You are currently browsing the tag archive for the ‘spending review’ tag.

Blocco stipendi PA. Nella guerra tra Madia e i sindacati si alternano falsi miti, tristi verità e un oceano di dichiarazioni intrise di ignoranza (o malafede).

Stipendi PA

Il blocco degli stipendi PA dà ossigeno alle casse dello Stato, dice la Madia. Giusto, ma con effetti depressivi su consumi, domanda interna e Pil, che si scaricheranno sui famosi rapporti Deficit/Pil e Debito/Pil. Il blocco sottrae potere d’acquisto alle famiglie, dicono i sindacati; sì, anche se in un periodo di deflazione il salario reale di fatto cresce. Il blocco colpisce una categoria di privilegiati, dice la pubblica opinione; gente che produce poco e non rischia mai il posto di lavoro, mentre il resto del Paese soffre. Forse, anche se insegnanti, infermieri, poliziotti e tanti altri pubblici dipendenti sembrano più poveri cristi con famiglie da far campare che nababbi nullafacenti.

Il blocco degli stipendi PA serve per dare risorse ai più bisognosi, dice la Madia riferendosi al bonus di 80 euro. Certo, ma è difficile pensare ai travet da poco più di 1.500 euro al mese con figli a carico come a dei nababbi mentre gli evasori brindano a champagne. Il blocco è ingiusto ed iniquo, dicono i sindacati; meglio la “vera spending review mai partita. Cosa certo buona e giusta, anche se la spesa corrente della PA si dilata non per gli acquisti di beni e servizi (che calano da tre anni, proprio come gli stipendi) ma per crescita della spesa per pensioni; perché le riforme sin qui fatte stabilizzano i conti nel medio lungo termine, ma non hanno intaccato gli squilibri ereditati dai “regali” fatti da governi (e avallati dai sindacati) sciagurati, negli anni ’70 e ’80.

Un governo e sindacati coraggiosi avrebbero potuto negoziare recuperi di risorse per il bilancio statale con cose tipo la proposta “Patriarca-Poletti”, ovvero un prelievo sulle pensioni d’oro nel differenziale tra contributi versati e assegni erogati, un vero e proprio “regalo” a pensionati benestanti se non ricchi. Magari accomapgnata da norme anti evasione, e non per quella da “sopravvivenza”.Ma i sindacati sanno solo strillare, ed il governo ha subito ceduto alla pressione di parte della sua maggioranza.

Almeno, si potrebbe negoziare il blocco del monte stipendi complessivo ma come risultante da riduzioni per le retribuzioni di manager e dirigenti pubblici (ad esempio, sulla parte variabile dello stipendio) e da un aumento, anche piccolo, per i travet, bidelli, infermieri ecc…

Governi e sindacati così in Italia non c’erano ieri e non ci sono oggi. E chissà che verrà dopo o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXtquotidiano

Annunci

In questi giorni di spending review, in Italia c’è una categoria professionale che sta per ricevere un consistente regalo dal Governo Renzi. Non è il ceto medio falcidiato dalla crisi, né i cassintegrati alle prese con le bollette da pagare e neppure le famiglie con i redditi bassi. Si tratta degli avvocati.

avvocati

Il neo ministro della Giustizia Andrea Orlando ha iniziato infatti il suo mandato firmando un decreto – fermo da più di un anno – che aggiorna i parametri forensi, cioè i valori di riferimento per la liquidazione da parte del giudice dei compensi dei legali o per la loro determinazione in caso di disaccordo tra avvocato e cliente. Una “spending review” all’incontrario: aumenti medi del 50 per cento, con punte del 165 per cento, che cancellano il precedente decreto, il n.140/2012. Un bel regalo che fa felici il Consiglio nazionale forense, l’Ordine professionale e la nutritissima schiera dei parlamentari che svolgono questa professione.

Il decreto è in corso di pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale. Nel frattempo, invitiamo tutti i cittadini italiani – che se dovranno ricorrere ad un avvocato avranno la sgradevole sorpresa di doverlo pagare molto più di prima – a fare i complimenti al neo ministro Orlando, al presidente del Consiglio Renzi, al governo tutto per la solerzia. Auspicando analoga velocità nella soluzione dei problemi di altri soggetti: giovani precari, cassa integrati, operai, impiegati.

Soggetti però che – purtroppo per loro –  in Parlamento non sono altrettanto adeguatamente rappresentati.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Illuminanti le slides di Cottarelli. Chiariscono i giganteschi equivoci che animano il dibattito politico ed economico italiano in materia di spending review. Il primo, come abbiamo detto più volte, è che si tratta di semplici tagli di spesa, che con la “revisione” hanno poco a che fare. Ma l’equivoco più grande, come è stato spiegato bene anche qui, è che questi tagli non sono solo “indolori” eliminazioni di sprechi ed inefficienze della pubblica amministrazione o di costi della politica.

spending-review

Vediamo: nel 2014, il 60 per cento dei 7 miliardi di “tagli” proposti vengono da riduzioni dell’acquisto di beni e servizi, del monte stipendi dei pubblico impiego, dei trasferimenti alle imprese, e delle pensioni. Nel 2016 il 50 per cento dei 34 miliardi di tagli deriva da quelle stesse voci, a cui si aggiungono le riduzioni ai trasferimenti degli enti locali ed alle aziende di servizio pubblico locale (da finanziare soprattutto con aumenti di tariffe) e tagli alla sanità.

Sono anni che colpiamo queste stesse voci; perché se la logica è quella del “taglio”, il bilancio statale offre poche cose su cui incidere. E soprattutto – lo stesso Cottarelli lo spiega – gli effetti non sono solo sulla spesa, ma anche sulle entrate: perché meno stipendi, meno trasferimenti, meno aiuti alle imprese, meno acquisti sul mercato di beni e servizi, forse benefici in termini di efficienza della gestione, sono certamente recessivi.

Bisogna farsene una ragione. E cominciare a riflettere se è quello che vogliamo, se siamo disposti a pagarne il prezzo, e se c’è un’alternativa. L’importante è non prenderci per i fondelli.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Non c’è due senza tre, dice un vecchio proverbio. Dopo Piero Giarda ed Enrico Bondi, tocca a Carlo Cottarelli, direttamente dal Fondo Monetario Internazionale, nominato dal Presidente Letta commissario alla “spending review”, un termine magico che evoca, molto semplicemente, una “revisione della spesa”. L’obiettivo è realizzare un risparmio di almeno 4-5 miliardi di spesa pubblica nel 2014, da estendere negli anni successivi.

cottarelli

Ottima idea. peccato che di spending review in Italia si parla dal 2007; fatti, pochini, secondo tradizione. Adesso ci si riprova, e magari sarà quella buona. Ma qualche dubbio resta. Perché la revisione della spesa richiede una fortissima volontà politica, sin qui assente. E scegliere un tecnico prestigioso e di chiara fama è stato sin qui il mezzo migliore per mascherare tale assenza.

E poi, perché per rivedere davvero la spesa bisogna esser consapevoli che non ci si limita ad eliminare i superflui “costi della politica” (che ci sono) e razionalizzare per eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione (che ci sono). Bisogna capire che questo significa rivedere la quantità e la qualità dell’offerta di servizi pubblici, chi ne usufruisce, in che modo, come, dove, quando. Una cosa forse giusta da fare, ma difficile e molto dolorosa, che deve mettere in discussione il nostro modo di pensare al ruolo del “pubblico”.

L’esperienza insegna che ogni volta che si è tentata una anche minima razionalizzazione sono scattati corporativismi e resistenze; anche di noi cittadini. Il sospetto che ci si accontenti dell’ennesima bella parola, dietro la quale appare il nulla viene.

Magari Cottarelli, Letta ed Alfano ci smentiscono.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La Pubblica amministrazione, in questi tempi di “spending review”, deve risparmiare. Per questo la Direzione Investigativa Antimafia di Roma trasloca da Via Cola di Rienzo (dove paga al Vaticano un affitto di 650 mila euro all’anno) per andare gratuitamente in un palazzo in Via Sicilia. Un palazzo che il Demanio (ovvero il Ministero dell’Economia) ha preso in affitto da una Srl. Un palazzo per cui il Ministero paga una pigione di 770 mila euro all’anno.

La Dia ha un bilancio autonomo, ed effettivamente risparmia 650 mila euro. La Pubblica Amministrazione, ovvero il contribuente, invece ne spende 770 mila, 120 mila in più. All’anno. Volendo ci sarebbe anche un bel palazzo di Via Cesalpino, confiscato proprio dalla Dia, da sistemare con poca spesa per diventare – gratis per il contribuente – la nuova sede della Direzione Investigativa Antimafia.

Per una Pubblica amministrazione in questi tempi di “spending review” è un esempio da imitare. I sindacati di Polizia, che hanno sollevato il caso, hanno trovato il nome giusto.

La chiamano già “spending di più”.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Re Giorgio ha parlato. “E’ assurdo pensare che il ministro Saccomanni possa affrontare le difficoltà della crisi italiana con la bacchetta magica”. Re Giorgio è un uomo d’onore. E poi è il Presidente, ha sempre ragione. E il ministro Saccomanni è un bravo tecnico, niente a che vedere con certi dilettanti allo sbaraglio che lo hanno preceduto. E il nuovo Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, è uno che ci sa fare.

