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Fatto. Comparazione risultato elettorale del Movimento 5 stelle: alle politiche 2013 ha ottenuto 8.689.458 voti, alle Europee 2014 5.807.362

Nota ufficiale del gruppo parlamentare del M5Stelle. “non c’è stata nessuna emorragia di voti”, ma solo un “calo di consensi”. (occhio alla differenza, eh!). E ancora: “E’ sbagliato affermare che abbiamo perso quasi 3 milioni di voti. Considerando un’affluenza alle Europee attorno al 58% contro il 75% delle politiche dell’anno scorso è come se avessimo perso poco meno di un milione di voti”.

Non so se i parlamentari grillini abbiano voglia di capire i (per me) evidenti motivi per cui circa 2,8 milioni di italiani che li hanno votati un anno fa siano rimasti a casa e/o abbiano cambiato idea oggi. Ma so che neppure il peggior politico della prima repubblica avrebbe potuto partorire un comunicato stampa così grondante di democristianume..

Un,ultima cosa: indipendentemente dal fatto se si sia simpatizzanti del Pd, seguendo il “ragionamento” (si fa per dire…) dei parlamentari pentastellati il Pd alle politiche 2013 aveva ottenuto 8.644.523 voti e alle europee 2014 ne ha presi 11.203.231, dunque 2,6 milioni in più, nonostante l’aumento delle astensioni..dunque non avrebbe solo stravinto, ma proprio debordato.

Ma che grappa avranno bevuto?

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Secondo sondaggisti esperti – e anche il comune buon senso – a meno di spettacolari rimonte berlusconiane, sempre possibili visto l’uomo e i suoi “avversari” (che di dargli il colpo di grazia non ne vogliono mai sapere) le prossime elezioni europee saranno caratterizzate dal dualismo Renzi  vs. Grillo, con Renzi che incarnerebbe il “sistema” e Grillo l’antisistema. Sarà così, non sono un esperto sondaggista, né politologo né sociologo.

casaleggio-grillo

Sono anche consapevole che gli italiani siano – non sempre a torto – incazzati contro il “sistema”. Ma ci sono due domande che mi frullano in testa: la prima, è chi avrebbe costruito questo benedetto “sistema”. Perché ho l’impressione che noi tutti ne abbiamo una certa “colpa”,  se non altro per avere poco vigilato negli anni quando gli “altri” (ma gli altri chi?) ci “scippavano” l’Italia.

Ma la seconda, e più importante, è che non capisco cosa i Casalgirillini abbiano sin qui fatto per scardinare questo benedetto sistema. Perché a me pare che in questo anno si siano dimostrati degli antisistema un po’di cartone: cioé non abbiano fatto niente, se non abbaiare sterilmente alla luna, su questioni spesso anche secondarie, perdendo pure buone occasioni per incidere e soprattutto quello slancio di “novità” iniziale che aveva fatto sperare più di uno, anche tra quelli meno inclini a sopportare le belinate del loro “semplice portavoce”. Mostrando, tra l’altro, una certa idiosincrasia per il dissenso verso i non pochi in gamba che dentro quel movimento ci sono: vedi da ultimo il caso Pizzarotti (uno che se fossi di Parma avrei votato); e l’antipatia per il dissenso è una cosa che dovrebbe sempre allarmarci, la storia insegna.

E dunque? Mi piacerebbe – non è uno scherzo, né una provocazione – che qualcuno riuscisse a spiegarmi come CasalGrillo e le loro proposte in economia, esteri, giustizia, fisco, eccetera incarnerebbero un’ “alternativa” reale e concreta di “governo” al cosiddetto “sistema”. Uno che mi tolga il dubbio che non si tratti purtroppo dell’ennesimo ritorno di quella malattia tipica degli italiani, sempre pronti a distruggere anziché a costruire, scaricando sugli “altri” colpe che sono spesso soprattutto loro. Lo dico, a scanso di equivoci, da elettore profondamente scettico (e deluso) dai “partiti” e molto confuso sul da farsi.

Astenersi perditempo e insultatori di professione, please.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La storia dell’emendamento presentato dai 5stelle che cancella dal titolo di una proposta di legge a sostegno della Fondazione Giuseppe Di Vagno (il Matteotti del sud) il riferimento alla “conservazione della memoria del deputato socialista assassinato il 25 settembre 1921” non è una “mancanza di rispetto alla memoria storica”, come ha detto qualcuno; non è neppure una criminale apologia del fascismo come ha detto qualcun altro. E’ un’altra cosa: molto meno per un certo verso, molto più per un altro.

Di-Vagno

E’ la manifestazione che, in questo Parlamento, al gruppo di diversamente intelligenti con alcune legislature alle spalle si sono aggiunte delle nuove leve, che albergano purtroppo anche nelle nuove forze politiche.

Buffo che il Movimento5stelle abbia dovuto giustificare l’evidente stupidaggine compiuta buttandola sugli “sprechi di denaro”, sulla “moralità del Presidente” o sul “finanziamento di convegni non proprio condivisibili” (com’è spiegato qui), e contrabbandando il proprio errore come un “emendamento meramente ostruzionistico”.

Una stupidaggine è una stupidaggine: meglio ammetterlo, anziché aggiungere alla prima una seconda.: perché niente aiuta a far confondere la memoria dei Di Vagno e dei Matteotti con Craxi e la scia di nani e ballerine meglio di un “emendamento ostruzionistico” del menga.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La riflessione sul blog di Grillo del premio Nobel sulla situazione politica italiana sbarra la strada ad un eventuale futuro governo Pd-5stelle se Berlusconi dovesse staccare la spina a Letta. Dice Dario Fo: è da imbecilli accettare un compromesso con il “diavolo” Pd, un indegno “ricatto” ai 5 stelle in nome del salvataggio della Nazione. E “qualsiasi cosa indegna che tu imponi al popolo va addosso al popolo”.

Sarò imbecille, ma non capisco. Non che la prospettiva sia di quelle che fanno impazzire; anzi, è comprensibile una certa riluttanza di tanti, grillini e pure del Pd. Ma prima di sputare sentenze, ci sono due cosette piccole piccole (forse, troppo piccole per un Nobel) che non andrebbero dimenticate.

La prima: se si va a votare con questa legge, è molto difficile che ci sia una maggioranza “omogenea” e coesa nelle due camere: dopo, si dovrebbe comunque fare un compromesso. Cambierebbero forse solo i rapporti di forza, e non necessariamente in favore dei 5 stelle. A meno di non pensare che anziché allearsi con i “salvatori” di Berlusconi è meglio allearsi con Berlusconi stesso, nel frattempo passato alla linea pre-illuminista della “lotta dura alla magistratura”.

La seconda: se nel frattempo l’Italia finisce nel caos resteranno solo macerie; e la storia insegna che il popolo se le troverebbe tutte addosso. Anche un eventuale trionfo elettorale a 5 stelle (ma non sarà che è questo il retropensiero di Fo-CasalGrillo, alla faccia del bene del popolo?) avverrebbe in un Paese allo sbando. E, la non brillantissima esperienza Pizzarotti insegna, non è che i “nuovi” siano così in grado di sistemare le stupidaggini fatte dai “vecchi”.

Sarò imbecille, ma penso non sia automatico che un Premio Nobel capisca molto di politica.

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La seduta della Camera per avviare l’iter del decreto legge sul femminicidio pare fatta apposta per far parlare (male) dei parlamentari. Al di là delle polemiche sui costi della seduta, sul protagonismo della Presidente Boldrini e sulla maturità dei deputati grillini, una cosa si nota: la scarsa presenza in aula.

Solo 4 del Pdl e 5 per la Lega, 6 di Sel e 12 di Scelta civica. Il Pd, la truppa più numerosa, presente con 43 deputati. E poi, loro: i grillini; che erano presenti in venti su 106. Un po’ pochini, per dare lezioni sull’inutilità della seduta, sul protagonismo della Boldrini, sul fatto che non è giusto che il Parlamento sia fermo più di un mese, che se si voleva davvero far partire il provvedimento oltre alla convocazione dell’aula bisognava anche far ripartire le Commissioni.

Posizioni la cui validità sarebbe stata rafforzata da una massiccia presenza in aula del gruppo dei girillini. Che invece erano altrove. E anche l’accusa alla Presidente Boldrini di aver convocato la seduta apposta tra una vacnaza (sua) e un’altra (sempre sua) regge poco.

Perché evidentemente molti grillini erano (loro sì) in vacanza. Magari a 5 stelle.

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Quelli dei 5 stelle non ci stanno, a vedere il Parlamento ridotto dai “partiti” a mero ratificatore di decisioni altrui. L’accusa del Presidente della Commissione di vigilanza, Roberto Fico, è circostanziata: “dall’inizio di questa legislatura il Parlamento non ha approvato nessuna legge di propria iniziativa”.

Ma la colpa di chi è? Del Presidente della Camera, del Governo, di Napolitano, der Sor Capanna? Leggendo il regolamento, il calendario dei lavori viene deciso da tutti i gruppi parlamentari, nessuno escluso. Certo, conta la maggioranza, ma nell’agenda dei lavori viene comunque garantito uno spazio “congruo” anche a temi proposti dai gruppi di minoranza.

Il Movimento 5 stelle ha presentato numerose proposte di legge, come tutti gli altri gruppi. Ma – querelle sulle diarie a parte – si è contraddistinto per le sue proteste, non per le sue proposte. Ha fatto un duro ostruzionismo su iniziative altrui, ma non ha protestato con analogo clamore per imporre all’attenzione provvedimenti di propria iniziativa.

Se il Parlamento è inutile, improduttivo o se è pieno di fannulloni, lo è per colpa di tutti. Nessuno escluso.

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Giuseppe Sbalchiero, capo di Confartigianato Veneto, 60 mila associati, in un’intervista ha detto, commentando la sua delusione e quella di molti suoi associati sull’evoluzione di Grillo e del suo movimento, ha detto: abbiamo votato Grillo per “dare un segnale forte a centrodestra e centrosinistra, per dire guardate che la nostra pazienza sta finendo, datevi una mossa, dopo anni in cui il 70-80 per cento della nostra categoria aveva premiato Pdl e Lega”. Testuale.

Qualche considerazione. La prima è che di politica c’è gente che ne mastica pochina: perché cosa fosse il Movimento 5 stelle era molto chiaro, e lo stesso CasalGrillo lo aveva spiegato per filo e per segno. Non averlo voluto capire, è un problema su cui qualche milione di nostri connazionali dovrebbe interrogarsi.

La seconda è un’altra: vorrei capire se per tutti coloro che leggono è evidente che se voti per anni Pdl e Lega, e ti deludono, è normale sentire il bisogno di dare loro un segnale forte. Meno normale è sentire il bisogno di darlo anche allo schieramento che non hai votato: infatti, conosco molti delusi del Pd che hanno votato Movimento 5 stelle, ma di dare un segnale a Pdl e Lega non ci hanno proprio pensato.

Vine un dubbio: Sbalchiero e i suoi associati veneti non voterebbero in nessun caso per il centrosinistra. Bisgnerebbe chiedersi perché. Lo si dovrebbe chiedere a Sbalchiero. Ma se lo dovrebbe chiedere soprattutto il centrosinistra.

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La struttura padronale e la deriva demagogica del Movimento 5 stelle è triste, anche se prevista da molti. Tanti altri non l’avevano capito. O forse speravano che, dandogli le “munizioni” giuste, CasalGrillo avrebbe cambiato pelle e da guitto si sarebbe trasformato nel vero interprete del bisogno di cambiamento di questo Paese. Un film che non vedremo. Perché ne stanno girando un altro: epurazioni, purghe staliniane, soffocamento del dissenso, attenzione ai problemi dell’Italia meno di zero; meno del Pd e del Pdl, il che è tutto dire.

A furia di epurare, ne resterà soltanto uno. D’altronde, CasalGrillo lo diceva già. Un partitucolo del 5-6 (stelle) per cento, che non conta niente e può permettersi di abbaiare alla luna sui “politici”, lucrando un po’ di notorietà e anche qualche soldino, se possibile, trollando i tanti che ci avevano creduto. Che si rifugeranno nell’astensione, come è già successo alle amministrative.

Un film con un finale già scritto: Caslagrillo che esce dal villone di Nervi, bello come un highlander, travestito da Terminator, illuminato dalla luce azzurrina di un computer collegato ad una non meglio identificata “rete” che urla a squarciagola: “Uno vale uno e voi non valete un cazzo”

Che brutta fine, cari 5stelle.

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Leggere l’analisi del voto fatta dal sempre più grande CasalGrillo non sorprende. Sconcerta. Perché è un’analisi lucida: i risultati del voto per l’Italia, dove metà degli elettori è delusa dai partiti e sceglie di non votare, è una sconfitta della democrazia. Peccato che sorvoli su un piccolo dettaglio: i più delusi di tutti sono quelli che tre mesi fa hanno votato per Grillo, che è quello che paga il prezzo più alto dell’astensionismo.

Il fine stratega di Nervi sorvola sul suo macroscopico errore: aver continuato a fare il guitto, l’”alieno”, l’anti-politico, dopo aver conquistato un terzo dell’elettorato. Aver scelto l’”aventino” anziché sfidare gli altri – Pd in testa – sui problemi italiani. Neppure il più autolesionista dei dirigenti del Pd ci sarebbe riuscito.

Il bello è che si persiste: anziché preoccuparsi di dare risposte ai veri problemi del Paese CasalGrillo e i replicanti a 5 stelle insistono su diarie, rimborsi elettorali e dirette streaming. Cose belle, ma bricioline rispetto a crisi economica, disoccupazione giovanile, sburocratizzazione, semplificazione istituzionale. Non capirlo è da finti tonti.

E’ vero che alle elezioni c’è stata una vittoria di Pirro. Solo che non è quella del Pd di l’altro ieri. Ma quella di Grillo tre mesi fa.

E questo, non capirlo, è da veri scemi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

L’Italia non sarà ingovernabile, come ha detto il tedesco commissario europeo all’Energia Guenther Oettinger, ma certo a guardarla non sembra ispirare ottimismo. I problemi, è vero, sono tanti. Ma le potenzialità del Paese pure. Basterebbe un po’ di voglia di futuro, un briciolo d’ansia di cambiamento. E che ti fa la politica?

Il Pd continua a preoccuparsi solo di una cosa: farsi la guerra tra i suoi ducetti per la futura leadership di partito e di governo, accapigliandosi sulla lana caprina. Il Pdl continua ad occuparsi di una cosa sola: il destino personale del suo padrone. La Lega nord è morta, ha anche smesso di latrare i suoi evergreen: federalismo e Roma ladrona. I centristi di Monti, non pervenuti. Sel chi?

Il Mov5stelle, che prometteva “Ci vediamo in Parlamento”, ora che in Parlamento ci sta pare incapace di occuparsi d’altro che delle faide interne o della fedeltà al capo, facendo tutto meno che proposte “concrete” che stanino gli altri sulla politica e non sulle dirette streaming.

Mentre la ragione induce al pessimismo – oltre tutto, siamo a giugno e sembra novembre – l’unico appiglio per l’ottimismo della volontà è che questa sarà una legislatura breve, che questi parlamentari occupano seggi di fine stagione e che presto ci toccherà rivotare.

Certo, il rischio che poco cambierà è forte. Ma sarà difficile peggio di così.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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