You are currently browsing the tag archive for the ‘sicilia’ tag.

paolo-borsellino Un’auto percorre lenta Via D’Amelio, a Palermo; Paolo si accende l’ennesima sigaretta. Pensa ai sui vent’anni, al giorno della sua Laurea in giurisprudenza, al sorriso di suo padre morto pochi giorni dopo, a sua madre che vive in quel palazzo in fondo alla strada, ai suoi sacrifici di “unico sostentamento” della famiglia.

I ragazzi della scorta scendono. Paolo aspira la sigaretta; ricorda la Kalsa, e pensa a Giovanni bambino. Giovanni, lasciato solo a morire nell’”attentatuni”, solo poche settimane fa. Paolo scende dall’auto; e scorrono anni, indagini, visi e voci di colleghi ed amici. Ed anche dei tanti nemici infidi che ti sorridono mentre ti accoltellano alle spalle, che forse trattano in nome di quello Stato che solo tu hai deciso di difendere a ogni costo.

Paolo aspira la sigaretta e guarda i veicoli in sosta; pensa che è da un mese che c’é chi chiede alla Questura di farli rimuovere. Sorride pensando ad Agnese, Manfredi, Lucia, Fiammetta, al tempo che passa e chissà quanto ne resta perché “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”.

Paolo con la sigaretta in mano suona il campanello. Un lampo, un boato. Paolo affoga in un buio freddo; affoga, con Giovanni, Ninì e tanti altri, nel buio della memoria di un Paese distratto. Un buio che va illuminato dal nostro cuore e dalla nostra mente, perché se “è sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi, più sfortunato è il Paese che se li dimentica”.

Paolo nel vento aspira un’altra sigaretta. Aspetta, con Giovanni e tutti gli altri. Come quelli di noi che aspettano verità e giustizia. Aspettiamo che finisca perché “la mafia è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine”. Aspettiamo, avvinghiati nelle nostre paure, senza capire che siamo, comunque, dei cadaveri che camminano.

Un abbraccio particolare a Lucia Borsellino.

Annunci

La morte di Nicole poco dopo il parto avvenuto nella clinica privata Gibiino di Catania per una crisi respiratoria e per la successiva serie di eventi su cui, speriamo, la magistratura farà chiarezza lascia davvero increduli, come ha detto il presidente Mattarella. Soprattutto per lo squallido spettacolo di scaricabarile che ne è seguito. E sul solito buttare in pasto all’opinione pubblica “polvere negli occhi” e sviare l’attenzione da altre, non meno gravi, responsabilità.

Sanità_tagli

Perché è probabile – sarà la magistratura ad accertarlo – che, come ha detto il Procuratore Giovanni Salvi, “Le responsabilità penali sono dei singoli” e delle decisioni prese in quelle ore. Perché è possibile che anche alcuni aspetti dell’organizzazione del sistema dell’emergenza della sanità catanese abbia fatto cilecca. ma non basta a capire perchè quella bambina è morta.

Tutti fanno finta di dimenticare che da anni il sistema sanitario nazionale è sotto attacco: le risorse che diventano sempre più scarse, e questo significa ridurre il numero dei posti letto, quantità e qualità dei macchinari e delle attrezzature mediche, il numero delle strutture e la loro diffusione nel territorio. E questa politica oltre un certo limite non rimuove solo gli “sprechi” (che ci sono) ma finisce per ridurre, inevitabilmente, la risposta ai bisogni di salute, l’efficenza del sistema. E l’eventuale errore umano diventa più probabile.

Quando riduci le risorse del sistema, a lungo andare non ti puoi lamentare se i posti per la rianimazione neonatale non sono dappertutto, se i macchinari salvavita sono “tutti occupati” (a Catania, 38 posti per 12 mila nati all’anno), se il trasporto in elicottero “di notte non è attivo” perché altrimenti “costava troppo”. Se tagli le risorse al sistema pubblico sanitario, magari per favorire quel “privato” che poi ci si accorge non essere attrezzato quando arriva, perché ogni tanto arriva, l’emergenza poi devi farti qualche domanda.

Se il caso di Noemi servirà solo a “tagliare qualche testa”, come ha detto l’Assessore regionale alla Sanità siciliana, Lucia Borsellino, sia di medico o di direttore generale, o se servirà – come ha detto la Ministro Beatrice Lorenzin – solo a commissariare la sanità siciliana, non avremo come al solito capito nulla.

Se non ci domandiamo, una volta per tutte, quanto siamo disposti a pagare per mantenere una risposta adeguata del sistema sanitario nazionale, certo limitando gli sprechi, migliorando l’organizzazione ma smettendola di fare tagli indiscriminati, non avremo capito nulla. Nicole sarà morta invano. Perché, oltre che la malasanità, l’ha uccisa la malapolitica che adesso si batte il petto e proclama “giustizia”.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

La democrazia rappresentativa è il miglior sistema del mondo: non ne esiste uno migliore. Bisogna ripeterselo, leggendo che all’Assemblea Regionale Siciliana, l’ARS, in 2 anni di legislatura 43 deputati su 90 hanno fatto i saltafossi; cioè, hanno cambiato casacca, partito, il gruppo consiliare a cui appartenevano.

saltafosso

Bisogna ripeterselo. Perché solo i cretini non cambiano mai idea. Bisogna ripeterselo, perché gli spostamenti sono stati 62: ci sono deputati siciliani che hanno cambiato partito 4 volte in due anni. La democrazia rappresentativa è bella, è il miglior sistema del mondo. Ripetiamocelo mentre leggiamo che 14 deputati non hanno solo cambiato partito, ma anche schieramento; gente che in campagna elettorale urlava due anni fa “il Pd mi fa schifo” adesso è deputato regionale del Pd. E un grillino è diventato del Psi.

La democrazia rappresentativa è bella, anche se in media ogni 10 giorni un deputato ha cambiato casacca. L’hanno fatto non perché sono dei saltafossi, ma per non annoiarsi; anche perché solo i cretini non cambiano mai idea. All’Ars come a Roma.

La democrazia rappresentativa è bella, il miglior sistema del mondo. Sono i suoi rappresentanti (e talvolta anche i rappresentati) a volte a fare un po’ schifo. E chissà che verrà dopo, o se preferite what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

paolo-borsellino

Un’auto percorre lenta Via D’Amelio, a Palermo. Paolo si accende l’ennesima sigaretta, mentre pensa ai sui vent’anni, al giorno della sua Laurea in giurisprudenza, al sorriso di suo padre, morto pochi giorni dopo, a sua madre che vive in quel palazzo in fondo alla strada, ai suoi sacrifici di “unico sostentamento” della famiglia.

I ragazzi della scorta scendono. Paolo aspira la sigaretta, mentre ricorda la Kalsa, e a Giovanni bambino. Giovanni, lasciato solo a morire nell’”attentatuni” di poche settimane fa. Paolo scende mentre scorrono anni, indagini, visi e voci di colleghi, amici. Dei tanti nemici infidi che ti sorridono mentre ti accoltellano alle spalle. Che forse trattano in nome di quello Stato che solo tu hai deciso di difendere a ogni costo.

Paolo aspira la sigaretta e guarda i veicoli in sosta, pensando che da un mese chiedono alla Questura di farli rimuovere. Sorride pensando ad Agnese, Manfredi, Lucia, Fiammetta, al tempo che passa e chissà quanto ne resta perché “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”.

Paolo con la sigaretta in mano suona il campanello. Un lampo, un boato. Paolo affoga in un buio freddo. Affoga, con Giovanni, Ninì e tanti altri, nel buio della memoria di un Paese distratto. Un buoi che va illuminato dal nostro cuore e dalla nostra mente, perché se “è sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi, più sfortunato è il Paese che se li dimentica”.

Paolo nel vento aspira un’altra sigaretta. Aspetta, con Giovanni e tutti gli altri. Come quelli di noi che aspettano verità e giustizia. Aspettiamo che finisca perché “la mafia è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine”. Aspettiamo, avvinghiati nelle nostre paure, senza capire che siamo, comunque, dei cadaveri che camminano.

L’importante è che la morte ci trovi vivi. Anche con una sigaretta in mano.

C’è un cielo azzurro, velato solo da qualche nuvola leggera, sull’autostrada Trapani-Palermo; c’è un’aria nuova tra le risate della gente perbene che dalle spiagge affollate per quest’anticipo d’estate del ’92 volano leggere. Volano fino a quella Croma marrone, quella Croma bianca e quella Croma azzurra che filano veloci sull’autostrada. Vanno verso la città, sono ormai alle cementerie, fra lo svincolo di Capaci e isola delle femmine.

Sono quasi le sei in punto nell’ombra della sera, quando un grande botto esplode tra lo svincolo di Capaci e isola delle femmine. 5 quintali di tritolo alle sei della sera, e l’autostrada Trapani-Palermo diventa il cratere di un vulcano che inghiotte la Croma bianca, la Croma azzurra, la Croma marrone. Vito, Rocco, Antonio, Francesca e Giovanni muoiono. Intorno è silenzio. Niente più risate, niente più estate, niente speranza tra le persone inermi. Solo fumo soffocante tra le sirene impazzite.

Sopra Palermo oggi c’è un cielo grigio, velato da nuvole curiose. Dal mare un vento freddo spazza via i sogni di un’estate troppo breve da dimenticare. C’è un gran silenzio nella notte e l’estate tarda ad arrivare; c’è chi scrolla le spalle, chi sorride fingendo dolore, chi ha dimenticato, chi ha fatto “accordi indicibili”. C’é chi non vuole sapere, vedere, sentire; ma la speranza delle persone perbene continua a volare.

La puoi quasi toccare, nel cielo sopra Palermo.

“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni” (Giovanni Falcone)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Ci sono giorni che non ti andrebbe di alzarti e uscire di casa. Come oggi, in questo tiepido mattino palermitano in cui il profumo del mare ti entra in casa. Dopo una notte disteso sul letto, passata a pensare. Alla tua infanzia, felice e spensierato come solo ai bambini è permesso di essere, libero di giocare per strada. Perché tutti nascono liberi.

Una notte di luna con il profumo del mare, ricordando la giovinezza, gli amori, i sogni le speranze e i progetti per una vita ed un futuro migliori. Il lavoro lontano dalla Sicilia, e poi il ritorno, la fabbirca, il lavoro, la famiglia, libero di creare, fare, progettare. Perché tutti nascono liberi.

Una notte di fuoco e di pensieri; l’impegno, la lotto contro di “loro”, quelli che chiedono il Pizzo e pretendono di estorcerti i soldi e di toglierti la vita, la voglia di fare e di lottare.Crederci e lottare a viso aperto, nonostante minacce sempre più forti, nonostante ti chiedi chi te lo fa fare, nonostante la paura – perché è proprio degli uomini avere paura – ti chiuda la gola. Lottare per essere libero. Perché tutti nascono liberi.

E adesso che è mattino e ti devi alzare, anche se vorresti lasciarti andare, restare nel letto. Perché c’è un azienda da far camminare, e una lotta contro di “loro”, uomini invisibili che ti vogliono tappare la bocca; pure a te, a Libero Grassi, imprenditore simbolo nella lotta alla mafia. E tu sai che, anche se hai paura nelle notti di luna con il vento che porta il profumo del mare, non te la farai tappare. Non ci riusciranno; neppure se ti ammazzano in un tiepido mattino palermitano. Perché tutti nascono liberi.

Sì, tutti nascono liberi. Ma ciò che conta è restarlo fino all’ultimo respiro.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

E’ tempo di risparmiare. Per tutti. E il Senato della Repubblica è pronto. Queste cose si devono fare bene. E allora, per approfondire l’argomento dei tagli agli Enti locali, su cui c’è un disegno di legge, ha pensato bene di avvalersi di un esperto. Siccome siamo in epoca di risparmi, è statopescato tra le tante competenze “interne” della Pubblica amministrazione.

L’importante è che l’esterno nominato sia uno a posto, uno “giusto”. E il Senato è andato a colpo sicuro. Al Ministero dell’Istruzione hanno pescato il candidato ideale; lo hanno “distaccato” ed ovviamente, per il disturbo, gli hanno concesso un rimborso spese di appena mille euro al mese. Il “consulente” è Diego Cammarata.

Cammarata chi? L’ex sindaco di Palermo? Quello che è stato “commissariato” per aver portato al dissesto finanziario la sua città? L’amministrazione comunale con più personale d’Italia, 9.594 occupati, uno ogni 69 abitanti? Che ha pescato per la gestione ordinaria persino i soldi del fondo di riserva, quelli per le calamità naturali? Sì, è proprio lui.

Non c’è che dire, Presidente Schifani: è stato scelto l’uomo giusto.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Palermo, una tiepida mattina di primavera. Rosario guida la Fiat 131. Pio è lì con lui, seduto; legge delle carte. Rosario imbocca via Turba, un “budello” dove ci si passa appena, vicino alla federazione del PCI, dove sono diretti. Ogni volta che imbocca quella via Rosario prova uno strano senso d’inquietudine. “E’ una via che sembra fatta apposta per un agguato”, ha detto un giorno, ridendoci su.

Rosario a che quell’uomo che lì accanto a lui, il suo amico Pio la Torre, è un uomo importante. E che è nel mirino, perché è un uomo scomodo. Lo sa anche Pio, che si sente – lo ha detto a Roma, al partito, qualche giorno prima un “morto che cammina”. Sono in molti ad avercela con lui: per la sua grande battaglia contro i missili a Comiso, per la sua lotta contro la speculazione edilizia, per la sua lotta alla mafia.

