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Sembra incredibile, ma prima o poi saremo costretti a rivalutare Giulio Tremonti; il principale responsabile della situazione in cui ci troviamo. Perché dopo di lui ci sono stati Monti prima e Grilli poi: niente di che. E adesso, assistiamo al penoso galleggiare di Saccomanni.

Saccomanni

Lo stimatissimo banchiere centrale si è prima inventato un DEF abracadabra, con entrate e spese che “s’aggiustano” per far quadrare i conti, ma incoerenti con le proiezioni ricavabili analizzando i conti trimestrali dell’Istat, da cui alcuni ipotizzano un “buco” a fine anno da 3 a 7 miliardini. Ma passi pure: a trucchetti contabili per far tornare i conti – tipo i rinvii a inizio anno nuovo di trasferimenti programmati per l’anno corrente che magicamente annullano buchi anche consistenti – sono ricorsi tutti i Ministri del mondo.

Ma la “manovrina” ad hoc per il rientro nel parametro del 3 per cento è degna, a partire dal termine usato, di un Tremonti in stato di grazia. Come ha ricordato – per una volta tanto giustamente – il Presidente di Confindustria Squinzi, l’Italia ha bisogno di manovrone: di interventi strutturali pesanti e permanenti, sul versante delle entrate e su quello delle spese.

Rinviarli sine die farà tirare a campare il governissimo delle larghe intese che dicono dovrebbe rimettere a posto l’Italia. Ma farà tirare le cuoia al Paese.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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Secondo il DEF appena presentato da Letta e Saccomanni, dal 2014 l’economia italiana cambierà marcia: tornerà la crescita economica, grande assente da più di un decennio, con percentuali che dal 2015 si avvicineranno al 2 per cento all’anno. Merito, secondo il documento, dell’ impatto delle riforme economiche del Governo Monti e del Governo Letta, in via di realizzazione.

Saccomanni_Tremonti

Ottimo. C’é un piccolo trascurabile dettaglio: tutti gli istituti economici – che conoscono le riforme tanto quanto il governo – prevedono per l’Italia una crescita futura molto, molto più timida. Da cui conseguono minori introiti fiscali e quindi – a parità di spese – un quadro di finanza pubblica molto meno roseo. Purtroppo pare che gli investitori istituzionali credano più agli istituti economici che alle previsioni dei governi.

Fabrizio Saccomanni sta usando i “giochetti innocenti” del Tremonti 2008-2011 per far sembrare meno drammatiche le prospettive di finanza pubblica (e degli interventi da compiere) degli anni a venire? Forse. Così aiuta a rendere un po’ più tranquilla la navigazione del governo delle “vaste pretese”.

Certo, dove ci hanno condotto l’ultima volta questi giochetti innocenti lo ricordiamo tutti. Sicuramente, lo ricorderà anche l’ottimo Ministro dell’Economia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Re Giorgio ha parlato. “E’ assurdo pensare che il ministro Saccomanni possa affrontare le difficoltà della crisi italiana con la bacchetta magica”. Re Giorgio è un uomo d’onore. E poi è il Presidente, ha sempre ragione. E il ministro Saccomanni è un bravo tecnico, niente a che vedere con certi dilettanti allo sbaraglio che lo hanno preceduto. E il nuovo Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, è uno che ci sa fare.

Ma c’è una parola che ancora non ha pronunciato; ci sono atti che ancora non ha fatto. La parola è spending review. Abusata, vero; ma mai tentata: perché finora si sono fatti sempre e solo tagli lineari. Gli atti sono l’avvio di un serio programma di analisi e revisione della spesa corrente nelle amministrazioni centrali. Se ne ricaverebbe: almeno un anno di vita del governo, un risparmio strutturale di qualche decina di miliardi di euro, un aumento di efficienza dell’azione di diversi settori della Pubblica amministrazione.

Ministro Saccomanni, che stiamo aspettando?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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