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L’Expo 2015 sarà un evento straordinario per discutere di cibo, sostenibilità ambientale, equità. E sarà una grande vetrina per l’Italia. Sabato, all’hangar bicocca, si è cominciato a discuterne nel merito. Dicono ci fosse un sacco di gente: più di 1.500 tra politici, giornalisti, esperti. Persino il Papa. E dicono che si sia discusso di tutto: del mondo che ha fame, del rischio di penuria d’acqua, di educazione alimentare, di squilbri, delle cose da cambiare. Tanti bellissimi discorsi, confronti, idee. Poi, ovviamente, è arrivato il momento del buffet.

Expo2015

Che, come si conviene in occasioni così importanti, è stato bellissimo. Fantasmagorico. Rutilante. Stupendo. I più di 1.500 si sono messi in fila e, tra un discorso e l’altro, hanno preso piatti, forchette e bicchieri di plastica e si sono abbondantemente serviti. Insomma, se so’ messi tutti a magnà. E, per la cronaca, hanno spazzolato (quasi) tutto. Perché siamo ecosostenibili, e nun se butta via gnente!

Chiedo scusa. Sarò un moralista, ma quelle scene nella mia testa si sono sovrapposte ad altre: quelle dei bambini africani denutriti in fila per un po’ di cibo, che spesso non c’é, continua a non esserci e (temo) non ci sarà neppure dopo il diluvio di discorsi, eventi, occasioni e dibattiti dell’Expo2015.

Perché, se da tempo sappiamo che il cibo che viene prodotto nel mondo sarebbe sufficiente già adesso per sfamarci (bene) tutti, se coesistono da decenni parti di pianeta in cui vivono milioni di persone denutrite (o peggio) accanto a altri pezzi di mondo con milioni di obesi, la questione dev’essere un po’ troppo complicata per esser risolta con eventi che ripetono i nostri (stanchi) riti di convegni, eventi, kermesse dove, continuando a parlare di cambiamento, tutto continua a restare sempre e comunque come prima.

Expo 2015 che sta errivando, tra qualche mese passerà. In Africa si stanno già preparando: nessuna novità. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

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E’ bella la storia di Miles, il bambino americano malato di leucemia che per un giorno è diventato Batman grazie alla Make-a-Wish Foundation, che ha mobilitato la città di San Francisco e gli interi USA per realizzare il suo sogno. Autorità, cittadini, investimenti; persino Obama e sua moglie si sono mobilitati. Tutto per far felice come merita il piccolo Miles, che ricorderà questo giorno per la sua – speriamo lunghissima – vita. Una storia bellissima e molto commovente.

Miles-batman

E significativa: perché dimostra che allora si può fare: si possono mobilitare tanti per realizzare il sogno di uno; uno che se lo merita, un debole, un indifeso. Ma allora perché non dovrebbe essere possibile mobilitarsi per realizzare il sogno di tanti, piccoli ed indifesi: ad esempio, i milioni di bambini che muoiono ogni giorno per malnutrizione, mancanza di medicinali salvavita o altro.

Comprendere perché si riesca a far smuovere tanti per uno, e non invece pochi o nessuno per molti sarebbe il primo passo per risolvere alcune delle grandi contraddizioni del nostro tempo. E, probabilmente, farci capire che anche una risposta per i grandi problemi di molti, oltre che per quello di un singolo, sono alla nostra portata.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Le elezioni. Il post elezioni. L’inconcludenza della politica italiana. Grillo, Casaleggio e i 5stelle. L’euro, la Bundesbank, l’inciucio. Napolitano e Letta. Berlusconi e Bersani. La Juve e il Milan. Il “si stava meglio quando si stava peggio”. Il Festival del giornalismo, i dibattiti. Copie vendute, pagine web, redazioni al lavoro. Pagine, pagine, agenzie, dichiarazioni, commenti, post su Facebook, su Twitter.

Ogni giorno nel mondo muoiono 19 mila bambini, per cause prevenibili e curabili. Fa poco meno di 7 milioni l’anno: molto più della popolazione del Veneto, non molto meno di quella della Lombardia. Un terzo circa muore per malnutrizione, mentre nel mondo circa un terzo del cibo finisce nella spazzatura. Niente articoli. Neppure una riga nelle pagine interne. O un post, un cenno, un pensiero. Un tweet.

Anche questo piccolo spazio annoierà i 36 piccoli lettori. Molti diranno: certo, è triste, ma è così. Forse qualcuno penserà persino: uffa, la solita retorica terzomondista e bambinista. Io stesso, da domani, ricomincerò a scrivere dei ruttini di Berlusconi, dei gargarismi di Grillo, dei sospiri di Renzi: la solita musica, le solite note, i soliti accordi.

Sì, c’è qualcosa che non va.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Mentre discutiamo di primarie e parlamentarie, nel mondo cresce la domanda di cibo da parte di chi fino a ieri era povero (asiatici, sudamericani e altri). Mentre parliamo del futuro di Monti, la popolazione mondiale cresce vertiginosamente. Mentre ci accapigliamo sulla legge elettorale, vengono sottratti all’agricoltura terreni per costruirci, o per produrre biocarburanti.

L’aumento della domanda di cibo, la crescita delle popolazione, gli impieghi alternativi dei terreni agricoli, i cambiamenti climatici stanno causando una riduzione dell’offerta di alimentari, aumentando i prezzi dei cereali e, di conseguenza, dei mangimi. Quindi, crescono in modo veloce nel mondo il prezzo di pane e pasta, carni ed insaccati, latticini e uova.

Gli economisti la chiamano ag-flazione (inflazione dei prodotti agricoli). Per i paesi poveri del mondo, il colpo di grazia prossimo venturo. Per i paesi ricchi la prospettiva che da qui a vent’anni (un tempo in cui molti di noi saranno ancora vivi, e molti anche giovani) rischiamo di scannarci per un po’ d’acqua, di pane, di carne, di latte.

E allora quest’agitarsi su primarie, legge elettorale, futuro di Berlusconi (ancora?) sembra solo ridicolo. Ma forse è soprattutto tragico.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Ogni anno 1,3 milioni di tonnellate di cibo commestibile vengono buttate, più o meno un terzo del totale. Quel cibo sprecato basterebbe a sfamare 4 volte i circa 900 milioni di affamati. Per ogni persona denutrita ci sono due persone obese o in sovrappeso (circa 1,5 miliardi). E l’obesità è la causa di morte per 29 milioni di persone, mentre di fame muoiono 36 milioni di persone all’anno.

Sono cifre impressionanti. Eppure non suscitano alcuna emozione, alcuna mobilitazione. Qualche articolo inutile come questo; un convegno accademico per iniziati ogni tanto, e niente di più. Nessuna battaglia politica, nessun summit, nessun corteo, nessuno scontro con le forze dell’ordine. La soluzione al problema di dar da mangiare agli affamati non sembra così impossibile; eppure non si trova, anzi nessuno ci prova.

Il bello (il brutto) è che nessuno sa il perché. Siamo distratti dalle troppe “cause”, tutte nobili ed importanti, che sfilano ogni giorno? Siamo troppo concentrati sui nostri “piccoli” problemi personali per occuparci dei grandi problemi degli altri? Abbiamo perso fiducia nei grandi ideali e in tutte le “cause”, grandi o piccole? Forse per tutte queste cose insieme, o altre ancora.

Un sistema nel quale coesistono fame e sovranutrizione, spreco e scarsità di cibo e che continua a sembrarci lo stesso il migliore dei mondi possibili ha proprio qualcosa di grosso e profondo che non va.

Il cielo azzurro, lo stesso cielo che guarda muto obesi e denutriti, si specchia in questo mare di indifferenza. Scovare un briciolo d’umanità, in giorni così, diventa davvero difficile.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) nel mese di giugno la Terra ha raggiunto un nuovo massimo nella sua corsa al riscaldamento: la temperatura media globale sul pianeta è stata la più elevata mai registrata.

Lasciamo stare se la colpa sia della scriteriata opera dell’umanità, come sostengono la stragrande maggioranza degli studiosi, o dei corsi e ricorsi della climatologia, come afferma qualche ultras del capitalismo selvaggio. Colpisce di più la totale indifferenza di tutti al fenomeno in sé. E ai suoi effetti.

Già, perché il caldo e la siccità non fanno solo boccheggiare chi non possiede un buon condizionatore. Ma colpiscono Europa, “Corn Belt” (il “granaio” del Midwest USA) Russia e Ucraina, riducendo il raccolto dei cereali; quest’anno, secondo il dipartimento dell’agricoltura Usa, la produzione sarà insufficiente a sfamare persino i soli “privilegiati” del mondo “satollo”.

I prezzi delle “commodities” agricole (grano, soia, mais) volano, con aumenti anche del 40 per cento. Il rischio fondato è che così continuando alimenti indispensabili per vivere, tipo il pane, finiranno per scarseggiare o per costare più cari dell’oro. Immaginate la scena: in confronto, il default dell’Euro potrebbe essere una quisquilia.

Meno male che ci sono Grillo, Berlusconi, la Minetti, le divisioni interne del Pd e varia umanità a distrarci un po’. Per preoccuparci delle cose serie, c’è sempre tempo.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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