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Finita la direzione del Pd, raccolti i cocci, un povero cristo che guarda – interessato ma non appassionato – fa fatica a capire. Tra Renzi & c. da una parte e minoranza (pardon, minoranze) dem dall’altra, chi ci capisce è davvero bravo.

Pd

Perché?

Primo, l’oggetto del contendere. Difficile capire perché si rompe un partito su una legge elettorale e non su temi sensibili (lavoro, welfare, giustizia, ambiente). Difficile non pensare a (futuri?) regolamenti di conti sulla compilazione delle liste.

Secondo, l’evidente mancanza di volontà di trovare un’intesa. Di Renzi & C., colpisce la mancanza di volontà di ascolto e il non voler capire che è onere del “capo” non solo decidere (giusto) ma anche “fare la sintesi”; delle minoranze dem, la strana idea di democrazia mirabilmente espressa da Francesco Boccia (“La direzione? E’ inutile, perchè tanto decide la maggioranza”…Francè, guarda che si chiama così mica a caso, eh)

Terzo, la scarsa coerenza “politica” sul punto: da un lato, è difficile pensare che sia impossibile un accordo tra Renzi e una parte del suo partito per mancanza di fiducia mentre per Renzi a lungo Berlusconi e Verdini sono stati “affidabili”. Dall’altro, è difficile capire l’ostinata negazione dell’Italicum delle minoranze dem, anche perché passare da una porcata in cui non potevi scegliere nessuno ad una in cui puoi scegliere qualcuno si fa un passo avanti, non uno indietro; e perché non pare proprio che il dilemma preferenze sì preferenze no sia un tema “di sinistra”. Anzi.

Il regolamento di conti puzza solo di “politicume” da lontano un miglio. La “ditta” deve essere di tutti, caro Renzi. Ma la “ditta” è ditta anche quando non ne sono io il capo, cari Bersani, D’Alema, Fassina. E’ triste questa guerra “a chi ce l’ha più lungo” totalmente priva di agganci ai contenuti.Triste e scoperta.

Se finirà con un ennesimo compromesso al ribasso, con nuove elezioni, con trattative di bassa lega su un posto da ministro, o nella sguaiata scissione con incerti approdi dei renziani verso un vero e proprio partito di centro destra e delle minornaze dem verso l’ennesimo triste contenitore di nostalgici travestiti da “vera sinistra” lo vedremo.

Di sicuro, l’ennesima botta (l’ultima?) alle speranze che un vero partito riformista di sinsitra nasca in Italia. E dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno (e non da oggi). E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

“Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è bisogno di farne 3.”  Bravo ministro Poletti. E come impiegare gli altri due? “Non troverei niente di strano se un ragazzo lavorasse 3 o 4 ore al giorno per un periodo durante l’estate, anziché stare solo in giro per le strade”. Ecco delle vacanze intelligenti! Bravo ministro. Puro buonsenso. E dalla platea, giù applausi.

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Bene, bravo, bis. Solo alcune domande.
A che età inizierebbe questo percorso formativo: a 14 anni? E per quelli prima? Vogliamo fare direttamente dalla prima elementare? Perché così sarebbe lavoro minorile
Questi ragazzi lavorerebbero retribuiti? E con che stipendio? Perché sennò sarebbe sfruttamento.
Ma se venissero pagati come da contratto, i datori di lavoro sarebbero “obbligati” ad assumerli o potrebbero scegliere? Perché magari non gli interessa.
E non è che “fregherebbero” il posto ad altri lavoratori? Perché così addio benefici da jobs act.
Mi sa che questo puro buonsenso assomiglia a una stronzata. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Per pagare le pensioni dei dirigenti d’azienda, l’Inps preleva risorse dal fondo dei lavoratori dipendenti. E mica due euro: dai 3 ai 4 miliardi di euro negli ultimi anni. E’ la stessa Inps a spiegarlo qui. In compenso però, l’importo medio della pensione dei dirigenti italiani è circa 4 volte l’assegno dei lavoratori dipendenti.

pensioni dirigenti

Questo curioso meccanismo in cui i più abbienti drenano risorse ai meno facoltosi è frutto di leggi del passato; cioè il frutto – certo non l’unico – delle regole perverse che hanno governato il sistema pensionistico che abbiamo ereditato. Sempre l’Inps stima che se le pensioni dei dirigenti venissero ricalcolate con il metodo attualmente vigente, gli importi scenderebbero del 23 per cento. Un esempio: un dirigente andato in pensione nel 1990 con un assegno di 3.585 euro percepisce nel 2015 una pensione di oltre 1.500 euro lordi più alta di quella che avrebbe percepito con le regole contributive attuali.

Qualcuno chiama queste situazioni “diritti acquisiti”: qualcun altro le chiama profonde ingistizie. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

La tangente c’è e (purtroppo) si vede. Certo – non fasciamoci troppo la testa – non è un fenomeno solo italiano. Ma da noi sembra particolarmente diffuso.

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Quello su cui dovremmo riflettere meglio è sul perché. E la risposta purtroppo non è poi così difficile: perché molti la ritengono un peccato veniale, un male necessario, una cosa sopportabile e comunque funzionale in un paese mai davvero unito, mai davvero pronto a “diventare adulto”, in cui la “scorciatoia” del favore è sempre meno faticosa della “pretesa” del diritto.
E poi, si sa, una mano lava l’altra,  no?
Ecco perché in questa bell’Italia del miracolo si schiaffeggiano magistrati e “moralisti” e di accarezzano corrotti e “uomini del fare”.
Ma non prendiamocela con i politici, per favore. Purtroppo siamo tutti un po’ pazzi per la tangente. E chissà che verrà dopo. O, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

Ora non che non ci si dorma la notte, ma quando ca…spita sarà questo benedetto electionday, il giorno in cui saremo chiamati a votare per 8 regioni e per molte amministrazioni comuali?

ELEZIONI 2013: SEGGI ELETTORALI A ROMA

L’intento dell’electionday è nobile: risparmiare soldi e, anche, aumentare le probabilità che la gente si rechi a votare. Però a furia di cercare una data utile, si sta esagerando. In origine le elezioni regionali dovevano tenersi a marzo. Poi, con l’idea dell’electionday, sono state posticipate a maggio: tutti insieme appasionatamente, amministrative e regionali in tutta Italia, il 17 maggio. Benissimo. Poi però si è annunciato che la data sarebbe stata anticipata al 10 maggio. Adesso voci attendibili parlano di un nuovo spostamento, il 31 maggio.

Ora, ovviamente che si voti una settimana prima o una dopo può sembrare irrilevante. Ma – a parte che non è detto che lo sia per tutti e dappertutto – c’è un problema di garantire un minimo di decenza istituzionale ad un gesto (le elezioni, appunto) che dovrebbero essere la massima espressione di democrazia.

Senza facili ideologie, ma un governo così “decisionista” come mai è così indeciso sulla cosa più semplice del mondo, ovvero la data delle elezioni? E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Il caso De Luca e l’atteggiamento del premier Renzi sono un capolavoro da applausi: si fanno le primarie e le vince, appunto, De Luca; che, com’è spiegato qui, è un candidato illegale. Inoltre, a prescindere dalle sue qualità, dal suo essere più o meno “scomodo” o “presentabile”, dalle sue capacità amministrative, certo non è proprio una bandiera della rottamazione di cui si vanta il nostro Presidente del Consiglio nonché segretario del Pd.

De Luca

Ma è fuori di dubbio che De Luca sia il candidato del Pd in Campania, ovvero, in una delle due regioni dove più incerta è la lotta e dove un’eventuale vittoria del Pd sarebbe più “importante”. Tra tutte le scelte possibili di Renzi e del suo enturage (revisione della Severino, sconfessione del candidato, al limite perfino ignavia) si è scelto di “fare campagna elettorale per il Pd, ma non per De Luca”. Geniale.

Ma la legge elettorale regionale non elegge un Presidente di Regione? E dunque, la qualità intrinseca del candidato non è un fatto determinante? E non siamo dentro, in questa “terza repubblica”, ad un sistema politico fortemente “leaderistico” (di cui il nostro premier è sicuramente eccellente interprete)? E dunque votare per un partito non significa anche votare anche per un leader, a meno di non fare un’improbabile campagna per il voto disgiunto?

Nell’era renziana si è scelto di rottamare; ed era ora. Purtroppo, non è al momento in agenda la rottamazione dell’ipocrisia. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXtquotidiano

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