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La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono un grande problema in Italia: all’estero riciclano, riusano, differenziano; noi non riusciamo neanche a smaltirli. Per cambiar passo nel 2007 è stato istituito il “fondo per la promozione degli interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclaggio”. Meritoria iniziativa.

Rifiuti

Solo che – come racconta un rapporto della Corte dei Conti – i 69 milioni di euro stanziati tra 2008 e 2012 per risolvere questo problema cronico delle città italiane, stati usati non per lo scopo previsto, ma soprattutto per altro: precisamente, per le gestioni commissariali della Protezione Civile nelle emergenze “Napoli”, “Laguna di Orbetello” e “Palermo”. Provvedimenti d’urgenza, firmati dall’allora Presidente del Consiglio.

Di questo fondo, fino al 2011 – nel 2012 qualche cosa è stato fatto – il ministero dell’Ambiente sembra essersi quasi dimenticato: spiega il rapporto che non è mai stato pubblicato un bando per assegnare le risorse, forse perché altrimenti qualche amministratore locale avrebbe fatto domanda. E per due anni ci si è dimenticati pure di deliberare come usare quelle risorse.

Il rapporto è nelle mani dei Presidenti di Camera e Senato e del Presidente del Consiglio. Speriamo che non diventi l’ennesimo rifiuto da buttare via. Perché in Italia dobbiamo buttar via qualcos’altro.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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Se l’IMU sarà realmente abolita, al suo posto – lo hanno capito tutti – nascerà nel 2014 un’altra imposta: la Service Tax o TASER. Natura, imponibile, aliquote, modalità di calcolo sono ancora un po’nebulose. Si sa che la pagheranno tutti i residenti, proprietari ed inquilini: una sgradevole novità. Si sa che avrà due componenti, la TARI per i rifiuti e la TASI per il resto. Non si sa se avranno in comune modalità di calcolo, aliquote, base imponibile o se andranno ognuna per conto suo.

Sembra che la TASI si baserà o sul valore catastale (come l’IMU) o, più probabilmente vista la secolare mancata riforma del catasto, sulla superficie abitativa. Scelta non banale: nel primo caso si incorporano più o meno bene i valori di mercato degli edifici, nel secondo no; magari, una famiglia di 5 persone che vive in una casa popolare di media grandezza pagherà più di un manager single in un mini appartamento in centro. E non è chiaro come si ripartirà l’onere tra proprietari ed inquilini, anche se è facile prevedere che sarà l’inquilino – che oggi paga un affitto che in qualche modo “incorpora” l’IMU – a rimetterci.

E la TARI? Dovrebbe esser pagata in base ad una stima dei rifiuti prodotti. Ma non è detto: un interessante siparietto tra il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e il direttore del dipartimento Finanze Fabrizia Lapecorella, durante un convegno tenutosi alla Bocconi dà qualche indizio. Il primo ha dichiarato che la TARI sarà commisurata ai rifiuti prodotti; Lapecorella qualche minuto dopo ha detto che l’imposta sui rifiuti, “conoscendo la realtà degli 8.000 comuni italiani, laddove non è possibile misurare la quantità prodotta” sarà “quasi certamente commisurata alla grandezza dell’immobile”.

Aridatece l’IMU. Senza se e senza ma.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

In Italia i rifiuti non si riciclano, la raccolta differenziata procede a singhiozzo, la sola ipotesi di costruire impianti di termovalorizzazione solleva proteste bipartisan. Discariche abusive e fogne a cielo aperto deturpano monumenti e paesaggi, danneggiando il turismo. Colpa dell’inefficienza delle amministrazioni locali, della pigrizia – che sconfina nell’inciviltà – dei cittadini e della diffidenza che diventa ostilità per la chiusura del ciclo e il suo sfruttamento a fini energetici.

Nei Paesi scandinavi, invece, il riuso e il riciclo sono pratiche molto diffuse, la raccolta differenziata va alla grande e ci sono impianti di termovalorizzazione “pulita”. Alcuni termovalorizzatori sono così puliti e così belli da essere un’attrazione turistica. Merito del senso civico dei cittadini, di pubbliche amministrazioni efficienti, della fiducia dei cittadini e della trasparenza delle istituzioni.

Nei Paesi nordici le cose vanno così bene che se non ci fossimo noi ad esportare i rifuiti che non riusciamo a smaltire – pagando noi, però, e a caro prezzo – addirittura in quei Paesi ci sarebbero problemi energetici, per la mancanza di immondizia indifferenziata da bruciare. La “monnezza” per noi è un problema irrisolvibile, per loro un affare inesauribile.

A leggere certe cose, spiace soffrire tanto il freddo.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

C’è stato un tempo in cui Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha promesso un miracolo: ripulire Napoli dai rifiuti. Basta monnezza, basta smaltimento con gli inceneritori delle altre regioni e dell’estero, via alla raccolta differenziata capillare.

E’ passato un anno e mezzo ormai, ma a Napoli il problema dei rifiuti non è stato mica risolto: le strade sono un po’ meno sporche, ma solo perché continuano i rifiuti napoletani continuano a prendere la strada degli inceneritori di altre regioni italiane e dell’estero, con un costo di smaltimento molto alto.

La raccolta differenziata porta a porta non va avanti: i dati dell’osservatorio regionale dei rifiuti della Campania dicono che ad ottobre 2012, a Napoli arriva appena al 20,7 per cento. Meno di un anno fa, e come ai tempi della Giunta Jervolino.

Intanto il Sindaco di Napoli si prepara a farsi un partito, e di raccolta differenziata e di rifiuti non parla più volentieri. I miracoli, purtroppo, non si fanno.

L’unico autentico miracolo sarebbe liberarsi, una volta per tutte, dai demagoghi che appestano l’Italia. Che non sono solo quelli della “vecchia politica”.

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Roma, la capitale. Roma, caput mundi. Roma capoccia. Roma, alle prese con l’emergenza rifiuti. Dopo la fine der pasticciaccio brutto de Corcolle, la discarica a due passi da Villa Adriana, la guerra Stato contro Stato, con dimissioni finali del Prefetto Pecoraro.

Roma capoccia, viziata – ha detto il ministro Clini – dalla discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, che ha permesso d “rinviare” per 15 anni il problema dei rifiuti. Già, perché la legge dello Stato (il decreto legislativo n.105 del 2006) fissa l’obiettivo del 65 per cento di raccolta differenziata al 2012, mentre Roma secondo i dati dell’AMA, è appena al 25,6 per cento.

Colpa di Alemanno, certo; ma anche di chi c’era prima di lui e ha governato per anni la città. Adesso Roma capoccia deve trovare alla svelta una soluzione: una nuova discarica, dicono “temporanea”, mentre nelle zone dei potenziali siti già proliferano decine di comitati di cittadini pronti a fare le barricate.

Adesso a Roma, nella capitale, dicono che la discarica – se decideranno dove farla – durerà “solo” 18 mesi. Perché nel frattempo la raccolta differenziata “esploderà”, raggiungendo percentuali tedesche, da “capitale del mondo”. Dove in un anno e mezzo si farebbe quello che non si è fatto in 15 anni.

Magari ci riescono davvero, ma c’è qualcuno che ci crede, in questa Roma capoccia der monno infame?

Poi dice che uno si butta a Grillo.

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