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Verrebbe voglia di liquidare l’ultima dichiarazione di Sandro Bondi, ministro della cultura, sul suo diritto a dire la sua sulla scelta dei membri della giuria del Festival del Cinema di Venezia perché “ci mette i soldi” come l’ennesima boutade di un uomo mediocre di un governo mediocre in un paese mediocre.

Purtroppo però, in quella dichiarazione c’è molto di più di quel misto di arrogante provincialismo ignorante a cui il berlusconismo ed il leghismo ci hanno abituato. L’idea che “siccome ci metto i soldi” ho il diritto di scegliermi i giurati, ovviamente perché così al concorso si scelgano e si premiano i film, gli attori i registi che piacciono a me è solo una declinazione di quella che è una cifra di questo Paese che con il berlusconismo ed il leghismno è stata esaltata e portata a sistema, a valore.

L’idea che gli italiani sono i migliori, ma il mondo cattivo non li capisce. Un’idea che eccheggia i complotti pluto-massonici di mussoliniana memoria, che penalizzerebbero l’Italia nel calcio, per colpa di arbitri cornuti, nello spettacolo, per colpa di giurati malevolenti, nella politica per colpa di giornalisti stranieri prevenuti, nell’economia per colpa di concorrenti  sleali e truffaldini.

Un’idea che va a braccetto con l’altra: quella che le regole si “aggiustano” per piegarle al volere dei potenti: leggi ad personam,  e guai se qualche giudice – un sostantivo che somiglia tanto a giurato – tocca gli intoccabili “unti dal signore”.

Idee che confondono la meritocrazia con il familismo amorale, la modernità con il feudalesimo medioevale, i “migliori” con i vassalli. E che, tra le altre cose, ci hanno trasformato da culla della cultura a Paese di analfabeti. Un Paese che esportava cinema in tutto il mondo che sembra in grado di produrre solo cinepanettoni. Dove un qualsiasi quaquaraquà può diventare un potente ministro.

Pubblicato su Giornalettismo

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Tutti sapranno che è in corso unvile boicottaggio del centralismo romano che sta impedendo al più grande capolavoro della cinematografia mondiale di avere il successo che merita. E’ il film “Barbarossa”, fortemente voluto dal leader indiscusso dei popoli padani, Umberto Bossi. Prima stroncato da critici ladroni, culturame che ce l’ha con il popolo laborioso del nord. Poi snobbato dal pubblico: nonostante il vasto spiegamento di copie in circolazione, 267, il film avrebbe incassato a fine ottobre poco meno di 500 mila euro, superato da film siciliani e comunisti come Baària (9 milioni di euro di incassi). Anche il laborioso popolo del nord non se lo fila, nonostante l’appello del grande leader padano, che ha detto “Andate a vederlo come se andaste a votare”.

 

Peccato, perché il film è bellissimo, come confermano grandi esperti di cinema come Mario Borghezio e Roberto Cota. Peccato, perché il film è un vero kolossal, costato 30 milioni di euro, pieno di suspance, con oltre 400 costumi, 100 carri falcati, 200 armature (perfette riproduzioni realizzate in India), 4.550 cavalli, 12 mila comparse. Peccato, perché il film è stato in gran parte finanziato dalla Rai “romana” (quindi dai soldi del canone pagati da tutti gli italiani, abruzzesi, siciliani, pugliesi, toscani) che ci ha investito circa 12 milioni di euro. Peccato, perché il film è illuminato dalla magistrale interpretazione del leader maximo padano in persona, il grande Umberto. Peccato, perché è di tale spessore da essere stato anche considerato di “interesse culturale nazionale” e quindi ha pure ricevuto dal ministero 1 milione e 600mila euro di finanziamento statale.

 

Questo boicottaggio degli spettatori, su cui indaga anche Roberto Calderoli (prossimo aspirante protagonista di un film sul Scherlock Holmes, grande eroe celtico, colpisce un film di grande pregio, che è costato ai contribuenti italiani almeno 13 milioni di euro. Per colpa di questo boicottaggio e del conseguente flop il film non potrà neppure aspirare alla candidatura – che sarebbe strameritata – all’Oscar. Il grande attore Umberto Bossi non vincerà l’Oscar, e per questo pare voglia girare (sempre finanziato a spese del contribuente, naturalmente!) un sequel. Già scelto il titolo: BarabaBossi e l’Umberto da Giussano. Forse non lo vedrà nessuno, neppure al nord (sono padani, mica scemi!) forse ci costerà altri 10 milioni di euro. Ma chi se ne importa. L’importante sarà consegnare il premio a Umberto Bossi. Il premio faccia di tolla. La consegna avverrà la prossima volta che dirà che Roma è ladrona. Perché a occhio e croce, a leggere certe cose, anche a Gemonio, Varese e Bergamo non si scherza.

 

Buon tutto!

L’Italia è sconvolta da qualche giorno da una domanda che spacca l’opinione pubblica e dilania le correnti (quest’anno pare molto fastidiose, specie sul Tirreno) di un partito di lotta e di governo. Una domanda che richiede un’analisi approfondita, un dibattito franco e, infine, una decisione unitaria e popolare. Come avrete capito tutti, la domanda è come vota Harry Potter. La questione è al centro di un aspro dibattito sul quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione. Dopo un editoriale che svelava l’appartenenza di Harry Potter a movimenti della controrivoluzione capitalistica, Andrea Camorrino (coordinatore dell’area informazione, comunicazione ed eventi del partito del Presidente Fausto) ha scritto una profonda analisi dimostrando –  oltre ogni ragionevole dubbio – che il nostro maghetto è un bravo compagno (si potrà ancora scrivere questa parola?). Sì, il bravo Harry è di sinistra. Basta pensare alla battaglia di Hermione per i diritti degli elfi domestici. E poi, guardatelo: lui non ama le soluzioni facili, analizza e intuisce (sarà mica gramsciano?), racconta una realtà triste e da cambiare. Un vero rivoluzionario! E poi, è di sinistra perché l’immaginazione è di sinistra. Un respiro di sollievo ha attraversato tutto il paese, e anche il Canton Ticino e la Costa Azzurra. Nelle grandi fabbriche i metalmeccanici angosciati hanno ricominciato a sorridere. La crisi di governo, data per certa dopo il manifesto degli ombrelloni di Rutelli che indicava Harry Potter quale capo segreto della Margherita, è stata scongiurata. Smentite quindi anche le afferamzioni di Sandro Bondi e di Roberto Castelli (che quando c’è da sparare cazzate, si sa, non si tirano mai indietro) secondo i quali invece il maghetto era uno dei più ardimentosi combattenti dei circoli per la libertà. Per fortuna, che ci ha pensato il nostro Camorrino, un uomo dall’immaginazione al potere, a ristabilire la verità. Senza dubbio, per fortuna, Harry Potter è di sinistra. La patria è così salva, e anche il governo. Dopo aver tirato un respiro di sollievo, però, un dubbio forse più grave ci arrovella: Macchia nera per chi vota? Se, cortesemente, l’ottimo Camorrino, tra un articolo e un intervento, tra un gelato al limone e una birra bella fresca, ci può illuminare al riguardo, gliene saremo eternamente grati.
Buon tutto!

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L’altra sera il Tg1 delle 20 parla di un film truculento, «Apocalypto» di Mel Gibson. L’Italia è l’unico paese al mondo che non lo ha vietato ai minori. Da noi è stato "quasi" censurato Lino Banfi «padre delle spose» (castissima storia d’amore tra due donne), segnalato prima della messa in onda in tv come per adulti (sic!). Da noi l’anno scorso fu vietato ai minori di 14 anni «I segreti di Brokeback Mountain» di Ang Lee (abbraccio fra una coppia di languidi cow-boy). Meglio impalamenti, cuori strappati, ossa spappolate, teste mozzate. Un nostro amico (prevenuto) ha insinuato che tanta indulgenza possa essere dovuta al finale del film, la visione di una croce imbracciata dagli spagnoli che scendono dalle caravelle, che sottrae finalmente gli indigeni alla barbarie (sterminandoli tutti, pazienza). Che tra gli scenenggiatori ci sia un Bush? Noi non vogliamo pensiar male. Per fortuna, la politica e la Rai sono attente. Il Ministro Rutelli non può bloccare la visione ai minori, ma invita i gestori dei cinema a non fare entrare i ragazzi se non accompagnati dai genitori. Bravo! Il Tg1 della Rai nel servizo citato sconsiglia i genitori di portare i propri figli a vedere il film. Bravi!
Soddisfatti, addentiamo il dolce (stiamo cenando). Termina il servizio del Tg1, sigla di coda, pubblicità. Il primo spot è…quello del film di Mel Gibson! Abbiamo due piccolissime domande:
Sig. Ministro, non potrebbe almeno rimuovere i componenti della Commissione censura (che hanno ritenuto il film per tutti) invece di scaricare il compito ai gestori, che – ci sembra di vederli – ubbidiranno tutti con entusiasmo, cacciando i loro potenziali clienti? Sig. Presidente della Rai, non potrebbe rinunciare a fare pubblicità a questo film, se è davvero così diseducativo?
Buon tutto!

P.s. segnaliamo un bel concorso, un premio organizzato da Piu blog, al quale abbiamo partecipato anche noi, Emozioni tra le righe. Si tratta, semplicemente, di raccontare in pochissime parole l’emozione suscitatavi dalla lettura di un libro. Se vi va, questo è il link per saperne di più…

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