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In questa legislatura, ci ricorda openpolis, ci sono stati 250 cambi di casacca che hanno riguardato 196 parlamentari. Alcuni, anche 4 volte. E non sono stati solo giri di valzer tra partiti “amici”; spesso, si tratta di veri e propri salti della quaglia. Con parlamentari come Barabara Saltamarini nati Pdl, passati a Ncd, poi al misto ed infine alla Lega di Salvini, di cui la stessa Saltamarini un anno fa diceva “Non abbiamo niente in comune”.  O altri, come Michelino Davico, passati dalla Lega all’Idv (ma esiste ancora?). E’ una moda non passeggera, ma che in questa legislatura sta per battere anche i record, non invidiabili, delle precedenti.

Onorevoli voltagabbana

La cosa vi indigna? Vi sconcerta? Vi stupisce?

Scusatemi, ma non dovrebbe essere così. Perchè l’Italia è piena di voltagabbana, di gente che cambia continnuamente opinione su tutti e tutto. Esempi? Il calcio: vinci una partita e sei un campione, perdi quella successiva e sei un brocco, da cacciare, fischiare, esonerare. Gli affari: sei un “capitano d’industria”, come si diceva una volta, che imbrocchi 3-4 business ben fatti? Sei un genio; sbagli un affare e non sei più nessuno. Spettacolo: fai uno due tre film di successo e sei meglio di Fellini, ne sbagli uno e ti evitano come la peste. In politica: quanti sono passati dall’essere comunisti a Forzitalioti; e quanti dopo aver idolatrato Di Pietro e la magistratura milanese saltarano sul carro di Berlusconi? Banalmente, in un condominio, quanti fieri oppositori alla sostituzione delle verande diventano improvvisamente e senza un (apparente) perché dei combattenti per la loro modifica?

Siamo un Pase che, la storia insegna, nuotando nell’effimero, crogiolandosi nel detto “solo i cretini non cambiano mai idea” è immerso in una sorta di ideologia del voltagabbana. Da noi i “surfisti” del cambio di opinione sono tendenzialmente – se non spudoratamente – ammirati. Ancora una volta, siamo coerenti nell’adorare il nostro ripudio per la coerenza. E il Parlamento è come al solito, lo specchio per nulla deforme dei nostri vizi.

Smettiamola di fare finta di indignarci per queste (sia chiaro, cattive) abitudini. E, magari, cominciamo a cambiare. A partire dai noi stessi. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

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La vicenda di Gino Paoli, che si è – meglio tardi che mai – dimesso da Presidente della SIAE per una storia di presunta evasione fiscale colpisce per la lettera di dimissioni in cui il cantautore genovese, certo “di non aver commesso reati” difende la “sua dignità di uomo perbene”.

Uomini perbene

La storia di Gino Paoli farà il suo corso giudiziario. Per lui come per tutti gli altri – per tutti, capito Beppe Grillo? – vale la presunzione di innocenza. Colpisce però la logica, a cui pochi sfuggono, e che si legge tra le righe della sua lettera di commiato da Presidnete della SIAE tra ciò che è giusto e ciò che è reato. E su come questo sia sufficiente per restare “gente perbene”.

Perché questo paese è pieno di “italiani brava gente”. Quella gente perbene che si fa i fatti suoi, infischiandosene della “Res publica” e pensa solo al proprio particulare; e pazienza se poi il Paese va in malora. E ci si può guardare allo specchio tranquilli e sicuri, perché in questo strano e straordinario Paese può capitare che ciò che è “ingiusto” magari è “legale” (grazie magari ad un buon avvocato o commercialista), e siamo tutti contenti, brava gente che pensa ai casi suoi e in fondo che male c’é per così fan tutti e “la legge non lo vieta”.

Nessuno vuole giudicare nessuno ma nessuno può chiamarsi fuori. Magari usare i fatti di cronaca – comunque vadano a finire, perché da queste parti il garantismo è davvero una cosa seria (capito Beppe?) – per riflettere sulla sottile linea che separa la “gente perbene” dai “furbetti”. E provare a stare dalla parte giusta oltre che da quella “legale”.

