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Sono passati tre anni e non ce ne siamo neanche accorti. E sì che sono stati anni tumultuosi, pieni di vita, di sorrisi e di malinconia. Non abbiamo mai detto niente di memorabile. I nostri sono solo piccoli scarabocchi senza importanza. Hanno solo un pregio: sono sinceri, e senza alcuna pretesa.

 

Nel frattempo, grazie alla benevolenza di qualche amico che ci sopporta, siamo diventati protagonisti di un progetto davvero “importante”, Giornalettismo, nel quale crediamo e dove con una certa frequenza scriviamo e che per un lungo periodo ha anche ospitato i nostri scarabocchietti.

 

Ma a che serve questo scarabocchio? A poco o niente, come al solito. A ricordare a chi ci segue che non abbiamo niente di importante da dire, come al solito. Ma che proveremo a continuare a farlo, di tanto in tanto. Sottovoce. Con un piccolo sorriso. Naturalmente, senza importanza.

Buon tutto!

 

Ad Alessandro ed Angelo, che ci riempiono la vita con i loro sorrisi di ieri e di oggi. E di domani

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L’eroe dei popoli padani uscì di casa che erano già sera. Una brezza fresca accarezzava i monti intorno Ponte di Legno. C’era gente, e musica, e canti, e balli. L’eroe dei popoli padani vide un tricolore appeso ad una finestra per festeggiare le medaglie olimpiche della giornata e disse “Mettettelo al cesso!”. Tutti intorno risero. Un gruppo di ragazze in costume verde da miss gli si fecero intorno, abbracciandolo e baciandolo. Alcune, con evidente commozione. L’eroe dei popoli padani dette alla più carina una bella pacca al sedere e le disse: “Sei più bella di una mucca frisona!”. La ragazza sorrise, confusa da quelle parole dense di poesia, allontanandosi e mischiandosi tra la gente. L’eroe scese in piazza, accendendosi un Garibaldi e si divertì a bruciarlo lentamente, seduto al bar. La gente invocava il suo nome, in un crescendo parossistico di eccitazione. Si mangiava Polenta Taragna e si beveva Franciacorta a volontà. L’eroe sorrise compiaciuto, avvicinandosi al palco per il suo discorso, mentre agitava il medio sul viso, per un fastidioso prurito. Appena salito sul palco, chiamò i popoli a raccolta, dicendo “Noi ce l’abbiamo duro”. La folla applaudiva freneticamente, le donne con un occhio alla pancia gonfia di vino e polenta del marito, e con l’altro rivolto ai camerieri mediorientali e palestrati, a cui facevano un inequivocabile occhiolino. L’eroe dei popoli padani cominciò il suo discorso solo quando il suo luogotenente, il dentista di Bergamo, diede il segnale. “Popolo della Padania, ascolta!” La gente tacque di colpo, presagendo la solenne importanza del momento. “Un governo centralista e ottuso, per strangolare i comuni della Padania governati dai nostri uomini ha deciso di abolire la principale tassa dei comuni, l’ICI.” Il silenzio si fece teso. “Bene, noi non staremo con le mani in mano a farci prendere per i fondelli da questo Governo liberticida” La folla taceva ancora, il tempo sembrava sospeso. “Ora io vi dico: Basta! E vi prometto che io rimetterò l’ICI, perché ogni comune abbia i mezzi per mantenersi!” Dopo un silenzio di un attimo che parve infinito, la folla scattò in piedi, in un applauso senza fine. C’era chi piangeva, chi urlava, chi si spellava le mani. Solo un tipo in mezzo alla folla restava fermo. Cercava di ricordarsi dove fosse l’eroe dei popoli padani, e il suo luogotenente, e gli altri del nord, in quel pomeriggio di primavera quando il governo di cui l’eroe faceva parte aveva abolito l’ICI. Ma – forse per colpa del Franciacorta – le idee gli si annebbiarono, e si convinse ben presto che forse faceva confusione: erano stati gli altri, i cattivi, Romano e i suoi prodi a soffocare il grido di libertà che dalla Padania intera si levava compatto. E anche quel tizio, senza più freni, si mise ad applaudire. L’eroe dei popoli padani concluse il suo discorso tra un grappino ed un rutto, mentre la gente s’avvicinava, lo toccava, gli baciava le mani. Molti piangevano. L’eroe dei popoli padani si allontanò, dirigendosi a casa, stanco ma soddisfatto. Già vedeva i commenti, le polemiche, gli editoriali sui giornali. Entrò in casa che il telefono già squillava. Sapeva che dall’altra parte c’era il Presidente del ConSilvio. Alzò la cornetta, e sentì la voce preoccupata del suo caro amico dire: “Cribbio, Umberto, ma che caspita hai combinato?” “Mo non preoccuparti, Shilvio..E’ tutta una tattica per tenere alta la guardia e far parlare di me. Mo lo shai che shono tuo amico…” Il Presidente del ConSilvio, ancora perplesso, disse: “Ma Umberto, cos’hai? Non ti senti bene? Hai uno strano accento…” L’eroe dei popoli padani lo rassicurò. “Mo no, non ti preoccupare, mo sharà la linea disturbata. Dormi tranquillo, amico mio, Lo shai che sharò sempre tuo fedele compagno…volevo dire amico.” E riattaccò. Da lontano, sentiva l’eco della voce del suo luogotenente, che spiegava ai giornali che avevano frainteso: l’eroe non voleva rimettere l’ICI, quella tassa brutta e cattiva abolita un mese e mezzo prima. Ma solo istituire una nuova tassa comunale sulla casa. L’avrebbero chiamata Pippo, o Paperino, o Val Brembana. O Sciur padrun da li beli braghi bianchi. Il nome si sarebbe deciso poi. Ma non ICI, questo era sicuro. L’eroe dei popoli padani sorrise. Si tolse quella buffa maschera da Umberto Bossi. La luce della luna illuminò allo specchio il viso sornione di Romano Prodi.
Buon tutto!
Dopo lunga assenza, tornano gli aggiornamenti su Comicomix. Se vi va, trovate un’illustrazione di nella Galleria Jolly: Amore e Psiche

Allarme rosso! Allarme rosso! L’Italia è al centro di un’altra grave emergenza. Non si tratta della solita emergenza Berlusconi, quella ormai è una malattia cronica. E neppure dell’eliminazione della nostra nazionale dagli europei di calcio (Ciao, Donadoni). E nemmeno della drammatica crisi dei rifiuti, o dell’assedio di pericolosissimi bambini clandestini, o Rom. Quelle sono tutte faccende sotto controllo, e di nessuna importanza, a pensarci bene. E non è neppure all’orizzonte un’invasione dei marziani. Nemmeno la minaccia di un possibile attacco terroristico. Il fatto è che alla fine di un giugno freddo e piovoso, stranamente, in Italia è arrivato il caldo. Accidenti che sorpresa! E chi se lo aspettava? In fondo sono solo qualche miliardo di anni che nel mese di giugno in Italia arriva l’estate, una stagione che – lo sanno tutti – porta da sempre freddo e anche, a volte, la neve. Chi non si ricorda quelle belle giornate gelide di giugno di una volta, passate a sciare, o a sfidare il vento in pelliccia a passeggio per le vie di Rimini, di Tropea, di Viareggio, di Otranto? Che scherzi che ti combina il clima! Anche perché, in Italia (e in generale in tutto il mondo) si sta facendo tutto il possibile per evitare che il caldo dilaghi e le temperature si innalzino. Ogni giorno si sperimentano politiche convinte per il risparmio energetico, provvedimenti volti ad abbattere le emissioni di CO2, a favorire l’abbandono dei combustibili fossili, a lottare contro la desertificazione. In Italia, poi, è tutto un fiorire di programmi di riforestazione e lotta agli incendi dolosi. Insomma, si fanno sforzi sovrumani per evitare che le temperature si alzino troppo, si tenta in tutti i modi di aumentare le superfici ghiacciate del polo; a cosa credete servano le freddure di Berlusconi? E poi, non passa giorno che politici, economisti, cittadini, giornalisti non dibattano e s’interroghino per scongiurare questo caldo che avanza. Sono quasi noiosi: non parlano d’altro! Per forza che poi a fine giugno i media si disperano, e non appena la temperatura sale sopra i 30 gradi (ma bastano anche 27 gradi) cominciano a lanciare allarmati appelli, come se fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Ma state tranquilli: tutto tornerà normale e improvvisamente, tra la meraviglia generale e mille dibattiti di approfondimento giornalistico, le giornate cominceranno pian piano a diventare più brevi, il sole a picchiare di meno, insommaarriverà l’autunno e il caldo svanirà. E allora potremo tornare serenamente a sprecare benzina, ad usare i riscaldamenti anche se non servono, a infischiarcene allegramente dell’effetto Serra: ci sarà da parlare dell’incredibile evento di una spruzzata di neve di gennaio o di cosa mangiano i Vip la notte di capodanno in un oceano di cenoni esagerati davanti al placido fuoco di un confortevole caminetto. E magari chissà, improvvisamente, la prossima estate, verso la fine di giugno, ci sarà un nuovo allarme generale in cui sorprendentemente torneranno ancora giornate di sole pieno e di caldo intenso. Solo un po’ di più, ogni anno di più.
Buon tutto! (e, per chi ci riesce, Buon fresco!)
On line su Comicomix un nuovo ritratto nella galleria di Anna: Farfalla. Se vi va, naturalmente…

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Finalmente, dopo tanti giorni di pioggia ininterrotta, fuori c’è un bellissimo sole. La natura festeggia: i prati e i boschi intorno casa sono di un verde così intenso e brillante che il cuore s’allarga, e gli occhi fanno festa. L’aria è buona, e gli uccellini si rincorrono tra i rami delle querce. Un giorno così riesce a lenire molti dolori. Il tepore del clima accarezza il mio corpo intristito dall’acqua caduta senza sosta nell’ultimo mese. Ecco, oggi questo caldo mette sete. Mi verso un bicchiere di acqua. Fresca, dissetante. Meravigliosa. La sorseggio compiaciuto, mentre osservo le traiettorie giocose di due scoiattoli che abitano il mio giardino. Sono accaldato, ma dopo mi andrò a fare una magnifica doccia. Che meravigliosa sensazione, l’acqua che scorre sulla pelle, e ti accarezza i capelli con decisa lievità. Come farei, senza di lei, la mia preziosa compagna, la mia fonte di vita? Che bello vederla scorrere, nei fiumi, nelle fontanelle, anche dal rubinetto, la mattina, quando ci si prepara per la giornata. E il pensiero va a tanti miei fratelli sfortunati, che vivono in paesi aridi, tra i deserti dell’Africa o nell’Asia centrale, che muoiono di sete. La vita a volte è ingiusta, purtroppo. Ma io posso stare tranquillo, la mia acqua è qui, la vedo, chiara come gli occhi di una donna innamorata, limpida come la coscienza degli uomini buoni. La bevo e sorrido. Ma m’inquieto, pensando che secondo stime della banca mondiale, in India le falde acquifere perdono da 1 a 3 metri cubi di portata all’anno. E su tutto il pianeta, secondo l’ultimo rapporto del World Watch, sono andati distrutti circa 20 o 30 milioni di terre irrigue per il degrado provocato dall’avanzamento del sale. Il lago di Aral, quarto del mondo, si è quasi prosciugato, riducendo la sua superficie del 70 per cento, grazie ai Gosplan di ottusi burocrati dell’Unione Sovietica. E la Cina, la grande Cina potente e invincibile, soffre ancora, in 400 città (su 600 totali) di scarso rifornimento di acqua potabile. Ma che importa, penso guardando il mio gatto bere sulla sua ciotolina, da noi non ci sono problemi, anche se non piove più come prima. Le cassandre che minacciano crisi idriche e che dicono che l’acqua è il carburante delle future guerre del mondo, come ha detto Ban Ki Moon, il segretario dell’ONU, sono solo delle galline starnazzanti pronte a turbare la quiete del mio benessere. Eppure, secondo uno studio dell’Ocse, entro 12 anni metà della popolazione mondiale vivrà in zone ad alta tensione per insufficienza da acqua potabile. E T.Boone Pickens, uno dei più grandi magnati petroliferi Texani, sta facendo incetta, con la sua società Mesa Water, di tutti i terreni ex demaniali degli USA con i diritti di sfruttamento delle falde acquifere sottostanti. E la Shell sta acquistando vaste falde acquifere in Colorado. E  la Nestlè sta acquistando terreni rurali in lungo e in largo negli USA, dopo aver verificato, con i suoi tecnici, che essi garantiscano l’accesso a bacini di acqua potabile. Sorseggio un po’ d’acqua fresca, mentre leggo che in Australia, dopo 6 anni di siccità, è nata la Borsa dell’acqua. E in molti parlano di una guerra, per ora silenzioso, per l’oro blu. T. Boone Pickens, sempre lui, ha detto che in America un terreno già oggi triplica di prezzo se ci si scovano delle falde acquifere. La sete del mondo aumenta. E mentre guardo un grafico, che mostra la reperibilità di acqua procapite  che tra il 1950 e il 2008 si è ridotta del 40 per cento per i paesi ricchi, del 75 per cento per i paesi di sviluppo umidi, e dell’85 per cento nei paesi in via di sviluppo aridi, penso che tutte queste preoccupazioni di oggi per la benzina che scarseggia, per i prezzi dei beni agricoli che salgono, sono solo un piccolo antipasto, anzi un aperitivo al destino che ci attende, se non ci decidiamo a svegliarci e a preoccuparci dell’unico vero oro che abbiamo: il nostro meraviglioso pianeta. Che resto incantato a guardare, in tutta la sua disarmante bellezza di questo splendido pomeriggio di inizio estate, sorseggiando un dissetante bicchiere di vino. Uno scoiattolo si ferma. Solo un istante, i nostri occhi s’incrociano: i suoi sembrano quelli di un bimbo spaurito. Bevo alla sua salute, alla mia e alla vostra. Svegliamoci, finché siamo in tempo.

Buon tutto!

L’Italia è un paese complicato. Per rimediare a questo vizio nazionale, nel nuovo governo è stato istituito il Ministero per la semplificazione, affidato al genio indiscusso della politica italiana, Roberto Calderoli. Ma l’impresa è ardua anche per un uomo della sua abilità. Per questo è stato affiancato da un uomo di grande intelligenza, con una fantastica carriera alle spalle. Direttamente dal paese dei balocchi, quale sottosegretario alla semplificazione è stato nominato il famossimo fondatore dell’Associazione italiana amministratori di condomini, parlamentare della Lega Nord dal 1992.  L’uomo giusto al posto giusto! Il suo nome è, appunto, Maurizio Balocchi, che della Lega è stato il segretario amministrativo, quello che amministra i soldi. Che in quest’incarico ha lavorato duramente, al grido di “Basta con gli sprechi!”. Un uomo che unisce alla fermezza una grande capacità di farsi apprezzare. E’ amatissimo da tutti i suoi colleghi, di destra, di centro e di sinistra. E’ l’artefice della Legge 157/99 “Nuove norme per il rimborso delle spese elettorali”, quella che assegna a tutti i partiti un miliardo di euro ogni 5 anni, anche in caso di elezioni anticipate, anche se non si sono avuti voti per entrare in parlamento. Dicono che quando esce dal paese dei balocchi e passeggia per i corridoi del parlamento, stuoli di deputati e senatori lo abbracciano, lo baciano, gli offrono il caffè. E pure quando esce, per strada, tutti i trombati delle ultime elezioni lo avvicinano e lo ringraziano, si commuovono e gli tirano i fiori. Semplice no? Ma Maurizio, nel paese dei balocchi, è abituato a giocare. Sembra che abbia sempre avuto questo vizio, da quando era  amministratore unico e azionista di maggioranza della Bingonet, una società per la gestione di sale giochi che dicono  fallì, nonostante il prestito avuto dalla banca della Lega nord, la “Credieuronord”, banca di cui – sempre per semplificare – lo stesso Balocchi era consigliere d’amministrazione. Pare che non fu semplice tranquillizzare i soci, tanti piccoli risparmiatori leghisti rovinati, quando intentarono un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei direttori generali per il risarcimento dei danni. Ma sembra che la specialità del nostro Maurizio sia lo scambio di mogli, un semplice e simpatico giochino che ha fatto con un suo amico e collega di partito Edouard Ballaman. Nel 2001, durante l’ondata liberale e liberista che, al grido di “Roma Ladrona”, avrebbe dovuto semplificare il vecchio sistema clientelare, il neosottosegretario agli Interni Maurizio nel paese dei Balocchi ha assunto come collaboratrice Tiziana Vivian, la moglie di Ballaman. Per una semplice coincidenza, contemporaneamente, l’allora neoquestore della Camera Edouard Ballaman arruolò nel suo ufficio a Montecitorio la signora Laura Pace, la compagna di Balocchi. Tutto a spese di cchi? Se ci si pensa, è semplice, no? Nel paese dei Balocchi il nostro Maurizio pare abbia imparato la semplice arte della speculazione immobiliare. Si parla di una fatta a Punta Salvore, in Istria, che vide come investitori nella “Ceit srl” molti esponenti della Lega Nord, compresa la moglie di Umberto Bossi. Una geniale e semplicissima operazione, che finì semplicemente con la sparizione di 2 miliardi e il fallimento della società. Il magistrato Paolo Luca – sicuramente, una toga rossa – contestò all’intero consiglio di amministrazione un complicatissimo reato, la bancarotta fraudolenta e il falso. Ma il nostro Balocchi, instancabile, non se ne è curato, e a ha continuato a rendersi protagonista di tanti altri semplici episodi come questi, che Gianantonio Stella ha documentato in un suo articolo. E chissà adesso cosa s’inventerà, per semplificarci ancora di più la vita, il sottosegretario Maurizio Balocchi.Starà di certo studiando qualcosa, laggiù nel paese dei Balocchi dove si era rifugiato, assieme ai suoi amici, Lucignolo e Pinocchio. Qualcosa di bello,di grande. Una semplificazione totale. Lasciamolo in pace, lasciamolo lavorare, lasciamolo semplificare. Non ce ne pentiremo.
Buon tutto!

Cari 36 piccoli lettori dello Scarabocchio. Non ci crederete ma domani sabato 17 maggio su Comicomix dopo un po’ di vacanza, trovate un nuovo episodio della nostra serie a fumetti, 20 – un generazione tutta da ridere. Si intitola Decisone critica.  Se vi va, naturalmente...

Roberto Formigoni è in grave pericolo. Un pericolo terribile. Un losco figuro vuole strapparlo alla sua amata terra natìa, alla sua nebbia, alla sua Lombardia. Roberto sta tentando di resistere con tutte le forze. Pensa ai suoi risotti, alle gite sul Lago di Como. Ma il demonio ormai, lo ha indotto in tentazione. Sotto forma di poltrona, gli è apparso in sogno, offrendogli prima la Presidenza del Senato, poi il Ministero degli Esteri. Roberto ha resistito, anche quando il demonio gli ha offerto un importante incarico direttivo presso l’orchestra della Magliana, la famosa banda. Roberto non è solo. Ha tanti amici disinteressati che stanno cercando di aiutarlo a restare all’ombra della madunina. Renato Schifani, Gianfranco Fini, Giulio Tremonti. Che amici importanti. Roberto è un uomo davvero fortunato. Ma ha un nemico acerrimo, che vuole portarlo a Roma per forza. Si chiama Formigoni. Che ha preso una brutta malattia: la Romanite. E’ una malattia che colpisce i lumbard dopo qualche anno di potere nella loro bella terra. Improvvisamente, si prova disgusto per la cotoletta, per l’ossobuco, e cominciano a tentarti la coda alla vaccinara e gli spaghetti all’amatriciana. Non sei più interessato ai weekend a Cernobbio o a Ponte di Legno, e ti viene voglia di Vino de li Castelli, di un salto a Ostia. Non canti più “O mia bela madunina”, e ti commuovi quando Venditti intona “Grazie Roma”. Formigoni ha usato tutte le lusinghe. Ha telefonato a Silvio Berlusconi, a Camillo Ruini,  a Sandro Bondi e al Tenente Colombo. E’ andato sul Gianicolo, braccio a braccio con Berlusconi, mentre l’orchestrina suonava: “Roma nun fa la stupida stasera, damme na mano a faje dì de sì.” Ma Berlusconi è rimasto insensibile. Non poteva non tenere conto del grido di dolore che si levava dall’OltrePo e dalla Valtellina: “Roberto, resta con noi non ci lasciar”. E quindi sembra che i suoi lamenti non abbiano fatto breccia nel duro cuore di Silvio. Che teme anche che Formigoni gli faccia uno scherzetto. Da prete. Di Casini Silvio ne ha dovuti sopportare abbastanza. Roberto è felice, come uno a cui hanno pestato i calli. Per il momento se n’è tornato al Pirellone. Ma non si sa ancora come andrà a finire, perché Formigoni insiste. Non molla. Roma sarà anche ladrona, Milan sarà sempre un gran Milan, ma lui ormai si è innamorato di Totti, der Colosseo. E vuole stare vicino ar Cuppolone, al Vaticano. E si fa forte della promessa che comunque Berlusconi gli ha fatto: se non riuscisse a piazzarlo in qualche ministero, deve resistere ancora una stagione e poi un incarico di grande prestigio, tagliato alla perfezione per lui, lo attende sui colli eterni di Roma, nel frattempo non più ladrona. Con un abile manovra, Berlusconi nominerà Flavio Insinna a Presidente dell’Alitalia, vista la sua grande esperienza con i Pacchi e i controPacchi a sorpresa. E così Roberto Formigoni atterrerà, finalmente felice, a Fiumicino, fresco e pronto per l’incarico che gli interessa davvero: la conduzione di Affari Tuoi. Naturalmente, in prima serata. Consigliamo al nostro amico Roberto Formigoni di accettare. E’ proprio il posto giusto per lui, nel PdL, il Palinsesto delle Libertà.
Buon tutto!

Domani è il 25 aprile. Una bellissima giornata, per tutti gli Italiani. Chi ci conosce sa da che parte stiamo. Ma, senza voler mettere steccati, ricordiamoci che quel giorno rappresenta la fine della Guerra e della dittatura nazifascista. E pensiamo che anche chi stava, secondo noi sbagliando, dall’altra parte, dovrebbe festeggiare questo giorno. Perché la libertà è di tutti. Non è né di destra né di sinistra.

