Che la povertà sia aumentata rispetto a qualche anno fa è un dato di fatto, talmente scontato che non si dovrebbe neppure ricordare le  statistiche Istat  che parlano di oltre 10 milioni di poveri, non molto meno del doppio rispetto agli anni che hanno preceduto l’espoldere della crisi.

povertà

Sarà scontato, ma non è che se ne parli molto. Non è una priorità per molti, e meno che mai per i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, nè tantomento pe ril parlamento italiano. Un rapporto di Actionaid mostra che su oltre 35 mila atti presentati durante questa legislatura (iniziata a marzo 2013), solo 286 si occupano di inclusione sociale e disagio economico. Nei diversi disegni di legge, appena il 6 % contiene norme in favore di cittadini in condizioni di disagio economico, e di questi appena il 2,7% sono stati approvati.

Non è dunque un caso se l’Italia è priva di una misura nazionale contro la povertà, ed è assieme alla Grecia l’unico Stato membro dell’Unione Europea a non aver adottato alcuna forma di reddito minimo garantito. In compenso, confermiamo gli impegni per l’acquisto di F35, non adottiamo incisivi provvedimenti anticorruzione, rinviamo sine die alcune scelte in materia di revisione della spesa che potrebbero, con la centralizzazione degli acquisti piuttosto che con degli accorpamenti di partecipate nazionali e locali, per non parlare poi della lotta all’evasione fiscale, per trovare le risorse che ci permetterebbero di finanziare provvedimenti di giustizia ed equità sociale.

Nessuno, neanche quei partiti che agitano demagogicamente ogni tanto queste questioni, ha mai fatto una vera battaglia politica (o, almeno,  mediatica) sul tema.

La verità? Non frega niente a nessuno. Ma la verità ti fa male, lo so. COme la povertà. E chissà che verrà dopo, o se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano