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Che storia meravigliosa, quella del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia che ogni tanto torna d’attualità! Un concorso partito tre anni fa, in cui si fa lo scritto, poi si fa l’orale, e ci sono 96 quasi-vincitori. Tutto perfetto, no? No: un ricorso al Tar blocca tutto, perché le buste erano un po’troppo trasparenti, e ci sarebbe stata una “ violazione in astratto del principio di anonimato”; nel senso che, ipoteticamente, se i commissari avessero voluto agevolare qualcuno, avrebbero potuto farlo.

presidi-concorso-lombardia

E allora: nuova commissione, che re-imbusta gli scritti, li ri-giudica e – sorpresa! – valuta insufficienti diversi scritti prima giudicati sufficienti. Dunque, nuovi ammessi all’esame orale (che si terrà a giorni) mentre i 96 quasi-Presidi già annunciano ulteriori nuovi ricorsi. Risultato? Anni di procedure, due commissioni d’esame, un gruppo di aspiranti Presidi e un gruppo di (ex?) quasi-Presidi che si scannano; nel frattempo, un terzo ( un terzo!) delle scuole Lombarde continua a restare senza dirigente scolastico.

Quello della Lombardia è un caso eclatante, ma i casi di concorsi che vanno avanti per anni tra ricorsi, contro ricorsi e contumelie varie – a volte per ragioni valide, altre meno – è lungo, e non solo nella scuola.

Quale riforma, costituzionale o meno, potrà risolvere questo problema?

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L’Italia è piena di governi del fare, di uomini e donne del fare. Non solo a Roma. Nella laboriosa ed operosa Lombardia, nella provincia di Brescia, qualche giorno fa, grazie all’alacre opera dell’amministrazione provinciale di Brescia e al finanziamento della Regione Lombardia, è stato inaugurato un tratto di pista ciclabile di un chilometro e mezzo che congiunge S. Giacomo con le gallerie della Gardesana, nel comune di Gargnano. Un piccolo stralcio del percorso ciclabile del Garda, il grande sogno di una pista che costeggi tutto il lago, per la gioia di turisti e residenti.

La commozione di autorità, bande, fanfare era palpabile. I governi, gli uomini e le donne del fare gongolavano: gioiva il capogruppo del Popolo della Libertà in Regione Lombardia, era soddisfatta l’assessore provinciale Pdl. Dimentichi persino del grave vulnus alla democrazia della sentenza della cassazione.

Certo, fare costa: ci sono voluti 1 milione e duecentomila euro. Soldi ben spesi, necessari per la messa in sicurezza delle pareti rocciose a strapiombo e per la sistemazione di un bellissimo tratto di galleria, già esistente ma finora impraticabile.

Ma il destino era in agguato: i ciclisti che si sono presentati questo fine settimana hanno trovato la strada sbarrata, chiusa. Accesso vietato. Perché un altro governo (anch’esso del fare?), altri uomini e altre donne, ovvero l’amministrazione comunale di Gargnano ha ritenuto che la pista “non è in grado di garantire gli standard di sicurezza previsti dalla legge”. E l’ha chiusa.

L’Italia è piena di governi del fare. Di uomini e donne del fare. Fare questo, fare quello, fare anche quest’altro.

Anche fare ridere. O piangere.

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Mentre Jorge Bergoglio grida a Lempedusa contro la globalizzazione dell’indifferenza, la maggioranza Pdl-Lega Nord al Consiglio regionale della Lombardia ha bocciato una mozione di Umberto Ambrosoli che prevede l’estensione ai bambini di stranieri “irregolari” l’assistenza sanitaria di base, con l’attribuzione del pediatra.

Per il centrodestra di Maroni e company basta e avanza garantire ai figli di irregolari le cure urgenti e quelle “essenziali”. Per il resto, no: si arrangino. E’ inutile ricordare che il pediatra per i figli degli irregolari è già previsto da un accordo tra Stato e Regioni del dicembre scorso; né che esso è già attuato in Friuli Venezia Giulia, Umbria, Toscana e a Trento.

Caro Papa Francesco, getta i crisantemi gialli nel mare, urla la tua disperata umanità a tutti, credenti e no. Ma devi rassegnarti: per molti quei bambini sono figli di un dio “straniero”. Dunque “minore”.

Chissà di che nazionalità è Dio.

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Le chiacchiere stanno a zero: Berlusconi non ha perso, Bersani non ha vinto, Grillo ha trionfato, Monti è irrilevante, gli altri non esistono. Maroni pure perde un sacco di voti. Però, diventa Presidente della Lombardia.

Nessuno sembra farci caso, invece è la vera drittata di queste elezioni: un partito agonizzante, che ha fallito tutti gli obiettivi politici che si era prefisso, con alle spalle delle storie così indecorose che Roma ladrona pare un nido di educande, controllerà le tre regioni del nord, la parte più ricca e produttiva dell’Italia. In un Parlamento nazionale che potrebbe essere a lungo ingovernabile. Il fatto che per l’Italia sia una iattura ovviamente importa solo a qualche povero fesso che ancora crede nel “bene comune”.

Invece di leccare i piedi a Grillo, i giornalisti italiani farebbero bene a seguirlo, Bobo. Che magari non ce l’avrà duro, ma è più furbo di tutti i democristiani di ieri e di oggi.

Chiedere a Casini.

Non ho idea di chi vincerà le elezioni regionali in Lombardia; ma so che questo risultato influenzerà il destino dell’Italia quasi quanto il risultato delle elezioni nazionali. Per questo guardo a quello che accade a Milano, Monza, Brescia, Bergamo e al resto della regione sempre con molto interesse.

Potrebbe vincere Maroni; nonostante abbia iniziato la sua campagna elettorale, con promesse irrealizzabili, che richiamano vecchi slogan che da vent’anni – di cui molti con la Lega al governo del Paese e degli enti locali – sentiamo: padroni a casa nostra, le tasse restino da noi, la macro regione del Nord e le altre puttanate.

Potrebbe vincere, anche se è storia recentissima la Lega ladrona del cerchio magico del Trota, il fallimento del berlusconleghismo e delle promesse di un federalismo impossibile. Ed è anche chiaro che autonomia locale non è sinonimo di buon governo e di lotta agli sprechi; specie in Lombardia.

Per questo sarà interessante vedere come andrà: se, ancora una volta, il pifferaio magico riuscirà a convincere la maggioranza degli abitanti della regione più ricca, europea e “avanzata” dell’intero Paese sarà tutto più chiaro.

Che il nord è senza speranza. E l’Italia intera, assieme a lui.

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Bersani che non chiede a D’Alema di candidarsi. Formigoni che intima Maroni di non candidarsi. Veltroni che annuncia che non vuole di nuovo candidarsi. Berlusconi che medita se candidarsi. Monti e i suoi tecnici di grido – Passera, Barca, Ricciardi e via tecnicando – che un giorno sì e uno no sembrano essere sul punto di candidarsi. E’ il tormentone del momento, forse lo sarà dei prossimi mesi.

Giustificare l’esclusione di un D’Alema aggrappandosi al limite dei tre mandati è un inno all’ipocrisia; affermare che si può far politica senza stare in Parlamento è una battuta degna di Mounsier de Lapalisse; lo psicodramma lombardo è la conferma – con buona pace dei “federalisti” che siamo un paese molto unito, dalle Alpi a Capo Passero: il paese di Pulcinella.

Berlusconi premier fa più ridere di Grillo premier, ed è tutto dire; i “supertecnici” di Monti hanno fatto tre cose degne di nota (anche se sbagliate, ma è un dettaglio) e poi hanno galleggiato come degli Scilipoti qualsiasi, ma almeno lui fa ridere.

A nessuno, chissà perché, è venuto in mente che ai poveri cristi – quali noi siamo – se lor signori si candidino o no, poco ci cambia e nulla ce ne cale.

Non è così che si uccide la democrazia?

(Questo articolo gronda di qualunquismo, ma posso garantire che è stato scritto ad insaputa del suo autore…avete presente l’assunzione della ex di Fiorito o l’acquisto della casa di Scajola?)

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Ma perché questo malcelato fastidio – che più di una volta tracima nel vero e proprio rancore trattenuto – per la Consigliere regionale Nicole Minetti? Occupa un posto che non meritava? Capirai, se dovessimo riunire tutti quelli come lei, non basterebbero 100 stadi di San Siro. Offende l’immagine della donna italiana? Idem come sopra.

Eppure, non manca giorno che la Consigliere regionale non susciti scherno, polemiche; basta che apra bocca. Prendiamo la sua ultima dichiarazione: “per far politica non bisogna mica essere preparati”. Giù tutti a prenderla in giro. Eh no, non ci sto.

Quando, nella famosa “discesa in campo” del 1994, berluscones e leghistas da dilettanti allo sbaraglio sparavano a zero sui “professionisti della politica”, il 99,9 per cento di coloro che oggi sberleffano Nicole erano pronti a spellarsi le mani per Silvio e i suoi “boys”.

Quindi vai avanti Nicole. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

(Se non fossi preparata, non preoccuparti: è solo la Divina Commedia)

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