You are currently browsing the tag archive for the ‘maroni’ tag.

Le chiacchiere stanno a zero: Berlusconi non ha perso, Bersani non ha vinto, Grillo ha trionfato, Monti è irrilevante, gli altri non esistono. Maroni pure perde un sacco di voti. Però, diventa Presidente della Lombardia.

Nessuno sembra farci caso, invece è la vera drittata di queste elezioni: un partito agonizzante, che ha fallito tutti gli obiettivi politici che si era prefisso, con alle spalle delle storie così indecorose che Roma ladrona pare un nido di educande, controllerà le tre regioni del nord, la parte più ricca e produttiva dell’Italia. In un Parlamento nazionale che potrebbe essere a lungo ingovernabile. Il fatto che per l’Italia sia una iattura ovviamente importa solo a qualche povero fesso che ancora crede nel “bene comune”.

Invece di leccare i piedi a Grillo, i giornalisti italiani farebbero bene a seguirlo, Bobo. Che magari non ce l’avrà duro, ma è più furbo di tutti i democristiani di ieri e di oggi.

Chiedere a Casini.

Non ho idea di chi vincerà le elezioni regionali in Lombardia; ma so che questo risultato influenzerà il destino dell’Italia quasi quanto il risultato delle elezioni nazionali. Per questo guardo a quello che accade a Milano, Monza, Brescia, Bergamo e al resto della regione sempre con molto interesse.

Potrebbe vincere Maroni; nonostante abbia iniziato la sua campagna elettorale, con promesse irrealizzabili, che richiamano vecchi slogan che da vent’anni – di cui molti con la Lega al governo del Paese e degli enti locali – sentiamo: padroni a casa nostra, le tasse restino da noi, la macro regione del Nord e le altre puttanate.

Potrebbe vincere, anche se è storia recentissima la Lega ladrona del cerchio magico del Trota, il fallimento del berlusconleghismo e delle promesse di un federalismo impossibile. Ed è anche chiaro che autonomia locale non è sinonimo di buon governo e di lotta agli sprechi; specie in Lombardia.

Per questo sarà interessante vedere come andrà: se, ancora una volta, il pifferaio magico riuscirà a convincere la maggioranza degli abitanti della regione più ricca, europea e “avanzata” dell’intero Paese sarà tutto più chiaro.

Che il nord è senza speranza. E l’Italia intera, assieme a lui.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Un emendamento al decreto legge sui “costi della politica” permette ai Comuni di gestire direttamente la riscossione dei tributi comunali senza passare per Equitalia. La Lega Nord lo ha proposto e fatto approvare “nonostante l’opposizione del governo e del Partito democratico”, e ora festeggia in nome del federalismo e della autonomia. Ci sarà “un freno alle ganasce fiscali imposte dall’esecutivo e applicate da Equitalia. Finalmente ci sarà un rapporto più sereno fra i cittadini e il fisco gestito direttamente dai Comuni”.

Roberto Maroni festeggia: è questa la Lega che voglio. Ma è davvero una cosa buona e giusta? Se siete evasori fiscali, probabilmente sì. Già, perché riscuotere le tasse non è facile come sembra: bisogna avere uffici appositi, gente esperta, e anche un po’ di “pelo sullo stomaco” quando si tratta di chiedere ad un contribuente “importante” di versare quanto deve.

L’effetto pratico dell’emendamento leghista farà aumentare il costo della riscossione delle imposte per i comuni che vi aderiranno: serviranno più computer, più impiegati, più procedure. In compenso, si ridurrà l’efficienza e l’efficacia nello scovare i contribuenti disonesti. Perché per farlo servono professionisti “spietati”, e non dilettanti “amici”.

Si maschera quindi per “federalismo” ed “autonomia” quella che è, semplicemente, un favore fatto a chi evade le imposte comunali; perché per chi le paga, com’ è ovvio, non cambia assolutamente nulla.

Non c’è che dire, un bel risultato. E pensare che ce l’avevano duro.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Domenica. Caldo soffocante, la luce azzurrina della tv mi culla. Gioco con il telecomando, saltando dal congresso della Lega nord a un vecchio film del ’52, pieno neorealismo italiano, di Vittorio De Sica. M’assopisco, forse m’addormento. E il film mi sembra di ricordarlo così:

C’è un tale, Umberto B., vecchio leghista e ministeriale. Dopo aver preso per il culo per vent’anni i cosiddetti padani – dei bauscia che più bauscia non si può – con cose tipo secessione, Roma ladrona e altre menate, viene scoperto dalla magistratura con le mani nella marmellata e gentilmente pregato di levarsi dalle balle dal suo ex amico e socio in affari, un certo Bobo.

Costretto a vivere da Presidente a vita con una pensione insufficiente, si dibatte tra difficoltà economiche insuperabili. Occupa una misera camera ammobiliata, dalla quale Bobo, esoso padrone di casa, minaccia pure di sfrattarlo. Alla disperata ricerca di un argomento qualsiasi – che so, uno statuto poco regolare – per tenersi la casa, ammalato e rincoglionito entra all’ospedale, dopo aver affidato il suo fedele Trota, un cagnolino bastardo, al tesoriere Belsito, che gli dimostra una certa comprensione, anche con argomenti “liquidi”.

Uscito dall’ospedale dopo qualche giorno, non trova più a casa il suo diletto Trota; non si sa se si sia fregata la cassa e scappato con Belsito. Dopo febbrili ricerche ritrova in Tribunale i due che stanno per finire al fresco. Rispolverando la sua vecchia abilità retorica, al grido di “Complotto! Complotto!” se li riscatta. Torna a Pontida ma si ripresenta, più urgente e minaccioso, il pericolo dello sfratto.

Umberto B. allora va in cerca di qualche suo vecchio amico: Silvio, Denis, Giulio. Ma nessuno vuole o può aiutarlo. Gli viene allora l’idea di stender la mano ai padani passanti; ma a parte due o tre irriducibili pirla, lo prendono a pesci in faccia o gli ridono dietro. Così rinuncia, lasciando la casa a Bobo, continuando però ad abbaiare alla luna, raccontando frottole e storie su Re Salomone e sul bambino tagliato a metà ai beoti che passano all’osteria.

Disperato, decide di suicidarsi assieme al cagnolino Trota. Si reca ad un passaggio a livello; ma spaventato dal rumore del treno in arrivo, il cagnolino Trota – che sarà un po’ tonto, ma non è mica scemo – gli sfugge dalle mani dicendo: “Sei proprio un pirlone! Vuoi ammazzarti? Guarda che ci sono un sacco di soldi in Svizzera, alle Cayman e in Tanzania. Io ci vado!”

Per Umberto B. è la salvezza: deciso a riconquistare la fiducia e l’affetto di Trota, si mette a giocare con lui al lancio del terrone. E s’allontanano assieme, al grido di “Italia di merda”, andando a riposarsi in qualche isola tropicale, mentre i bauscia se la continuano a prendere in saccoccia, e non pensa più al suicidio.

Sui titoli di coda del grande film di De Sica mi sono svegliato; era tutto un sogno.

O forse era realtà?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Roberto Maroni, esponente della Lega Nord, a proposito della gestione del governo Monti sul caso dei due marò arrestati in India, ha sentenziato: “I limiti del governo dei professori emergono evidenti anche in politica estera, ci fanno fare una figura da peracottai”. Con Frattini, ha detto, la vicenda avrebbe avuto ben altro esito. Certo Maroni ha ragione: non stiamo facendo bella figura.

Chissà se quel tale, suo omonimo, che fino a qualche mese fa era Ministro dell’Interno del Governo Berlusconi, si ricorda dei vertici a due Sarkozy – Merkel con sorrisini e battutine sull’Italia. O i vertici sulla Libia prima della caduta di Gheddafi ai quali venivano invitati tutti i Ministri degli Esteri (inclusi quelli di Andorra, San Marino e Città del Vaticano) meno uno. O le fughe che fino a qualche mese fa facevano tutti i leaders mondiali quando arrivavano esponenti dell’Italia.

E si ricorderà di quando Giancarlo Pagliarini, leghista e di lì a poco Ministro del Bilancio, si presentò nel marzo del 1994 – assieme proprio a quel Roberto Maroni lì – ai broker e ai general manager delle più grandi banche d’affari di Londra. Ricorderà le loro facce quando, alla richiesta su come avrebbero imposto le loro ricette in caso di vittoria elettorale, risposero “How do you say Manganello?”.

Come dice il proverbio, peracottai si nasce. Caro Maroni, “How do you say Peracottai?”

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

C’era una volta la Lega padrona. Quella che diceva di voler cambiare l’Italia e di travolgere l’intero sistema politico. Poi arrivò la Lega forchettona, sempre a caccia di posti di governo e sottogoverno. Un triste tramonto che solo in pochi riuscirono a capire, in tempi non sospetti. Ora, dopo la riconversione a partito di lotta – dopo un decennio da partito di governo – il gruppo dirigente leghista si vanta di interpretare la rabbia dell’Italia contro Monti. O, almeno, quella dei “popoli padani”.

Sarà, ma i sondaggi d’opinione dicono che è ancora piuttosto alta la percentuali di italiani che crede in Monti. E soprattutto che tale quota è molto più alta nel nord che nel sud. Non sarebbe un caso, dunque, né il famoso sondaggio di Radio Padania – che mostrava un alto gradimenti del premier, subito fatto sparire – né il fatto che le proteste di questi giorni sono soprattutto a sud del Tevere.

Forse per i reduci irriducibili – imbiancati da vent’anni di “strenua lotta” al centralismo con i piedi al caldo nel Parlamento di “Roma ladrona” – è venuto il tempo di tornarsene a casa.

Giù al nord, forse, il vento è cambiato.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Roberto Maroni, possibile futuro candidato premier della Lega Nord, è il ministro dell’Interno, quello che ha la responsabilità delle forze di Polizia. Uomini e donne che ogni giorno dovrebbero difenderci dai “cattivi”. Gente non tanto ben pagata, che fa un mestiere duro e difficile, e che ogni tanto ci lascia pure la pelle.

Una recente circolare del ministero dell’Interno, chiede a diverse questure italiane la restituzione di 57 giubbotti antiproiettile sottocamicia, quelli “leggeri” e pratici da infilare sotto la divisa per i servizi su strada. La ragione è che non ci sono soldi (100 mila euro considerando tutte le questure coinvolte e quelli disponibili vanno destinati a gente più bisognosa: la Dia e le scorte del Presidente della Repubblica. Come diceva Robin Hood: togliere ai ricchi per dare ai poveri, che sono più bisognosi.

Chissà se questo Roberto Maroni ha una qualche parentela con quel ministro dell’Interno che non ha voluto accorpare elezioni amministrative e referendum. Uno scherzetto – fortunatamente non riuscito – costato circa 300 milioni di euro in più alle casse dello Stato.

Roberto Maroni è come Robin Hood: toglie al povero per dare allo squattrinato. Un perfetto candidato premier.

Pubblicato su Giornalettismo

Non invitare Roberto Cota, Presidente in carica della Regione Piemonte alla festa nazionale del Pd che si terrà a Torino perché “oggetto di un ricorso sulla validità della sua elezione e quindi per evitare polemiche” è un’enorme sciocchezza. E non perché su quell’elezione non gravi più di un dubbio su alcune liste minori che si sono presentate forse “truccando” le carte. Ma perché a decidere se quell’elezione va invalidata oppure se è regolare ci penserà la magistratura, e fino ad allora Cota è il Presidente in carica.

La ritorsione di Tremonti e dei leghisti Maroni e Calderoli di non partecipare ai dibattiti a cui erano invitati per via dell’”atteggiamento antidemocratico e irresponsabile degli organizzatori perché non accettano il voto popolare e neppure rispettano le istituzioni” è una sciocchezza di uguale portata. Intanto, puzza di scuse per evitare di partecipare a dibattiti che potrebbero rivelarsi politicamente imbarazzanti in un momento tanto delicato per la maggioranza di centro destra.

Calderoli ad esempio, l’autore della legge porcata, approvata da una maggioranza che sapeva di perdere le future elezioni proprio per “avvelenare i pozzi” della democrazia a chi sarebbe venuto dopo – che ora, ironia della sorte, si trova a pagare analogo prezzo – non può certo mettersi in cattedra. E può farlo un centrodestra che qualche anno fa in Molise fece invalidare l’elezione del presidente di centrosinistra eletto dal voto popolare proprio per un vizio di forma nella presentazione di alcune liste.

Ma il discorso è un altro. Nessuno può più dare lezioni di democrazia. In quest’Italia malata di un bipolarismo muscolare in cui la delegittimazione reciproca, l’insulto, la demagogia sono diventati la regola, producendo una danza immobile di urla sterili che si specchia nel declino politico, nella crisi economica e nel deserto civile. Una deriva di cui Berlusconi porta certo una grande responsabilità. Ma che ha trovato terreno fertile in tutti i partiti e in tutti gli schieramenti. Uscire da questa trappola, come mostrano le convulsioni da fine impero della maggioranza e queste manifestazioni di stupida intolleranza rigorosamente bipartisan, sarà molto difficile.

Pubblicato su Giornalettismo

E dire che c’è chi è convinto che la Lega nord rappresenti il “nuovo che avanza”. La Lega nord, quella che ha vinto tutte le elezioni degli ultimi tempi. Perché comprende il “popolo”, lo ascolta. Co vive in mezzo. Non come gli altri partiti, quelli della “vecchia politica romana”. Un concetto tirato fuori ieri dal ministro Maroni, commentando i rumors di un tentativo di accordo Berlusconi – Casini.

La Lega non è così, la Lega è diversa. Sarà. Però, guarda caso, il sospetto è che Maroni si preoccupi perché se rientra Casini il potere d’interdizione della Lega si riduce. La Lega sarà diversa, ma non ha esitato a stringere accordi con partiti impresentabili come l’Udc, a raccattare in nome delle vittorie elettorali – ad esempio in Piemonte – di tutto e di più. Proprio come quella vecchia politica romana che tanto disprezza. E non è la lega che dice – a proposito del ddl intercettazioni – che al premier qualcosa bisogna concedere, in nome del federalismo? Già, il federalismo, la bandiera della Lega. Che però non muove un dito davanti alla manovra prefettizia di Tremonti. Anzi, i suoi governatori sono gli unici ad incrinare il fronte compatto delle Regioni. Mentre molti dei suoi amministratori locali – giustamente – sono arrabbiati neri. Misteri del “nuovo che avanza”.

A pensarci bene, però, è vero che la Lega nord è diversa dagli altri partiti della vecchia politica romana. A nessuno di essi, ad esempio, sarebbe mai venuto in mente di indicare, per la successione del leader indiscusso, il senatur Umberto Bossi, i suoi due figli Renzo e Roberto. Come nelle migliori monarchie assolute pre risorgimentali: chissà che ne direbbe Catteneo. E chissà che ne pensano le genti del nord a cui la Lega si rivolge. Forse c’è chi preferisce non essere cittadino, ma suddito. O forse si è scambiato il federalismo per familismo, vizio evidentemente anche padano.

A pensarci bene, questo nuovo, più che avanzare, è avanzato. Mi sa che se continua così, alle prossime elezioni, questi masanielli di Gallarate potrebbero avere qualche brutta sorpresa.

Pubblicato su Giornalettismo

Polemica a distanza tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il ministro della Giustizia Angelino Alfano sul disegno di legge che affronta il problema del sovraffollamento delle carceri in Italia. “Abbiamo una valutazione negativa sull’impatto che avrebbe il cosiddetto disegno di legge svuota-carceri, che consentirebbe ai detenuti di scontare l’ultimo anno di pena ai domiciliari”, ha detto Maroni. Il ministro leghista ha definito il provvedimento all’esame della commissione Giustizia della Camera 2008 09 18 1182794481 Carceri affollate, Alfano Vs Maroni: chi di  demagogia ferisce...peggio di un indulto, visto che gli effetti non sarebbero una tantum, ma varrebbero sempre“. Parole forti, dette da colui che tutti definiscono un ottimo ministro, il più moderato della Lega nord. Le ragioni di Maroni sono spiegate dal ministro stesso, e sono di ordine pratico: ”Noi non siamo in grado di controllare le circa 10 mila persone che ora, se fosse approvato il ddl andrebbero ai domiciliari: la metà è costituita da stranieri e molti sono clandestini, senza casa, dove dovrebbero scontare i domiciliari?’‘. Indubbiamente, l’obiezione di Maroni non sembra così peregrina. Viene da chiedersi: ma perché mai il ministro Alfano avrebbe avallato qualche mese fa l’introduzione del carcere per il reato di immigrazione clandestina dentro il “pacchetto sicurezza”?

La replica del suo collega Alfano non si è fatta attendere. Dice Angelino: “il 13 gennaio, il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il disegno di legge che è parte di un piano complessivo che esclude indulti e amnistie”. Caspita. Se il ddl è stato approvato all’unanimità, vuol dire che c’erano anche i ministri Bossi, Calderoli e Maroni. Visto che sono tutti e tre uomini d’onore, dobbiamo pensare ad una dormita colossale, o ad una turpe manovra di infiltrati catto-comunisti che ha nascosto il testo del ddl ai tre valorosi esponenti del popolo padano. Ma con i clandestini, come la mettiamo? Alfano sottolinea che il ddl “esclude l’applicazione dei domiciliari se il condannato non abbia un domicilio ritenuto effettivo e idoneo (art. 1 comma 3 ddl esame in Commissione)“. Il ministro Maroni evidentemente non se n’è accorto. Di nuovo: o non c’era, o se c’era dormiva. Oppure, come molti suoi colleghi di partito – meno seri di lui – ama fare a giorni alterni sparate demagogiche. Alfano però, ha continuato: “Intanto ogni mese le carceri segnano il record storico delle presenze e l’estate si avvicina preannunciandosi molto calda. Il mio dovere istituzionale, politico e morale è affrontare questo tema che investe la sicurezza dei cittadini e la dignità delle persone“. Ehi, ministro Alfano, ma allora anche lei è un po’ distratto: Non se lo ricorda che qualche mese fa qualcuno le ricordava che la galera per i reati di immigrazione clandestina avrebbe portato ad un’esplosione delle carceri, già pericolosamente sovraffollate? E a nulla vale ricordare il piano per nuovi edifici carcerari, da lei recentemente varato.

Perchè come tutti sappiamo,  anche i ministri della Repubblica in vena di demagogia, a meno di non chiamare la protezione civile, gli Angelucci e gli Anemone, per costruire le carceri ci vorrà tempo. E a questo ritmo, quei posti in più saranno di nuovo insufficienti. Purtroppo, cari ministri Maroni ed Alfano,  la demagogia è come la saetta: gira gira, torna addosso a chi la tira. Ma voi siete bravissimi a scansarla, vero?

Pubblicato su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83