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Le elezioni in Gran Bretagna vedono vincere Cameron. Ed è intrigante vedere che un partito con il 36% dei voti conquista la maggioranza assoluta dei seggi, mentre il secondo, a pochi punti percentuali di distanza, ne conquista molti meno. E il leader sconfitto non solo non cerca scuse, ma prende cappello e si dimette.

Legge elettorale

No, la cosa intrigante è vedere che un partito come l’UKIP (non il massimo della simpatia e dell’understatment, tra parentesi) conquistare il 13% dei consensi elettorali ma eleggere un solo deputato, mentre un altro (gli indipendentisti scozzesi) prendere il 5% dei voti ed eleggere 56 parlamentari, e nessuno dice niente. Anzi, anche in questo caso, il leader di quel partito, non grida al complotto, non si mette a strillare dietro alle telecamere e ai microfoni fumanti; ma prende e se ne va.

Questo succede in Gran Bretagna: nonstante risultati elettorali francamente poco rispettosi dei criteri di rappresentatività. Non che manchino critiche, problemi, divisioni anche aspre. Ma nessuno sta mettendo in discussione i risultati elettorali, o cerca scuse; anche se molti dicono che forse il sistema uninominale (parente in parte di quel Mattarellum che tanti critici della nuova legge elettorale italiana rimpiangono) andrà rivisto…e ci credo!

Non è questione di legge elettorale più o meno condivisibile (chi scrive, ad esempio, sull’Italicum ha qualche dubbio). E’ questione di un diverso grado di maturità democratica: spiace dirlo, ma su questo gli inglesi hanno ancora molto da insegnarci. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt (e stavolta ci sta proprio bene!).

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

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Siamo al (penultimo) redde rationem sull’Italicum? Una sfida all’Ok Corral tra Renzi e le opposizioni, ma anche (soprattutto?) tra Renzi e le sue minoranze interne. Una guerra – scusino tutti i sofisti della politica – che si fa fatica a capire. Dove torti e ragioni sono obiettivamente equamente distribuiti.

Italicum

La prova di forza di Renzi, forzature istituzionali incluse, non si capisce. L’ostilità precostituita delle opposizioni, nemmeno. La giravolta di Forza Italia, non ne parliamo. La resistenza ad libitum delle minoranze dem, che forse andava esercitata su questioni più comprensibili per l’elettorato “di sinistra”, tipo job act o altro, neanche. Tutto s’inquadra nell’ennesima prova di forza, nell’abuso – perverso e pervicace – che la nostra classe politica fa della “lotta del potere per il potere”.

Non perché questa non sia fisiologica della lotta politica: solo anime belle o educande possono far finta di non sapere che la politica è anche e comunque “sangue e merda”. Ma, almeno ogni tanto, altrove si fa finta di lottare anche (anche!) per questioni sostanziali, o almeno per il merito delle questioni. Condito delle solite giravolte improvvise ed improvvisate, opinioni che cambiano come aliti di vento, dichiarazioni altisonanti in libertà e vane parole al vento che non lasciano traccia ma un triste “rumore di fondo” che sa di cattivo e che incarognisce sul nulla persone e schieramenti, annebbiando le idee.

Ed in cui però, anche stavolta – e non è la prima – si dedica anche Renzi, l’uomo nuovo al comando. Mentre queste prove di forza, (o di debolezza), siano renziani o minoranze dem, siano forzisti o grillini o chissà chi altro, sanno di vecchio e sono quindi un errore. L’ennesimo errore. Che spiana la strada sempre più all’antipolitica, alla perversione del “tutti uguali” del “tanto peggio tanto meglio”, che un Paese ancora in gravissima crisi economica, sociale, culturale, non può e non deve permettersi. Con l’incubo del Grexit e del domino che ne può derivare che ancora incombe sulle nostre teste, ad esempio.

Spiace ripetersi: stiamo affondando, e voi ballate. Tutti. Errare è umano, perseverare è diabolico. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Non so voi, ma le tecnicalità sulle leggi elettorali – pur comprendendone l’importanza – mi appassionano quanto i mitici film polacchi con sottotitoli in aramaico del mitico Fantozzi. Ma, lasciando a chi ne capisce più di me le riflessioni sui pregi e difetti della proposta del segretario del Pd Renzi, e lasciando alle dinamiche da azzeccagarbugli dei D’Alema, Salvini, Casini e soci le modifiche “migliorative” del Parlamento, una cosa non mi è chiara.

legge-elettorale

Il “Porcellum” aveva, tra le sue tante porcate, anche l’espediente di produrre “scientificamente” maggioranze non omogenee tra i due rami del Parlamento con il meccanismo dei premi regionali per il Senato. Bene: non mi sembra molto chiaro – e non mi pare che qualcuno lo abbia chiarito – come funzionerebbe l’italicum per il Senato. Obiezione: ma tanto è previsto che l’aboliranno. D’accordo. Però, a parte il fatto che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, visto che la Legge elettorale dicono di volerla approvare adesso mentre per il Senato i tempi saranno sicuramente più lunghetti, che Legge elettorale approverà il Parlamento?

Una Legge elettorale solo per la Camera? E cosa dovrebbe fare il Presidente della Repubblica, se non respingerla? Una Legge elettorale per entrambi i rami del Parlamento? Ma per quale diavolo di motivo dovrebbero inventarsi una complicata Legge che tenga conto della necessità della “regionalizzazione” del premio per il Senato per poi abolirlo subito dopo?

Sul Senato e sull’italicum, non ho le idee chiare. Forse sono ignorante. O forse qualcuno non la racconta giusta. Magari hanno in mente un bel Senato all’italicum; perché a prenderci per il didietro, non li batte nessuno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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