You are currently browsing the tag archive for the ‘Lega nord’ tag.

Nessuno l’ha proclamato, ma ieri c’è stato uno sciopero. Lo sciopero degli elettori; per il momento limitato a due regioni, Emilia Romagna e Calabria. Poi, si vedrà. Ed è perfettamente riuscito.

sciopero-elettori

E’ stato uno sciopero generalizzato. Anche se, come è spiegato qui, qualcuno (Beppe Grillo) evidentemente poco avvezzo a far di conto ne ha pagato un prezzo più caro di tutti. Ed anche se qualcuno non ne ha risentito (Matteo Salvini), anche se non può cantare proprio vittoria, com’é invece spiegato qui.

Ma, con buona pace del premier e segretario del Pd (Matteo Renzi) a cui auguro di riuscire davvero a cambiare l’Italia che ne ha un gran bisogno, che certo ha vinto le elezioni ma perso metà dei suoi voti di qualche mese fa, com’é spiegato ancora qui, c’è poco da cantare vittoria per il 5 a zero e dire che l’astensionismo è un “problema secondario”. Perché quando c’é, se c’é, uno sciopero generale, anche se riesce, non è che debbano cadere i governi.

Ma quando c’é uno sciopero degli elettori, che sembra perfettamente riuscito (e che ha molte ragioni spiegabili, non tutte ascrivibili all’attuale governo – la questione non è vincere o perdere un Presidente o una Regione. La questione è che cade proprio la democrazia: #PensaciMatteo. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Annunci

Belin, il CasalGrillo adesso ha scoperto addirittura il federalismo! Lo statista di Nervi imbastisce un ragionamento storico, politico ed economico degno dei migliori Bossi, Speroni e Borghezio, e s’inventa le 5 macroregioni. Per fare che, non si sa e poi non importa a nessuno: si sa che la politica degli ultimi vent’anni è fatta solo di battute da balera lanciate da costituzionalisti all’amatriciana (o al pesto), che di tutto si preoccupano meno che di dire cose che abbiano un senso.

italia_Grillo

Peccato, perché di un assetto dello Stato e della sua articolazione territoriale con la chiara definizione di chi fa cosa e con quali mezzi (cioè di un vero decentramento amministrativo e fiscale) l’Italia avrebbe pure bisogno. L’imperante neocentralismo di ritorno – frutto della crisi del leghismo e dei vari scandali Fiorito, Formigoni, Cota e compagnia – sarà pure sbagliato ma, se gli si contrappongono solo idee del belin come quella del “semplice portavoce” penta stellato, sarà lo sbocco naturale. D’altronde, la restaurazione si alimenta sempre con i latrati di “utili idioti” che indirizzano il sacrosanto malessere dei cittadini in proteste sterili e senza sbocco.

Quanto era meglio il Grillo dello show del sabato sera: diceva belinate anche allora, ma almeno faceva ridere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Nella storiaccia delle ricevute fiscali di Roberto Cota, leghista piemontese, a dar fastidio non è l’eventuale uso di denaro pubblico per finalità non istituzionali, peraltro tutto da provare: sicuramente il Presidente regionale – che giura ai magistrati di non aver mai lucrato nemmeno un centesimo – chiarirà.

Cota

Non dà fastidio neppure quel curioso rincorrersi di scontrini da un capo e l’altro d’Italia, spesso in quasi simultanea, che fa pensare ad Presidente del Piemonte provvisto del dono dell’ubiquità; anche su questo punto, sicuramente, Roberto Cota avrà una spiegazione plausibile.

No, a dar fastidio è lo scarica barile sulla segretaria delle eventuali incongruenze, come nel più squallido dei romanzetti di quart’ordine, com’é sempre accaduto in questo strano Paese in cui i potenti di turno sono subito pronti a scaricare qualsiasi colpa su un sottoposto; uno  più debole, più vulnerabile.

Questa lunga striscia di potenti che “a loro insaputa” fanno cose non sempre spiegabili è la cartina di tornasole di una classe dirigente che – vecchia, nuova o semi nuova – non riesce nemmeno ad assumersi le responsabilità per una cena al ristorante o per l’acquisto di una cravatta.

Figuriamoci quelle di guidare un Paese.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Paralare di Calderoli è sempre un piacere; oggi più del solito. Dopo la “legge porcata” e il “federalismo di cartapesta”, ha deciso di aggiungere una perla al suo invidiabile cursus honorum definendo la ministro Kyenge un orango. Per poi iniziare, nel più perfetto stile del ventennio berlusconleghista, a minimizzare. “Una battuta”, “uno scherzo”, e via cialtronando.

No, adesso basta: o Calderoli si dimette subito senza se e senza ma, o Pd-Sel-Mov5stelle devono cacciarlo loro dalla vicepresidenza del Senato. Come? E’ semplice: basta uscire in massa dall’aula ogni volta che lui presiede la seduta.

Contro l’imbecillità o contro il razzismo, tolleranza zero. Tra l’altro, a Calderoli e ai suoi amici leghisti dovrebbe piacere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

L’Italia non sarà ingovernabile, come ha detto il tedesco commissario europeo all’Energia Guenther Oettinger, ma certo a guardarla non sembra ispirare ottimismo. I problemi, è vero, sono tanti. Ma le potenzialità del Paese pure. Basterebbe un po’ di voglia di futuro, un briciolo d’ansia di cambiamento. E che ti fa la politica?

Il Pd continua a preoccuparsi solo di una cosa: farsi la guerra tra i suoi ducetti per la futura leadership di partito e di governo, accapigliandosi sulla lana caprina. Il Pdl continua ad occuparsi di una cosa sola: il destino personale del suo padrone. La Lega nord è morta, ha anche smesso di latrare i suoi evergreen: federalismo e Roma ladrona. I centristi di Monti, non pervenuti. Sel chi?

Il Mov5stelle, che prometteva “Ci vediamo in Parlamento”, ora che in Parlamento ci sta pare incapace di occuparsi d’altro che delle faide interne o della fedeltà al capo, facendo tutto meno che proposte “concrete” che stanino gli altri sulla politica e non sulle dirette streaming.

Mentre la ragione induce al pessimismo – oltre tutto, siamo a giugno e sembra novembre – l’unico appiglio per l’ottimismo della volontà è che questa sarà una legislatura breve, che questi parlamentari occupano seggi di fine stagione e che presto ci toccherà rivotare.

Certo, il rischio che poco cambierà è forte. Ma sarà difficile peggio di così.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Le chiacchiere stanno a zero: Berlusconi non ha perso, Bersani non ha vinto, Grillo ha trionfato, Monti è irrilevante, gli altri non esistono. Maroni pure perde un sacco di voti. Però, diventa Presidente della Lombardia.

Nessuno sembra farci caso, invece è la vera drittata di queste elezioni: un partito agonizzante, che ha fallito tutti gli obiettivi politici che si era prefisso, con alle spalle delle storie così indecorose che Roma ladrona pare un nido di educande, controllerà le tre regioni del nord, la parte più ricca e produttiva dell’Italia. In un Parlamento nazionale che potrebbe essere a lungo ingovernabile. Il fatto che per l’Italia sia una iattura ovviamente importa solo a qualche povero fesso che ancora crede nel “bene comune”.

Invece di leccare i piedi a Grillo, i giornalisti italiani farebbero bene a seguirlo, Bobo. Che magari non ce l’avrà duro, ma è più furbo di tutti i democristiani di ieri e di oggi.

Chiedere a Casini.

Tra i due ex premier Berlusconi e Monti, leaders italiani “affiliati” entrambi al Partito Popolare Europeo, è in corso una guerra senza esclusione di colpi per la conquista del voto dei “moderati” italiani. Una guerra che sembra vedere al momento vincitore Silvio Berlusconi.

I “moderati” in Italia hanno votato per decenni la Democrazia Cristiana. Poi, si sono buttati a pesce nel sogno berlusconiano. E molti di loro, evidentemente, non vogliono svegliarsi. Ma, al di là dei gusti – su cui, com’è noto, non si sputa – viene da chiedersi cosa ci trovino di moderato in Silvio Berlusconi i “moderati”. Perché Silvio ha tante qualità, ma quella della moderazione proprio non si riesce a scorgere.

E, allargando lo sguardo, è difficile definire moderato uno come Umberto Bossi, o come Maroni e Calderoli. Per non parlare di tipi come Verdini, Bondi, o gente cresciuta a pane e fascio come La Russa e Gasparri. E, volendo essere ancora più profondi, ci sarebbero molti modi di definire gente come Dell’Utri, Fiorito, Papa, Cosentino. Ma l’aggettivo moderato non sembra proprio così adatto.

Delle due l’una: o i moderati sono così moderati da sopportare, con moderazione, i tanti eccessi ed esagerazioni dei loro rappresentanti politici.

Oppure i tantissimi elettori di Berlusconi e della Lega non sono dei moderati.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Non ho idea di chi vincerà le elezioni regionali in Lombardia; ma so che questo risultato influenzerà il destino dell’Italia quasi quanto il risultato delle elezioni nazionali. Per questo guardo a quello che accade a Milano, Monza, Brescia, Bergamo e al resto della regione sempre con molto interesse.

Potrebbe vincere Maroni; nonostante abbia iniziato la sua campagna elettorale, con promesse irrealizzabili, che richiamano vecchi slogan che da vent’anni – di cui molti con la Lega al governo del Paese e degli enti locali – sentiamo: padroni a casa nostra, le tasse restino da noi, la macro regione del Nord e le altre puttanate.

Potrebbe vincere, anche se è storia recentissima la Lega ladrona del cerchio magico del Trota, il fallimento del berlusconleghismo e delle promesse di un federalismo impossibile. Ed è anche chiaro che autonomia locale non è sinonimo di buon governo e di lotta agli sprechi; specie in Lombardia.

Per questo sarà interessante vedere come andrà: se, ancora una volta, il pifferaio magico riuscirà a convincere la maggioranza degli abitanti della regione più ricca, europea e “avanzata” dell’intero Paese sarà tutto più chiaro.

Che il nord è senza speranza. E l’Italia intera, assieme a lui.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Un emendamento al decreto legge sui “costi della politica” permette ai Comuni di gestire direttamente la riscossione dei tributi comunali senza passare per Equitalia. La Lega Nord lo ha proposto e fatto approvare “nonostante l’opposizione del governo e del Partito democratico”, e ora festeggia in nome del federalismo e della autonomia. Ci sarà “un freno alle ganasce fiscali imposte dall’esecutivo e applicate da Equitalia. Finalmente ci sarà un rapporto più sereno fra i cittadini e il fisco gestito direttamente dai Comuni”.

Roberto Maroni festeggia: è questa la Lega che voglio. Ma è davvero una cosa buona e giusta? Se siete evasori fiscali, probabilmente sì. Già, perché riscuotere le tasse non è facile come sembra: bisogna avere uffici appositi, gente esperta, e anche un po’ di “pelo sullo stomaco” quando si tratta di chiedere ad un contribuente “importante” di versare quanto deve.

L’effetto pratico dell’emendamento leghista farà aumentare il costo della riscossione delle imposte per i comuni che vi aderiranno: serviranno più computer, più impiegati, più procedure. In compenso, si ridurrà l’efficienza e l’efficacia nello scovare i contribuenti disonesti. Perché per farlo servono professionisti “spietati”, e non dilettanti “amici”.

Si maschera quindi per “federalismo” ed “autonomia” quella che è, semplicemente, un favore fatto a chi evade le imposte comunali; perché per chi le paga, com’ è ovvio, non cambia assolutamente nulla.

Non c’è che dire, un bel risultato. E pensare che ce l’avevano duro.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

“Nessuno chiede i licenziamenti di massa nel pubblico impiego, quelli che si chiedono, invece, sono dei sacrosanti licenziamenti in un settore mai toccato come il pubblico impiego, licenziamenti a carico di chi nulla fa se non percepire uno stipendio.” Così parlò Roberto Calderoli.

E perché no? Non si capisce però perché non applicare questo precetto verso tutti coloro che percepiscono uno stipendio senza fare nulla. Perché Calderoli parla solo di “pubblico impiego e gli oneri accessori nei lavori socialmente utili, in quelli dei forestali e compagnia cantando”.

Perché non allungare la lista? Aggiungendo ad esempio deputati, senatori, consiglieri regionali, provinciali, consiglieri di amministrazione di società pubbliche o parapubbliche e compagnia cantando?

Gentile senatore, che passerà alla storia per una riforma elettorale “porcata” (ipse dixit) e per la legge sul federalismo fiscale (di cartapesta, cit.) potrebbe fare un bel regalo all’Italia (o, se preferisce, alla padania)? Dimettersi, tornare a fare il dentista e starsene zitto.

E, se ci riesce, vergognarsi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83