You are currently browsing the tag archive for the ‘europa’ tag.

Io non so per certo cosa succede alla Grecia e all’Euro con Tsipras. Lo scopriremo solo vivendo. Ed è bellissimo questo diluvio di applausi che da sinistra (e anche da destra, miracoli dell’Europa!) cala sul giovane primo ministro ellenico trionfatore alle elezioni. So però per certo che la “scommessa” del neo premier greco è sostanzialmente, di ridare fiato ai suoi concittadini – stremati da politiche di austerità assurde e da diktat della Troika indifendibili da chiunque sano di mente – sostanzialmente rinegoziando il debito che il suo Paese ha con il resto d’Europa. Ovvero con noi.

Tsipras_syriza

Come ci viene spiegato minuziosamente qui, i contribuenti italiani sono tra i maggiori creditori della Grecia. Dunque, se Tsipras avrà successo, il rifiatare dei greci (che è cosa buona e giusta) verrà ottenuto scaricandone una parte non banale del costo sui contribuenti (anche) italiani.

Non so se anche questa sia una cosa buona e giusta: forse sì; ma forse anche no.

Ma una cosa la so: non è, non può essere, non sarà mai di sinistra. O, almeno, dell’idea di sinistra che io avevo in mente quando ero ragazzo. Io che mi sento (ancora) di sinistra. E chissà che verrà dopo. O, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

l semestre europeo con Presidenza italiana si è appena concluso. C’é chi dice che è stato un successo (Renzi) c’é chi dice che è stato un fallimento (i suoi detrattori). A leggere la sintesi (alla faccia: 135 pagine!) i risultati sembrano imponenti. Ma concretamente, cosa è cambiato in Europa in questi mesi? La risposta è facile: poco o nulla. Forse, solo una maggiore attenzione (molto di forma, poco di sostanza) alla crescita. Ed è sconfortante.

Semestre europeo

Sconfortante, perché nel semestre di Presidenza europea italiana si erano scaricate tante (false) speranze. Napolitano ha appositamente aspettato la fine del semestre per dimettersi, come pare farà domani. Molti sostennero che Letta si infuriò moltissimo con Renzi non perché gli soffiò il posto da premier, ma perché ci teneva tanto a gestire in prima persona i dossier della presidenza italiana. Renzi prese il posto di Letta non perché voleva fare fortissimamente il Presidente del Consiglio, ma per dare il suo impulso alla Presidenza italiana del Consiglio Europeo.

Mah. La verità – e, diciamolo subito, non dipende da Renzi, da Letta, da Napolitano e neanche dal Sor Capanna – è che così com’é il semestre di Presidenza dell’Unione europea non significa (quasi) niente. E, in generale, l’Europa così come l’hanno trasformata i nani politici che l’attraversano (nessuno escluso, signora Merkel) serve a poco.

E sì che di Europa avremmo un gran bisogno. Tutti: italiani, francesi, spagnoli, tedeschi. Ma per quello servirebbe la Politica, con la P maiuscola: la coesione degli Stati che aiuta quella dei popoli, la voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di guardare oltre l’orizzonte del proprio orticello, pensando europeo più che italiano, tedesco, francese. Cose che mancano, e che neppure la manifestazione di Parigi – frutto dell’emozione di un momento e non di radici europee profonde e condivise (che pure potrebbero spuntare facillmente, se volessimo) – riuscirà a portare, almeno per ora.

E così, il semestre europeo italiano è passato. Lasciamo stare le polemiche (inutili): il semestre europeo lettone sta arrivando, e tra un semestre passerà. Io mi sto preparando. A nessuno frega un tubo. E questa, (purtroppo) non è una novità.

E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

E bravo Renzi che si fa il selfie con Edi Rama, premier dell’Albania. E bravo Renzi che si dice primo sponsor dell’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea. E bravo Renzi che chiede di allargare l’Unione Europea a quei paesi che ancora non ne fanno parte.

Renzi amici Albania

Bravo. Perché di Europa abbiamo un gran bisogno. E gli amici dell’Albania – e di altri Paesi – devono farne parte, perché l’Europa non è di uno (anzi di una, la Merkel) ma di tutti.

Solo una domandina. Che pensa Renzi delle battute del premier albanese, Edi Rama, che mentre lui parlava di quest’Europa che verrà nel frattempo ha detto molto concretamente agli imprenditori italiani “Venite in Albania perchè da noi non ci sono i sindacati, perché da noi le tasse sono al 15 per cento”? Non è dato saperlo. Renzi ha taciuto, e sì che dev’essergli costata fatica.

Non per confutare l’inelegante messaggio; il “dumping” tra Paesi più ricchi e meno ricchi c’é sempre stato e sempre ci sarà, anche così costruimmo il boom degli anni ’60. Ma per l’idea di Europa che sottende. Insomma, che Europa vogliamo? L’Europa della Merkel no di certo. E forse nemmeno quella di Junker.

Ma se l’Europa che sogna il nostro Matteo Renzi è quella ipotizzata (certo è una battuta, o forse solo un selfie innocente…) da Edi Rama, il premier degli amici dell’Albania, un Europa senza sindacati(che devono cambiare, non sparire), con le tasse basse (che vuol dire, in relatà, regressive, eh…), con un welfare inesistente, insomma un’Europa che combatte le sfide della globalizzazione guardando al passato e non volando verso il futuro…Beh, allora è un’Europa che non piace mica tanto.Ci pensi, Mr. Renzi, tra un selfie e l’altro, un botto di capodanno a l’altro, un tweet e l’altro. E ci pensino anche gli amici dell’Albania.

Buon anno a tutti. Soprattutto buon anno a chi crede nell’Europa che vola verso il futuro, non che torna al passato. E chissà che verrà dopo o se preferite what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Fatto. Comparazione risultato elettorale del Movimento 5 stelle: alle politiche 2013 ha ottenuto 8.689.458 voti, alle Europee 2014 5.807.362

Nota ufficiale del gruppo parlamentare del M5Stelle. “non c’è stata nessuna emorragia di voti”, ma solo un “calo di consensi”. (occhio alla differenza, eh!). E ancora: “E’ sbagliato affermare che abbiamo perso quasi 3 milioni di voti. Considerando un’affluenza alle Europee attorno al 58% contro il 75% delle politiche dell’anno scorso è come se avessimo perso poco meno di un milione di voti”.

Non so se i parlamentari grillini abbiano voglia di capire i (per me) evidenti motivi per cui circa 2,8 milioni di italiani che li hanno votati un anno fa siano rimasti a casa e/o abbiano cambiato idea oggi. Ma so che neppure il peggior politico della prima repubblica avrebbe potuto partorire un comunicato stampa così grondante di democristianume..

Un,ultima cosa: indipendentemente dal fatto se si sia simpatizzanti del Pd, seguendo il “ragionamento” (si fa per dire…) dei parlamentari pentastellati il Pd alle politiche 2013 aveva ottenuto 8.644.523 voti e alle europee 2014 ne ha presi 11.203.231, dunque 2,6 milioni in più, nonostante l’aumento delle astensioni..dunque non avrebbe solo stravinto, ma proprio debordato.

Ma che grappa avranno bevuto?

Tra meno di un mese si vota per le elezioni europee; sarà l’occasione di riflettere sull’Europa che vogliamo, sempre che la vogliamo ancora. Speriamo che qualcuno si ricordi di riflettere anche sulla questione demografica. Perché l’Europa è il continente con il più bassa natalità del mondo, e l’Italia è leader in questo campo, purtroppo.

culle-vuote

Non è (solo) colpa della crisi, ma anche – soprattutto? – di una visione di corto respiro sul “futuro” dell’Europa, sul suo senso di esistere non solo come continente, ma anche come singoli Stati. Fino ad oggi, classi dirigenti miopi (e vecchiotte) hanno proposto solo soluzioni di corto respiro: il fiscal compact, l’austerity, il rispetto rigido degli “stupidi” parametri di Maastricht. Idiozie alle quali si è risposto con i deliri anti euro: come se il modo migliore per affrontare il futuro sia tornare al passato. Ma quando mai è successo?

Le culle vuote crescono quasi ovunque in Europa, l’età media invecchia e si perde ancora più la voglia di “creare” futuro. L’unico rimedio proposto – semiserio, ma mica poi tanto -è quello di un’agenzia di viaggi danese, che invita le coppie danesi “a fare più sesso”, andando in vacanza mediante loro (ovvio) e regalando, in caso di “successo”, tre anni di fornitura gratuita di prodotti per bambini. Al netto della provocazione pubblicitaria, sarebbe un tema – quello del fare più figli, ovviamente, e dei modi in cui incentivarlo – di cui parlare.

Uno sforzo per riempire le culle, per più ciucciotti, più pannolini e meno pannoloni. Prima di rassegnarsi ad un’Europa e un’Italia di teste canute; oltre che vuote (le teste).

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Secondo sondaggisti esperti – e anche il comune buon senso – a meno di spettacolari rimonte berlusconiane, sempre possibili visto l’uomo e i suoi “avversari” (che di dargli il colpo di grazia non ne vogliono mai sapere) le prossime elezioni europee saranno caratterizzate dal dualismo Renzi  vs. Grillo, con Renzi che incarnerebbe il “sistema” e Grillo l’antisistema. Sarà così, non sono un esperto sondaggista, né politologo né sociologo.

casaleggio-grillo

Sono anche consapevole che gli italiani siano – non sempre a torto – incazzati contro il “sistema”. Ma ci sono due domande che mi frullano in testa: la prima, è chi avrebbe costruito questo benedetto “sistema”. Perché ho l’impressione che noi tutti ne abbiamo una certa “colpa”,  se non altro per avere poco vigilato negli anni quando gli “altri” (ma gli altri chi?) ci “scippavano” l’Italia.

Ma la seconda, e più importante, è che non capisco cosa i Casalgirillini abbiano sin qui fatto per scardinare questo benedetto sistema. Perché a me pare che in questo anno si siano dimostrati degli antisistema un po’di cartone: cioé non abbiano fatto niente, se non abbaiare sterilmente alla luna, su questioni spesso anche secondarie, perdendo pure buone occasioni per incidere e soprattutto quello slancio di “novità” iniziale che aveva fatto sperare più di uno, anche tra quelli meno inclini a sopportare le belinate del loro “semplice portavoce”. Mostrando, tra l’altro, una certa idiosincrasia per il dissenso verso i non pochi in gamba che dentro quel movimento ci sono: vedi da ultimo il caso Pizzarotti (uno che se fossi di Parma avrei votato); e l’antipatia per il dissenso è una cosa che dovrebbe sempre allarmarci, la storia insegna.

E dunque? Mi piacerebbe – non è uno scherzo, né una provocazione – che qualcuno riuscisse a spiegarmi come CasalGrillo e le loro proposte in economia, esteri, giustizia, fisco, eccetera incarnerebbero un’ “alternativa” reale e concreta di “governo” al cosiddetto “sistema”. Uno che mi tolga il dubbio che non si tratti purtroppo dell’ennesimo ritorno di quella malattia tipica degli italiani, sempre pronti a distruggere anziché a costruire, scaricando sugli “altri” colpe che sono spesso soprattutto loro. Lo dico, a scanso di equivoci, da elettore profondamente scettico (e deluso) dai “partiti” e molto confuso sul da farsi.

Astenersi perditempo e insultatori di professione, please.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Della vulgata anti Euro che tanto piace ai demagoghi di mezza Europa e che anche in Italia trova entusiastiche adesioni colpiscono tre cose: la prima è la sopravvalutazione dei vantaggi, la seconda è la sottovalutazione dei costi, la terza è la presunta “facilità” dell’operazione.

euro

Sulla facilità basta pensare che il percorso inverso (dall’Euro alla lira) è durato tre anni. Sui vantaggi, purtroppo semplicemente non ce ne sono: chi vende come possibile il “recupero di competitività” dimentica non solo l’inflazione che si scatenerebbe – perché molte merci che compriamo sono prodotte all’estero – ma, soprattutto, il fatto che per molti prodotti “Made in Italy” le materie prime arrivano da fuori.

E’ l’applicazione del solito cialtronismo italiano anche in materia economica. Perché mentre è doveroso prendere atto che la questione Europa è stata affrontata nel modo sbagliato da burocrazie e governi e quindi bisogna invertire al rotta, è ridicolo pensare che la via migliore per raddrizzare la baracca sia la fuga.

Neanche i bambini – almeno quelli più svegli – risolvono così i problemi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Il clamore suscitato dai rimbrotti dell’Unione europea all’Italia per lo stato della sua economia e della sua finanza pubblica è doppiamente irritante. Da un lato, perché solo un manipolo di burocrati non può non capire che sputare in faccia in quel modo ed in questo momento al nostro Paese – che, bene o male, qualche sforzo da un paio di anni lo sta pur facendo – dà una mano solo all’antieuropeismo dilagante. Dall’altro, perché i rimproveri europei sono solo l’ennesima analisi su squilibri strutturali che frenano l’Italia da decenni.

buco-conti-pubblici

La Commissione, ricordandoci che un elevatissimo debito pubblico unito ad una cronica incapacità di crescere (per la bassa produttività, per l’inefficiente burocrazia e per altre ragioni di cui si parla da anni) non è sostenibile a lungo, specie in questo momento, si è limitata a puntualizzare ovvietà note e stranote. Noi, d’altro canto, dobbiamo capire una volta per tutte che è finito il tempo delle “rendite di posizione”, dell’emergenza fatta di manovrine e “stangatine” ed è il momento di girare pagina; su fisco, burocrazia, lavoro e altro. Ma non a parole.

Clamore e polemiche, stizza e rimbrotti, dunque, sono fuffa. Non servono i (pen) ultimatum europei, non serve il (finto) orgoglio nazionale ferito. Serve agire, qui ed ora. L’unico clamore che non si riesce a sentire, è il rimpianto per venti anni di occasioni perdute e la spinta a cambiare verso, per davvero.

E i pernacchi a tutti quelli che ne sono, oggettivamente, responsabili.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Come molti avranno letto prima del brindisi di Capodanno il Governo, oltre al decreto “mille proroghe” e ad altre disposizioni finanziarie indifferibili, ha presentato una “manovra di interventi urgenti a sostegno della crescita” per 6,2 miliardi di euro. Una “manovra anticiclica” che dà respiro all’asfittica economia italiana. Mica pizzi e fichi: questa è vera fantascienza!

++ Terra fuochi: dl; Orlando,Stato riconquista fiducia ++

Ma noi siamo scienza. Perché, a leggere bene i comunicati stampa e i documenti del governo, la “manovra” è in realtà una più banale – e , diciamolo subito, doverosa e giustificabile – “riprogrammazione” di Fondi Strutturali dell’Unione Europea e di soldi nazionali dal Fondo di Sviluppo e Coesione (l’ex FAS prosciugato da Tremonti): risorse che rischiavano di andare perdute ed alle quali il Governo ha semplicemente cambiato destinazione.

Al netto della “pubblicità progresso” che si tollera da qualsiasi governo – la pubblicità è l’anima del commercio, no? – vanno però chiarite alcune cose, e lo fa a mezza bocca lo stesso Governo nella sua informativa.

La prima: l’effetto anticiclico strombazzato in conferenza stampa è solo “virtuale”. Per rendere operativa la “manovra” serviranno altri provvedimenti: Delibere del CIPE, delle Regioni coinvolte e di altre autorità; ci vorranno mesi. E dopo, ci saranno le procedure di attuazione vera e propria (bandi, appalti, ecc…): altri mesi.

La seconda: molte delle cose che vengono finanziate con la “manovra” sono provvedimenti “ordinari” – cioè che lo Stato aveva comunque programmato, da tempo o con decreti recenti – e che, a causa dei tagli alla spesa per investimento, non avevano copertura con risorse “ordinarie” nazionali. Non è il gioco delle tre carte di Tremonti, ma quasi.

Ma continua a mancare soprattutto una cosa: una riforma profonda della Pubblica amministrazione; perché le pur doverose “riprogrammazioni” diventano inutili se non si prende il toro per le corna, cioé se non si “ristrutturano” la macchina e le procedure che dovrebbero dare attuazione alle scelte politiche.

L’unica cosa che continua a non farsi. E a questo punto, diviene davvero difficile comprenderne la vera ragione.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Nelle trattative per la gross koalition – le larghe intese alla tedesca, ma si vede che Italia e Germania sono due Paesi diversi – sembra che siano in ballo investimenti per 60 miliardi di euro a sostegno dell’economia: 18 miliardi per la pubblica istruzione, 15 sulle pensioni di solidarietà, 10 sulle minime garantite, 7,5 sugli assegni familiari e 7,5 per lo sviluppo delle infrastrutture.

angela_merkel

In Germania qualcosa di muove, più per il ritorno dei socialdemocratici al governo ed i segnali sempre più forti che la crisi del mediterraneo potrebbe travolgere anche il reddito degli elettori renani e bavaresi, che per le accuse di Obama e degli USA. Persino alcuni falchi della Bundesbank sembrano averlo capito.

A Berlino forse c’è vita. Purtroppo, a Roma l’encefalogramma è piatto: la decadenza di Berlusconi o gli starnuti della Cancellieri contano molto di più. E il prezzo di anni e anni di dissennate politiche – restrittive oltre il buon senso in Germania e sbracate oltre l’indecenza in Italia – lo pagheranno intere generazioni di giovani.

Purtroppo, solo quelli che parlano la lingua di Dante.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83