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Gli italiani sono poveri: c’é la crisi, la disoccupazione, il reddito disponibile delle famiglie è sempre più basso, la quota di italiani in situazione di povertà cresce anno dopo anno. Ma no, gli italiani sono ricchi: il recentissimo rapporto di Bankitalia mostra che, anche se in leggerissimo calo (a causa della riduzione dei prezzi delle case) la ricchezza delle famiglie italiane contiuna ad essere enorme, oltre 8.700 miliardi di euro, circa 8 volte il reddito lordo disponibile, più o meno come francesi e britannici e ben sopra tedeschi e statunitensi. E il risparmio è tornato a crescere. Ma allora, gli italiani sono poveri o sono ricchi?

italiani poveri ricchi

Una parziale spiegazione è che la ricchezza l’abbiamo accumulata in anni passaati di vacche grasse, e adesso – lentamente – la stiamo perdendo. Ma non basta a spiegare cifre così rilevanti. No, il fatto è un altro. Se si legge il rapporto, il mistero si svela: gli italiani sono più ricchi di molti altri paesi, ma sembrano più poveri per effetto di una doppia distorsione nella distribuzione della ricchezza. La prima è che da noi la ricchezza viene spesso e volentieri messa da parte, immobilizzata per periodi lunghissimi, in investimenti immobiliari (che sono prevalenti) o in investimenti mobiliari, anzichè essere inserita nel circuito dell’economia reale, come accade altrove. La seconda, è che essa è molto più concentrata in poche famiglie: il 10% di esse ne detiene poco meno del 50%. E questo vale sia per la ricchezza immobiliare (case) che per quella mobiliare (azioni ed obbligazioni).

Un paradosso, anzi un doppio paradosso. Come ne usciamo? Viene facile pensare che servono provvedimenti, anche fiscali, che incentivino a rimettere in circolo questa massa di ricchezza immobilizzata e concentrata in poche mani. Forse servirebbero, forse sono solo residui ideologici. Molti pensano anche che si arriverà prima o poi ad un trade off tra il nostro elevatissimo debito pubblico (specie ora che è tornato in gran parte in mani italiane) e la ricchezza privata. Ma forse non si arriverà neanche a questo: troppi interessi “forti” contrari.

Sia come sia, vedere questa nostra italia, “un paese povero pieno di ricchi” come dicono molti all’estero, dibattersi in mezzo ad una crisi che sembra non riuscire a finire mentre molti italiani prosperano sguazzando come tanti Paperon de paperoni in una ricchezza “morta” senza sbocchi, che ci accompagna verso il declino, fa male. Anzi, fa proprio rabbia. Una rabbia che forse, un giorno o l’altro, finirà per esplodere. A pensarci, davvero, viene un po’ di paura. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

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Ci sono giorni in cui, guardando il cielo terso all’orizzonte, tutto sembra meno confuso. Sarà che oggi è una di quelle ricorrenze scontate e un po’ logore che ci attraversano la vita, il compleanno dell’esponente del “mondo in a“ con cui condivido da trent’anni la mia esistenza.

Un mondo dolcemente complicato, come dice una vecchia canzone; un’altra metà del cielo con la quale “è stato breve il nostro lungo viaggio”, da cui ho imparato molto; soprattutto che – nello scorrere di un quotidiano fatto di noia e di gioia – è la coppia, e non l’individuo, la vera cellula-base dell’umanità.

Un mondo in a che – ammettiamolo, anche se è un luogo comune – in media a vivere assieme a noi ci rimette: spesso in secondo piano, ed alle prese con l’impossibile conciliazione di mille impegni “poco importanti” che quasi sempre al “nostro” mondo, quello in o, vengono risparmiati.

Ecco perché oggi, cara altra metà del cielo, mi torna in mente un grande poeta. Uno che aveva capito che io – e tutti quelli di “questa” metà del cielo – scendo “milioni di scale dandoti il braccio” “non già perché con quattr’occhi forse si vede di più”, ma perché so che tra noi due “le sole vere pupille” sono le tue.

Buona vita, a tutte.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Non è una novità che le donne in Italia fatichino a trovare spazio sia in politica che nella società. L’ultimo Global gender gap report del Worl economic forum colloca l’Italia al 74 esimo posto su 134 nazioni per la parità tra i sessi, dietro tutto l’occidente a anche a paesi tipo Malawi o Ghana.

Tra gli incontri con partiti, parti sociali, ed associazioni per presentare la manovra, c’è stato anche quello con il forum nazionale dei giovani. Che si è seduto al tavolo con i suoi rappresentanti, tutti maschietti. Provocando la reazione della ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero.

L’Italia, si sa, è messa male. Anche se molti fanno fatica a capirlo, uno dei motivi è la sclerotizzazione della sua società, condizionata da decenni di maschilismo travestito da familismo. Una società che esalta la donna “angelo del focolare” e intanto sbava dietro a culi e tette di modelle quasi minorenni vestite da escort.

“Se neanche i giovani hanno la consapevolezza che il contributo delle donne deve essere valorizzato non si riesce ad andare da nessuna parte”, ha detto la ministro Fornero.

Stavolta, è difficile dirlo meglio.

Pubblicato su Giornalettismo

Sofia, Nicole, Monica e Raffaele hanno passato un periodo difficile; anzi, tutta la loro vita fino ad ora è stata densa di pericoli, vissuta sul filo sottile che lega la vita e la morte. Ne hanno viste tante, quasi tutti i giorni. Ora però il peggio sembra essere alle loro spalle. Nella clinica “Malzoni” di Avellino dove vivono dalla loro nascita, avvenuta il 3 ottobre scorso, si comincia respirare aria di ottimismo. Non sarà facile, dovranno ancora lottare con mille insidie e trabocchetti, ma ce la faranno.

l’Italia sta passando un periodo molto difficile, com’è accaduto molte volte nela corso della sua vita. Stavolta è peggio, la crisi sembra un pozzo nero senza fondo, e sembra che sia sul punto di affogare. In molti, troppi, hanno contribuito a ridurla così. Politici, giornalisti, dirigenti. Ma anche evasori, profittatori, menfreghisti. Tanti Italiani brava gente, che tanto brava non è stata.

Sofia, Nicole, Monica e Raffaele, i 4 gemellini della clinica di Avellino sono figli di quest’Italia di fine 2011, dentro il pozzo nero della crisi. Non sappiamo che vita li aspetta. Non sappiamo che cosa ci aspetta, nell’Italia di domani. Sappiamo solo che è necessario lottare, tirare fuori il meglio di noi, prendere a calci nel sedere i troppi vizi che abbiamo e chi così bene li incarna. Dipende dagli altri, ma soprattutto da noi.

Cari Sofia, Nicole, Monica e Raffaele: buona vita!

Pubblicato su Giornalettismo

Tutti la cercano, anche se nessuno sa davvero dove si trovi. In Gran Bretagna stanno persino facendoci un censimento. Tutti ne parlano, anche se forse nessuno sa davvero cosa sia. Forse dipende dal fatto che in fondo non è altro che “un nulla che al momento in cui lo viviamo ci sembra tutto”.

Felicità. Per molti ha a che fare con i soldi. Che di sicuro aiutano, ma – ormai è evidente, anche se è un luogo comune – non sono tutto. Una cosa difficile da definire, e anche da misurare, che di questi tempi confusi, tra crisi dell’Euro e l’Italia che affonda, sembra passata di moda. Hanno stilato persino una classifica per Paesi.

Si tratta di un tema che affascina. Forse perché è una cosa inafferrabile, forse perché “dei giorni felici ti accorgi solo quando hanno ceduto il passo a giorni infelici”. Ma di sicuro, quando dopo il parto una madre guarda il suo bambino negli occhi, lei è lì, con loro e tra di loro.

Ecco. Guardare i propri figli negli occhi, con l’animo sereno di chi non ha fatto nulla di male nei confronti di altri bambini che, come loro, guardano i loro genitori negli occhi.

Se non è quella la felicità, deve essere di sicuro da quelle parti.

Pubblicato su Giornalettismo

Luigi ha trentadue anni. Come molti suoi amici, salta da un lavoro precario all’altro. A volte lavora anche in nero. Guadagna poco più di 700 euro al mese, quando va bene mille, quando va male nulla. Ama Francesca, precaria come lui, ma non può mettere su famiglia. A volte gli capita di pensare al futuro, a quando sarà anziano, alla pensione. Allora s’ammutolisce ed esce a fare due passi.

Giovanni ha poco più di 60 anni. Da oltre vent’anni è in pensione, è uno dei cosiddetti baby pensionati, come sua moglie Laura. Ricevono entrambi circa 1.550 euro al mese; niente di che, più o meno la pensione baby media. Quando pensa al futuro, spera che la salute lo assista per campare almeno altri vent’anni ed avere una vecchiaia serena. Spera che prima o poi arrivi un nipotino.

I lavoratori precari sono più di 3 milioni, e molti sono giovani e giovanissimi. I baby pensionati, andati in pensione prima dei 50 anni di età, sono oltre 500 mila, e in gran parte vivono nell’operoso nord Italia. Lo Stato paga loro ogni anno circa 9,5 miliardi di euro.

Giovanni e Laura sono i genitori di Luigi. Qualche volta, quando cenano assieme parlando del più o del meno, uno smarrito silenzio spegne ogni tanto i loro sorrisi.

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Soffia il vento mentre Calogero Crapanzano guarda fuori dalla finestra. Una lacrima riga il suo viso. Calogero, maestro in pensione, 4 anni fa ha ucciso il figlio Angelo, 27 anni, affetto da autismo. Condannato a nove anni di carcere, ora ha ottenuto la grazia dal Presidente Napolitano. “Non un dramma della follia, ma un dramma della malattia”.

Calogero, sua moglie ed Angelo hanno fatto una vita d’inferno: reazioni inconsulte, botte, esasperazioni. Capita a molte famiglie che affrontano questa malattia. Ma non per questo la giustizia è stata benevola con Calogero, ma perché in quei 27 anni d’inferno le istituzioni non hanno fatto nulla per la famiglia Crapanzano, tranne la saltuaria prescrizione di qualche psicofarmaco. Anche questo capita a molte famiglie che affrontano questa malattia.

Ecco perché la condanna lieve e ora la grazia: l’Italia, matrigna con i figli più bisognosi, per senso di colpa, concede loro il perdono. Nella sentenza il giudice ha scritto: “In quale modo si tutela l’integrità delle famiglie che da questo male vengono travolte? La risposta, triste e disarmante, è purtroppo quella che implica l’assenza: nulla”.

Già. A Calogero non serviva una tardiva clemenza, che comunque lascia l’amaro in bocca per quella vita spezzata. Ma una concreta assistenza quando Angelo era ancora su questo mondo.

Famiglie sole, figli soli, genitori soli. Un pianto senza lacrime riga il viso. Fuori, il vento continua a soffiare.

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La patonza deve girare. Erano in undici, me ne sono fatto solo otto perché non potevo fare di più: Russe, italiane e brasiliane. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi. Che ho fatto di male, in fondo? Ho fatto quello che ogni italiano desidera: avere relazioni con donne giovani e belle.

Non stupisce la strategia di difesa del presidente del Consiglio. E neppure il fatto che, concentrandosi sulla patonza, si continua a far dimenticare il fallimento politico del peggior governo del peggior presidente del Consiglio della storia italiana.

Niente stupisce in questa storia di ricatti, sesso e potere. Neppure che nessuna voce si sia levata dal Vaticano. Neanche un sussurro, sia pure felpato; un piccolo segno ipocrita, tanto per salvare le apparenze. Niente.

Alfano, Belpietro e tutti gli altri almeno sono, chi più chi meno, a libro paga. Ma le gerarchie vaticane?

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Nel biennio 2009-2010 la lenta ma costante ripresa della natalità che durava in Italia da oltre un decennio si è interrotta. Un calo che dipende dalle coppie “italiane”; senza le unioni miste o di stranieri residenti, sarebbe andata peggio. Dicono sia colpa della crisi, che accresce le preoccupazioni sul futuro e riduce le possibilità per il presente.

Può darsi. Però negli altri paesi europei, a parte la Germania, si registra un incremento. In Francia, Spagna, Irlanda, nell’intera area Euro o nell’Unione europea, la natalità rallenta ma non arretra. Forse perché in quei paesi oltre che chiacchierare sulla centralità della famiglia si fanno anche politiche per sostenerla davvero, economicamente e con servizi efficienti.

O forse questo Paese non ha più fiducia in se stesso e neppure voglia di scommettere sul suo futuro. Ma senza culle piene è difficile prevedere un futuro roseo per l’Italia. Un cane che si morde la coda, mentre ci avvitiamo in discussioni senza fine su Berlusconi, Tarantini, Tremonti, Bossi e compagnia cantante.

 

Un senso di freddo s’avverte pensando al Paese che verrà. E la primavera, intanto tarda ad arrivare.

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Assunta, 6 anni, guarda verso il mare. Sta in silenzio, gli occhi bassi, ascolta le onde. L’hanno bocciata in prima elementare. I genitori accusano scuola e maestre: “La bimba  andava aiutata e non bocciata. Avrebbero dovuto darle un’insegnante di sostegno, invece l’hanno abbandonata al suo destino, senza neppure dirci che l’avrebbero bocciata. E per lei è stato un trauma”.

La scuola e le maestre ribattono: “La bambina è stata seguita ed aiutata. E’ stata visitata, senza che siano emersi deficit psichici e fisici; semplicemente, non aveva ancora le basi per andare in seconda. Bocciandola l’abbiamo aiutata: la scuola non è un parcheggio, deve educare, altrimenti poi i nostri liceali sanno a malapena leggere o scrivere”.

Sembra che tutti abbiano ragione, ed è difficile dire quale sia la cosa giusta. E’ vero che  a scuola si va per imparare, che bocciare è anche educativo. Però la scuola deve aiutare soprattutto i più bisognosi. Ad insegnare ai geni son capaci tutti.

Pare ci siano stati anche dei dissidi tra maestre e genitori, durante l’anno. Chissà se è stato fatto – da ambo le parti – proprio tutto per aiutare davvero Assunta, o se non sia prevalsa la voglia di avere ragione per forza che spesso hanno i grandi. Perché bocciati non si nasce, si diventa.

Assunta guarda ancora verso il mare. Vorrebbe tuffarsi fra le onde, ma lacrime silenziose le rigano il viso.

Pubblicato su Giornalettismo

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