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E bravo Renzi che si fa il selfie con Edi Rama, premier dell’Albania. E bravo Renzi che si dice primo sponsor dell’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea. E bravo Renzi che chiede di allargare l’Unione Europea a quei paesi che ancora non ne fanno parte.

Renzi amici Albania

Bravo. Perché di Europa abbiamo un gran bisogno. E gli amici dell’Albania – e di altri Paesi – devono farne parte, perché l’Europa non è di uno (anzi di una, la Merkel) ma di tutti.

Solo una domandina. Che pensa Renzi delle battute del premier albanese, Edi Rama, che mentre lui parlava di quest’Europa che verrà nel frattempo ha detto molto concretamente agli imprenditori italiani “Venite in Albania perchè da noi non ci sono i sindacati, perché da noi le tasse sono al 15 per cento”? Non è dato saperlo. Renzi ha taciuto, e sì che dev’essergli costata fatica.

Non per confutare l’inelegante messaggio; il “dumping” tra Paesi più ricchi e meno ricchi c’é sempre stato e sempre ci sarà, anche così costruimmo il boom degli anni ’60. Ma per l’idea di Europa che sottende. Insomma, che Europa vogliamo? L’Europa della Merkel no di certo. E forse nemmeno quella di Junker.

Ma se l’Europa che sogna il nostro Matteo Renzi è quella ipotizzata (certo è una battuta, o forse solo un selfie innocente…) da Edi Rama, il premier degli amici dell’Albania, un Europa senza sindacati(che devono cambiare, non sparire), con le tasse basse (che vuol dire, in relatà, regressive, eh…), con un welfare inesistente, insomma un’Europa che combatte le sfide della globalizzazione guardando al passato e non volando verso il futuro…Beh, allora è un’Europa che non piace mica tanto.Ci pensi, Mr. Renzi, tra un selfie e l’altro, un botto di capodanno a l’altro, un tweet e l’altro. E ci pensino anche gli amici dell’Albania.

Buon anno a tutti. Soprattutto buon anno a chi crede nell’Europa che vola verso il futuro, non che torna al passato. E chissà che verrà dopo o se preferite what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

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Per quanto incredibile possa sembrare, fa freddo. Nuguli di opinionisti non si capacitano, stormi di commentatori non ci credono, mucchi di esperti proclamano varie emergenze e promettono giorni difficili se non impossibili. Ma come è mai possibile?

Inverno freddo

Già, com’é mai possibile che la temperatura scenda (udite! udite!) in prossimità o – non sia mai – sotto lo zero? Che la birna notturna geli? Che la pioggia si ghiacci diventano neve? No, non è possibile. E allora ecco le emergenze meteo, i consigli di medici ed esperti, gli allarmi e i mugugni.

Nel resto del mondo – che stupidi – chiamano questi spaventosi ed incredibili fenomeni con una parola banale: inverno.

Sono davvero sciocchi. Che fortuna essere italiani. E chissà che verrà dopo. O, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Gli italiani sono poveri: c’é la crisi, la disoccupazione, il reddito disponibile delle famiglie è sempre più basso, la quota di italiani in situazione di povertà cresce anno dopo anno. Ma no, gli italiani sono ricchi: il recentissimo rapporto di Bankitalia mostra che, anche se in leggerissimo calo (a causa della riduzione dei prezzi delle case) la ricchezza delle famiglie italiane contiuna ad essere enorme, oltre 8.700 miliardi di euro, circa 8 volte il reddito lordo disponibile, più o meno come francesi e britannici e ben sopra tedeschi e statunitensi. E il risparmio è tornato a crescere. Ma allora, gli italiani sono poveri o sono ricchi?

italiani poveri ricchi

Una parziale spiegazione è che la ricchezza l’abbiamo accumulata in anni passaati di vacche grasse, e adesso – lentamente – la stiamo perdendo. Ma non basta a spiegare cifre così rilevanti. No, il fatto è un altro. Se si legge il rapporto, il mistero si svela: gli italiani sono più ricchi di molti altri paesi, ma sembrano più poveri per effetto di una doppia distorsione nella distribuzione della ricchezza. La prima è che da noi la ricchezza viene spesso e volentieri messa da parte, immobilizzata per periodi lunghissimi, in investimenti immobiliari (che sono prevalenti) o in investimenti mobiliari, anzichè essere inserita nel circuito dell’economia reale, come accade altrove. La seconda, è che essa è molto più concentrata in poche famiglie: il 10% di esse ne detiene poco meno del 50%. E questo vale sia per la ricchezza immobiliare (case) che per quella mobiliare (azioni ed obbligazioni).

Un paradosso, anzi un doppio paradosso. Come ne usciamo? Viene facile pensare che servono provvedimenti, anche fiscali, che incentivino a rimettere in circolo questa massa di ricchezza immobilizzata e concentrata in poche mani. Forse servirebbero, forse sono solo residui ideologici. Molti pensano anche che si arriverà prima o poi ad un trade off tra il nostro elevatissimo debito pubblico (specie ora che è tornato in gran parte in mani italiane) e la ricchezza privata. Ma forse non si arriverà neanche a questo: troppi interessi “forti” contrari.

Sia come sia, vedere questa nostra italia, “un paese povero pieno di ricchi” come dicono molti all’estero, dibattersi in mezzo ad una crisi che sembra non riuscire a finire mentre molti italiani prosperano sguazzando come tanti Paperon de paperoni in una ricchezza “morta” senza sbocchi, che ci accompagna verso il declino, fa male. Anzi, fa proprio rabbia. Una rabbia che forse, un giorno o l’altro, finirà per esplodere. A pensarci, davvero, viene un po’ di paura. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Beppe Grillo è furioso con Giorgio Napolitano. E si confessa eversore perchè “pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare e non mi faccio i cavoli miei” Sa di essere un problema perché “l’onestà è fuori moda e da noi una persona onesta imbarazza i ladri che ormai sono la maggioranza”. E chiede a Napolitano “lei dov’era mentre la Repubblica affondava nel fango? Su Marte? Non si sente un minimo responsabile di quello che è successo?”

Grillo onesto

Ecco Beppe Grillo. Io sono arrabbiato con lei per queste sue parole. Perché anch’io, se permette “pago le tasse, non rubo e non mi faccio i cavoli miei”. Ma faccio parte di questa maggioranza di italiani che – dati elettorali alla mano – non vota per lei e non gradisce le sue posizioni “antipolitiche”. Ma questo non fa di me un ladro, come invece lei afferma.

Io non mi peremtto di dubitare né della sua onestà né della sua buonafede. Né di quella dei suoi militanti ed elettori. Ma non sopporto questo sbattere in faccia a me (e alla maggioranza degli italiani) che siccome non la penso come lei sono un ladro, un disonesto, un farabutto o peggio.

Caro Beppe Grillo, dia retta ad un “diversamente onesto”. Faccia finalmente politica, e non “antipolitica”. Cominciando a chiedersi: Ma Lei, dov’era in questi anni mentre l’Italia affondava? E dov’erano i suoi elettori? Dov’erano gli italiani? Dov’eravamo, tutti quanti?

L’antipolitica non è eversione. Ma è un comodo alibi per continuare solo a brontolare e stare al centro dell’attenzione senza mai cambiare un cazzo.Ci pensi, pensateci.

E chissà che verrà dopo, o se preferite what comes neXt.

Pubblicato 8anche) su neXt quotidiano

I politici italiani, diciamolo, non sono un granché. Ma per fortuna, non sono i soli. Leggere la proposta contenuta in un documento discusso nel congresso della CSU, partito di governo “fratello” della CDU di Angela Merkel sull’obbligo per gli stranieri di parlare tedesco anche all’interno della loro abitazione, in famiglia, suscita più sollievo che sconcerto. Oddio, un rieccheggiare sinistro di quel “Deutschland uber alles” che bene o male è l’inno tedesco l’abbiamo sentito. Ma dopo, più forte, è stato il sorriso ironico.

Germania stranieri

Ma sì, perché credevamo che le boutade di cui è piena la politica italiana e le diecimila esternazioni sul nulla che la nostra classe politica ci riserva fossero un’esclusiva tutta italiana. Invece, per fortuna, anche i politici tedeschi, nel loro piccolo, scemeggiano. E come speso accade anche da noi, la boutade resterà tale. Il segretario generale della Cdu, Peter Tauber, ha sentenziato con teutonica saggezza che ‘‘la lingua che si parla in famiglia non è una questione che riguarda la politica’‘.

Purtroppo però, ci sono cose per cui i politici italiani sembrano imbattibili. E non è tanto la corruzione; anche quella, per fortuna o meglio per disgrazia, è un male non solo italiano. Ma è nella faccia tosta con cui i nostri politici restano in sella. Su questo, purtroppo, ad essere “uber alles” mi sa che ci siamo solo noi. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Per un’economia sana serve “Meno Stato più mercato”, Questo slogan che ci propinano da oltre vent’anni è tanto conosciuto quanto sbagliato: siamo finiti in questa trappola di una crisi che si avvita su se stessa proprio grazie a questa sciocchezza, che ha come corollario quell’ortodossia dell’austerity, tanto in voga in Germania e dintorni. Un’ortodossia che ha portato al crollo degli investimenti pubblici e ad una stabilizzazione della spesa primaria corrente al netto degli interessi sul debito a cui è seguito il crollo degli investimenti privati, anche grazie al credit crunch.

Stato mercato

Pensare di uscire da questa situazione solo facendo “riforme strutturali” che nel lungo periodo contribuiscano al rilancio degli investimenti privati (sempre seguendo l’ortodossia del “Meno Stato più mercato”) è un’illusione. Perché le pur indispensabili riforme strutturali non necessariamente faranno ripartire gli investimenti (che tra 2007 e 2014 sono crollati) e se lo faranno lo faranno solo nel lungo periodo.

Il mai troppo rimpianto John Keynes che “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Il rilancio degli investimenti – e lui lo aveva capito e spiegato benissimo – passa per un rilancio della domanda pubblica. E’ una scelta obbligata. Nelle economie complesse dell’era moderna, senza Stato non c’é mercato. Con buona pace dei neoliberisti all’ammatriciana. Spiace che anche di questo si continui a parlare in modo non trapsarente, almeno nel dibattito politico quotidiano.

Il mai troppo rimpianto John Keynes che “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Ma se continuiamo con queste politiche scellerate, lo saremo anche nel breve periodo. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

Il caso delle morti dopo la somministrazione del vaccino anti influenzale, con il caos che ne è seguito, sembra approdare alla sua “logica” conclusione: i primi test segnalano che non c’è contaminazione; insomma, i decessi non sarebbero imputabili al vaccino. C’era da aspettarselo. Ma il danno è fatto.

vaccino antinfluenzale

Non per la doverosa indagine dell’AIFA; ma per il caos isterico provocato dalla gestione poco accorta della comunicazione sulla vicenda da parte di Ministero e dei media (pronti a tirare il sasso e nascondere la mano, pur di sparare un titolo acchiappa-lettori) e le conseguenze che questo avrà sulle future adesioni alle campagne di vaccinazione che ogni anno salvano molte vite e prevengono migliaia di malattie e i conseguenti, costosi, ricoveri ospedalieri.

Questo Paese è strano: non si batte ciglio se un magistrato ordina ad un ospedale pubblico di somministrare – a spese dei contribuenti – una miscela di nessuna provata efficacia terapeutica come quella di Stamina; ma tutti strepitano se qualcuno muore dopo aver fatto il vaccino influenzale, senza sapere neppure se c’è una correlazione, infischiandone delle conseguenze. Molti non credono alle evidenze scientifiche su decine e decine di protocolli terapeutici (sospettate di vizi su chissà quali interessi loschi) ma pochi contrastano il ricorso, ancora diffuso nel Belpaese, a santoni e guaritori.

Bisogna resistere alla tentazione di scappare lontano dai nostri monti e dai nostri mari. Una tentazione che a volte si fa più forte. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

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