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E così Mattarella sarebbe il cavallo di Troia per scardinare il patto Renzi – Berlusconi, per disintegrare l’oscuro patto del Nazareno che da un anno intossica la politica italiana: il “compagno” Mattarella è l’anello per (ri)celebrare un “nuovo inizio” tra la “sinistra democratica” e la maggioranza renziana.

Riforma elettorale: Renzi tenta l’intesa con Berlusconi

Oddio, tutto può essere. Ma – a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca – il sospetto è che siamo davanti alla solita pantomima, il solito gioco delle parti a cui la politica italiana ci ha abituati, in perfetta continuità tra la prima, la seconda e la terza repubblica.

Sembra un po’ strano che il centrodestra non gradisca un “gentiluomo democristiano”, il cui unico peccato sembra essere l’aver detto no alla Legge Mammì; ma era uno o due secoli fa. Sembra anche strano che la sinistra democratica (che tra i grandi elettori è tutt’altro che minuscola) sia tutta felice di votare un “gentiluomo democristiano” anziché i non pochi cavalli di razza della “ditta”, che comunque avrebbero ricevuto il gradimento di Sel e dei cani sciolti che non vogliono andare a casa e che il Pd tutto avrebbe comunque il dovere di sostenere, né più né meno di Mattarella.

Forse è solo un (bel?) videoclip, questo “litigio” Renzi Berlusconi. Come la vecchia gag di VIanello-Mondaini, sulle note di Charles Aznavour. E sembra già di leggere i titoli di coda: continuiamo così, a farci perculare. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

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Io non so per certo cosa succede alla Grecia e all’Euro con Tsipras. Lo scopriremo solo vivendo. Ed è bellissimo questo diluvio di applausi che da sinistra (e anche da destra, miracoli dell’Europa!) cala sul giovane primo ministro ellenico trionfatore alle elezioni. So però per certo che la “scommessa” del neo premier greco è sostanzialmente, di ridare fiato ai suoi concittadini – stremati da politiche di austerità assurde e da diktat della Troika indifendibili da chiunque sano di mente – sostanzialmente rinegoziando il debito che il suo Paese ha con il resto d’Europa. Ovvero con noi.

Tsipras_syriza

Come ci viene spiegato minuziosamente qui, i contribuenti italiani sono tra i maggiori creditori della Grecia. Dunque, se Tsipras avrà successo, il rifiatare dei greci (che è cosa buona e giusta) verrà ottenuto scaricandone una parte non banale del costo sui contribuenti (anche) italiani.

Non so se anche questa sia una cosa buona e giusta: forse sì; ma forse anche no.

Ma una cosa la so: non è, non può essere, non sarà mai di sinistra. O, almeno, dell’idea di sinistra che io avevo in mente quando ero ragazzo. Io che mi sento (ancora) di sinistra. E chissà che verrà dopo. O, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Guardare lo spettacolo dell’ennesima diaspora annunciata del Pd – che non si sa mai se stia per Partito democraticvo o per Partito disintegrato – non si sa se metta più tristezza o rassegnazione. Indipendentemente dai torti e delle ragioni di Renzi e i suoi neo democristiani o dei nipotini di quella che fu la “ditta” ex PCI. Ed anche dal fatto se, come spesso è capitato, una riaggiustata di facciata ai cocci ci sarà anche stavolta.

pd

Non si sa se fa più rabbia l’inutile esibizione “muscolare” della maggioranza renziana, che – al netto di retoriche evitabilissime di sindacalisti, reduci incalliti di una “sinistra ideale” che, diciamolo ai più giovani, non è mai esistita – sembra davvero più interessata a “vincere” che a “convincere”, facendo finta di non sapere che prima o poi se non si convince si finisce anche per “non vincere”, com’è accaduto all’ ex Bersani. O se fa più rabbia la “resisitenza umana” a prescindere della minoranza, di cui l’unica cosa che appare chiara è che per loro Renzi ha torto a prescindere, anche se dice e propone – e ogni tanto gli capita – qualcosa di giusto e addirittura di “sinistra”.

Non si può neanche dire che il Pd stia morendo; perché forse non è mai nato. Quello che lentamente muore nel (vano) ascolto di una discreta parte – forse, una maggioranza – di cittadini italiani è l’idea che possa esistere in Italia un partito moderno per una sinistra moderna. Perchè, cari amici e compagni del Pd, non so se tra una battaglia di posizione e l’altra ve ne siete accorti, ma ce ne sarebbe un grandissimo bisogno.

Perché le vecchie disuguaglianze (quelle care alla sinistra dei nostri padri e nonni) tornano di moda; quelle nuove, che magari non guardano solo ai “diritti acquisiti” ma alle “opportunità di futuro” crescono e si moltiplicano. Ma no, siete troppo distratti a regolare i vostri conti interni, a combattere le vostre (ridicole, se viste con gli occhi dei bisogni del “vostro” popolo) battaglie di “principio”; ultima, in ordine di tempo, quella ligure.

Chissà se cambierà. La primavere, intanto, tarda ad arrivare. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

A dispetto di pregiudizi e opinioni diffuse, la Sanità italiana è mediamente piuttosto efficace nel tutelare la salute degli italiani ed è tra le meno care dei Paesi ricchi; lo ha (nuovamente) spiegato l’OCSE in un interessante report presentato oggi a Roma.

SOCCORSI ROMA A RISCHIO, AMBULANZE FERME IN OSPEDALI

In Italia si spendono 3.027 dollari per abitante a parità di potere d’acquisto, molto meno di limitrofi come Austria (4.593), Francia (4.121) e Germania (4.650). La spesa in questi anni di vacche magre è cresciuta pochissimo; gli indicatori di salute della popolazione italiana sono (ancora) tra i migliori nell’area OCSE: l’Italia è al quinto posto nell’aspettativa di vita alla nascita, 82.3 anni; i tassi di ricovero ospedaliero per asma e malattie polmonari croniche (bronco pneumopatia cronica ostruttiva – BPCO) sono tra i più bassi dell’area OCSE e quelli di mortalità a seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media OCSE.

Ma allora perché la percezione che abbiamo è quela di una sanità semi-disastrosa, e non muoviamo un dito quando l’ennesima manovra taglia i fondi? Certo, qualche problema c’é: ad esempio, la forte disomogeneità della risposta sanitaria (e anche, spesso strettamente collegata, dell’efficenza gestionale); non solo tra nord e sud, ma anche da Asl a Asl dello stesso territorio. Poi, gioca il nostro disfattismo anarcoide, perché a noi italiani piace tanto denigrare anche il buono che c’é.

Ma forse c’é dell’altro: una sistematica distorsione della realtà, causata da bolle mediatiche sui casi – purtroppo presenti, anche se non numerosissimi – di mala gestione e malasanità. Bisogna chiedersi a chi giova continuare a dare un’immagine distorta del nostro sistema sanitario alla pubblica opinione, trasformando il fatto di una delle poche eccellenze italiane nell’opinione di un sistema che non funziona.

Viene il sospetto – a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca – che dipenda dai cospicui interessi “privati” (la sanità è un business, molto redditizio: e di sicuro non conoscerà crisi di domanda, in futuro) pronti a buttarsi sull’osso a seguito dell’arretramento del pubblico. E qui ecco che dobbiamo parlare dei continui tagli delle manovre finanziarie degli ultimi anni, che finiscono per intaccare i livelli qualitativi, anche dei territori all’avanguardia. E in questo senso, l’ultima manovra Renzi sarà un colpo decisivo, dato che i tagli della Legge di Stabilità 2015 si scaricheranno quasi completamente su questo settore.

La qualità in sanità la dobbiamo difendere. Ma, come spesso capita, siamo un po’ distratti. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

l semestre europeo con Presidenza italiana si è appena concluso. C’é chi dice che è stato un successo (Renzi) c’é chi dice che è stato un fallimento (i suoi detrattori). A leggere la sintesi (alla faccia: 135 pagine!) i risultati sembrano imponenti. Ma concretamente, cosa è cambiato in Europa in questi mesi? La risposta è facile: poco o nulla. Forse, solo una maggiore attenzione (molto di forma, poco di sostanza) alla crescita. Ed è sconfortante.

Semestre europeo

Sconfortante, perché nel semestre di Presidenza europea italiana si erano scaricate tante (false) speranze. Napolitano ha appositamente aspettato la fine del semestre per dimettersi, come pare farà domani. Molti sostennero che Letta si infuriò moltissimo con Renzi non perché gli soffiò il posto da premier, ma perché ci teneva tanto a gestire in prima persona i dossier della presidenza italiana. Renzi prese il posto di Letta non perché voleva fare fortissimamente il Presidente del Consiglio, ma per dare il suo impulso alla Presidenza italiana del Consiglio Europeo.

Mah. La verità – e, diciamolo subito, non dipende da Renzi, da Letta, da Napolitano e neanche dal Sor Capanna – è che così com’é il semestre di Presidenza dell’Unione europea non significa (quasi) niente. E, in generale, l’Europa così come l’hanno trasformata i nani politici che l’attraversano (nessuno escluso, signora Merkel) serve a poco.

E sì che di Europa avremmo un gran bisogno. Tutti: italiani, francesi, spagnoli, tedeschi. Ma per quello servirebbe la Politica, con la P maiuscola: la coesione degli Stati che aiuta quella dei popoli, la voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di guardare oltre l’orizzonte del proprio orticello, pensando europeo più che italiano, tedesco, francese. Cose che mancano, e che neppure la manifestazione di Parigi – frutto dell’emozione di un momento e non di radici europee profonde e condivise (che pure potrebbero spuntare facillmente, se volessimo) – riuscirà a portare, almeno per ora.

E così, il semestre europeo italiano è passato. Lasciamo stare le polemiche (inutili): il semestre europeo lettone sta arrivando, e tra un semestre passerà. Io mi sto preparando. A nessuno frega un tubo. E questa, (purtroppo) non è una novità.

E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Maria Francesca aveva 70 giorni e viveva a Champlan, un comune a sud di Parigi. Ed è morta. La morte di un bambino è uno strazio che è fatica solo immaginare. Ma per Maria Francesca lo strazio è proseguito, perché per molti giorni non è stata neppure sepolta. Il motivo ufficiale: i suoi genitori non pagavano le tasse comunali. Ma il vero motivo, non facciamo gli ipocriti, era un altro: era una Rom.

bambini rom

Ora, avere i Rom in simpatia non è obbligatorio. Ma quando non si riesce a capire che dare sepoltura ad un essere umano non è solo un adempimento burocratico, e nemmeno un segno di civiltà, ma semplcemente di umanità, vuol dire che si è passato il livello di guardia. Non lo ha capito Christian Leclerc, indipendente di centro-destra eletto l’anno scorso sindaco di Champlan, e pazienza; per fortuna ci ha pensato un altro sindaco di un paese vicino.

Ma il fatto è che purtroppo non lo capisce un sacco di gente, e non solo in Francia. Ed è con queste storie – e molte altre storie di ordinaria disumanità che accadono quotidianamente in ogni dove, anche in Italia – che seppelliamo quel poco di umano che si ostina ad albergare nei cuori di ognuno di noi. Ma le storie aumentano, i problemi – complice anche una crisi rognosa che impoverendo i portafogli inaridisce i cuori – anche.

E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

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