Nessuno l’ha proclamato, ma ieri c’è stato uno sciopero. Lo sciopero degli elettori; per il momento limitato a due regioni, Emilia Romagna e Calabria. Poi, si vedrà. Ed è perfettamente riuscito.

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E’ stato uno sciopero generalizzato. Anche se, come è spiegato qui, qualcuno (Beppe Grillo) evidentemente poco avvezzo a far di conto ne ha pagato un prezzo più caro di tutti. Ed anche se qualcuno non ne ha risentito (Matteo Salvini), anche se non può cantare proprio vittoria, com’é invece spiegato qui.

Ma, con buona pace del premier e segretario del Pd (Matteo Renzi) a cui auguro di riuscire davvero a cambiare l’Italia che ne ha un gran bisogno, che certo ha vinto le elezioni ma perso metà dei suoi voti di qualche mese fa, com’é spiegato ancora qui, c’è poco da cantare vittoria per il 5 a zero e dire che l’astensionismo è un “problema secondario”. Perché quando c’é, se c’é, uno sciopero generale, anche se riesce, non è che debbano cadere i governi.

Ma quando c’é uno sciopero degli elettori, che sembra perfettamente riuscito (e che ha molte ragioni spiegabili, non tutte ascrivibili all’attuale governo – la questione non è vincere o perdere un Presidente o una Regione. La questione è che cade proprio la democrazia: #PensaciMatteo. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano