You are currently browsing the tag archive for the ‘giovani’ tag.

“Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è bisogno di farne 3.”  Bravo ministro Poletti. E come impiegare gli altri due? “Non troverei niente di strano se un ragazzo lavorasse 3 o 4 ore al giorno per un periodo durante l’estate, anziché stare solo in giro per le strade”. Ecco delle vacanze intelligenti! Bravo ministro. Puro buonsenso. E dalla platea, giù applausi.

image

Bene, bravo, bis. Solo alcune domande.
A che età inizierebbe questo percorso formativo: a 14 anni? E per quelli prima? Vogliamo fare direttamente dalla prima elementare? Perché così sarebbe lavoro minorile
Questi ragazzi lavorerebbero retribuiti? E con che stipendio? Perché sennò sarebbe sfruttamento.
Ma se venissero pagati come da contratto, i datori di lavoro sarebbero “obbligati” ad assumerli o potrebbero scegliere? Perché magari non gli interessa.
E non è che “fregherebbero” il posto ad altri lavoratori? Perché così addio benefici da jobs act.
Mi sa che questo puro buonsenso assomiglia a una stronzata. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Annunci

Largo ai giovani, annuncia Umberto Veronesi lasciando ad 89 anni la direzione scientifica dello IEO, l’Istituto Europeo Oncologico. E al suo posto, propone al CdA dell’Istituto Roberto Orecchia come nuovo Direttore scientifico  e Pier Giuseppe Pelicci quale nuovo direttore alla ricerca. Due eminenti scienziati, dal curriculum formidabile. Giovani? Di più: due ragazzini di 62 e 58 anni. Veronesi  giovani

Attenzione: non penso che merito e competenza siano prerogative legate all’anagrafe.Né all’idea che i giovani sono meglio dei vecchi per principio: conosco giovani imbecilli e conservatori e anziani brillanti ed aperti alle novità.

Ma mi stupisce lo stesso che in Italia un (eminente) scienziato novantenne decida di lasciare il posto alle “nuove generazioni”, ovvero a due (bravissimi) scienziati sessantenni, e che questo ci sembri a tutti perfettamente normale.

L’Italia non è un Paese per vecchi. E’ un paese per centenari. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Si sa: il problema dei giovani italiani diplomati e laureati è il lavoro: trovano lavoro con grande difficoltà, ed hanno una gran fatica ad essere stabilizzati. Ma c’è pure un’altra questione: sono sottopagati. L’ennesima conferma dai recenti rapporti di Almadiploma e Almalaurea. Lo stipendio di un giovane che ha la fortuna di lavorare a meno di un anno dalla “maturità” è di 611 euro; a 3 e 5 anni, si sta sotto i 1000 euro mensili. Per i laureati le cose vanno solo un po’meglio: si arriva, in media, a mille euro scarsi all’inizio e a 1.440 dopo 5 anni. Per i non diplomati e laureati le cose vanno peggio.

giovani-italiani-lavoro

Sono cose note, che finiscono per scivolarci addosso quasi come se non fossero una notizia. Invece stiamo assistendo ad un dramma che ha gravi conseguenze per l’oggi e che avrà gravissime conseguenze domani e dopodomani. In termini economici (consumi, redditi, future pensioni) e sociali (famiglie, figli, sistemi di welfare, ecc…). Ma si affrontano con la testa ovattata della domenica mattina, al rallentatore, come una fastidiosa questione da sbrigare, distrattamente, tra le mille altre (ben più importanti) che ci aspettano al varco oggi, adesso, qui.

L’andamento lento dei giovani nel mondo del lavoro, e dunque nella vita, è la principale emergenza nazionale. Ma si sperde e confonde tra le mille beghe quotidiane. Solo un Paese di imbecilli patentati può ostinarsi ad ignorare che è l’unica cosa che ci potrà salvare dalla fine.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Piercarlo Morello, 33enne del trevigiano, si è laureato. Bravo, ma cosa c’è di strano? Di strano c’è che Piercarlo è chiuso dalla nascita in una prigione di cristallo. Considerato un “ritardato mentale”, gli è stato diagnosticato un autismo severo”; come molti altri “diversi” come lui, ha conosciuto muri, indifferenza, ostilità. Piercarlo ha lottato – grazie alla sua meravigliosa famiglia – e con costanza ed impegno è riuscito in qualche modo ad “uscire da una vita muta, vuota, e bisognosa di altri”.

Piercarlo-Morello

Non si tratta di alimentare facili speranze: come sanno bene coloro che lo incontrano “l’autismo è un mondo complesso e variegato, e sono pochissime le modalità di trattamento che funzionano per tutti”; e il primo vero traguardo per l’autistico è l’autonomia di base nel comportamento quotidiano. Probabilmente, come ha avvisato l’Agsa, l’Associazione dei genitori degli autistici, Piercarlo non è neppure affetto da autismo, ma da un’altra patologia – anch’essa grave – che si chiama “mutismo elettivo”.

Nessuna facile speranza; solo gioia, perché Piercarlo ce l’ha fatta. Ma anche qualcosa da ricordare. Perché, comunque sia, né Piercarlo né qualcun altro – autistico o altro – va considerato un “ritardato mentale”; e né lui né altri debbono vivere in “prigioni di voce negata o di parole che non sono espressione di dovuta fiducia”. Per lui, come per tutti gli “altri”, “la disuguaglianza è la vera disabilità”.

Ed è questo che noi che osiamo definirci “uguali”, “abili”, “normali” dovremmo ricordare.

“So che cammino solo. Ho contro un male che rende la vita muta, solitaria, vacua e bisognosa di altri, ma nella mia cesta di parole taciute trovo anche soli e lune, oceani calmi e colori di luce” (Piercarlo Morello)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

In principio fu la squadra delle giovanili del Pisa sconfitta a tavolino (con un punto di penalizzazione) perché l’allenatore Birindelli ritirò la squadra per un vergognoso litigio di due genitori sugli spalti. Poi c’è stata la storia della maxi rissa con dieci espulsi più rissa sugli spalti per una partita del campionato regionale juniores campano tra Sibilla Soccer e la Puteolana 1909, con sanzioni blande, vista la gravità dell’accaduto. La giustizia sportiva ha toppato; pazienza, errare è umano.

Calcio-giovanile

Ora, la storia di Claudio Buso, allenatore dei giovanissimi del Casotto Pescatori di Marina di Grosseto, che durante una partita di campionato ha visto un ragazzino della sua squadra stramazzare al suolo dopo uno scontro di gioco. E’ entrato in campo soccorrendo il ragazzo con un massaggio cardiaco – probabilmente, salvandogli la vita – ma non ha chiesto il permesso all’arbitro, che non s’era accorto di niente. E’ stato espulso (forse perché, invitato dall’arbitro ad allontanarsi, gli ha risposto da padre di famiglia e non da allenatore), ed è stato squalificato dal giudice sportivo per 45 giorni. Perseverare è diabolico.

Oltre allo sprezzo del ridicolo, è la distanza tra il concetto di “giustizia” e l’applicazione “burocratica” del regolamento (più grave, perché riferita a campionati di ragazzi) a non meritare altri appelli.

Coni, Federazione, autorità competenti, chiunque può: cambiatelo, questo calcio. Sennò, meglio scendere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Silvia dalla finestra della sua casa di Berlino guarda il cielo grigio. Da due anni vive in Germania, dove l’Università ha finanziato un suo progetto di ricerca, affidandole budget, personale, fissandole risultati da raggiungere in 36 mesi. Si è trasferita dopo aver bussato, inutilmente, alle porte di almeno dieci Università ed istituti di ricerca nazionali. Le è costata fatica, e dolore, perché il “suo” Antonio è dovuto rimanere in Italia, dove lavora a tempo indeterminato per millecinquecento euro al mese, perché sua madre vedova non ce la fa ad andare avanti da sola.

Capitale-umano

Silvia guarda il cielo grigio tingersi di nero nell’argento della sera. Non sa se ridere o piangere, perché da qualche giorno sa di aspettare un figlio e non l’ha ancora detto ad Antonio. Ma sa che dovrà farlo presto, perché il suo Direttore proprio oggi le ha proposta un contratto a tempo indeterminato. E quel cielo ormai nero sembra lo specchio riflesso dei suoi sogni, delle sue speranze, dei suoi anni perduti.

Silvia guarda verso il cielo, mentre alla Tv un canale in italiano celebra la vittoria ai Golden globe di un film sulla miseria e nobiltà del nostro strano e bellissimo Paese. Su un altro canale, un gruppo di gente ben vestita blatera di tutto e di niente, fino a che un tizio più elegante e sorridente degli altri inizia a parlare dell’importanza del capitale umano.

Silvia spegne la tv e prende il cellulare mentre una lacrima le riga il viso. Ha deciso. Prima di chiamare Antonio, scrive un Sms al suo Direttore. Accetterà l’incarico.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Che buontemponi gli economisti dell’Ocse! Nello studio “Pensions at a glance” hanno evidenziato che con il sistema pensionistico i giovani di oggi rischiano di non avere una pensione quando diventeranno vecchi e dunque essere i poveri di domani. Ma come avranno fatto?

precari

Quali complicati modelli matematici avranno dovuto attivare per arrivare alla conclusione che “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”? E con quali sofisticati strumenti avranno dedotto che “l’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema” per loro?

Meno male che i nostri politici, manager, sindacalisti, industriali, hanno da preoccuparsi di cose più serie: la decadenza di Berlusconi, la leadership del centrosinistra, il subemendamento 47 ter al disegno di legge sulla regolamentazione delle fotografie naturalistiche, e altre questioni fondamentali.

Non c’é niente da fare: essere precari è una meraviglia. Ieri, oggi e domani. Dev’essere per questo che i giovani fanno di tutto per mantenersi questo privilegio!

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Nelle trattative per la gross koalition – le larghe intese alla tedesca, ma si vede che Italia e Germania sono due Paesi diversi – sembra che siano in ballo investimenti per 60 miliardi di euro a sostegno dell’economia: 18 miliardi per la pubblica istruzione, 15 sulle pensioni di solidarietà, 10 sulle minime garantite, 7,5 sugli assegni familiari e 7,5 per lo sviluppo delle infrastrutture.

angela_merkel

In Germania qualcosa di muove, più per il ritorno dei socialdemocratici al governo ed i segnali sempre più forti che la crisi del mediterraneo potrebbe travolgere anche il reddito degli elettori renani e bavaresi, che per le accuse di Obama e degli USA. Persino alcuni falchi della Bundesbank sembrano averlo capito.

A Berlino forse c’è vita. Purtroppo, a Roma l’encefalogramma è piatto: la decadenza di Berlusconi o gli starnuti della Cancellieri contano molto di più. E il prezzo di anni e anni di dissennate politiche – restrittive oltre il buon senso in Germania e sbracate oltre l’indecenza in Italia – lo pagheranno intere generazioni di giovani.

Purtroppo, solo quelli che parlano la lingua di Dante.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Kayal cammina da mezz’ora per la strada polverosa, verso un’altra giornata di lavoro. Lavora in una piccola fabbrica di scarpe, è contento perché così può aiutare la famiglia. Kayal vorrebbe giocare con i ragazzini che tirano calci ad una palla di stracci, 11 anni, proprio come lui. Ma non può perché dalla scorsa settimana gli hanno aumentato le ore di lavoro, e sono 12 al giorno.

lavoro_minorile

Margherita è seduta in cucina; le piace stare a casa, ha più tempo per i suoi figli piccoli. Ma è triste, perché la scorsa settimana la fabbrica di scarpe dove lavorava è fallita e lei ha perduto il lavoro. Le piaceva ed era anche brava. Adesso è finita, nessuno assume: neanche a lei, che ha meno di trent’anni. E non sa se lo stipendio di Marco, suo marito, basterà per andare avanti.

Secondo l’ILO nel 2012 nel mondo quasi 168 milioni di minori erano al lavoro, il 10,6 per cento della fascia di età tra i 5 e i 17 anni; 73 milioni di loro hanno meno di 11 anni.

Secondo l’ILO, nel mondo nel 2012 circa 73,4 milioni di giovani adulti (il 12,6 per cento) erano senza lavoro. Sempre secondo l’ILO i disoccupati nel mondo sono arrivati a 200 milioni di persone, 67 milioni in più prima della crisi.

Dicono che il lavoro manca per colpa della crisi. Ma non dappertutto, non per tutti. Forse c’é qualcos’altro che non va. Qualcosa che non torna.

Fino a quando?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Qualche giorno fa si è svolto un vertice dell’Unione Europea sulla questione della disoccupazione giovanile. Se ne è parlato diffusamente anche al vertice del G8. Sembra proprio che sia il problema dei problemi, che richiede specifiche politiche ed azioni “forti”.

Non è proprio così: più che la disoccupazione, il problema dei giovani europei si chiama sotto-occupazione, si chiama precarietà, si chiama mancato incontro (gli esperti lo chiamano mismatch) tra aspettative e prospettive a medio lungo termine di vita e di lavoro delle giovani generazioni e l’”offerta” che il mondo economico e produttivo può dar loro oggi e soprattutto domani.

Non si tratta di sofismi da accademici, ma di un punto fondamentale per il futuro dell’Europa e dell’Italia: non servirà creare un posto “aggiuntivo” purchessia per giovani che cercano disperatamente un posto, che sono – al contrario di quello che dicono i giornali – un fenomeno ancora marginale, anche se in crescita. Si tratta di garantire un nuovo processo di sviluppo economico a lungo termine; di rivedere i meccanismi che regolano la produzione e soprattutto la distribuzione della ricchezza.

Non serve un nuovo vertice, ma un new deal. E una nuova leadership mondiale che sappia crearlo. Purtroppo i giovani non riescono ancora ed esprimere questo bisogno, farlo crescere e dargli gambe. I loro antenati di epoche passate – facendo molti sbagli – ci sono riusciti. Adesso tocca a loro.

Se aspettano questi leader e questa classe dirigente, invecchieranno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83