Rosario guida piano, guarda la strada e forse ricorda i suoi giorni in Germania assieme a Rosa, che anche stamattina gli ha detto “stai attento” prima d’uscire. Pio è assorto, pensa a suo padre contadino, alle tante cose che aveva da fare a casa, ad Altarello. Pensa alla prigione, a Giuseppina. Pensa alle tante cose da fare, alle tante cose da cambiare. Pensa alla tanta gente che spera che qualcosa cambi, che crede in lui, nel partito. Quel partito che Pio ama, con quelle belle bandiere rosse che danzano nel vento.

Pio lo ha detto a Roma, al partito: attenzione, succederà qualcosa. Ha visto carte che parlano di storie di Sicilia, antiche e recenti. Sa che in giro ci sono spie, avventurieri, golpisti e mafiosi che si muovono, a Roma e a Palermo. E sa che qualcuno a Palermo, anche attorno e persino dentro il Partito, gioca sporco.

La Fiat 131 si ferma, proprio di fronte alla caserma Sole. Due moto s’affiancano, partono dei colpi. Pio muore, poi tocca a Rosario. Il sangue sciviola lento, dall’auto al selciato, in quel budello che è via Turba, a due passi dalla federazione del Pci. Rosso come le bandiere che s’intravedono danzare nel vento.

Pio muore. Rosario Muore. Dalla federazione lì vicino, con quelle bandiere che danzano rosse nel vento, come il sangue di Pio e Rosario, molti piangeranno. Ma non tutti. Li ha uccisi la mafia, forse anche i servizi segreti.

Ma in tanti, in troppi, li hanno lasciati soli.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Ignazio Cutrò è un nome che probabilmente non dice nulla a nessuno. Ignazio è un semplice imprenditore edile di Bivona, entroterra agrigentino. In un Paese come il nostro, triste perché ha bisogno di eroi, Ignazio ha fatto la scelta meno facile: un giorno si è ribellato al pizzo e ha denunciato i mafiosi facendoli condannare. Ma questo è uno strano Paese; Ignazio si è ritrovato praticamente solo, malvisto dai suoi concittadini, abbandonato da tutti.

Ma ancora non bastava. Pochi giorni fa la “Serit Sicilia”, agente della riscossione per la provincia di Agrigento, gli ha recapitato una lettera: una “Comunicazione Preventiva di Ipoteca” per oltre 85 mila euro. In pratica, lo Stato non ha sospeso i debiti di Ignazio, debiti contratti per pagare i danni degli attentati mafiosi che ha subito. E non gli ha neppure rilasciato i documenti per riavviare la sua azienda. Risultato: Ignazio non può lavorare, ma deve pagare entro il 17 gennaio una cifra enorme, pena l’iscrizione di ipoteca sui suoi beni immobili.

Ignazio è pronto a lasciarsi morire di fame e di sete. Ignazio non si lamenta, e non chiede nulla di straordinario. Solo di poter fare l’imprenditore in un mercato libero, nella sua Sicilia, nella sua Italia, senza mafia e senza soprusi. Qualcuno ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno. Finora nessuna risposta. Ignazio resta, ancora una volta, solo.

Serve che qualcuno si svegli. Non lasciamo solo Ignazio: dopo aver conosciuto la sua storia chi altro si azzarderà a denunciare il racket?

Le stelle stanno a guardare. Lo Stato anche. Noi apriamo gli occhi e facciamoci sentire. Svegliamoci.

(Lettera aperta alla politica)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Gaspare Vitrano, deputato regionale siciliano del Pd, è stato accusato di avere intascato una tangente e quindi sospeso dalla carica per decreto della Presidenza del consiglio dei ministri. L’Assemblea regionale siciliana ha deciso però di reintegrarlo, rimandando a casa il sostituto, Salvino Pantuso. Anche se gravato dall’ombra di un’accusa – ovviamente, da provare – molto grave, per i suoi colleghi può svolgere il suo delicato ed importante incarico.

Basta solo che l’Assemblea riesca a risolvere un piccolo problema, per così dire, tecnico: per ordine del tribunale del riesame Gaspare Vitrano ha l’obbligo di non mettere piede in Sicilia. Quindi, non sembra per lui molto agevole proporre leggi, fare interpellanze, partecipare ai lavori dell’aula, votare i provvedimenti, ecc..

Per rimediare a questo ostacolo, che certamente non sarà sfuggito ai suoi colleghi parlamentari, si potrebbe fornirgli lo status di “Parlamentare a distanza”, installandogli – naturalmente, a spese del contribuente – un adeguata dotazione informatica e un adeguato supporto di assistenti, per consentirgli di fare il suo dovere.

La democrazia, si sa, ha i suoi costi.

Pubblicato su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83