Guardare lo spettacolo dell’ennesima diaspora annunciata del Pd – che non si sa mai se stia per Partito democraticvo o per Partito disintegrato – non si sa se metta più tristezza o rassegnazione. Indipendentemente dai torti e delle ragioni di Renzi e i suoi neo democristiani o dei nipotini di quella che fu la “ditta” ex PCI. Ed anche dal fatto se, come spesso è capitato, una riaggiustata di facciata ai cocci ci sarà anche stavolta.

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Non si sa se fa più rabbia l’inutile esibizione “muscolare” della maggioranza renziana, che – al netto di retoriche evitabilissime di sindacalisti, reduci incalliti di una “sinistra ideale” che, diciamolo ai più giovani, non è mai esistita – sembra davvero più interessata a “vincere” che a “convincere”, facendo finta di non sapere che prima o poi se non si convince si finisce anche per “non vincere”, com’è accaduto all’ ex Bersani. O se fa più rabbia la “resisitenza umana” a prescindere della minoranza, di cui l’unica cosa che appare chiara è che per loro Renzi ha torto a prescindere, anche se dice e propone – e ogni tanto gli capita – qualcosa di giusto e addirittura di “sinistra”.

Non si può neanche dire che il Pd stia morendo; perché forse non è mai nato. Quello che lentamente muore nel (vano) ascolto di una discreta parte – forse, una maggioranza – di cittadini italiani è l’idea che possa esistere in Italia un partito moderno per una sinistra moderna. Perchè, cari amici e compagni del Pd, non so se tra una battaglia di posizione e l’altra ve ne siete accorti, ma ce ne sarebbe un grandissimo bisogno.

Perché le vecchie disuguaglianze (quelle care alla sinistra dei nostri padri e nonni) tornano di moda; quelle nuove, che magari non guardano solo ai “diritti acquisiti” ma alle “opportunità di futuro” crescono e si moltiplicano. Ma no, siete troppo distratti a regolare i vostri conti interni, a combattere le vostre (ridicole, se viste con gli occhi dei bisogni del “vostro” popolo) battaglie di “principio”; ultima, in ordine di tempo, quella ligure.

Chissà se cambierà. La primavere, intanto, tarda ad arrivare. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano