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La sentenza del Tar che ha rimesso De Magistris al suo posto come sindaco di Napoli, che potrebbe portare acqua al mulino di Berlusconi nella sua battaglia per tornare in Parlamento “a testa alta”, secondo qualcuno è una nemesi storica: il “buono” che aiuta, non volendo, il “cattivo”. Ma non è così.

De Magistris

Perché la storia è invece proprio “magistra vitae”, e insegna che da sempre nulla è più funzionale alla reazione e alla conservazione dei rivoluzionari “alla bar casablanca” (Cit. Gaber), specie che in Italia è particolarmente nutrita. Stia sereno De Magistris, e lo siano anche i suoi amici: la sua eventuale responsabilità non sarà quella di aver aiutato Berlusconi a tornare sulla scena politica per via di una sentenza del Tar, cosa peraltro dubbia perché i casi sono un po’ diversi.

No, la ragione è un’altra: non avere mai avuto alcuna politica credibile per averlo seppellito (politicamente, of course) con l’unica cosa che conta in democrazia: un progetto di Paese (o di città) che conquisti prima e con le elezioni e conservi poi con il governo il consenso dei cittadini.

E allora, Forza Italia. O, meglio, Forza De Magistris. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

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La vicenda del corteo contro la Ztl nel centro storico dei commercianti napoletani colpisce. Ma non tanto, o meglio non solo, per la scia di violenza e polemiche che si porta dietro. Colpisce perché è lo specchio deformato di una questione enorme, che ci ostiniamo a far finta di non vedere.

In tutte le città d’Italia i commercianti sono contro le Ztl; dicono che ne penalizza gli affari. E’ un’affermazione talmente infondata da non essere commentabile. Eppure viene reiterata: a Milano, a Roma, a Napoli, ovunque. Ma lasciamo stare i commercianti.

Perché questo è un atteggiamento è molto diffuso. Ci sono tante lobby: tassisti, avvocati, medici, insegnanti, e così via. Ognuno di noi, in qualche modo, fa parte di una categoria. E, in quanto tale, prima o poi si mette l’elmetto corporativo, infischiandone del bene comune, e s’aggrappa a luoghi comuni e ai suoi interessi particolari. Mettendosi di traverso a qualsiasi novità, anche banale, che non si sa mai. E prendendosela, ovviamente, con un’altra categoria. Che diventa il nemico, il capro espiatorio di tutti i nostri mali: insomma, una casta.

Ecco, la vicenda del corteo contro la Ztl a Napoli colpisce. Perché la casta, molto spesso, siamo noi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

C’erano una volta un sostituto procuratore che voleva indagare sul Presidente della repubblica e siccome glielo impedivano voleva andarsene in Guatemala e un sindacone partenopeo che fu eletto a furor di popolo. Assieme a un po’ di reduci comunisti e al magistrato dei Valori, si unirono per fare una rivoluzione civile.

Che bello, pensò un giornalettista di provincia, finalmente ci sarà una voce in più a lottare contro l’ingiustizia in Parlamento, che si occuperà di cose serie e non le manderà a dire ai furfanti, ai ladri, ai conservatori di questo Paese!

Ma purtroppo i sogni svaniscono all’alba: il magistrato tornato dal Guatemala prima si paragonava a Falcone (va bene che la modestia non è mai troppa, ma insomma…) e poi, scherzava con Berlusconi mentre attaccava la Bocassini. E il sindacone, mentre finiva il gasolio dell’azienda pubblica trasporti della sua città, diceva di non entrarci per niente, di non saperne niente…forse troppo impegnato a farsi vedere allo stadio a tifare il Napoli (da Berlusconi c’è sempre qualcosa da imparare).

Niente è più nemico delle rivoluzioni che conoscere meglio i rivoluzionari.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

C’è stato un tempo in cui Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha promesso un miracolo: ripulire Napoli dai rifiuti. Basta monnezza, basta smaltimento con gli inceneritori delle altre regioni e dell’estero, via alla raccolta differenziata capillare.

E’ passato un anno e mezzo ormai, ma a Napoli il problema dei rifiuti non è stato mica risolto: le strade sono un po’ meno sporche, ma solo perché continuano i rifiuti napoletani continuano a prendere la strada degli inceneritori di altre regioni italiane e dell’estero, con un costo di smaltimento molto alto.

La raccolta differenziata porta a porta non va avanti: i dati dell’osservatorio regionale dei rifiuti della Campania dicono che ad ottobre 2012, a Napoli arriva appena al 20,7 per cento. Meno di un anno fa, e come ai tempi della Giunta Jervolino.

Intanto il Sindaco di Napoli si prepara a farsi un partito, e di raccolta differenziata e di rifiuti non parla più volentieri. I miracoli, purtroppo, non si fanno.

L’unico autentico miracolo sarebbe liberarsi, una volta per tutte, dai demagoghi che appestano l’Italia. Che non sono solo quelli della “vecchia politica”.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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