Il caso De Luca e l’atteggiamento del premier Renzi sono un capolavoro da applausi: si fanno le primarie e le vince, appunto, De Luca; che, com’è spiegato qui, è un candidato illegale. Inoltre, a prescindere dalle sue qualità, dal suo essere più o meno “scomodo” o “presentabile”, dalle sue capacità amministrative, certo non è proprio una bandiera della rottamazione di cui si vanta il nostro Presidente del Consiglio nonché segretario del Pd.

De Luca

Ma è fuori di dubbio che De Luca sia il candidato del Pd in Campania, ovvero, in una delle due regioni dove più incerta è la lotta e dove un’eventuale vittoria del Pd sarebbe più “importante”. Tra tutte le scelte possibili di Renzi e del suo enturage (revisione della Severino, sconfessione del candidato, al limite perfino ignavia) si è scelto di “fare campagna elettorale per il Pd, ma non per De Luca”. Geniale.

Ma la legge elettorale regionale non elegge un Presidente di Regione? E dunque, la qualità intrinseca del candidato non è un fatto determinante? E non siamo dentro, in questa “terza repubblica”, ad un sistema politico fortemente “leaderistico” (di cui il nostro premier è sicuramente eccellente interprete)? E dunque votare per un partito non significa anche votare anche per un leader, a meno di non fare un’improbabile campagna per il voto disgiunto?

Nell’era renziana si è scelto di rottamare; ed era ora. Purtroppo, non è al momento in agenda la rottamazione dell’ipocrisia. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXtquotidiano