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Per pagare le pensioni dei dirigenti d’azienda, l’Inps preleva risorse dal fondo dei lavoratori dipendenti. E mica due euro: dai 3 ai 4 miliardi di euro negli ultimi anni. E’ la stessa Inps a spiegarlo qui. In compenso però, l’importo medio della pensione dei dirigenti italiani è circa 4 volte l’assegno dei lavoratori dipendenti.

pensioni dirigenti

Questo curioso meccanismo in cui i più abbienti drenano risorse ai meno facoltosi è frutto di leggi del passato; cioè il frutto – certo non l’unico – delle regole perverse che hanno governato il sistema pensionistico che abbiamo ereditato. Sempre l’Inps stima che se le pensioni dei dirigenti venissero ricalcolate con il metodo attualmente vigente, gli importi scenderebbero del 23 per cento. Un esempio: un dirigente andato in pensione nel 1990 con un assegno di 3.585 euro percepisce nel 2015 una pensione di oltre 1.500 euro lordi più alta di quella che avrebbe percepito con le regole contributive attuali.

Qualcuno chiama queste situazioni “diritti acquisiti”: qualcun altro le chiama profonde ingistizie. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

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La Legge di stabilità, giurano tutti, sarà l’ultima manovra; poi, ci sarà la luce che s’intravede in fondo al tunnel. Siamo sicuri? Perché c’é chi dice che qualche problemino in giro ci sia. Uno è quello della Cassa integrazione in deroga, uno degli strumenti con cui si è fatto fronte in questi anni alla crisi occupazionale.

Per la cassa integrazione in deroga, inventata di recente per “coprire” i lavoratori delle imprese più piccole, quelle con meno di 15 dipendenti, nel 2011 sono stati erogati circa 1,7 miliardi; per il 2012 si stima che si spenderanno oltre 2 miliardi. Per il 2013 i fondi stanziati sono pari a 800 milioni di euro. Non pare che nel 2013 sia un anno di ripresa, anzi.

Dunque manca all’appello – a voler essere ottimisti – almeno un miliardo di euro. Nella cosiddetta Legge di Stabilità non ve ne è traccia; come in nessun altro provvedimento pendente. E nessuno ne parla: non il Governo, non i leader politici vecchi e nuovi, neppure i sindacati, in tutt’altre faccende affaccendati.

Eppure, secondo l’unanime giudizio di tutti gli addetti ai lavori (Fornero inclusa) verso primavera non ci sarà più un soldo per la Cassa. Dunque, o si trovano (altri) soldi, o i lavoratori tornano al lavoro, o perdono lo stipendio.

Questa, come tante altre mine vaganti, sarà l’eredità per i prossimi Parlamento, Maggioranza e Governo. La prossima manovra s’annuncia, silenziosamente minacciosa, all’orizzonte. Proprio in fondo al tunnel.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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