Ah, se vi va, su Comicomix è anche on line una bella illustrazione di Eros: Guglielmo Tell.

Proprio nell’imminenza del voto, ci troviamo a dover lodare Silvio Berlusconi. Lo abbiamo già fatto su Giornalettismo, lo rifacciamo anche qui. Finalmente Berlusconi parla sul serio. E lo fa da par suo, andando dritto al cuore dei problemi. Silvio ha detto che la giustizia in Italia è davvero un problema. E’ un problema la giustizia civile e poi anche quella penale. Bravo Silvio. Sì, perché in Italia esistono grossi problemi di giustizia. Tranquilli, amici: non si tratta di quelle piccole questioni che non interessano a nessuno, tipo il funzionamento e la celerità della giustizia civile e penale, oppure il problema degli organici delle procure del Sud che si stanno inesorabilmente svuotando pregiudicando l’efficacia del contrasto alla criminalità organizzata ad esempio. Di queste sciocchezze si occupano tutt’al più quei sovversivi mezzi pazzi dell’Associazione Italiana Magistrati. Ma a chi volete che importi se in Italia nel 2006 un processo penale è durato in media 240 giorni? E un processo civile (che ne so, un fornitore che fa causa a un cliente perché non l’ha pagato) durato in media 902 giorni? Ma c’è davvero qualcuno che si preoccupa se il Ministero della Giustizia ha speso nel 2005 10,7 milioni di euro per risarcire i cittadini danneggiati dall’eccessiva durata dei procedimenti? O se la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già comminato all’Italia 276 condanne, per una somma di 17 milioni di euro, a causa della lentezza dei processi e dei danni che la giustizia provoca ai cittadini? Ma non scherziamo, ben altre sono le priorità del sistema giudiziario, i mali che attanagliano la giustizia nel nostro paese. E Silvio Berlusconi lo sa. Lui ha fatto delle proposte concrete, per quelli che sono i reali interessi dei cittadini: Il nostro eroe non abbandonerà la politica fino a quando un cittadino italiano accusato giustamente o ingiustamente di un reato non abbia la certezza entrando nell’aula di un tribunale di non dover guardare con il batticuore il giudice per vedere se ha la faccia del giudice coraggioso. E lui lo sa. La giustizia è intervenuta nella politica indebitamente: troppi magistrati hanno usato il loro potere ai fini della lotta politica. Silvio è una vittima esemplare, ha un record universale in udienze: meno male che ci hanno pensato i suoi avvocati, eletti in parlamento, a fare delle Leggi ad hoc (o ad personam? Chi se lo ricorda, ormai…) che hanno estinto i reati, o accorciato i tempi di prescrizione, cos’ì da evitare che quei banditi travestitti da giusdici se la prendessero con lui, costringendolo (ma che faccia tosta!) a rispondere delle accuse per i fatti che aveva commesso! Ma Silvio, coem sempre magnanimo e conscio di quali sono i suoi (pardon, nostri) interessi, ha trovato la soluzione. Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale. Ecco quello che ci vuole. E poi, una bella legge che impedisca le intercettazioni. E poi, una bella legge che ripristini l’immunità parlamentare. E poi, una bella riforma dell’ordinamento giudiziario in cui i pubblici accusatori siano reclutati con diversi concorsi, abbiano una diversa carriera e lavorino in immobili diversi e lontani da quelli dove lavorano i giudici. E possibilmente, li considerino dei nemici da abbattere. E possibilmente, siano scelti tra i fratelli, i figli, gli amici di Silvio Berlusconi (meglio non correre rischi, no?. D’altronde, finora l’impunità di Silvio (pardon, la giustizia giusta) è stata garantita dall’eroismo di pochi coraggiosi, come lo stalliere Mangano.  Ma non è che si può sempre fare affidamento su personaggi di tale specchiata virtù, di frequentazioni così nobili (le suore carmelitane, le associazioni di volontariato e ogni tanto cCosa nostra). Quindi, prima che sia troppo tardi, non appena le elezioni avranno riconsegnato le chiavi del potere, bisognerà che ci si metta mano. Non si sa mai, potrebbe sempre succedere che qualcuno si svegli, e si accorga che – tra le tante cose da sistemare, in questo strano paese – ci sia anche la giustizia. Una giustizia che non sia più debole con i ricchi e potenti e feroce con i poveri cristi. Poveri cristi: più o meno come Silvio Berlusconi. Povero Silvio. E soprattutto, poveri noi.
Buon tutto!

On line su Comicomix anche una splendida illusrazione sui Libri di Eros e Alice, Come un libro aperto. E’ anche la copaertina di Blog Up, la rivista dei nostri amici Artemisia80 e Lario3. Se vi interessa

