You are currently browsing the tag archive for the ‘elezioni’ tag.

Le elezioni in Gran Bretagna vedono vincere Cameron. Ed è intrigante vedere che un partito con il 36% dei voti conquista la maggioranza assoluta dei seggi, mentre il secondo, a pochi punti percentuali di distanza, ne conquista molti meno. E il leader sconfitto non solo non cerca scuse, ma prende cappello e si dimette.

Legge elettorale

No, la cosa intrigante è vedere che un partito come l’UKIP (non il massimo della simpatia e dell’understatment, tra parentesi) conquistare il 13% dei consensi elettorali ma eleggere un solo deputato, mentre un altro (gli indipendentisti scozzesi) prendere il 5% dei voti ed eleggere 56 parlamentari, e nessuno dice niente. Anzi, anche in questo caso, il leader di quel partito, non grida al complotto, non si mette a strillare dietro alle telecamere e ai microfoni fumanti; ma prende e se ne va.

Questo succede in Gran Bretagna: nonstante risultati elettorali francamente poco rispettosi dei criteri di rappresentatività. Non che manchino critiche, problemi, divisioni anche aspre. Ma nessuno sta mettendo in discussione i risultati elettorali, o cerca scuse; anche se molti dicono che forse il sistema uninominale (parente in parte di quel Mattarellum che tanti critici della nuova legge elettorale italiana rimpiangono) andrà rivisto…e ci credo!

Non è questione di legge elettorale più o meno condivisibile (chi scrive, ad esempio, sull’Italicum ha qualche dubbio). E’ questione di un diverso grado di maturità democratica: spiace dirlo, ma su questo gli inglesi hanno ancora molto da insegnarci. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt (e stavolta ci sta proprio bene!).

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

Annunci

Ora non che non ci si dorma la notte, ma quando ca…spita sarà questo benedetto electionday, il giorno in cui saremo chiamati a votare per 8 regioni e per molte amministrazioni comuali?

ELEZIONI 2013: SEGGI ELETTORALI A ROMA

L’intento dell’electionday è nobile: risparmiare soldi e, anche, aumentare le probabilità che la gente si rechi a votare. Però a furia di cercare una data utile, si sta esagerando. In origine le elezioni regionali dovevano tenersi a marzo. Poi, con l’idea dell’electionday, sono state posticipate a maggio: tutti insieme appasionatamente, amministrative e regionali in tutta Italia, il 17 maggio. Benissimo. Poi però si è annunciato che la data sarebbe stata anticipata al 10 maggio. Adesso voci attendibili parlano di un nuovo spostamento, il 31 maggio.

Ora, ovviamente che si voti una settimana prima o una dopo può sembrare irrilevante. Ma – a parte che non è detto che lo sia per tutti e dappertutto – c’è un problema di garantire un minimo di decenza istituzionale ad un gesto (le elezioni, appunto) che dovrebbero essere la massima espressione di democrazia.

Senza facili ideologie, ma un governo così “decisionista” come mai è così indeciso sulla cosa più semplice del mondo, ovvero la data delle elezioni? E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Nessuno l’ha proclamato, ma ieri c’è stato uno sciopero. Lo sciopero degli elettori; per il momento limitato a due regioni, Emilia Romagna e Calabria. Poi, si vedrà. Ed è perfettamente riuscito.

sciopero-elettori

E’ stato uno sciopero generalizzato. Anche se, come è spiegato qui, qualcuno (Beppe Grillo) evidentemente poco avvezzo a far di conto ne ha pagato un prezzo più caro di tutti. Ed anche se qualcuno non ne ha risentito (Matteo Salvini), anche se non può cantare proprio vittoria, com’é invece spiegato qui.

Ma, con buona pace del premier e segretario del Pd (Matteo Renzi) a cui auguro di riuscire davvero a cambiare l’Italia che ne ha un gran bisogno, che certo ha vinto le elezioni ma perso metà dei suoi voti di qualche mese fa, com’é spiegato ancora qui, c’è poco da cantare vittoria per il 5 a zero e dire che l’astensionismo è un “problema secondario”. Perché quando c’é, se c’é, uno sciopero generale, anche se riesce, non è che debbano cadere i governi.

Ma quando c’é uno sciopero degli elettori, che sembra perfettamente riuscito (e che ha molte ragioni spiegabili, non tutte ascrivibili all’attuale governo – la questione non è vincere o perdere un Presidente o una Regione. La questione è che cade proprio la democrazia: #PensaciMatteo. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Fatto. Comparazione risultato elettorale del Movimento 5 stelle: alle politiche 2013 ha ottenuto 8.689.458 voti, alle Europee 2014 5.807.362

Nota ufficiale del gruppo parlamentare del M5Stelle. “non c’è stata nessuna emorragia di voti”, ma solo un “calo di consensi”. (occhio alla differenza, eh!). E ancora: “E’ sbagliato affermare che abbiamo perso quasi 3 milioni di voti. Considerando un’affluenza alle Europee attorno al 58% contro il 75% delle politiche dell’anno scorso è come se avessimo perso poco meno di un milione di voti”.

Non so se i parlamentari grillini abbiano voglia di capire i (per me) evidenti motivi per cui circa 2,8 milioni di italiani che li hanno votati un anno fa siano rimasti a casa e/o abbiano cambiato idea oggi. Ma so che neppure il peggior politico della prima repubblica avrebbe potuto partorire un comunicato stampa così grondante di democristianume..

Un,ultima cosa: indipendentemente dal fatto se si sia simpatizzanti del Pd, seguendo il “ragionamento” (si fa per dire…) dei parlamentari pentastellati il Pd alle politiche 2013 aveva ottenuto 8.644.523 voti e alle europee 2014 ne ha presi 11.203.231, dunque 2,6 milioni in più, nonostante l’aumento delle astensioni..dunque non avrebbe solo stravinto, ma proprio debordato.

Ma che grappa avranno bevuto?

Non so voi, ma le tecnicalità sulle leggi elettorali – pur comprendendone l’importanza – mi appassionano quanto i mitici film polacchi con sottotitoli in aramaico del mitico Fantozzi. Ma, lasciando a chi ne capisce più di me le riflessioni sui pregi e difetti della proposta del segretario del Pd Renzi, e lasciando alle dinamiche da azzeccagarbugli dei D’Alema, Salvini, Casini e soci le modifiche “migliorative” del Parlamento, una cosa non mi è chiara.

legge-elettorale

Il “Porcellum” aveva, tra le sue tante porcate, anche l’espediente di produrre “scientificamente” maggioranze non omogenee tra i due rami del Parlamento con il meccanismo dei premi regionali per il Senato. Bene: non mi sembra molto chiaro – e non mi pare che qualcuno lo abbia chiarito – come funzionerebbe l’italicum per il Senato. Obiezione: ma tanto è previsto che l’aboliranno. D’accordo. Però, a parte il fatto che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, visto che la Legge elettorale dicono di volerla approvare adesso mentre per il Senato i tempi saranno sicuramente più lunghetti, che Legge elettorale approverà il Parlamento?

Una Legge elettorale solo per la Camera? E cosa dovrebbe fare il Presidente della Repubblica, se non respingerla? Una Legge elettorale per entrambi i rami del Parlamento? Ma per quale diavolo di motivo dovrebbero inventarsi una complicata Legge che tenga conto della necessità della “regionalizzazione” del premio per il Senato per poi abolirlo subito dopo?

Sul Senato e sull’italicum, non ho le idee chiare. Forse sono ignorante. O forse qualcuno non la racconta giusta. Magari hanno in mente un bel Senato all’italicum; perché a prenderci per il didietro, non li batte nessuno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Mentre sull’Italia calano le ultime ombre di questa lunga notte che sembra non finire, mentre scende la pioggia – anzi, la grandine – della crisi, della disoccupazione, del default, cosa s’inventa il CasalGrillo? Chiede di tornare a votare con la legge “confezionata” dalla Consulta, il proporzionale puro con unico voto di preferenza.

beppe-grillo

Idea geniale, che spingerebbe all’ennesimo parlamento senza maggioranza che – a meno di un’improbabile conversione grillina a scelte di alleanza per governare assieme ad altre forze – riproporrebbe tale e quale la situazione attuale. L’unico risultato, a parte la propria autoconservazione e il ri-congelamento di milioni di voti alla sterile opposizione degli scontrini e del latrato senza costrutto, sarebbe rimettere definitivamente in gioco Berlusconi, che una giustizia lentissima e un Pd incapace di affondarlo (almeno fino ad oggi) potrebbero far tornare in auge, almeno come king maker se non come protagonista diretto.

E immaginiamo cosa accadrebbe: altri mesi senza scelte (come gli ultimi due anni), un parlamento praticamente paralizzato, un Paese allo sbando, l’attacco speculativo e chissà cos’altro. Il caos, insomma.

Che ad un miliardario di Nervi – al pari di buona parte della nostra classe politica, a cui purtroppo sta somigliando sempre più – non gliene freghi nulla del nostro destino può starci.

Che non freghi nulla neanche a noi, un po’ meno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Leggere l’analisi del voto fatta dal sempre più grande CasalGrillo non sorprende. Sconcerta. Perché è un’analisi lucida: i risultati del voto per l’Italia, dove metà degli elettori è delusa dai partiti e sceglie di non votare, è una sconfitta della democrazia. Peccato che sorvoli su un piccolo dettaglio: i più delusi di tutti sono quelli che tre mesi fa hanno votato per Grillo, che è quello che paga il prezzo più alto dell’astensionismo.

Il fine stratega di Nervi sorvola sul suo macroscopico errore: aver continuato a fare il guitto, l’”alieno”, l’anti-politico, dopo aver conquistato un terzo dell’elettorato. Aver scelto l’”aventino” anziché sfidare gli altri – Pd in testa – sui problemi italiani. Neppure il più autolesionista dei dirigenti del Pd ci sarebbe riuscito.

Il bello è che si persiste: anziché preoccuparsi di dare risposte ai veri problemi del Paese CasalGrillo e i replicanti a 5 stelle insistono su diarie, rimborsi elettorali e dirette streaming. Cose belle, ma bricioline rispetto a crisi economica, disoccupazione giovanile, sburocratizzazione, semplificazione istituzionale. Non capirlo è da finti tonti.

E’ vero che alle elezioni c’è stata una vittoria di Pirro. Solo che non è quella del Pd di l’altro ieri. Ma quella di Grillo tre mesi fa.

E questo, non capirlo, è da veri scemi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Caro Beppe (spero apprezzerai che stavolta non ti chiamo CasalGrillo), ho letto il tuo post “Vi capisco”, in cui contrapponi un’Italia migliore dei “lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e media imprese, studenti” sconfitta alle elezioni da quella peggiore, di quelli con la “sicurezza di uno stipendio pubblico, 4 milioni di persone, dai pensionati, 19 milioni di persone”.

Io faccio parte di quest’ultima. Nella mia famiglia c’è stato persino un galeotto: mio nonno, in galera per essersi rifiutato di fare la tessera del fascio durante Mussolini. I miei genitori hanno più di ottant’anni, sono in pensione dopo quarant’anni di lavoro in fabbrica. Io non ne parliamo: di umili origini, mi sono laureato, ho lavorato in una multinazionale dell’alimentare e ora dirigo un ufficio pubblico (uno dei 4 milioni di parassiti). Senza raccomandazioni né favori.

Non so se possa salvarmi ai tuoi occhi la presenza, nella mia famiglia, di una moglie disoccupata, una figlia precaria e un’altra che studia medicina. Pezzi di quell’Italia “migliore” descritta nel tuo post. Mi sa di no: in casa mia, nonostante alcuni di noi stiano nell’Italia “peggiore” e altri nella “tua”, quella “migliore”, nessuno ha mai votato per te.

Già, in famiglia abbiamo sempre votato tutti per il PCI, poi PDS, poi DS e poi Pd. Non sempre con grande convinzione, spesso non essendo neppure d’accordo tra noi. Siamo abituati a perdere le elezioni; le abbiamo perse tutte (tranne due vittorie di Pirro, nel 1996 e nel 2006), proprio come te stavolta.

Mi sa che nella tua analisi qualcosa non torna. Mi sa che non hai capito che con le tue scelte hai tradito la speranza di molti che, illusi dai tuoi “vaffa”, credevano tu volessi davvero cambiare l’Italia. Perché chi vive nel mondo reale sa che per cambiare davvero bisogna “sporcarsi le mani”. E bisogna avere gente capace di farlo. Doti che non s’inventano iscrivendosi assieme a amici e famigli ad un Meetup.

Secondo me – ed è un vero peccato, credimi – stai perseverando, condannandoti alla sparizione. Conosco tanti pubblici dipendenti e pensionati che ti hanno votato: gli farà piacere sapere cosa pensi di loro. E conosco tanti imprenditori, studenti, precari (l’Italia migliore, dici tu) che non ti sopportano e ti considerano un demagogo.

L’idea di due Italie contrapposte che fa ridere (o piangere, decidi tu): hai idea di quante famiglie ci siano come la mia, in cui convivono, si amano e soffrono assieme un marito cassintegrato o piccolo imprenditore, una moglie infermiera (dipendente pubblico), una figlia studente e un figlio precario? Migliaia, forse milioni. Te lo hanno ricordato anche molti commentatori prezzolati sul tuo post.

Scusami, ma solo a un miliardario che vive in un villone di Nervi poteva venire in mente una cosa così lontana dalla realtà. Forse sarà perché faccio parte dell’Italia peggiore, ma a leggere il tuo post ho avuto l’impressione che in Italia ci sia veramente un marziano che vive in una torre d’avorio, lontano dalla realtà del mondo.

E non è il D’Alema o il Cicchitto di turno. Sei tu.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Quando ci vuole ci vuole. Beppe Grillo stavolta ha ragione. Quando dice ai suoi elettori che hanno sbagliato a votarlo se volevano che poi il Mov5stelle si alleasse con i “vecchi partiti”. E quando invita coloro che si ritengono “delusi” dal mancato accordo con il Pd a votare, la prossima volta, per un “vecchio partito”.

Eh sì, Beppe ha ragione da vendere. Era abbastanza evidente che il suo intento non era quello di cambiare l’Italia, di darle un governo diverso, di renderla migliore di come l’hanno ridotta (vox populi, vox grilli) i “vecchi partiti”; che non ci sarebbero state “contaminazioni”, mediazioni, mezze misure. Quelle cose che da giovani si fanno – giustamente – meno, che sono proprie dell’ età adulta. E che spesso producono il mostro dell’inciucio, tradendo gli ideali; e talvolta fanno nascere il miracolo della “mediazione”, della sintesi tra posizioni di partenza apparentemente inconciliabili.

Sì, Grillo ha ragione: lui appartiene all’empireo, non sta nel mondo reale; è un equivoco in cui era difficile cadere. Poi si può discutere dei suoi reali fini: forse gli serve solo un bel palcoscenico per continuare a gridare i suoi vaffa (e diversi sono anche giusti, ammettiamolo) a destra e a manca. Forse davvero pensa di conquistare il “potere”, prendendo il 100 per cento dei voti, e allora – solo allora, a “scatola chiusa” – spiegarci che vuole fare dell’Italia.

Si tratta, in entrambi i casi, di forme – più o meno pericolose – di infantilismo. Ma Grillo ha ragione: è un comico, l’arte più vicina al fanciullino che si conosca. E il fanciullino non deve mica crescere.

Forse è ora che lo comincino a fare gli elettori.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Per ragioni familiari, sto passando la Pasqua tra casa ed ospedale. Ed è lì che, tra i “saggi” di Napolitano, l’incomprensibilità di Grillo, l’irresponsabilità del centrodestra e l’inconcludenza del centrosinistra, ho incontrato Mario.

Mario ha 46 anni e un sorriso che sembra una ruga triste. E’ nato senza reni, sua madre gliene ha donato uno quando aveva quindici anni. E’ in dialisi da sempre, ha il diabete. E da due mesi è in ospedale con una brutta polmonite. Ieri aveva 39 di febbre, e le infermiere cercavano pazientemente, senza riuscirci, di dargli l’antibiotico e la tachipirina.

Eppure, Mario non si lamenta. Parla, con un fil di voce, delle sue speranze, dei suoi sogni. Del futuro. Spera di superare questo brutto momento. E scherza persino sulla sua vita, che certo – ad occhio – non dev’esser stata una passeggiata.

Mi sono sentito, con rispetto parlando, una merda – io che a mia volta alla vita ho pagato un prezzo non da poco – con il mio pessimismo della ragione che ha quasi offuscato l’ottimismo della volontà. Gli ho augurato una Buona pasqua, una cosa che da tempo non facevo perché per me non ha avuto più senso.

L’Italia ce la farà, ce la deve fare. Nonostante Napolitano, nonostante Grillo, Berlusconi, Bersani. Nonostante i loro elettori, che hanno delle colpe anche loro anche se – da bravi italiani – hanno una certa propensione all’autoassoluzione.

Ce la deve fare: per Mario, e per i tanti Mario che ci sono.

E per farcela, basta tirare fuori il Mario che c’è in ognuno di noi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83