You are currently browsing the tag archive for the ‘Grillo’ tag.

Beppe Grillo è furioso con Giorgio Napolitano. E si confessa eversore perchè “pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare e non mi faccio i cavoli miei” Sa di essere un problema perché “l’onestà è fuori moda e da noi una persona onesta imbarazza i ladri che ormai sono la maggioranza”. E chiede a Napolitano “lei dov’era mentre la Repubblica affondava nel fango? Su Marte? Non si sente un minimo responsabile di quello che è successo?”

Grillo onesto

Ecco Beppe Grillo. Io sono arrabbiato con lei per queste sue parole. Perché anch’io, se permette “pago le tasse, non rubo e non mi faccio i cavoli miei”. Ma faccio parte di questa maggioranza di italiani che – dati elettorali alla mano – non vota per lei e non gradisce le sue posizioni “antipolitiche”. Ma questo non fa di me un ladro, come invece lei afferma.

Io non mi peremtto di dubitare né della sua onestà né della sua buonafede. Né di quella dei suoi militanti ed elettori. Ma non sopporto questo sbattere in faccia a me (e alla maggioranza degli italiani) che siccome non la penso come lei sono un ladro, un disonesto, un farabutto o peggio.

Caro Beppe Grillo, dia retta ad un “diversamente onesto”. Faccia finalmente politica, e non “antipolitica”. Cominciando a chiedersi: Ma Lei, dov’era in questi anni mentre l’Italia affondava? E dov’erano i suoi elettori? Dov’erano gli italiani? Dov’eravamo, tutti quanti?

L’antipolitica non è eversione. Ma è un comodo alibi per continuare solo a brontolare e stare al centro dell’attenzione senza mai cambiare un cazzo.Ci pensi, pensateci.

E chissà che verrà dopo, o se preferite what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

Nessuno l’ha proclamato, ma ieri c’è stato uno sciopero. Lo sciopero degli elettori; per il momento limitato a due regioni, Emilia Romagna e Calabria. Poi, si vedrà. Ed è perfettamente riuscito.

sciopero-elettori

E’ stato uno sciopero generalizzato. Anche se, come è spiegato qui, qualcuno (Beppe Grillo) evidentemente poco avvezzo a far di conto ne ha pagato un prezzo più caro di tutti. Ed anche se qualcuno non ne ha risentito (Matteo Salvini), anche se non può cantare proprio vittoria, com’é invece spiegato qui.

Ma, con buona pace del premier e segretario del Pd (Matteo Renzi) a cui auguro di riuscire davvero a cambiare l’Italia che ne ha un gran bisogno, che certo ha vinto le elezioni ma perso metà dei suoi voti di qualche mese fa, com’é spiegato ancora qui, c’è poco da cantare vittoria per il 5 a zero e dire che l’astensionismo è un “problema secondario”. Perché quando c’é, se c’é, uno sciopero generale, anche se riesce, non è che debbano cadere i governi.

Ma quando c’é uno sciopero degli elettori, che sembra perfettamente riuscito (e che ha molte ragioni spiegabili, non tutte ascrivibili all’attuale governo – la questione non è vincere o perdere un Presidente o una Regione. La questione è che cade proprio la democrazia: #PensaciMatteo. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Fatto. Comparazione risultato elettorale del Movimento 5 stelle: alle politiche 2013 ha ottenuto 8.689.458 voti, alle Europee 2014 5.807.362

Nota ufficiale del gruppo parlamentare del M5Stelle. “non c’è stata nessuna emorragia di voti”, ma solo un “calo di consensi”. (occhio alla differenza, eh!). E ancora: “E’ sbagliato affermare che abbiamo perso quasi 3 milioni di voti. Considerando un’affluenza alle Europee attorno al 58% contro il 75% delle politiche dell’anno scorso è come se avessimo perso poco meno di un milione di voti”.

Non so se i parlamentari grillini abbiano voglia di capire i (per me) evidenti motivi per cui circa 2,8 milioni di italiani che li hanno votati un anno fa siano rimasti a casa e/o abbiano cambiato idea oggi. Ma so che neppure il peggior politico della prima repubblica avrebbe potuto partorire un comunicato stampa così grondante di democristianume..

Un,ultima cosa: indipendentemente dal fatto se si sia simpatizzanti del Pd, seguendo il “ragionamento” (si fa per dire…) dei parlamentari pentastellati il Pd alle politiche 2013 aveva ottenuto 8.644.523 voti e alle europee 2014 ne ha presi 11.203.231, dunque 2,6 milioni in più, nonostante l’aumento delle astensioni..dunque non avrebbe solo stravinto, ma proprio debordato.

Ma che grappa avranno bevuto?

Secondo sondaggisti esperti – e anche il comune buon senso – a meno di spettacolari rimonte berlusconiane, sempre possibili visto l’uomo e i suoi “avversari” (che di dargli il colpo di grazia non ne vogliono mai sapere) le prossime elezioni europee saranno caratterizzate dal dualismo Renzi  vs. Grillo, con Renzi che incarnerebbe il “sistema” e Grillo l’antisistema. Sarà così, non sono un esperto sondaggista, né politologo né sociologo.

casaleggio-grillo

Sono anche consapevole che gli italiani siano – non sempre a torto – incazzati contro il “sistema”. Ma ci sono due domande che mi frullano in testa: la prima, è chi avrebbe costruito questo benedetto “sistema”. Perché ho l’impressione che noi tutti ne abbiamo una certa “colpa”,  se non altro per avere poco vigilato negli anni quando gli “altri” (ma gli altri chi?) ci “scippavano” l’Italia.

Ma la seconda, e più importante, è che non capisco cosa i Casalgirillini abbiano sin qui fatto per scardinare questo benedetto sistema. Perché a me pare che in questo anno si siano dimostrati degli antisistema un po’di cartone: cioé non abbiano fatto niente, se non abbaiare sterilmente alla luna, su questioni spesso anche secondarie, perdendo pure buone occasioni per incidere e soprattutto quello slancio di “novità” iniziale che aveva fatto sperare più di uno, anche tra quelli meno inclini a sopportare le belinate del loro “semplice portavoce”. Mostrando, tra l’altro, una certa idiosincrasia per il dissenso verso i non pochi in gamba che dentro quel movimento ci sono: vedi da ultimo il caso Pizzarotti (uno che se fossi di Parma avrei votato); e l’antipatia per il dissenso è una cosa che dovrebbe sempre allarmarci, la storia insegna.

E dunque? Mi piacerebbe – non è uno scherzo, né una provocazione – che qualcuno riuscisse a spiegarmi come CasalGrillo e le loro proposte in economia, esteri, giustizia, fisco, eccetera incarnerebbero un’ “alternativa” reale e concreta di “governo” al cosiddetto “sistema”. Uno che mi tolga il dubbio che non si tratti purtroppo dell’ennesimo ritorno di quella malattia tipica degli italiani, sempre pronti a distruggere anziché a costruire, scaricando sugli “altri” colpe che sono spesso soprattutto loro. Lo dico, a scanso di equivoci, da elettore profondamente scettico (e deluso) dai “partiti” e molto confuso sul da farsi.

Astenersi perditempo e insultatori di professione, please.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Belin, il CasalGrillo adesso ha scoperto addirittura il federalismo! Lo statista di Nervi imbastisce un ragionamento storico, politico ed economico degno dei migliori Bossi, Speroni e Borghezio, e s’inventa le 5 macroregioni. Per fare che, non si sa e poi non importa a nessuno: si sa che la politica degli ultimi vent’anni è fatta solo di battute da balera lanciate da costituzionalisti all’amatriciana (o al pesto), che di tutto si preoccupano meno che di dire cose che abbiano un senso.

italia_Grillo

Peccato, perché di un assetto dello Stato e della sua articolazione territoriale con la chiara definizione di chi fa cosa e con quali mezzi (cioè di un vero decentramento amministrativo e fiscale) l’Italia avrebbe pure bisogno. L’imperante neocentralismo di ritorno – frutto della crisi del leghismo e dei vari scandali Fiorito, Formigoni, Cota e compagnia – sarà pure sbagliato ma, se gli si contrappongono solo idee del belin come quella del “semplice portavoce” penta stellato, sarà lo sbocco naturale. D’altronde, la restaurazione si alimenta sempre con i latrati di “utili idioti” che indirizzano il sacrosanto malessere dei cittadini in proteste sterili e senza sbocco.

Quanto era meglio il Grillo dello show del sabato sera: diceva belinate anche allora, ma almeno faceva ridere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Caro CasalGrillo, lasciamo stare il tradimento della volontà dei tuoi iscritti, che è sotto gli occhi di tutti; e anche l’ennesima occasione mancata per stanare il “potere cinico e baro” con proposte tanto più imbarazzanti quanto più incalzanti. E anche che hai trovato un altro modo per spaccare il tuo movimento, facendo un favore agli altri; contento tu…

renzi-grillo

Caro CasalGrillo, dai pochi istanti di show, una cosa è inequivocabile: il non voler dialogare con nessuno a prescindere. “Non avevo una scaletta di cose perché non mi interessa colloquiare democraticamente con un sistema che voglio eliminare”; neanche per un minuto. Certo ti rendi conto che così non ti siederai mai e con nessuno ad un tavolo “democratico”: i “sistemi” si eliminano raramente con le carezze o con i voti. E’ un giochino che ti permetterà di tenere ancora per un po’ i tuoi elettori a bagnomaria, fino a che o si stancheranno di te o si stancheranno della democrazia.

Caro CasalGrillo, dammi solo un minuto: getta sul tavolo a brutto muso le istanze del tuo movimento, e tratta. Colloquiare con il Potere è faticoso, sporco e difficile; come giocare in trasferta con un arbitro a sfavore e le regole contro. Ma è l’unica maniera per cambiare le cose. E’ già accaduto, non è impossibile: basta aver voglia e capacità di farlo.

Caro CasalGrillo, stai scherzando con il fuoco. Ma ricordati che a bruciare sarà il Paese. Ci vorrà un minuto, se continui a buttarci benzina.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Ogni giorno che passa, la distanza tra il Paese reale e i palazzi della politica e dell’economia sembra aumentare. Mentre qui piove, e da nord a sud ci sono torrenti che esondano, mura che si sgretolano e gente che muore annegata, nei Palazzi va in scena la sceneggiata: da una parte i “vecchi” partiti e le istituzioni sonnacchiose ed indifferenti, dall’altra la chiassosa e sgangherata accozzaglia dei Casalgrillini dalla parola più veloce del pensiero.

Povera-Italia

Perché la “vecchia” politica continua a dare pessimi esempi di sé: il caso Mastrapasqua, gli accordi di vertice e le polemiche “interne” sulla Legge elettorale, le “forzature” su Decreti Legge e provvedimenti vari. Ma i “nuovi” si distinguono solo per comportamenti sopra le righe, insulti sessisiti, scivolate fascistoidi (bruciare i libri di autori sgraditi da noi è già successo, s’informino). L’importante, spiace ripeterlo, è che non si faccia nulla per cambiare le cose.

L’Italia ha tanti problemi, a partire da un popolo dove molti hanno una coscienza civica al di sotto della media. Di urla e polemiche sterili, sfogatoi per mediocri frustrati questo Paese devastato dal dolore non ha bisogno, tanti quanto non ha bisogno dei soliti gattopardi dalla forchetta facile. Gli servono energie positive, che mettano da parte interessi di bottega (siano elettorali, di categoria, di quel che vi pare) per concentrarsi, ma per davvero, sul bene di tutti. Su come ripartire.

Mentre qui piove; ed è un lento morire, in vano ascolto. Vergognatevi tutti.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Mentre sull’Italia calano le ultime ombre di questa lunga notte che sembra non finire, mentre scende la pioggia – anzi, la grandine – della crisi, della disoccupazione, del default, cosa s’inventa il CasalGrillo? Chiede di tornare a votare con la legge “confezionata” dalla Consulta, il proporzionale puro con unico voto di preferenza.

beppe-grillo

Idea geniale, che spingerebbe all’ennesimo parlamento senza maggioranza che – a meno di un’improbabile conversione grillina a scelte di alleanza per governare assieme ad altre forze – riproporrebbe tale e quale la situazione attuale. L’unico risultato, a parte la propria autoconservazione e il ri-congelamento di milioni di voti alla sterile opposizione degli scontrini e del latrato senza costrutto, sarebbe rimettere definitivamente in gioco Berlusconi, che una giustizia lentissima e un Pd incapace di affondarlo (almeno fino ad oggi) potrebbero far tornare in auge, almeno come king maker se non come protagonista diretto.

E immaginiamo cosa accadrebbe: altri mesi senza scelte (come gli ultimi due anni), un parlamento praticamente paralizzato, un Paese allo sbando, l’attacco speculativo e chissà cos’altro. Il caos, insomma.

Che ad un miliardario di Nervi – al pari di buona parte della nostra classe politica, a cui purtroppo sta somigliando sempre più – non gliene freghi nulla del nostro destino può starci.

Che non freghi nulla neanche a noi, un po’ meno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Non è chiaro quanto si allargherà la cosiddetta protesta dei forconi. Ma è invece chiarissimo dove arriverà: a nulla. E non perché il “palazzo” è sordo cieco e muto (e lo è, purtroppo, da anni se non da decenni). Ma perché è una protesta priva di sbocchi. La storia insegna che una protesta basata su slogan come “la gente è stanca” e che indica come rimedi che “i politici se ne devono andare” o si sgonfia così com’era cominciata dopo un po’ di tempo, o fa imboccare una pericolosa deriva demagogica che rischia di sfociare nell’autoritarismo.

forconi_torino

Alcuni populisti di vecchia data (Berlusconi) e di più recente conversione alla politica (Grillo) si agitano, consapevoli che questo movimento, se finisse per trasformarsi in “partito”, potrebbe rubare loro consensi. Gli altri? Immobili, fermi al tragico errore dell’establishment politico, finanziario, mediatico, imprenditoriale, che dopo le elezioni di quest’anno ha ignorato il vento del cambiamento per aggrapparsi alla travicella della “stabilità”. Renzi, ammesso che sia una soluzione, potrebbe esser arrivato troppo tardi.

Una cecità di cui forse il Paese pagherà un prezzo altissimo. Un Paese che, diciamocelo, per parte sua si ostina a ripiegare nell’infantilismo anche in politica, capace solo di frignare contro i “grandi”, gli “altri”o il destino cieco e baro. Anziché decidersi a crescere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Beppe Grillo, ricordando alcuni italiani ammazzati perché hanno combattuto una battaglia per un Italia migliore (Borsellino, Ambrosoli, Livatino) si chiede “chi glielo ha fatto fare”, citando questo nostro Stato “assente e cialtrone”, questo nostro popolo che “non ama i suoi eroi” perché gli ricordano “la sua vigliaccheria” e il suo pensare solo ai “cazzi suoi”.

Eroi_borghesi

A volte capita a tutti di provare una discreta amarezza pensando a questi “eroi borghesi”, persone che senza tanti fronzoli ne stellette si sono rimboccati le maniche e, nonostante fossero consapevoli della difficoltà delle loro battaglie e dei rischi personali che correvano, si sono messi in gioco.

Però Beppe Grillo non lo capisco lo stesso; perché a dar retta alla sua amarezza e fermandosi lì l’Italia si consegna di sicuro, mani e piedi, agli “altri”, a quelli che – per dirla come dice lui – sono sempre glorificati e in prima fila: i collusi, gli omertosi e i politici. La rabbiosa amarezza senza sbocco di questo post di Grillo è la sintesi perfetta del suo messaggio politico, che si accontenta di urlare i suoi “Vaffa” a destra e a manca, facendo di tutt’erba un fascio.

Lui non ha risposte. Io, nel mio piccolo, ce l’ho: ed è la frase di Kennedy: “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, ma quello che tu puoi fare per il tuo Paese”. Secondo me è questo che si sono risposti i Borsellino, i Livatino, gli Ambrosoli.

La stessa cosa che si dicono migliaia di italiani, forse milioni, che affrontano le piccole grigie battaglie quotidiane contro quell’”altra Italia” che Grillo dice di non amare, però senza mettersi in gioco davvero, senza provare a costruire un futuro diverso. Loro invece lo fanno.

Quello che hanno provato a fare Borsellino, Livatino, Ambrosoli. Quegli eroi borghesi che  fanno ancora sentire orgogliosi di essere italiani, e nutrono la speranza che questo Paese possa cambiare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83