Perché dalla gente permale mi guardo io, da quella perbene mi guardi iddio. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Beppe Grillo è furioso con Giorgio Napolitano. E si confessa eversore perchè “pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare e non mi faccio i cavoli miei” Sa di essere un problema perché “l’onestà è fuori moda e da noi una persona onesta imbarazza i ladri che ormai sono la maggioranza”. E chiede a Napolitano “lei dov’era mentre la Repubblica affondava nel fango? Su Marte? Non si sente un minimo responsabile di quello che è successo?”

Grillo onesto

Ecco Beppe Grillo. Io sono arrabbiato con lei per queste sue parole. Perché anch’io, se permette “pago le tasse, non rubo e non mi faccio i cavoli miei”. Ma faccio parte di questa maggioranza di italiani che – dati elettorali alla mano – non vota per lei e non gradisce le sue posizioni “antipolitiche”. Ma questo non fa di me un ladro, come invece lei afferma.

Io non mi peremtto di dubitare né della sua onestà né della sua buonafede. Né di quella dei suoi militanti ed elettori. Ma non sopporto questo sbattere in faccia a me (e alla maggioranza degli italiani) che siccome non la penso come lei sono un ladro, un disonesto, un farabutto o peggio.

Caro Beppe Grillo, dia retta ad un “diversamente onesto”. Faccia finalmente politica, e non “antipolitica”. Cominciando a chiedersi: Ma Lei, dov’era in questi anni mentre l’Italia affondava? E dov’erano i suoi elettori? Dov’erano gli italiani? Dov’eravamo, tutti quanti?

L’antipolitica non è eversione. Ma è un comodo alibi per continuare solo a brontolare e stare al centro dell’attenzione senza mai cambiare un cazzo.Ci pensi, pensateci.

E chissà che verrà dopo, o se preferite what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

Il caso delle morti dopo la somministrazione del vaccino anti influenzale, con il caos che ne è seguito, sembra approdare alla sua “logica” conclusione: i primi test segnalano che non c’è contaminazione; insomma, i decessi non sarebbero imputabili al vaccino. C’era da aspettarselo. Ma il danno è fatto.

vaccino antinfluenzale

Non per la doverosa indagine dell’AIFA; ma per il caos isterico provocato dalla gestione poco accorta della comunicazione sulla vicenda da parte di Ministero e dei media (pronti a tirare il sasso e nascondere la mano, pur di sparare un titolo acchiappa-lettori) e le conseguenze che questo avrà sulle future adesioni alle campagne di vaccinazione che ogni anno salvano molte vite e prevengono migliaia di malattie e i conseguenti, costosi, ricoveri ospedalieri.

Questo Paese è strano: non si batte ciglio se un magistrato ordina ad un ospedale pubblico di somministrare – a spese dei contribuenti – una miscela di nessuna provata efficacia terapeutica come quella di Stamina; ma tutti strepitano se qualcuno muore dopo aver fatto il vaccino influenzale, senza sapere neppure se c’è una correlazione, infischiandone delle conseguenze. Molti non credono alle evidenze scientifiche su decine e decine di protocolli terapeutici (sospettate di vizi su chissà quali interessi loschi) ma pochi contrastano il ricorso, ancora diffuso nel Belpaese, a santoni e guaritori.

Bisogna resistere alla tentazione di scappare lontano dai nostri monti e dai nostri mari. Una tentazione che a volte si fa più forte. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

La democrazia rappresentativa è il miglior sistema del mondo: non ne esiste uno migliore. Bisogna ripeterselo, leggendo che all’Assemblea Regionale Siciliana, l’ARS, in 2 anni di legislatura 43 deputati su 90 hanno fatto i saltafossi; cioè, hanno cambiato casacca, partito, il gruppo consiliare a cui appartenevano.

saltafosso

Bisogna ripeterselo. Perché solo i cretini non cambiano mai idea. Bisogna ripeterselo, perché gli spostamenti sono stati 62: ci sono deputati siciliani che hanno cambiato partito 4 volte in due anni. La democrazia rappresentativa è bella, è il miglior sistema del mondo. Ripetiamocelo mentre leggiamo che 14 deputati non hanno solo cambiato partito, ma anche schieramento; gente che in campagna elettorale urlava due anni fa “il Pd mi fa schifo” adesso è deputato regionale del Pd. E un grillino è diventato del Psi.

La democrazia rappresentativa è bella, anche se in media ogni 10 giorni un deputato ha cambiato casacca. L’hanno fatto non perché sono dei saltafossi, ma per non annoiarsi; anche perché solo i cretini non cambiano mai idea. All’Ars come a Roma.

La democrazia rappresentativa è bella, il miglior sistema del mondo. Sono i suoi rappresentanti (e talvolta anche i rappresentati) a volte a fare un po’ schifo. E chissà che verrà dopo, o se preferite what comes neXt.

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La sentenza del Tar che ha rimesso De Magistris al suo posto come sindaco di Napoli, che potrebbe portare acqua al mulino di Berlusconi nella sua battaglia per tornare in Parlamento “a testa alta”, secondo qualcuno è una nemesi storica: il “buono” che aiuta, non volendo, il “cattivo”. Ma non è così.

De Magistris

Perché la storia è invece proprio “magistra vitae”, e insegna che da sempre nulla è più funzionale alla reazione e alla conservazione dei rivoluzionari “alla bar casablanca” (Cit. Gaber), specie che in Italia è particolarmente nutrita. Stia sereno De Magistris, e lo siano anche i suoi amici: la sua eventuale responsabilità non sarà quella di aver aiutato Berlusconi a tornare sulla scena politica per via di una sentenza del Tar, cosa peraltro dubbia perché i casi sono un po’ diversi.

No, la ragione è un’altra: non avere mai avuto alcuna politica credibile per averlo seppellito (politicamente, of course) con l’unica cosa che conta in democrazia: un progetto di Paese (o di città) che conquisti prima e con le elezioni e conservi poi con il governo il consenso dei cittadini.

E allora, Forza Italia. O, meglio, Forza De Magistris. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

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Genova, di nuovo, sommersa dall’acqua. Genova assassinata dal cemento, con questa pioggia che ci bagna, in un Paese pieno di gente che applaude ai condoni e assiste compiaciuta alle inaugurazioni di cavalcavia e che non batte ciglio quando si tagliano i fondi per la difesa dell’ambiente e quelli per il dissesto idrogeologico. Genova, sommersa dall’acqua e da polemiche a volte giuste a volte pretestuose.

Ma di questa Genova assassinata dal cemento in questa pioggia che ci bagna,  arriva di nuovo anche un lampo di sole: la solidarietà e la grandezza che sempre riscopriamo nei momenti più duri. Genova vista da qui, è ancora la superba, con i suoi angeli del fango che – senza che qualcuno chieda loro niente – scavano e danno una mano per ridarle il suo magnifico volto.

genova

Perché per fortuna molti italiani lo hanno capito, e lo postano e lo scrivono.

Ma mia cara, carissima Genova, che sei per me e per tutti noi sempre la superba, purtroppo quella grandezza noi la ritroviamo solo nei momenti “un po’ così con l’espressione un po’ così” finiamo per dimenticarla appena la piena è passata, per tornare ognuno ai cazzi nostri. Come prima, più di prima. Chissà se un giorno “in quest’immobile campagna con la pioggia che ci bagna” riusciremo finalmente a capire che i cazzi nostri sono anche cambiare questo Paese, e non solo ripararlo dopo la tempesta. Che lo Stato siamo noi tutti i gironi, non solo quelli con questa pioggia che ci bagna.

Perché adesso, mentre guardiamo Genova immersa nel fango, “i gamberoni rossi sembrano ancora un sogno. E il sole è un lampo giallo al parabrise” che chissà se arriverà mai.

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Giorgio De Falco, il famoso capitano della notte del naufragio della Costa Concordia, quello che diede il famoso ordine a Schettino coordinando i soccorsi da terra, è stato trasferito ad altro incarico, di carattere amministrativo, meno prestigioso del precedente.

De Falco Schettino

Le ragioni possono essere mille. Giorgio De Falco ne adombra alcune non proprio edificanti. In realtà, le ragioni del “demansionamento” del Capitano De Falco non interessano. Interessa che dei due protagonisti della vicenda, il Comandante Schettino si diverte e viene pure invitato a dare lectio magistralis in un’Università italiana; il funzionario De Falco non ha ricevuto né encomi, né promozioni e viene rimosso dall’incarico. Pare quasi di sentire qualcuno urlare: Capitano De Falco, torni a terra, cazzo!.

L’Italia è davvero uno straordinario Paese. Sembra davvero difficile riuscire a renderlo – almeno un po’ – normale. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

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Largo ai giovani, annuncia Umberto Veronesi lasciando ad 89 anni la direzione scientifica dello IEO, l’Istituto Europeo Oncologico. E al suo posto, propone al CdA dell’Istituto Roberto Orecchia come nuovo Direttore scientifico  e Pier Giuseppe Pelicci quale nuovo direttore alla ricerca. Due eminenti scienziati, dal curriculum formidabile. Giovani? Di più: due ragazzini di 62 e 58 anni. Veronesi  giovani

Attenzione: non penso che merito e competenza siano prerogative legate all’anagrafe.Né all’idea che i giovani sono meglio dei vecchi per principio: conosco giovani imbecilli e conservatori e anziani brillanti ed aperti alle novità.

Ma mi stupisce lo stesso che in Italia un (eminente) scienziato novantenne decida di lasciare il posto alle “nuove generazioni”, ovvero a due (bravissimi) scienziati sessantenni, e che questo ci sembri a tutti perfettamente normale.

L’Italia non è un Paese per vecchi. E’ un paese per centenari. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

La storia del bimbo autistico della prima media del plesso scolastico Di Donato di Roma, prima escluso e poi riammesso a furor di popolo (e del regista Paolo Sorrentino, padre di una compagna di scuola) è la classica storia italiana.

bimbo-autistico

C’é il supruso e la discriminazione ai danni di un “debole”, escluso dalla visita al Quirinale mentre i compagni partono; senza spiegazioni, senza motivazioni. C’é l’arroganza e la sordità del “potere”, impersonificato dalla dirigenza scolastica dell’Istituto, insensibile alle proteste della madre. C’é la mobilitazione “politically correct” degli altri genitori (Italiani, brava gente); forse inutile se tra loro non ci fosse “uno che conta”, il regista Paolo Sorrentino, casualmente padre di un compagno di classe. A quel punto – solo a quel punto – il “potere” diviene dolce, accondiscendente, “umano”; e si piega, e con tante scuse, mentre già i compagni sono al Quirinale, includendo “miracolosamente” – e a tempo di record, alla faccia delle burocrazie! – anche il bimbo nella visita. E c’é il lieto fine: il Quirinale stesso (ignaro di tutto, ovviamente) che a quel punto invita madre e figlio ad un incontro “personale” con il Presidente Napolitano.

Non so perché, ma in questa storia italiana, fortunatamente finita bene, più che il sollievo per la mancata ingiustizia mi prende l’indignazione per: l’ingiustizia iniziale; il tardivo ravvedimento (e se non c’era Paolo Sorrentino come finiva?); la tempestiva inclusione nella lista, in un Paese che per cambiare una virgola in un qualsiasi provvedimento ci mette secoli. E così, invece di incazzarci, tutti ci sentiamo meglio, fino al prossimo, imminente, supruso contro un debole qualsiasi (un bimbo autistico, un immigrato, o chissà chi altro).

E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

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