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Stare per qualche giorno all’estero può disintossicare dalla politica italiana. Ma basta tornare a casa per tornare ad assistere alla sagra di chi la spara più grossa. Prendiamo il presunto “caso” dei 148 parlamentari abusivi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge elettorale, lanciato dal quotidiano Libero, ed immediatamente ripreso dal CasalGrillo prima e dal Fantuttone Brunetta poi.

Brunetta

Facciamo finta di non sapere che il secondo è tra i massimi esponenti del partito che quella Legge inventò, e che l’altro dimentichi di aver regolarmente presentato il proprio movimento alle elezioni ben conoscendone i contenuti.

E diamogli retta. Dunque, dichiariamo abusivi tutti i parlamentari: perché la sentenza della Consulta riguarda anche la mancata possibilità di esprimere preferenze, dunque tutti i parlamentari “nominati” sono ugualmente abusivi. Anzi, facciamo meglio: dichiariamo abusivi anche i due precedenti parlamenti, anch’essi figli del “Porcellum”, e quindi nulle tutte le leggi da essi approvate.

L’unica vera riforma costituzionale da fare, è l’abolizione della demagogia.

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Incredibile: Renato Brunetta ha detto una cosa giusta; è accaduto ieri, quando l’ex fantuttone ha fatto notare che, a una settimana dal “varo” della Legge di stabilità, nessuno ne conosce ancora il testo. Il bello è che nel frattempo si sono già scatenati articoli, interpretazioni, minacce di dimissioni di sottosegretari, minacce di scissioni di partiti di maggioranza, minacce di scioperi generali, e chi più ne ha più ne metta.

Patto-di-stabilità

Viviamo in una realtà così virtuale che bastano gli annunci, le linee guida della Legge di stabilità per scatenare il finimondo, ovviamente virtuale anch’esso: tutta fuffa. Il fatto vero, la mancanza di un testo su cui discutere (lo avranno già scritto o lo stanno scrivendo?), è un dettaglio irrilevante che resta sullo sfondo.

E continueremo così, a litigare sul nulla per giorni, fino a quando il fantasma della Legge di stabilità si materializzerà. E sarà totalmente ignorato, perché nel frattempo avremo già consumato il tempo a parlare di altre realtà virtuali, altri fantasmi da aspettare.

D’altronde, viviamo nel Paese dei sepolcri imbiancati.

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Per Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei Deputati, Piero Grasso, Presidente del Senato, e Laura Boldrini, Presidente della Camera, ovvero la seconda e terza carica dello Stato “lavorano per disegni organici a minoranze estremiste”.

Per Daniela Santanché, persistente candidata alla Vicepresidenza della Camera, Fabrizio Saccomanni, Ministro dell’Economia ed esponente chiave del Governo, “non è il ministro giusto al suo posto. Serve una visione diversa”.

Nel frattempo Re Giorgio II continua a decantare le lodi delle larghe intese e del bene supremo della stabilità politica.  Chissà se prima o poi si sveglia, ed usa la stessa solerzia con cui stoppò le imminenti sentenze del Tribunale di Milano per permettere a Berlusconi di “partecipare alla vita politica” poco prima della sua rielezione a Presidente della Repubblica.

Forse lassù l’aria si è fatta troppo rarefatta. Chissà.

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Un autorevole esponente del governo che ci ha regalato il prossimo aumento dell’Iva (governo Berlusconi, Ministro Giulio Tremonti) ha detto, giustificando i tagli che quel governo faceva al Ministero del Beni Culturali, che con la cultura non si mangia. Un altro autorevole esponente di quello stesso governo (Renato Brunetta) ha detto e dice che il rilancio dell’edilizia (più case, più capannoni, più cemento) è l’unico modo per far ripartire l’Italia.

Sarà anche vero, ma secondo un recente studio indagine l’economia della cultura (industrie culturali, industrie creative, patrimonio artistico e monumentale e performing ed arti visive) vale oltre il 5 per cento del Pil, circa 80 miliardi di euro, ed occupa circa 1,4 milioni di persone. Allargando l’orizzonte all’intera “filiera della cultura”, settori come il turismo legato alle città d’arte, il valore aggiunto prodotto schizza attorno al 15 per cento dell’economia nazionale. Non male: tutta la manifattura vale circa il 18 per cento del Pil. E la cultura “tira” anche in tempi di crisi. Nonostante in Italia si spenda molto meno che altrove per la cultura.

Il rilancio dell’Italia potrebbe passare anche per la cultura. Tutelando e valorizzando il tanto bello che abbiamo intorno, evitando di devastare il territorio, investendo e modernizzando i nostri beni culturali, dando fiato alla nostra industria culturale e creativa, che già da sola compete alla grande.

Perché l’intreccio tra cultura e bellezza, tra vivere bene e stare bene, al di là degli stereotipi, è uno dei tratti caratteristici dell’Italia, difficili da imitare. E quando l’Italia fa l’Italia, nonostante i suoi diecimila difetti, sui mercati internazionali vince.

Mangiando pane e cultura, saremmo un Paese migliore. E anche più ricco. Ogni tanto, ricordiamocelo. E spieghiamolo anche a Tremonti e Brunetta.

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Il ministro Zanonato di fronte alla platea di Confcommercio: “Vorrei dire che non aumenteremo l’IVA. Non è che non voglio, ma al momento non lo posso fare”. Perché quell’ entrata di 4 miliardi (decisa, per gli smemorati, dal Governo Berlusconi-Tremonti-Brunetta e confermata poi dal Governo Monti) è iscritta in bilancio e allora “se troviamo i soldi per eliminare l’aumento con tagli alla spesa lo eliminiamo altrimenti non lo possiamo fare”. La platea, a dimostrazione che la società è spesso più incivile dei politici che la rappresentano, anziché applaudire la rara prova di realismo e verità, fischia.

Ma il meglio deve ancora venire: Fantutton de’ Fantuttoni, al secolo Renato Brunetta, dice di comprendere i fischi perché “i governi servono per governare e non per testimoniare l’impotenza, o per produrre incertezza”. Se lo dice lui, autorevole ministro del Governo dello spread a 585 punti, c’è da credergli.

La riduzione dell’Iva si può fare, dice Brunetta. E le coperture? “La copertura può essere trovata nel maggior gettito Iva proveniente dalle maggiori entrate derivanti dalle fatture emesse dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione, non ancora conteggiate nei tendenziali, che da una prima stima ammonteranno a più di 4 miliardi di euro”. Ma de che? Di quali fatture si parla? Di quali stime? Fatte da chi? Se Brunetta lo spiega, subito il Nobel (di che lo vedremo).

Perché, dice Brunetta, “il governo, se vuole essere credibile, deve fornire, con tempestività, senza se e senza ma, le necessarie certezze. L’economia italiana, già allo stremo, non sopporta più vuoti annunci”. E Brunetta sa di che parla: la percentuale di vuoti annunci che ha fatto da ministro è più alta dell’Everest.

Chissà se la platea di Confcommercio a Brunetta l’avrebbe applaudito. Nel Paese dove il fascino della demagogia è sempre irresistibile, c’è da scommettere di sì.

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Renato il fantuttone non ha dubbi: quelle di Zio Silvio su Mussolini sono state parole di buon senso. Tutt’al più collocate in un momento sbagliato come la giornata della memoria. Renatino ha ragione: gli italiani, “pur condannando il regime, riconoscono nella storia quello che è stato”. Dunque, dichiara il nostro, “si riconoscono in Berlusconi”.

Bene, bravo, bis! Basta con questi nostalgici comunisti pseudo partigiani di maniera. In fondo, che è stato quel regime, a parte le leggi razziali? Una cosa da nulla, quasi un divertimento: ammazzavano gli oppositori (Matteotti, Gobetti, i Fratelli Rosselli) o li mandavano al carcere o al confino (Gramsci, Pertini). Ti obbligavano ad aderire al partito fascista, sennò ti mandavano in galera. Avevano abolito la libertà di stampa, di voto, di opinione.

A parte le leggi razziali e, ma in fondo è una sciocchezza, la rovinosa seconda guerra mondiale, Mussolini non ha mica sbagliato tanto. Zio Silvio ha ragione, a dispetto della solita propaganda filocomunista e vetero partigiana.

Meno male che c’è gente di buonsenso come Brunetta, a ricordarcelo.

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Ma non vi si sono illuciditi gli occhi ascoltando l’ex ministro “fantuttone” dire che non aveva i soldi per pagare la seconda rata dell’IMU e dunque ha dovuto chiedere i soldi in prestito alla banca? A me sì. In un attimo, ho visto scorrere davanti agli occhi tutte le volte che questo pover’uomo, assieme al suo collega Tremonti e al suo padrone Berlusconi, ha escogitato un provvedimento, un’idea, una legge, un programma che pian piano sono riusciti a portare l’Italia ad un passo dalla bancarotta.

E’ stata, ammettiamolo, un’operazione fantastica, che solo la nota modestia che contraddistingue il nostro Renatino fa dire – a lui e al suo padrone – esser dovuta ad un complotto dei tedeschi, dei banchieri, o di chissà chi altro. Saperlo adesso in bolletta proprio a causa del suo innegabile spirito di sacrificio, mi ha profondamente commosso.

Per questo, proprio ora che pare essere tornato – salvo smentite – nelle grazie del “padrone”, e gli starebbe dando consigli sulla strategia per combattere la battaglia delle elezioni sul terreno dell’economia ( e si vede) non si può sopportare di vederlo così.

Lancio una colletta. Per cavarcelo dai maroni. Se, possibile, assieme al suo padrone.

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Renato Brunetta è vivo e lotta insieme a noi. Plaudendo all’indignazione del ministro Passera – suo degno erede nella difficile arte del parlare tanto e fare niente – contro l’Europa, ha ricordato che fu la stessa Europa del non decidere a far cadere Berlusconi. Finalmente la verità viene a galla, ha detto, e speriamo che “questa operazione verità sia generalizzata come base per costruire il futuro”.

Dopo un periodo di silenzio davvero lungo da sopportare, finalmente il fantuttone è tornato. Lo descrivevano rintanato nella sua Venezia, disoccupato per colpa dell’Europa, ad occuparsi giorno e notte – come capogruppo dell’opposizione – della sua città, dove si candidò come Sindaco un paio d’anni fa, buscandole sonoramente dal centro sinistra.

Invece no. Anzi, proprio mentre tornava sulla scena, è stato “licenziato” dai suoi ex sostenitori e colleghi di partito al Comune di Venezia. Motivo, le troppe assenze in Consiglio Comunale. Persino la lista civica che portava il suo nome, “Brunetta”, è stata rinominata “Impegno per Venezia, Mestre, isole”.

Serve anche qui un’operazione verità, base per costruire un futuro migliore.

Anche questa, potete scommeterci, è colpa dell’Europa.

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L’Ufficio veneziano dell’Unesco aveva deciso tempo fa di organizzare un convegno sul “futuro di Venezia e della sua laguna nel contesto del cambiamento globale”: oltre 60 esperti internazionali, tra cui Renato Brunetta, veneziano e ministro, chiamati a discutere per tre giorni delle sfide legate al mutamento climatico, che Venezia e la sua laguna dovranno affrontare. Ma quel convegno non si farà.

Lo ha chiesto ed ottenuto il governo italiano. Perché? Pare che a mettersi di traverso sia stato – nonostante i gravosi impegni “economici” di questi giorni – proprio l’eroico ed instancabile piccolo grande. Sembra non abbia gradito la presenza tra i relatori di alcuni esperti contrari al Mose, il mega-progetto da 5 miliardi e mezzo di euro che il governo – Brunetta in primis – vuole ostinatamente portare avanti nonostante molti pareri contrari da parte dei residenti della laguna.

Molti esperti interessati hanno confessato di non capire perché non si possa tenere un convegno “neutro” dove si possa discutere e persino dividersi tra esperti favorevoli e contrari ad un progetto, al di là delle opinioni di un governo e di non comprendere questa passione per il “pensiero unico”.

Come si vede che non sono italiani contemporanei.

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Renato Brunetta vara l’operazione riscatto. Un piano per la rinascita dell’Italia illustrato ieri e prannunciato in un’intervista ad un quotidiano durante la quale ha detto anche che “per contrastare il declinismo e l’immobilismo interessati di settori industriali e bancari italiani” occorre dispensare “vitamine” sviluppiste per integrare gli “antibiotici” rigoristi già assunti dal Paese”.

Il riscatto dell’Italia lo si attende da tempo immemorabile. E’ fuori di dubbio che al Paese servano vitamine sviluppiste. E’ certo che declinismo ed immobilismo siano un danno per la nostra nazione, che non possiamo più permetterci. E’ arrivato qualcuno che finalmente lo dice, senza peli sulla lingua. Bravo!

Una sola domanda, per curiosità: che grado di parentela ha questo signore con quel Brunetta che fa il ministro, autorevole esponente di quel partito che governa l’Italia (paese immobile e in declino, a cui nessuno somministra vitamine “sviluppiste”) da oltre un decennio?

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