Il caso delle morti dopo la somministrazione del vaccino anti influenzale, con il caos che ne è seguito, sembra approdare alla sua “logica” conclusione: i primi test segnalano che non c’è contaminazione; insomma, i decessi non sarebbero imputabili al vaccino. C’era da aspettarselo. Ma il danno è fatto.

vaccino antinfluenzale

Non per la doverosa indagine dell’AIFA; ma per il caos isterico provocato dalla gestione poco accorta della comunicazione sulla vicenda da parte di Ministero e dei media (pronti a tirare il sasso e nascondere la mano, pur di sparare un titolo acchiappa-lettori) e le conseguenze che questo avrà sulle future adesioni alle campagne di vaccinazione che ogni anno salvano molte vite e prevengono migliaia di malattie e i conseguenti, costosi, ricoveri ospedalieri.

Questo Paese è strano: non si batte ciglio se un magistrato ordina ad un ospedale pubblico di somministrare – a spese dei contribuenti – una miscela di nessuna provata efficacia terapeutica come quella di Stamina; ma tutti strepitano se qualcuno muore dopo aver fatto il vaccino influenzale, senza sapere neppure se c’è una correlazione, infischiandone delle conseguenze. Molti non credono alle evidenze scientifiche su decine e decine di protocolli terapeutici (sospettate di vizi su chissà quali interessi loschi) ma pochi contrastano il ricorso, ancora diffuso nel Belpaese, a santoni e guaritori.

Bisogna resistere alla tentazione di scappare lontano dai nostri monti e dai nostri mari. Una tentazione che a volte si fa più forte. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano