla sua recente proposta di introdurre lo studio obbligatorio del dialetto a scuola. Il ministro ha spiegato che il dialetto dovrebbe essere insegnato attraverso la musica e lo studio delle canzoni popolari per renderlo piacevole. L’idea di insegnare gli usi e i costumi popolari e gli idiomi locali secondo noi è assolutamente geniale. Gli idiomi locali a scuola, gli idiomi totali Ministri: questo sì che è un bel futuro per l’Italia! Già sogniamo i futuri imprenditori veneti, lombardi o romagnoli, o i manager delle imprese grandi e piccole, trattare con i loro colleghi cinesi, indiani, tedeschi e spagnoli parlando un fluente veneziano, o un magnifico gallaratese, o uno splendido perugino.

 

Nell’attesa di cantare a squarciagola nelle classi scolastiche O Mia bela madunina, O’ surdato ‘nnammorato o Sciuri sciuri vogliamo ringraziare il ministro Bossi regalandogli una bella sequenza di definizioni di Ministro nei diversi dialetti della grande Padania:

 

In idioma piemontese: Balengo

In idioma genovese: Belìn

In idioma lombardo: Bauscia (o, alternativamente, Pirla)

In idioma veneto: Mona

In idioma toscano: Bischero

In idioma perugino: Begio

 

Buon tutto!

(E meno male che è ferragosto!)

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L’Italia ha un febbrone da cavallo, frutto di malattie antiche e di nuove consuetudini: la febbre da Jackpot del Superenalotto. Un grande amore degli italiani, che come tutti i grandi amori fa un po’ soffrire e si fa desiderare. Infatti anche questa volta non è uscito! Una febbrone che ha contagiato tutti, belli, brutti, uomini e donne, sinistra o destra. Una febbre che è venuta anche ad alcune amministrazioni comunali alle prese con i cronici problemi di bilancio. Ha giocato il comune di Anguillara Sabazia, ridente cittadina dell’entroterra romano, gravata di debiti e governata da una maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Antonio Pizzigallo del Movimento per le autonomie, autotassando i consiglieri di maggioranza di 5 euro per giocare al Superenalotto.  Lo ha fatto un comune del messinese, Ficarra,  retto da una maggioranza di centro sinistra, il cui sindaco Basilio Ridolfo ha deciso di prelevare dalle indennità che spettano agli assessori 115 euro per sfidar la sorte con il Superenalotto. E un’iniziativa simile è stata presa dal comune di Varallo Sesia in Piemonte, con il sindaco Gianluca Buonanno, parlamentare della Lega Nord che, assieme ai suoi assessori, giocherà 100 euro per ognuna delle prossime tre estrazioni della lotteria.

Sono iniziative “provocatorie”, argute, simpatiche. E di nobili intenzioni: il ripiano dei debiti in un caso, il finanziamento di progetti già approvati e la distribuzione agli abitanti in un altro, la riduzione delle tasse e il sostegno ai mutui per la prima casa nell’ultimo. Certo si poteva evitare di far debiti, oppure lavorare sodo per trovare in qualche modo i fondi di bilancio necessari per finanziare opere utili, o il benessere dei cittadini. Ma non è molto più piacevole aggrapparsi alla speranza di un “miracolo”, un evento che in un colpo solo risolve tutti i problemi? Chi di noi non ha mai accarezzato questo sogno? Questi sindaci del nord, del centro e del sud, di destra e di sinistra sono simpatici. Ci assomigliano un po’, e ricordano il protagonista di uno dei più bei romanzi della letteratura mondiale, Pinocchio del grande Carlo Collodi, con il suo sogno del campo dei miracoli, in cui seminare 5 monete d’oro zecchino e veder crescere in poche ore l’albero della cuccagna.

Che bello che è il nostro paese! Un paese che ha finalmente lasciato da parte la sua antica tradizione contadina, quella che ricorda che “la terra è bassa”, che i frutti del raccolto dell’estate vengono dalla fatica e dalla pazienza delle altre stagioni. Oggi le cose sono cambiate, oggi il “miracolo” è diventato una forma di governo, sia a livello nazionale che locale. E così, mentre intanto il Gatto e la Volpe raccolgono le 5 monete d’oro lasciate con fiducia nel campo dei miracoli, sembra già di scorgere nella sera che scende un mare di Pinocchi, fermi ad aspettare che passi la carrozza che li condurrà nel paese dei balocchi, dove non c’è scuola, non c’è lavoro, si gioca e si ride e si canta. Sembra anche di sentire il ragliare dei somari, solo qualche centinaio di metri più lontano.

Buon Tutto!

 

Il post è stato pubblicato, in forma lievemente diversa, anche su Giornalettismo

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La Camera dei Deputati ha definitivamente approvato il 30 luglio, subito prima delle ferie, l’assestamento al bilancio di previsione 2009. Il Senato lo aveva già approvato il 23 luglio. E’ un documento di natura eminentemente tecnica e non ha avuto la visibilità mediatica di tante interviste, dichiarazioni, commenti. Ma è un documento importante, perché è la versione “definitiva” della manovra finanziaria per il 2009, quella che secondo Tremonti avrebbe “messo in sicurezza i conti pubblici italiani”, approvata definitivamente dal Parlamento, come bilancio di previsione 2009, nel settembre dello scorso anno. Essa, liberamente scaricabile dal sito internet della Camera dei Deputati (qui il link) contiene dei dati che vale la pena di riportare, sia sul versante delle entrate che su quello delle spese.

In termini di competenza, ci sono 26,5 miliardi di minori entrate, di cui 29,8 di entrate tributarie. Una bella cifra. Giulio Tremonti scrive nella nota di accompagnamento: “La consistente variazione negativa trova motivazione nel fatto che, mentre le previsioni di entrata contenute nel disegno di legge di bilancio erano state formulate nel settembre 2008, considerando un tasso di crescita del Pil del +0,5% e del Pil nominale del +2,9%, i corrispondenti tassi di variazione inseriti nel quadro economico del Dpef 2010-2013 prevedono una variazione negativa del Pil reale del -5,2% e di quello nominale del -3,9%”. Si potrebbe discutere sull’elasticità rispetto al Pil delle entrate, e vedere che forse in quei 26,5 miliardi di minori entrate non c’è solo il calo del Pil, ma ci potrebbe essere anche un aumento dell’evasione fiscale. Ma diamo credito al ministro. Certo che per chi sostiene da mesi di essere stato l’unico ad aver previsto la crisi ed avere messo in sicurezza i conti dello Stato, si tratta di una bella “svista”. Non del tutto comprensibile: Giornalettismo, nel suo piccolo, aveva detto subito (il 12 settembre 2008) che ci sarebbe stato un buco nei conti pubblici per una sovrastima delle entrate.

Altrettanto interessante il riepilogo delle variazioni tra previsioni e assestato delle spese: rispetto alle previsioni, ci sono maggiori spese per  11 miliardi di euro, al netto degli interessi sul debito, di cui 5,1 miliardi di spese correnti aggiuntive. Non si tratta di una piccola variazione, è quasi una mini-manovra, ma Tremonti qui è molto più vago, parla solo di variazioni “connesse alle esigenze emerse dall’effettivo andamento della gestione”. Curioso che nessuno, a parte noi e il sito Lavoce.info, abbia fatto una domanda circostanziata sull’argomento al nostro ministro. Non risulta che, durante il dibattito parlamentare, Pierferdinando Casini, Dario Franceschini (o Pierluigi Bersani), Antonio Di Pietro, ecc… abbiano chiesto a Giulio Tremonti le motivazioni di questi scostamenti, né cosa il ministro intenda eventualmente fare, sia con riferimento al calo delle entrate che, soprattutto, con riferimento all’aumento delle spese. In un paese normale sarebbe scoppiato il finimondo. Ma forse c’erano da preparare le valige per le vacanze.

Buon tutto!

N.b.: L’articolo è stato pubblicato originariamente su Giornalettismo.

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Maurizio Bernardo, deputato del Pdl, ha inserito un emendamento al decreto legge anticrisi sul quale il governo ha chiesto ed ottenuto la questione di fiducia e tutt’ora in discussione in Parlamento, che dice che “i pm contabili prima di indagare devono essere certi di avere tra le mani una specifica e precisa notizia di danno” e, prima ancora di avviare l’accertamento, devono essere certi che quel danno “sia stato cagionato per dolo o colpa grave”. In pratica, la Corte dei Conti,

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l’organo che ha il potere di accertare, in sede giurisdizionale, i danni cagionati allo stato o altro ente pubblico dai suoi dirigenti, dipendenti o amministratori, e condannare i responsabili al risarcimento, sarebbe quasi impossibilitata ad indagare sulle attività “sospette” della Pubblica amministrazione. Ma il fido Bernardo non si è fermato solo a questo. Se passasse il testo, d’ora in avanti la la Corte potrà perseguire il danno erariale solo “di uno degli organi previsti dall’articolo 114 della Costituzione o altro organismo di diritto pubblico”. Verrebbero quindi in poche righe escluse dai controlli della Corte dei Conti tutte le società municipalizzate, il cosiddetto Settore Pubblico Allargato. Ed infine, “Le procure regionali della Corte dei conti esercitano l’azione per il risarcimento del danno all’immagine nei soli casi previsti dall’articolo 7 della legge 27 marzo 2001 numero 97. In pratica, se un procuratore della Corte dei Conti volesse aprire un’inchiesta sui danni d’immagine causati alla Pa da storielle tipo quella delle escort, dovrebbe aspettare una sentenza di condanna passata in giudicato. Domani il testo verrà definitivamente approvato alla Camera dei Deputati e passerà al Senato. Ci sono molte proteste, da parte dell’opposizione e da parte di membri della stessa Corte dei Conti. Ma difficilmente il testo verrà nuovamente cambiato, perché nelle intenzioni del Governo la manovra è oramai blindata.

 

Non annoieremo i nostri pochi lettori con le solite tiritere sulla grande distanza che c’è tra le dichiarazioni del governo in materia di contrasto all’efficienza e agli sprechi della Pubblica amministrazione, di cui tanto si vanta il piccolo genio Brunetta, e le leggi che poi quello stesso governo approva. Diamo per certo che le intenzioni siano ottime. D’altronde, anche uno poco intelligente come i Comicomix capisce quanto è efficace per l’efficienza della Pubblica amministrazione un provvedimento che impedisce gran parte dei controlli della magistratura contabile sulla Pa e li impedisce su tutta quella Pa che ha solo preso la forma giuridica privata.

 

La nostra domanda è un’altra, e ci impedisce il sonno in questi giorni dorati di esilio sulla Riviera del Conero: ma quale sarà l’effetto positivo di lotta alla grave crisi economica che ha colpito l’Italia che questo emendamento produce? Gente come Bernanrdo, Brunetta, Tremonti, Berlusconi lo sa. Ma noi siamo poveri di spirito, e poco intelligenti. Se qualcuno ce lo riesce a spiegare, gliene saremo grati.

Buon tutto!

 

Nota bene: Lo scarabocchio oggi (e per qualche giorno) esce senza vignetta perché, come è scritto nel testo, siamo momentaneamente in esilio (naturalmente indipendentemente dalla nostra volontà) in vacanza sulla Riviera del Conero.

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A Perugia, la nostra città, fa un caldo terribile. Come a Roma, Napoli, Campobasso, Civitavecchia, Frosinone, Latina e Messina. E’ allarme rosso. In altre città la Protezione civile ha acceso il segnale arancione. Un caldo che tutti definiscono opprimente. Insopportabile. Sarà vero, per carità! Certo, che faccia caldo nel pieno dell’estate italiana è davvero sorprendente, essendo notoriamente la nostra penisola una delle aree più fredde del pianeta, seconda solo all’Antartide e alla Groenlandia. Ed è anche sorprendente che – in un’epoca in cui molti parlano dell’effetto serra, provocato  anche da certi comportamenti e dagli sprechi che ci circondano – quando si parla di riduzione delle emissioni di Co2, molti di coloro che boccheggiano ed imprecano contro il caldo “insopportabile” fanno spallucce, accendono l’automobile e sgassano verso il nulla senza neppure porsi il problema se ci sia una qualche relazione tra i due fenomeni. Certo, la temperatura è rovente, e il caldo soffoca i 4 neuroni ancora residui. Quindi la smettiamo di dire sciocchezze, e ci uniamo al coro delle lamentale per il caldo. Compatiamo quindi quei poveri disgraziati che se ne stanno placidi a lamentarsi sotto l’ombrellone, sorseggiando una birretta bella fresca. Rivolgiamo un pensiero a quei poveracci che se ne stanno in una bella casa di campagna imprecando per non aver montato il condizionatore.  Pensiamo che mentre questi poveracci soffrono per il caldo, ci sono quei fortunati dei minatori che, a due trecento metri sottoterra, si godono il fresco. Il mondo è davvero ingiusto

Buon tutto!

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