Ma c’è una parola che ancora non ha pronunciato; ci sono atti che ancora non ha fatto. La parola è spending review. Abusata, vero; ma mai tentata: perché finora si sono fatti sempre e solo tagli lineari. Gli atti sono l’avvio di un serio programma di analisi e revisione della spesa corrente nelle amministrazioni centrali. Se ne ricaverebbe: almeno un anno di vita del governo, un risparmio strutturale di qualche decina di miliardi di euro, un aumento di efficienza dell’azione di diversi settori della Pubblica amministrazione.

Ministro Saccomanni, che stiamo aspettando?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La revisione della spesa o lotta agli sprechi che dir si voglia è sacrosanta: un’indispensabile cura per il vecchio vizio italiano di spendere troppo e male i soldi dei cittadini. Quindi ben vengano i tagli alla sanità, quelli agli enti locali, al sociale e alla ricerca.

Facevo il tifo per la spending review anche quando un sacco di imbecilli che scrivono editoriali sui principali quotidiani italiani incensavano Tremonti, maestro nei tagli lineari, che come primo atto da ministro sciolse la Commissione tecnica per la spesa pubblica voluta dal mai troppo compianto Tommaso Padoa Schioppa.

E allora, mi chiedo come mai non è stata fatta una spending review anche sul famoso acquisto degli F 35 della Looked, 131 aerei da 200 milioni di dollari l’uno, costo totale circa 15 miliardi di euro, fortemente voluto dall’attuale ministro della Difesa.

Da una breve analisi risulta che: costano molto; sono fortemente criticati anche nel USA perché pieni di difetti; non sono adatti per l’attuale mission principale della difesa italiana, ovvero il peace keeping sul campo. Insomma, ci sono aerei molto meno costosi e molto più funzionali alle nostre esigenze militari.

Presidente Monti, oltre che a predicare doverosamente la necessità di “voltare pagina”, potrebbe cominciare a farla voltare davvero anche ai suoi ministri?

Sarebbe bello ricevere una risposta. Non accadrà.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Il decreto legge sulla cosiddetta spending review è arrivato. E son botte da orbi per molti, ma non per tutti, come al solito. Il principio è sacrosanto ma il diavolo, si sa, è nei dettagli. La sostanza è che un governo in disperato bisogno di dare un segnale alla riottosa Merkel e ai mercati ha fatto di necessità virtù.

Mettendo qualche vera spruzzata di spending review – accorpamento degli uffici periferici dello Stato, benchmark sugli acquisti di beni e servizi – accanto a molti tagli “lineari” per Sanità, Scuola ed Enti locali. Piove sempre sul bagnato.

Sul taglio agli statali si mistifica un po’ troppo: sia perché si tratta soprattutto di prepensionamenti mascherati sia perché il problema italiano non è nel numero – abbondantemente in linea con le medie europee – ma nell’organizzazione del lavoro e nella produttività. Dove le colpe sono soprattutto dei dirigenti, dei vertici politici e di norme e prassi legislative e amministrative. Riforme per le quali manca sia il tempo che la voglia.

Così, bisogna – tanto per cambiare – starci anche se non piace. Com’è accaduto per le liberalizzazioni di facciata, per la riforma del lavoro che non ha cambiato nulla, per l’anti-corruzione che non decolla.

A furia di guardare più il dito che la luna, sopportando gli inevitabili compromessi con un parlamento zeppo di ignoranti ed inquisiti, questo Monti sembra solo un lontanissimo parente di quel Ciampi che – lui sì – cambiò la storia dell’Italia nel ’92.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

F. ha 67 anni ed ha scoperto di avere un brutto tumore alla prostata. Si è recato nel policlinico della sua città, e non gli hanno dato speranze: non vale la pena di operare, un po’ di radioterapia per andare avanti, 4 anni; se va bene, forse un po’ di più.

F è andato nell’ospedale di un’altra città. Gli hanno detto che è un brutto tumore, che necessita di un intervento complesso e difficile, con una degenza lunghissima: almeno 40 giorni immobile. Ha provato ad andare nella capitale, dove ci sono ospedali all’avanguardia e medici più bravi, ma il responso è stato lo stesso.

F. non si è arreso. Ha chiesto un appuntamento nell’Istituto europeo di oncologia di Milano, quello di Umberto Veronesi, sempre nell’ambito del Servizio Sanitario nazionale. Lo hanno visitato, seguito, operato. Dopo tre giorni è andato a casa, dopo una settimana è tornato al lavoro. Il suo decorso è normale, farà i controlli periodici, non dovrebbe avere problemi.

Una storia di ordinaria sanità italiana che tra l’altro è mediamente ottima, lo dice l’Ocse. Una storia esemplare, che fa male al cuore e fa pensare. Adesso va di moda tagliare la spesa, anche in sanità. Non sappiamo quanto costa al sistema sanitario il reparto dell’ospedale della città di F. e  quanto quello dell’Istituto oncologico di Milano.

Ma sappiamo di sicuro quale taglierebbe F., se fosse il ministro della Sanità.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83

Annunci