You are currently browsing the monthly archive for febbraio 2015.

La vicenda di Gino Paoli, che si è – meglio tardi che mai – dimesso da Presidente della SIAE per una storia di presunta evasione fiscale colpisce per la lettera di dimissioni in cui il cantautore genovese, certo “di non aver commesso reati” difende la “sua dignità di uomo perbene”.

Uomini perbene

La storia di Gino Paoli farà il suo corso giudiziario. Per lui come per tutti gli altri – per tutti, capito Beppe Grillo? – vale la presunzione di innocenza. Colpisce però la logica, a cui pochi sfuggono, e che si legge tra le righe della sua lettera di commiato da Presidnete della SIAE tra ciò che è giusto e ciò che è reato. E su come questo sia sufficiente per restare “gente perbene”.

Perché questo paese è pieno di “italiani brava gente”. Quella gente perbene che si fa i fatti suoi, infischiandosene della “Res publica” e pensa solo al proprio particulare; e pazienza se poi il Paese va in malora. E ci si può guardare allo specchio tranquilli e sicuri, perché in questo strano e straordinario Paese può capitare che ciò che è “ingiusto” magari è “legale” (grazie magari ad un buon avvocato o commercialista), e siamo tutti contenti, brava gente che pensa ai casi suoi e in fondo che male c’é per così fan tutti e “la legge non lo vieta”.

Nessuno vuole giudicare nessuno ma nessuno può chiamarsi fuori. Magari usare i fatti di cronaca – comunque vadano a finire, perché da queste parti il garantismo è davvero una cosa seria (capito Beppe?) – per riflettere sulla sottile linea che separa la “gente perbene” dai “furbetti”. E provare a stare dalla parte giusta oltre che da quella “legale”.

Perché dalla gente permale mi guardo io, da quella perbene mi guardi iddio. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Annunci

Che la povertà sia aumentata rispetto a qualche anno fa è un dato di fatto, talmente scontato che non si dovrebbe neppure ricordare le  statistiche Istat  che parlano di oltre 10 milioni di poveri, non molto meno del doppio rispetto agli anni che hanno preceduto l’espoldere della crisi.

povertà

Sarà scontato, ma non è che se ne parli molto. Non è una priorità per molti, e meno che mai per i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, nè tantomento pe ril parlamento italiano. Un rapporto di Actionaid mostra che su oltre 35 mila atti presentati durante questa legislatura (iniziata a marzo 2013), solo 286 si occupano di inclusione sociale e disagio economico. Nei diversi disegni di legge, appena il 6 % contiene norme in favore di cittadini in condizioni di disagio economico, e di questi appena il 2,7% sono stati approvati.

Non è dunque un caso se l’Italia è priva di una misura nazionale contro la povertà, ed è assieme alla Grecia l’unico Stato membro dell’Unione Europea a non aver adottato alcuna forma di reddito minimo garantito. In compenso, confermiamo gli impegni per l’acquisto di F35, non adottiamo incisivi provvedimenti anticorruzione, rinviamo sine die alcune scelte in materia di revisione della spesa che potrebbero, con la centralizzazione degli acquisti piuttosto che con degli accorpamenti di partecipate nazionali e locali, per non parlare poi della lotta all’evasione fiscale, per trovare le risorse che ci permetterebbero di finanziare provvedimenti di giustizia ed equità sociale.

Nessuno, neanche quei partiti che agitano demagogicamente ogni tanto queste questioni, ha mai fatto una vera battaglia politica (o, almeno,  mediatica) sul tema.

La verità? Non frega niente a nessuno. Ma la verità ti fa male, lo so. COme la povertà. E chissà che verrà dopo, o se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

La morte di Nicole poco dopo il parto avvenuto nella clinica privata Gibiino di Catania per una crisi respiratoria e per la successiva serie di eventi su cui, speriamo, la magistratura farà chiarezza lascia davvero increduli, come ha detto il presidente Mattarella. Soprattutto per lo squallido spettacolo di scaricabarile che ne è seguito. E sul solito buttare in pasto all’opinione pubblica “polvere negli occhi” e sviare l’attenzione da altre, non meno gravi, responsabilità.

Sanità_tagli

Perché è probabile – sarà la magistratura ad accertarlo – che, come ha detto il Procuratore Giovanni Salvi, “Le responsabilità penali sono dei singoli” e delle decisioni prese in quelle ore. Perché è possibile che anche alcuni aspetti dell’organizzazione del sistema dell’emergenza della sanità catanese abbia fatto cilecca. ma non basta a capire perchè quella bambina è morta.

Tutti fanno finta di dimenticare che da anni il sistema sanitario nazionale è sotto attacco: le risorse che diventano sempre più scarse, e questo significa ridurre il numero dei posti letto, quantità e qualità dei macchinari e delle attrezzature mediche, il numero delle strutture e la loro diffusione nel territorio. E questa politica oltre un certo limite non rimuove solo gli “sprechi” (che ci sono) ma finisce per ridurre, inevitabilmente, la risposta ai bisogni di salute, l’efficenza del sistema. E l’eventuale errore umano diventa più probabile.

Quando riduci le risorse del sistema, a lungo andare non ti puoi lamentare se i posti per la rianimazione neonatale non sono dappertutto, se i macchinari salvavita sono “tutti occupati” (a Catania, 38 posti per 12 mila nati all’anno), se il trasporto in elicottero “di notte non è attivo” perché altrimenti “costava troppo”. Se tagli le risorse al sistema pubblico sanitario, magari per favorire quel “privato” che poi ci si accorge non essere attrezzato quando arriva, perché ogni tanto arriva, l’emergenza poi devi farti qualche domanda.

Se il caso di Noemi servirà solo a “tagliare qualche testa”, come ha detto l’Assessore regionale alla Sanità siciliana, Lucia Borsellino, sia di medico o di direttore generale, o se servirà – come ha detto la Ministro Beatrice Lorenzin – solo a commissariare la sanità siciliana, non avremo come al solito capito nulla.

Se non ci domandiamo, una volta per tutte, quanto siamo disposti a pagare per mantenere una risposta adeguata del sistema sanitario nazionale, certo limitando gli sprechi, migliorando l’organizzazione ma smettendola di fare tagli indiscriminati, non avremo capito nulla. Nicole sarà morta invano. Perché, oltre che la malasanità, l’ha uccisa la malapolitica che adesso si batte il petto e proclama “giustizia”.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

L’Expo 2015 sarà un evento straordinario per discutere di cibo, sostenibilità ambientale, equità. E sarà una grande vetrina per l’Italia. Sabato, all’hangar bicocca, si è cominciato a discuterne nel merito. Dicono ci fosse un sacco di gente: più di 1.500 tra politici, giornalisti, esperti. Persino il Papa. E dicono che si sia discusso di tutto: del mondo che ha fame, del rischio di penuria d’acqua, di educazione alimentare, di squilbri, delle cose da cambiare. Tanti bellissimi discorsi, confronti, idee. Poi, ovviamente, è arrivato il momento del buffet.

Expo2015

Che, come si conviene in occasioni così importanti, è stato bellissimo. Fantasmagorico. Rutilante. Stupendo. I più di 1.500 si sono messi in fila e, tra un discorso e l’altro, hanno preso piatti, forchette e bicchieri di plastica e si sono abbondantemente serviti. Insomma, se so’ messi tutti a magnà. E, per la cronaca, hanno spazzolato (quasi) tutto. Perché siamo ecosostenibili, e nun se butta via gnente!

Chiedo scusa. Sarò un moralista, ma quelle scene nella mia testa si sono sovrapposte ad altre: quelle dei bambini africani denutriti in fila per un po’ di cibo, che spesso non c’é, continua a non esserci e (temo) non ci sarà neppure dopo il diluvio di discorsi, eventi, occasioni e dibattiti dell’Expo2015.

Perché, se da tempo sappiamo che il cibo che viene prodotto nel mondo sarebbe sufficiente già adesso per sfamarci (bene) tutti, se coesistono da decenni parti di pianeta in cui vivono milioni di persone denutrite (o peggio) accanto a altri pezzi di mondo con milioni di obesi, la questione dev’essere un po’ troppo complicata per esser risolta con eventi che ripetono i nostri (stanchi) riti di convegni, eventi, kermesse dove, continuando a parlare di cambiamento, tutto continua a restare sempre e comunque come prima.

Expo 2015 che sta errivando, tra qualche mese passerà. In Africa si stanno già preparando: nessuna novità. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Una ricerca del National Bureau of Economics ci conferma che la disuguaglianza aumenta nel mondo. Grandi disuguaglianze crescono, come dicevamo qui. La ricerca conferma non solo che esiste la disuguaglianza, e che essa aumenta (ormai lo abbiamo capito), ma che essa tende ad aumentare in modo esponenziale.

Disuguaglianza

Perché se siamo tra i fortunati ad avere un lavoro “normale” (sì, oggi per molti già questa è una “fortuna”) nell’arco della nostra vita lavorativa il nostro reddito crescerà all’incirca del 38%. Se apparteniamo alla cerchia dei “privilegiati” quei pochi che già sono (quasi) ricchi, l’aumento nell’arco della vita lavorativa sarà del 230%. Ma se siamo tra i Paperon de’ Paperoni, la crescita del reddito arriverà a percentuali del 1450%. Wow!

Dunque, non solo le condizioni di partenza non sono uguali per tutti, ma se si parte già in vantaggio si corre più veloce. E si va più lontano. Anche ammettendo che esista un livello di disuguaglianza “accettabile”, anche ammettendo che per certi versi sia un “sano” stimolo a migliorarsi, una “spinta” al progresso del mondo, così pare davvero un po’troppo: certifica la sostanziale assenza dell’ascensore sociale, e una situazione che finisce per “avvitarsi” su se stessa. Un danno per l’economia, un’ingiustizia sociale, una cosa inaccettabile.

La domanda allora nasce spontanea: ma se questo è ormai assodato, se ricerche su ricerche ce lo confermano, se brillanti economisti ne spiegano anche gli effetti perversi (ad esempio, essere la vera causa della crisi da domanda che sta attanagliando il mondo) perché il 95% delle persone – poveri, ceto medio e anche benestanti sempre più “arrancanti” – non s’incazzano davvero? No perché ci si incazza per molte questioni, anche giuste: per il lavoro che non c’é, per i politici che rubano, per la crisi che non passa, per le politiche di austerity, e via dicendo. Ma sulla crescita esponenziale della disuguaglianza ci si incazza poco, se ne parla poco; e comunque sempre “a latere”. Come se non sia la “chiave” del problema

Sembra quasi che la disuguaglianza piaccia a molti. O che ci si sia rassegnati a “subirla” senza fiatare.

Magari chissà, se c’incazziamo un po’, qualcosa finisce per cambiare. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83