You are currently browsing the tag archive for the ‘alessandro’ tag.

L’estate sta arrivando. E come sempre, in questo tempo indeciso tra il sole che brucia la pelle e il vento del sud che scompiglia i capelli, ritornano pensieri, colori ed odori di un tempo che sembra sempre più lontano. Quell’odore di medicine in quella piccola stanza a due passi dal cielo; tu che ancora dormi mentre un avviso di sole accende la spiaggia e il luccichio del mare.

Cose che si dimenticano, come milioni di cose della vita perse nel mare dei ricordi, passano e vanno via. Passerà il Gaslini, passeranno questi bambini senza capelli e senza futuro, il nome impronunciabile di una malattia crudele che si porta via la gioia e la vita. Passerà la musica che urla nelle radio, come passano i governi, le guerre insensate, gli inverni freddi e le notti d’estate.

Perché tutto passa, in questo grande quadro bianco che è la vita. Ognuno lascia tracce del proprio cammino, piccoli scarabocchi di passaggio che il tempo, o un soffio di vento, cancellano dolcemente. Ma alcune linee, brevi o lunghe che siano, lasciano una scia; una traccia che fatica a passare, che non si dimentica.

E allora mi alzo, e guardando la mia sera che scende intravedo un leggero sorriso. E mi sembri tu, come quelle mattine di allora con il sole che accende la spiaggia e il mare che luccica. In questo giorno che tramonta, davanti a questo cielo freddo e a questo tempo che non perdona. Lo so che sei qui, in qualche modo sei qui. E c’è il tuo sorriso.

Una cosa che non dimentico, piccolo amore mio.

Dedicato a tutti i bambini senza futuro, a tutte le vite spezzate, e ai medici e infermieri del Gaslini. a chi si dedica a loro, per il loro e il nostro futuro. Per non dimenticare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci

E’ difficile se non impossibile, a poche ore dalla festa più importante dell’anno – almeno per la parte del mondo in cui ci è toccato vivere – dire qualcosa che non sia banale, risaputa, consunta. Specie nel 2012, anno che ricorderemo tra i peggiori degli ultimi vent’anni, almeno dal punto di vista economico.

In realtà, non sarà un giorno poi così diverso dagli altri: qualcuno nascerà, qualcun’altro morirà; ci sarà gente felice per niente, altra triste per un nonnulla. Come ieri, come domani. Eppure è un giorno che sembrerà diverso. Un giorno perfetto, come sospeso, in case immerse in un’aria di festa che a molti, quest’anno più del solito, sembra finta.

Case come quella casa Cupiello del grande De Filippo, dove padri e figli, moglie e marito, fratello e sorella non hanno più molto da dirsi, dove tutto sembra inautentico, come in un teatro, o in un presepe. Un giorno perfetto, un piccolo sogno dove rifugiarsi dalla realtà, anche se solo per poche ore.

Perché passato Natale la vita riprenderà, esattamente dove l’abbiamo lasciata; e quel giorno perfetto fatto di ingenuo candore, di pacchi e pacchetti, cenoni, ipocrisia, dolci, noia, auguri, sorrisi veri e falsi lascerà il posto al riemergere del tran tran quotidiano, che ci amareggia il cuore e spegne i nostri sogni.

Eppure, proprio mentre tutto si confonde in questa melma di ipocrisia noiosa possiamo incontrare il “nostro” sogno, quello autentico, che ci trascina con sé riportandoci alla vita. E’ un sogno che ti guarda dritto negli occhi e ti regala un sorriso: uno splendido, semplice, tranquillo sorriso di bambino.

Un sogno che può, deve, diventare progetto. Ed è più facile se accanto a noi camminano gli Angeli. Non quelli che alcuni sognano volino nel cielo; ma quelli veri, che sono al nostro fianco ogni giorno: il padre a cui non rivolgiamo mai un sorriso, il figlio che ignoriamo mentre diventa grande, gli affetti e gli amici che quasi dimentichiamo, persi dal nostro correre quotidiano verso un nulla che prima o poi ci raggiungerà, sotterrandoci per sempre.

Sì, questo sogno è possibile: pensare che è il nostro dovere di uomini e di donne che camminano a tentoni su questo mondo continuare a camminare al fianco dei tanti angeli che, sporcandosi le mani, combattono per un buon domani. Per vivere, non per sopravvicere. E che, camminando controvento, rendono questo cammino più bello da fare.

Per un domani che non sarà mai perfetto. E per questo è bello aspettare che arrivi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Chissà perché.

Succede sempre, in questi giorni caldi di inizio estate. Riguardo i vecchi album di fotografie, osservo il solo oltre le colline, e penso ad un mattino opaco di ottobre. Cammino tra i saliscendi verso il Gaslini, l’ospedale dei bambini, gli occhi spenti. Passo, tra le auto in sosta, tra padri disperati che dormono per terra o si fanno la barba per strada. Entro in corsia, passo accanto a stanze semibuie, studi di medici, la cucina.

La tua stanza è piccola, tu dormi ancora, un avviso di sole accende la spiaggia e il luccichio del mare. Ti rigiri assonnato nel letto, mentre tua madre ci saluta dolcemente e se ne va. Siamo qui soli, e penso che prima o poi passerà questo tempo indeciso, quest’odore di medicine, questa stanza a due passi dal cielo. E questo vento dentro di noi volerà via, svanirà come la neve al sole; e i ricordi del cuore che gelano il sangue mentre aspettiamo davanti a una sala operatoria saranno solo cose che avremo dimenticato.

Sì, tutto passerà, come milioni di cose della vita che ti passano accanto e sono già perse nel mare dei ricordi. Dimenticate. Passerà il Gaslini, passeranno questi bambini senza capelli e senza futuro. E il nome di questa malattia crudele che ti ha preso sarà solo un’altra delle cose che dimentico. Passerà, come passano i governi, le guerre insensate, gli inverni freddi e le notti d’estate.

La nostra vita scivolerà via, e passeranno le nostre corse in bicicletta, e la musica che urla nelle radio verrà dimenticata. Passeranno anche le canzoni che cantavi squarciagola,  e anche gli ultimi giorni della tua vita troppo breve. Tutto passerà, come questa triste scia di auto che vanno verso un cimitero dietro a una piccola bara bianca, tutto finirà in fondo al pozzo dei ricordi. Cose che gli uomini dimenticano.

Passeranno così le emozioni, le giornate di sole senza più calore, le notti d’amore, senza più amore. E anche i visi, i colori, gli odori del presente scivoleranno silenziosi nell’oblio. I primi giorni di scuola, gli amori, il lavoro che non va, le auto in coda, le ipocrisie, le strette di mano, i manifesti con la pubblicità, le piccole gioie, le falsità, sono tutte cose che dimentico.

E adesso che è quasi sera, la mia sera scende sul cuore, e continuo a pensare che in questo grande quadro bianco che è la vita molti lasciano tracce del loro cammino, come piccoli scarabocchi di passaggio. Scarabocchi che il tempo, o un soffio di vento, cancellano dolcemente. Ma alcune linee, brevi o lunghe che siano, sono più luminose, più vere, e lasciano una scia, una traccia che fatica a passare, che non si dimentica. Pensieri felici anche nella tristezza.

E allora mi alzo, e c’è un leggero sorriso, e mi sembri tu, come quelle mattine di allora. Sempre, anche adesso, in questo mio giorno che tramonta, davanti a questo cielo freddo e a questo tempo che non perdona. Lo so che sei qui, in qualche modo sei qui. E c’è il tuo sorriso.

Una cosa che non dimentico, piccolo amore mio.


Il tuo papà.


Dedicato a tutti i bambini senza futuro, a tutte le vite spezzate, e anche a medici e infermieri del Gaslini. Per non dimenticare.

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme
perché non cerca più e non chiede
perché non crede più e non dorme
Qui nel girone invisibili
per un capriccio del cielo
viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo
il gelo
Cose che Dimentico
C.De André – F.De André – C.Facchini

Happy Feet ha nuotato per giorni, percorrendo 4 mila chilometri di mare. E’ arrivato stanco, confuso e assetato, ed ha cominciato ad ingoiare ciò che trovava, ma anziché placare la sete si è sentito male. Happy Feet è un pinguino imperatore: cercava la neve dell’Antartide, ma è approdato su una spiaggia in Nuova Zelanda. Voleva il ghiaccio ma ha ingoiato sabbia, rischiando di morire. Forse guarirà, ma non si sa se potrà mai tornare a casa.

Un pinguino confuso da chissà cosa, forse destinato a finire i suoi giorni in uno zoo neozelandese. Sembra il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry: un bimbo smarrito che vaga nel deserto in cerca di un po’ di acqua, per tornare a casa dalla sua rosa che l’aspetta, l’unica nell’Universo. Come tanti di noi che vagano a tentoni nel deserto buio di questi tempi incerti.

Speriamo che il pinguino imperatore guarisca e che in qualche modo qualcuno – come il pilota e il serpente nel Piccolo principe – lo aiuti a tornarsene a casa, tra i ghiacci e il cielo terso dell’Antartide. Un po’ come noi, che andiamo smarriti nel deserto di questo mondo alla ricerca di un senso che non c’è.  Speriamo con tutto il cuore che ce la faccia. E non per uno scontato “happy end”. Ma perché “ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo”. E soprattutto perché “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Nuota, Happy Feet. E che il mare ti sia lieve.

Pubblicato su Giornalettismo

Una domenica come tante, in un posto come tanti, in attesa del pranzo. Un pensiero come tanti, mentre il mondo se ne va per i fatti suoi. Non è facile, in questa notte della repubblica, restare a guardare questo Paese che sta affondando nella melma senza neppure provare a reagire.

Già, perché pur se non mancano – lodevoli – scatti di orgoglio in certe nicchie di opinione pubbblica, il corpaccione molle di questo straordinario ma spesso irritante stivale che affonda il tacco nel mediterraneo è assolutamente indifferente alla "temepesta perfetta", alla danza immobile in cui è immerso da mesi e, per certi versi, da anni.

Comincio ad avere una certà età, ad averne viste molte. Alcune anche più brutte di questa. E so che passerà, perché – per fortuna o per disgrazia – tutto scorre. Il problema è come. Perchè, a guardarla da qui, da questo pigro mattino di domenica, l'Italia sembra davvero una vecchia bella addormentata: come preda di un incantesimo malriuscito, dorme da cent'anni, in attesa di un ipotetico principe azzurro che spesso è un rospo travestito. Ma non si è accorta che, dormendo e sognando, s'è fatta vecchia, ed è ormai un avvizzito pezzo di carne in attesa di decomporsi.

Ci vorrebbe un miracolo. Eppure, a dispetto dell'evidenza e del pessimismo della ragione che spesso mi prende, ai miracoli si può anche credere. Forse da queste macerie, come accadde nel 1945, riusciremo a trovare uno scatto d'orgoglio autentico e collettivo, non riservato alle sole elites illuminate. Proveremo a svegliarci tutti insieme da questo torpore, a liberare le energie positive – tante, ancora tante – che questo Paese ogni tanto tira fuori.

Nonostante tutto le tocchi, le vedi, le senti. Sono una piccola ragione d'allegria. Un ottimismo della volontà. Da coltivare.

Buon tutto!

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Più passano i giorni e più c’è una cosa che non mi va giù. E’ una delle tante promesse fatte dal nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso del suo discorso durante la manifestazione di sabato scorso. Ed è la promessa che il suo governo sconfiggerà il cancro entro tre anni.

 

Non voglio dire che il cancro lo sconfiggeranno i medici ed i ricercatori (come i mafiosi li arrestano i poliziotti e i magistrati e non i governi). Non voglio neppure dire questo governo brilla – più o meno come molti altri – per il totale disinteresse verso la ricerca, alla quale vengono destinati fondi irrisori, indegni di un paese che si proclama avanzato come il nostro.

 

Voglio dire solo che ai politici si perdonano le promesse vane. Fa parte della loro natura. Almeno di quelli da 4 soldi, come la stragrande maggioranza di quelli italiani. Ma anche nel promettere ci vuole un briciolo di decenza. E questo limite, caro Presidente Berlusconi, lei lo ha varcato davvero.

 

Andando oltre l’irrimediabile stavolta. Sarà che il cancro l’ho conosciuto, come molti, e mi ha portato via ciò che avevo di più caro al mondo. Ma stavolta ho pensato che in un paese civile, per questa frase, l’avrebbero dovuta prendere a pomodorate. Non batterle le mani.

 

E mi stupisce anche perché Lei il cancro lo ha conosciuto, lo ha combattuto e per fortuna lo ha vinto. Dovrebbe ricordarselo. E chiedere scusa. Almeno stavolta.

Le mamme e i papà lo sanno: la vera grande preoccupazione della vita è che i figli si ammalino. La paura che si ammalino gravemente, il terrore inconfessabile che si ammalino di una malattia grave. Cancro, leucemia, tumore: parole che i genitori cercano di non ascoltare e a cui non si vuole pensare perché l’idea che possa toccare al proprio figlio è inconcepibile. L’idea, già, l’idea…Purtroppo però ci sono bambini e genitori che affrontano davvero questa realtà con tutto il carico di dolore che si portano appresso. E se alcuni tumori oggi sono curabili quasi al 100% altri, purtroppo, hanno ancora tassi di mortalità alti.

Tra questi il Neuroblastoma, che già dal nome somiglia ad un mostro dei nostri peggiori incubi. Una forma tumorale che colpisce le cellule nervose dei gangli simpatici, che rappresenta il 10% di tutti i tumori maligni dei bambini. Il Neuroblastoma è di gran lunga il tumore più frequente nei primi 5 anni di vita e, nonostante i tanti progressi della ricerca scientifica, ha ancora un tasso di mortalità di circa il 40%. Giornalettismo ha già parlato varie volte del Neuroblastoma. Non ci stanchiamo di farlo perché siamo convinti che sia necessario informare: solo conoscendo la malattia possiamo sperare sia di diagnosticarla in tempo (più è precoce la diagnosi maggiori sono le possibilità di curarla) sia di aiutare la Ricerca a trovare una cura definitiva.

Oggi vogliamo segnalare l’apertura su Giornalettismo di uno spazio interamente dedicato al Neuroblastoma e alle nostre iniziative informative e/o di raccolta fondi che si chiama “Insieme contro il Neuroblastoma” (http://neuroblastoma.giornalettismo.com) che nasce dall’unione delle forze dei Comicomix, dei giornalettisti e degli ZiiWeb. Uno spazio che vuole informare e fare da subito qualcosa. La prima iniziativa è un Concorso riservato agli alunni delle Scuole dell’Infanzia (le ex-materne). Perché la caratteristica curiosità dei bambini saprà smuovere l’interesse dei loro educatori e genitori verso un male che colpisce bambini loro coetanei. Il concorso è incentrato sul libro di favole, “C’era una volta… Il Regno di Ferro di Cavallo” degli ZiiWeb, già in vendita, e i cui ricavi sono interamente devoluti all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma (www.neuroblastoma.org).

Cosa bisogna fare? Semplice: va disegnata la copertina della seconda edizione del libro, che sarà arricchito da una nuova storia. Il disegno, predisposto dalle classi della scuola materna che parteciperanno, verrà pubblicato sul sito Insieme per il Neuroblastoma e sarà  scelto dai lettori. Quello che piacerà di più ai lettori vincerà una copia in versione Deluxe dello stesso, più una copia in edizione standard per ciascun alunno della classe da cui proviene il disegno. I disegni che arriveranno al secondo e terzo posto riceveranno una copia Deluxe.

Il disegno deve arrivare entro il 10 maggio 2010, via email a ziiweb09@gmail.com o via posta a  “ZiiWeb – Via Piastroni, 29 – 56121 Riglione – PI”, le votazioni online si terranno dal 21 maggio 2010 al 5 giugno 2010, i disegni vincitori saranno annunciati entro il 10 giugno 2010 e contestualmente verranno spediti i libri!. In ogni caso, il bando integrale lo trovate a questo link.

Il tema del concorso è questo: “C’era una volta un brutto mostro cattivo di nome Neuroblastoma. Un giorno il mostro arrivò nel Regno di Ferro di Cavallo e decise di portarsi via il piccolo Principino dei Comicomix: da allora il Re, la Regina e le Principesse sue sorelle combattono assieme all’esercito dei buoni (l’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma) per cercare di uccidere il mostro e liberare per sempre i bambini dalla sua minaccia. Qualche anno dopo, in occasione della nascita del Principino Angelo, son giunti nel Regno di Ferro  di Cavallo gli ZiiWeb (fate, streghe, folletti e maghi dai magici poteri della parola) che hanno donato i loro poteri all’esercito dei buoni cercando di radunare quante più persone possibile per sconfiggere il mostro. Gli ZiiWeb sanno  che se si è in tanti a fare anche un piccolo gesto ciascuno si possono ottenere grandi risultati. E adesso, anche grazie a tutti i piccoli gesti, il mostro Neuroblastoma non c’è più!”.

Allora, cosa aspettate? Andate a disegnare! E se siete un po’ troppo cresciuti o non avete bambini piccoli, comunque fare qualcosa anche voi: passate parola, passate parola, passate parola… E se vi va potete fare anche un Piccolo gesto. Una donazione, anche piccola, all’Associazione per la lotta al neuroblastoma.

Questo post è di Lisa Perni ed è stato pubblicato originariamente su Giornalettismo. Partecipate numerosi!!!

Il capodanno è per definizione il momento dei bilanci, e dei propositi. Non siamo capaci di riflessioni di questo spessore. Noi siamo solo capaci di lasciare parole nel vento, piccole, inutili, e a volte pure scioccherelle. E’ trascorsa la notte di san Silvestro, in cui abbiamo (quasi) tutti festeggiato, come polli d’allevamento, brindando all’anno nuovo con il sorriso sulle labbra ma con la dannata voglia di fare un tuffo giù. La notte con cui abbiamo salutato un decennio che è stato chiamato “gli anni zero”. Un decennio piatto, nel quale non è accaduto nulla di buono, nessuna delle cose che sembravano a portata di mano all’alba del nuovo millennio. Un decennio attraversato dalla grande paura del terrorismo, e concluso con la più grande crisi economica dal dopoguerra ad oggi.

Anni pieni di speranza per un nuovo inizio di questo mondo, che invece si è avvitato su se stesso, si è perso in un’eterna transizione dove un’epoca al tramonto, una civiltà agonizzante non riesce a lasciare il posto ad una nuova era. Scorrono sotto gli occhi questi anni: gli anni dell’11 settembre, delle guerre preventive, dello Tsunami dell’oceano indiano che distrusse 230 mila vite, il fallimento di Lehman Brothers. E i problemi che incancreniscono: inquinamento, disuguaglianze crescenti tra nord e sud del mondo. E qui nel nostro paese, gli anni di Silvio, sempre Silvio, nient’altro che Silvio. Tutto finito: gli anni zero ci salutano, e noi li salutiamo, senza rimpianti

Adesso iniziano gli anni dieci. Siamo ancora tutti qui, come ieri, in questo mondo che sembra davvero volare, veloce come il vento, verso l’ignoto domani che al tempo stesso inquieta e incuriosisce, tutti ancora immersi in un’allegria un po’forzata che nasconde centomila punture di spillo, i piccoli e grandi dolori che ognuno si porta con sé, amarezze e disillusioni, per un torto subito, un amore perduto, per un senso che non c’è.

L’augurio, forse un po’ scontato, è che il pantano in cui è caduto il mondo, e in particolare l’Italia, cominci a dissolversi. Che in questi anni dieci si provi un po’ tutti, come individui e come paese, ad uscire dal guscio e ad esprimere quel qualcosa di speciale che ognuno di noi ha ancora dentro sé. Che i nodi e le contraddizioni smettano di essere rimossi, tra rassegnazione e impotenza: dal nuovo ordine mondiale al New deal della green economy, e da noi l’eterno dibattito tra berlusconiani ed antiberlusconiani che da più di un decennio soffoca il nostro paese.

Per tutti noi, si può partire da una cosa semplice, ma che molti sembrano avere dimenticato: VIVERE la propria vita, brutta o bella che sia, senza guardarla passare come spettatori inebetiti. Dieci anni sono lunghi, e sprecare anche i prossimi non sarebbe un peccato. Sarebbe un delitto.  Pensare con la propria testa, a partire da quest’anno, il 2010, in cui nel mondo e qui da noi non mancheranno problemi, contraddizioni, ostacoli da superare, grandi e piccoli. Come ha detto qualcuno: anche se il 2010 probabilmente non sarà eccellente, né ottimo né buono, forse neppure sufficiente, sperando almeno di sopravvivere.

In quest’anno che verrà noi di Comicomix, come è stato detto qui su Giornalettismo, “nel nostro piccolo, continueremo a provare a rompere le scatole a tutti. Anche a chi ci legge: offrendo i punti di vista più disparati senza concedere alcun privilegio o alcuna franchigia ad alcuno, per questioni di appartenenza”. Anche se siamo tutti consapevoli che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà, oggi, sotto il cielo liquido di quest’Italia addormentata, in questo anno che verrà, in questo decennio che verrà, proviamo a scordare quel brivido freddo come una puntura di spillo che ci avvelena i pensieri. Smettiamo di aspettare ‘a nuttata c’ha dda passà. Perché come sappiamo tutti, il sole sorge ogni giorno.

Buon tutto!

Il post è stato originariamente pubblicato su Giornalettismo

P.s.:Giorgio Gaber ha lasciato questo mondo 7 anni fa, ma noi continuiamo a far finta di essere sani, dentro questa nave grande che va (anche se non si sa dove va), senza sottostare a questa libertà obbligatoria, non sentendoci tanto italiani (anche se per fortuna o purtroppo lo siamo). E continuando a pensare che c’era il pensiero. Ricordando che c’è una fine per tutto, e non è detto che sia sempre la morte. Non smettiamo di combattere, e non smetteremo. Non ancora

Il Natale 2009 è alle nostre spalle. La festa più importante, comunque la si pensi, per quest’angolo di mondo, è passata. Ed è difficile scrivere ora qualcosa che non sia già stato detto, pensato, scritto…Si può pensare, come ha fatto Dickens, ai nostri natali: quelli del passato, del presente e del futuro.

E’ ormai banale ripetere che ci sono tanti che l’hanno trascorso in qualche parte sperduta dell’Africa, o dell’Asia con poco da bere e da mangiare. E’ inutile parlare di chi lo ha trascorso appeso a una flebo di chemio in un grande ospedale. A chi può interessare, dopo la grande abbuffata di doni, regali, vivande di questi due giorni?  Per fortuna, come sempre, possiamo fare appello al bellssimo Natale in casa Cupiello di Eduardo de Filippo. Quella casa dove padri e figli, moglie e marito, fratello e sorella non anno più nulla da dirsi, dove tutto è nascosto in una melma di apparenza ed ipocrisia. Dove tutto è inautentico.
Come in un teatro, o se si vuole in un presepe. Un piccolo sogno dove rifugiarsi dalla realtà, anche se solo per poche ore.

A noi piace però pensare ad un mondo dove il sogno non è la fuga da una realtà brutta ed immodificabile, ma la proiezione verso l’utopia, magari irraggiungibile. un progetto per il quale vale comunque la pena di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Un sogno in cui non rifugiarsi, ma in cui credere, combattere, anche sporcandosi le mani con quella realtà così inguardabile, fatta di guerre, sangue innocente, indifferenza e ipocrisia.

Un sogno che può diventare progetto. Che deve diventare progetto. Ed è più facile se al nostro fianco camminano amici, persone. Angeli. Non quelli che alcuni sognano volare nel cielo. Quelli che camminano al nostro fianco ogni giorno. Il padre a cui non rivolgiamo mai un sorriso, il figlio che ignoriamo mentre diventa grande, i nostri affetti che quasi dimentichiamo, persi dal nostro correre quotidiano verso un nulla che prima o poi ci raggiugne e ci sotterra per sempre.

Sì, questo sogno è possibile: anche adesso che il natale è passato, anzi soprattutto adesso. Pensare che è il nostro dovere di uomini e di donne che camminano a tentoni su questo mondo far sì che ci sia un giorno in cui sarà davvero Natale in tutte le case Cupiello, per tutti coloro che, in Europa, in Africa, in Asia e ovunque nel mondo, si trovano a passare per un attimo breve come un sorriso, in questo pazzo mondo, pieno di tante meraviglie e di tante cose da cambiare.

Un sorriso per tutti gli angeli che, sporcandosi le mani e camminando controvento, rendono questo cammino più bello da fare.

Buon tutto!

Oggi, per la prima volta da quando è nato, cediamo lo SCrabocchio ad un amica, Lisa72, che ha pubblicato quest’articolo su Giornalettismo

Ci risiamo: tra poco più di un mese è Natale. Questo vuol dire che son qui a scrivervi perché voglio qualcosa da voi: cinque minuti del vostro tempo per finire di leggere il pezzo e infine un’opera di bene

Questa volta non sono da sola. Infatti con me ci sono cinque blogger che ho avuto il piacere di incontrare e che posso fregiarmi di chiamare amici: amici con i quali magari non sei sempre in accordo ma che al momento giusto sanno trovare il modo di darti una mano o che condividono le tue follie. Follie tipo quella di scrivere tutti assieme un libro: “C’era una volta… Il Regno di Ferro di Cavallo

“Nel Regno di Ferro di Cavallo, al maniero dei Comicomix è gran festa per la nascita del piccolo JuniorX. Il re MisterX e la regina LadyY, assieme alle principesse JollyViola e Nin@, ne han dato il lieto annuncio e la lieta novella ha travalicato i confini del regno giungendo fino alle lontane dimore degli ZiiWeb ( fate, streghe, folletti e maghi dai magici poteri della parola) che subito si son riuniti in Consesso per elargire i loro magici doni. “A te, piccolo nipotino, noi ZiiWeb ci apprestiamo a donare versi, paragrafi e strofe perché tu possa trascorrer lieti momenti ascoltando dalle voci di chi ami le parole che abbiam scritte per te. Ti auguriamo che possano aiutarti a coltivare la fantasia, il sorriso, l’amore e la voglia di sapere.”

UN LIBRO PER UN PICCOLO GESTO – Sì, noi 6 siamo gli ZiiWeb del piccolo junior, al secolo Angelo e il libro lo abbiamo scritto in occasione della sua nascita, un libello di fiabe, filastrocche e racconti senza grandi pretese letterarie, scritto con la speranza di far sorridere lui e tutta la sua splendida famiglia, sempre capace di regalare un sorriso nonostante la vita. I Comicomix fanno parte di quella cerchia di amici di cui scrivevo sopra anzi, forse ne sono il perno perché in realtà ci siamo trovati grazie ai loro scarabocchi e grazie al sorriso del loro splendido Alessandro che accoglie i lettori del loro Scarabocchio. Alessandro è il fratello più grande di Angelo, ma nessuno di noi lo ha potuto incontrare perché se lo è portato via quattro anni fa un tumore dell’infanzia che si chiama Neuroblastoma; una malattia che colpisce circa un bambino ogni mezz’ora nel mondo, e che rappresenta la prima causa di morte per i bambini di età inferiore ai 6 anni. Il 23 luglio 1993, 20 persone tra medici e genitori, fondano un’associazione: l’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma con l’obiettivo di riuscire a debellare questo male e i Comicomix sono affianco dell’Associazione in questa lotta però, come avete letto qui su Giornalettismo, anche la solidarietà risente della crisi e questo è il punto in cui vi chiediamo un’opera di bene. Un piccolo gesto.

IL WEB E LA BLOGSFERA POSSONO FARE QUALCOSA – L’ho scritto molte volte: a differenza di certi politici che vanno in tv a parlare senza conoscere l’argomento, noi siamo convinti, perché ne facciamo parte attiva e perché ne conosciamo diversi, che il mondo “virtuale” dei blogger non sia fatto tutto di delinquenti bensì di persone e come nel mondo al di qua dei monitor ci sono i cattivi e i buoni così nel web. A questi ultimi ci rivolgiamo chiedendo il loro appoggio per una iniziativa solidale che ci sta a cuore. Convinti che sia comunque, se non proprio obbligo, almeno responsabilità di ciascuno di noi fare quanto è in suo potere per rendere questo mondo il migliore possibile e seguendo l’idea che molti che fanno “poco” possono portare un buon risultato alla causa che promuovono.  E qui finiamo: il libello scritto per Angelo è stato rieditato e illustrato con i disegni realizzati dai Comicomix e in questa nuova veste noi ZiiWeb abbiamo deciso di pubblicarlo e venderlo devolvendo tutti i ricavi all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma con la speranza di regalare qualche sorriso non solo a chi ci volesse leggere ma anche a chi potrà essere aiutato da questo piccolo gesto. Se avete voglia di darci una mano intanto vi lasciamo il link del blog creato per promuovere l’iniziativa e una data, la data ufficiale del lancio: il 25 novembre 2009.. e non è una data scelta a caso…

Scitto da Lisa72 e pubblicato originariamente su Giornalettismo

Vi chiediamo di condividere, di far sapere a più persone possibile di quest’ iniziativa e di acquistare il libro. Regalerete un sorriso a tanti bambini che hanno tanto bisogno di sorridere.

Grazie!

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83