Confesso la mia emozione mentre varco il portone di una casa elegante di Roma. Oggi incontro un uomo di grande spessore, lo diceva anche il padre delle sottilette Kraft. Un uomo semplice e devoto come nessuno…Entrando in quel nido così caldo, accogliente, confortevole, mentre mi prende  la commozione, mi trovo di fronte una strana scena. Ci sono due Casini. E ci sono due mogli, e i loro figli. Resto stranito, mentre la prima moglie mi prepara il caffè e i passerotti cinguettano tra gli alberi. Mi siedo, e la seconda moglie mi porge i biscottini, mentre si sente un ruscello scorre in lontananza. I due Casini si siedono di fronte a me. Sorridono, tutto è tranquillo, ma io sono un po’ inquieto.  Hanno un viso strano, che mi ricorda qualcosa ma non capisco bene che cosa…Sciolgo questa strana  atmosfera con la prima domanda.
Chi di voi due è l’Onorevole Casini?
Tutti e due. E’ semplice. Io sono Pier, e lui è Ferdinando. Siamo i gemelli Casini.
Questo sì che è uno scoop! Grazie! D’altronde, è proprio vero, i casini non vengono mai da soli…Chi mi risponde, però?
E’ indifferente, siamo gemelli, lei si rivolga a noi, e le risponderemo, ora l’uno ora l’altro
Va bene…Scusate, Onorevoli Pier e Ferdinando Casini, al posto dei biscotti potrei avere un cannolo siciliano?
Non cominciamo con le solite battute da avanspettacolo. Cuffaro è un bravissima persona, un uomo tutto di un pezzo, un innocente. Fino a che non sarà giudicato tale da un giudice sereno e imparziale, un tipo alla Corrado Carnevale
Ma che avete la coda di paglia, onorevoli? Chi ha parlato di Cuffaro?
Non siamo mica nati ieri. Lasci in pace Totò. Anzi, per essere chiari: Cuffaro ha la nostra stima, condivide i nostri stessi valori:  è un uomo attaccato alle sue famiglie, proprio come noi
Ah, se è per questo è anche molto amico degli amici..
Guardi che lei è davvero penoso! Sempre le solite battute, i soliti lazzi. No, lei non sarà mai un vero giornalista!
Ah, su questo avete ragione. Non ce la farò mai, ad essere come loro. Neanche sotto tortura.
Non faccia lo spiritoso. E ci provi a fare il giornalista, se ne è capace…
Va bene, onorevole, ci provo: Lo sa che lei sembra il George Clooney?…
Oh, vede invece che se si applica sa essere un perfetto giornalista…Bene, la ringrazio per questa domanda e a questo proposito…
Onorevole, mi lasci finire: sembra il George Clooney nel suo ruolo in Ocean’s eleven?
Ma lei è davvero incorreggibile!! Io sarei un truffatore? Ma vada a fare il comico!
E che faccio, secondo lei? Le interviste? Va bè, una domanda  leggera. Il suo cantante preferito?
Franco Battiato. Lo ammiro profondamente
E perché?
Perché Cerco un centro di gravità permanente
Lasciamo perdere, Onorevole di inni ne abbiamo sentiti abbastanza…secondo lei chi vincerà le elezioni?
Non ci sarà pareggio. Le elezioni italiane si concluderanno con un vincitore
Berlusconi o Veltroni?
Ma non mi faccia ridere! Le elezioni saranno un testa a testa tra Pier e Ferdinando Casini.
Voi due?
Sì. Il PdL non avrà la maggioranza al Senato,  e a quel punto Pier farà un’alleanza con Berlusconi e Ferdinando resterà all’opposizione, aspettando che il governo si logori e raccogliendone poi i cocci e i frutti. E per il bene dell’Italia, porterà avanti le istanze della CEI nella maggioranza allargata. Insomma, il governo sarà mio! Fini l’ha capito, ed è diventato rosso di rabbia…
E’ per questo che Fini le lancia accuse su accuse? Addirittura di essere più a sinistra di Bertinotti?
Io? Ma se il programma della PdL, tra anti liberismo, protezionismo, no global, sembra scritto da Francesco Caruso! E poi, non mi faccia parlare su Fini, ne avrei di cose da dire..
Ad esempio?
Fini la scorsa estate cantava bandiera rossa la trionferà!.
Ma no? Questo è incredibile! Quando è successo?
Non posso dirglielo…va bè, glielo dico. Eravamo andati al mare io, Silvio e Gianfranco. Naturalmente a Cattolica, ce l’aveva consigliata Ruini. Avevamo voglia di un bel Bagnasco
E che è successo?
C’era il  mare grosso, onde altissime, una bandiera rossa sventolava e la balneazione era proibita. Silvio, come al solito, volle fare lo sbruffone…Diceva che mai e poi mai si sarebbe piegarsi ad una bandiera rossa e ai bagnini della Romagna, tutti noti comunisti..Si buttò, e quando fu sommerso dalle onde e scomparve tra i flutti, a Gianfranco s’illuminarono gli occhi, e cominciò a cantare, sottovoce “Stavolta s’è fregato…la Bandiera rossa trionferà!
Incredibile..
Poi Silvio è stato salvato da 2 bagnini che somigliavano come due gocce d’acqua a Prodi e D’Alema! Insomma, Silvio è tornato a riva…E a qual punto Gianfranco si è gettato al capezzale, e lo ha soccorso con la respirazione bocca a bocca. E metteva anche la lingua, glielo assicuro!
E lei onorevole?
Lo sanno tutti che io mettevo i bastoni tra le ruote…
Secondo la migliore tradizione democristiana..va bè, mi dia un giudizio su Veltroni
Mi è profondamente antipatico. Infatti è un prete.
Detto da lei è davvero buffo..
No, guardi, che non è una battuta. Veltroni è davvero un prete. Padre Walter, quello di Uccelli di Roma, o di Rovo….Andava in giro per la Stazione Termini, e traviava i passerotti: gli insegnava le canzoni rock. Il Vaticano lo cacciò quando seppero che insegnava loro una canzone rivoluzionaria, il Cantico delle creature, di un cantante, un certo Francesco, di Assisi
La conosco bene…Comunque, ripeto: è buffo quello che ha detto. Ed è un altro  scoop fenomenale.
Cosa, che Veltroni è un prete?
No, quello lo sanno tutti…che i preti le stanno antipatici
Ma se mi stessero simpatici i preti, la Chiesa, il messaggio evangelico e tutta queste cose qui, crede che prenderei ordini da Camillo Ruini?
Già, è vero…va bè, parliamo delle sue candidature una principessa, un sacco di facce nuove, tipo De Mita…E poi, Cuffaro!
Senta, facciamola finita! Intanto, i Cannoli sono buonissimi. E poi, Totò condivide i nostri valori, è della nostra stessa razza, ha la nostra stessa faccia. E ora la faccia finita oppure tra Pier e Ferdinando la prendiamo a calci!
Ma non ha il minimo imbarazzo a candidare un condannato per reati gravissimi?
Ma scusi, io sono stato alleato di Berlusconi, pappa e ciccia per 15 anni, coprendo tutte le sue azioni e mettendoci la mia faccia. Adesso su di lui dico le cose peggiori possibili, crede che io sia capace di vergognarmi di qualcosa?
In effetti, no…e poi  Berlusconi le è simpatico, vero?
Berlusconi è un grande uomo politico. Intelligente, fattivo, geniale. E soprattutto, ha la faccia come il cu…ha capito, no?
Certo che ho capito…Ma allora non è vero che ha intenzione di sfidarlo?
Ma certo che lo sfido…Sì, Sfido Berlusconi a un faccia a faccia pubblico
Ma sarà un confronto leale, tra gente che comunque ha condiviso 15 anni di battaglie e che rappresenta gli stessi valori. In fondo, abbiamo la stessa faccia
Ma scusi, non ha detto prima che Berlusconi ha la faccia come il…come ha detto lei, insomma
Appunto. Siamo due gocce d’acqua.
Ma allora votare per lei è davvero inutile..Perché gli elettori dovrebbero scegliere Casini anziché votare per Berlusconi?
Perché io sono più bello.
Su questo non ci piove…Cosa farà dopo il 14 aprile?
Sono in trattativa per fare Ocean’s fourteen, al posto di George Clooney. E’ un ruolo che mi calza a pennello. Avrei giusto il tempo per girarlo, prima che il governo Berlusconi cada. Perché come le ho detto, non durerà a lungo..
Questo si vedrà…Accidenti, non c’è più spazio e mi sono accorto che non abbiamo parlato di politica in quest’intervista…
Lo vede che comincia ad essere un bravissimo giornalista? Insista, insista…la direzione di un TG è alla sua portata
No grazie, non è il mio lavoro…un’ultima cosa: Ma allora non è vero che non andrà mai più con Silvio?
Certo che no. Ho fatto un voto…
E quindi, se avesse bisogno di un voto anche lui?
Le vie del signore , e quelle del Vaticano, sono infinite…magari no, ma poi, chissà….in fondo abbiamo tutti e due la stessa faccia
Sì, l’ha già spiegato prima, come il…come prima, insomma
Sì, però io sono più bello. Guardi che sorriso

Effettivamente, il Sorriso di Pier e Ferdinando era intenso e bello. Sembrava quello di George Clooney. Le famiglie Casini mi hanno accompagnato gentilmente alla porta. Pier, Ferdinando e le loro mogli, salutandomi con la mano. Andandomene, mi sono voltato un ultima volta, e Pierferdinando Casini mi ha sorriso di nuovo. Un sorriso bello, ma un po’ strano. Non avevo mai visto un sorriso verticale.
Buon tutto!
On line su Comicomix una bella illustrazione di Alice nella sua galleria…se vi va, fateci un salto!

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Ci sono in giro dei disfattisti che dicono che la situazione economica non è buona. Che siamo alla vigilia di una delle peggiori recessioni economiche degli ultimi 30 anni. E che il sistema economico mondiale – che sarebbe quel modello di sviluppo basato su un’espansione continua di produzione di beni non sempre utili, consumi che molto spesso sembrano sprechi, disuguaglianza sociale ed economica tra ricchi e poveri in costante divaricazione – assomigli sempre più a un castello di sabbia in riva al mare prima di un uragano, o ad essere buoni una casetta che scricchiolia sempre più fotre e ,ostra crepe sempre più evidenti. Per fortuna, c’è George Bush. Che tranquillizza tutti: l’economia sta solo rallentando, tutto va per il meglio e tra qualche mese tutto ritornerà più bello e più superbo che pria. Di George Bush ci si può fidare. Ha dimostrato di avere la vista lunga, come quella di un’aquila, anche se è palese che non sia un’aquila. L’esperienza ci insegna che non sbaglia mai. Quindi, non c’è nulla di cui preoccuparsi, esattamente come dicevano a Pompei nel 79 dopo Cristo. E infatti, guardandosi intorno (e cercando naturalmente di non voltarsi verso i paesi del terzo mondo, dove ci si limita a morire di fame) i segnali sono tutti incoraggianti: si è sgonfiata la bolla immobiliare, provocando un impoverimento generalizzato della popolazione americana, e portando il debito dei consumatori americani con le società delle carte di credito a superare la soglia dei 2.200 miliardi di dollari (e tra il 1989 e il 2006 è cresciuto appena del 315 per cento). Il prezzo del petrolio ha sfondato i 100 dollari al barile, e c’è chi scommette – in quelle bische clandestine che qualche Professore di economia continua a chiamare mercati finanziari – che possa arrivare anche a 200 dollari. Il prezzo delle materie prime cresce a dismisura, gonfiato da una domanda sempre più elevata e dalle speculazioni che avvoltoi travestiti da broker si divertono a fare tra un drink, un lunch e un party. Il prezzo di una strana sostanza (che miliardi di persone nel mondo si ostiano a mangiare sotto forma di pane e altre vivande) chiamata grano ha segnato il nuovo record con oltre 31 centesimi di euro al chilogrammo, alla fine delle contrattazioni al Chicago Board of Trade. Insomma, è chiaro ed evidente che va tutto bene: stiamo solo ballando sull’orlo di un vulcano prossimo all’eruzione. Bush, però, con la saggezza che ha sempre dimostrato, ci invita a stare tranquilli. Lui ha un piano. Una proposta rivoluzionaria per un nuovo modello di sviluppo, rispettoso dell’ambiente (e cioè, delle generazioni future, cioè dei nostri figli)? Un pacchetto di soluzioni che affrontino la crisi dei mutui, magari accollandosi almeno in parte le enormi perdite di ricchezza a cui verranno sottoposti milioni di cittadini americani? Un "New deal" con il quale lasciare in eredità al suo successore una nuova stagione della politica americana perché gli USA non siano il ridicolo gendarme impotente ad affrontare i problemi di un mondo complesso a colpi di cannone ma il paese guida se non del mondo almeno dell’occidente? No, George Bush ha un piano molto più semplice, anzi semplicissimo, quasi inesistente (senza il quasi). Ci invita a stare tranquilli. George Bush, come il capitano del Titanic, nella indimenticabile canzone di De Gregori, non ha mai paura. Guarda verso l’orizzonte, e ai marinai e ai mozzi (che poi saremmo noi poveri piccoli esseri umani) sussurra sottovoce: “Signori, state calmi. Anche se io non vedo niente, c’è solo un po’ di nebbia, che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente”. Insomma, possiamo stare tranquilli. Con gente così al comando, se tutto va bene, siamo solo rovinati.
Buon tutto!

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Domani Sabato on line su Comicomix una nuova illustrazione nella galleria di Alice. Sempre se vi va…

 

“La prima classe costa mille lire la seconda cento la terza dolore e spavento…” inizia così una canzone di Francesco De Gregori che parla del Titanic, la famosissima nave da Crociera che solcò i mari in quei bei tempi (era il 1912) in cui la nave era un mezzo di trasporto e non di piacere, e la prima classe era privilegio di pochi eletti. E le navi erano piene di gente rigidamente suddivisa in classi; come ha detto un altro grande artista, Giorgio Gaber,“Per tutti un buon trattamento, ognuno ha il suo posto nel proprio recinto, mi sembra anche giusto:  Prima Classe, seconda classe, terza classe e poi? E poi le donne,  gli extracomunitari, gli albanesi e i negri, eh sì…Anche i negri!” Sul Titanic, ad esempio, il biglietto di sola andata per New York, in prima classe, costava 3.100 dollari dell’epoca (circa 50.000 dollari odierni). Che lusso, che bello! Erano davvero bei tempi, in cui non si era costretti a fare finta di essere tutti uguali, in cui ancora non c’erano stati i grandi movimenti che avrebbero portato contadini, operai, impiegati, professori a smettere di vivere tra stenti e miseria. E i ricchi potevano spassarsela davvero. Ma per fortuna, questi oscuri tempi dell’uguaglianza da Crociera stanno per finire, e torneranno presto quei bei tempi in cui ci sarà chi viaggia nelle stive, chi nel ponte e chi nell’idromassaggio. Ma sì, basta con le crociere tutte uguali, basta con questa uguaglianza di facciata che non rispetta le differenze tra un miliardario e un povero cristo. Per fortuna, c’è chi ci pensa: la Msc Crociere, compagnia che fa capo all’armatore Gianluigi Aponte, varerà in autunno la nuova, grande, lussuosa, straordinaria nave ammiraglia. Si chiamerà Fantasia. Immaginiamo le centinaia di creativi che in lunghissime e faticose riunioni hanno partorito alla fine un nome così originale. In questa nave ci saranno spazi infimi e grigi, come un palazzo della periferia di Roma o di Milano, per i clienti “normali” come noi. E poi, rigorosamente per pochi fortunati disposti a pagare extra salatissimi, una nuova area Vip, la “Msc Yacht Club”, un angolo di paradiso con spazi riservati con solarium, idromassaggi, piscine skydome, ma soprattutto una conciergerie con maggiordomo a totale disposizione degli ospiti. Questo schiavo (pardon, maggiordomo..le parole sono importanti) sin dall’imbarco, affiancherà i passeggeri “speciali”, li assisterà nel check in, trasporterà i loro bagagli, servirà il tè, ecc.ecc…Potrà persino organizzare piccoli party in cabina, e chissà che con qualche extra non si possa avere Gorge Clooney (o Jessica Alba) presenti. Gianluigi Aponte, sorrentino di nascita (ma svizzero d’adozione) è davvero un genio. Uno che capisce il vento che cambia, come quei vecchi Lupi di mare che capivano al volo la direzione da intraprendere. Per lui, se vorrà, potranno presto spalancarsi le porte della politica. Potrebbe fondare un partito, e i suoi creativi gli suggerirebbero di certo di chiamarlo Fantasia al potere. Un programma semplice, chiaro, di pochi punti. Viva la differenza! potrebbe essere lo slogan. Tra i capisaldi, la fine della scuola  e della sanità pubblica. L’abolizione delle tasse per i ricchi, che avrebbero più soldi da spendere in crociera. Il ripristino dello Ius primae noctis. Se i consensi dovessero arrivare (e siamo certi che se si presentasse non mancherebbero), i punti successivi potrebbero essere anche il ripristino della mezzadria, e infine il ritorno della servitù della gleba. Che bella idea, vero? E a quel punto, eliminate quelle fastidiose parole come diritti di cittadinanza, uguaglianza, solidarietà, tornerebbe l’età dell’oro, e il futuro dell’umanità (quella ricca) potrebbe ripartire, sereno e felice, come in quella bella giornata del 10 aprile del 1912, da Southampton, quando il Titanic salpò verso New York. A proposito, qualcuno si ricorda come finì la storia del Titanic?
Buon tutto!

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