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C’è grossa crisi; la gente è arrabbiata perché non riesce ad arrivare alla fine del mese: le tasse ci strangolano, la benzina aumenta, le bollette da pagare non finiscono mai; non se ne può proprio più. Tutto giusto, tutto vero.

C’è grossa crisi, però più della metà delle famiglie italiane getta via almeno una volta alla settimana prodotti alimentari. Uno studio dice che in ogni casa ogni anno più di 1600 euro di cibo finiscono nella spazzatura. Frutta, verdura, pane, pesce. A volte anche carne e latticini. Moltiplicato per tutte le famiglie italiane, fanno 39,4 miliardi di euro di sprechi.

C’è grossa crisi, ma anche ammettendo che sia una stima in eccesso, fosse anche la metà, è una cifra enorme; fa impallidire qualsiasi taglio di sprechi della pubblica amministrazione, fa svanire qualsiasi taglio dell’Imu o dell’Irap o dell’Irpef.

C’è grossa crisi, è vero. Soprattutto nel nostro modo di vivere. Nessun politico lo dirà mai, specie in campagna elettorale. Ma qualche volta, pensiamoci.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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Mentre discutiamo di primarie e parlamentarie, nel mondo cresce la domanda di cibo da parte di chi fino a ieri era povero (asiatici, sudamericani e altri). Mentre parliamo del futuro di Monti, la popolazione mondiale cresce vertiginosamente. Mentre ci accapigliamo sulla legge elettorale, vengono sottratti all’agricoltura terreni per costruirci, o per produrre biocarburanti.

L’aumento della domanda di cibo, la crescita delle popolazione, gli impieghi alternativi dei terreni agricoli, i cambiamenti climatici stanno causando una riduzione dell’offerta di alimentari, aumentando i prezzi dei cereali e, di conseguenza, dei mangimi. Quindi, crescono in modo veloce nel mondo il prezzo di pane e pasta, carni ed insaccati, latticini e uova.

Gli economisti la chiamano ag-flazione (inflazione dei prodotti agricoli). Per i paesi poveri del mondo, il colpo di grazia prossimo venturo. Per i paesi ricchi la prospettiva che da qui a vent’anni (un tempo in cui molti di noi saranno ancora vivi, e molti anche giovani) rischiamo di scannarci per un po’ d’acqua, di pane, di carne, di latte.

E allora quest’agitarsi su primarie, legge elettorale, futuro di Berlusconi (ancora?) sembra solo ridicolo. Ma forse è soprattutto tragico.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Ogni anno 1,3 milioni di tonnellate di cibo commestibile vengono buttate, più o meno un terzo del totale. Quel cibo sprecato basterebbe a sfamare 4 volte i circa 900 milioni di affamati. Per ogni persona denutrita ci sono due persone obese o in sovrappeso (circa 1,5 miliardi). E l’obesità è la causa di morte per 29 milioni di persone, mentre di fame muoiono 36 milioni di persone all’anno.

Sono cifre impressionanti. Eppure non suscitano alcuna emozione, alcuna mobilitazione. Qualche articolo inutile come questo; un convegno accademico per iniziati ogni tanto, e niente di più. Nessuna battaglia politica, nessun summit, nessun corteo, nessuno scontro con le forze dell’ordine. La soluzione al problema di dar da mangiare agli affamati non sembra così impossibile; eppure non si trova, anzi nessuno ci prova.

Il bello (il brutto) è che nessuno sa il perché. Siamo distratti dalle troppe “cause”, tutte nobili ed importanti, che sfilano ogni giorno? Siamo troppo concentrati sui nostri “piccoli” problemi personali per occuparci dei grandi problemi degli altri? Abbiamo perso fiducia nei grandi ideali e in tutte le “cause”, grandi o piccole? Forse per tutte queste cose insieme, o altre ancora.

Un sistema nel quale coesistono fame e sovranutrizione, spreco e scarsità di cibo e che continua a sembrarci lo stesso il migliore dei mondi possibili ha proprio qualcosa di grosso e profondo che non va.

Il cielo azzurro, lo stesso cielo che guarda muto obesi e denutriti, si specchia in questo mare di indifferenza. Scovare un briciolo d’umanità, in giorni così, diventa davvero difficile.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Basta sacrifici! Sono troppi e troppo duri. Gli italiani sono costretti a ridurre drasticamente (-18%) la spesa per il cibo durante le festività natalizie: è stato, secondo la Coldiretti, il peggior Natale dal 2000. La conferma che non bisogna tirare troppo la corda, che la gente è stufa e sfibrata.

Però, sempre secondo le stime della Coldiretti la spesa è stata complessivamente di circa 2,3 miliardi di euro. Che sono una cifra niente male: ad esempio, più dell’ammontare dell’intero Fondo nazionale Trasporti, su cui Regioni e Governo si sono accapigliate per mesi.

Grandi sacrifici, che non hanno però impedito che – sono sempre stime della Coldiretti – circa un quarto di quel cibo sia finito nella spazzatura. Insomma, se anzichè spendere 2,3 miliardi gli italiani ne avessero spesi di meno, 1,8 miliardi, nessuno ci avrebbe fatto caso, a parte gli operatori ecologici.

Forse servono più sacrifici. Specialmente pensando che in tanti, troppi, durante il Natale hanno seguitato a fare la fame.

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