I sindacati degli statali proclamano lo sciopero generale, perché per il sesto anno consecutivo non si rinnovano i contratti e si tengono fermi gli stipendi. Questo, mentre la crisi dura da sei anni, la disoccupazione aumenta, le prospettive di ripresa non si vedono e il debito pubblico cresce.

sciopero-statali

Non bisogna liquidare questo sciopero degli statali con battute becere. Sono lavoratori, spesso non ben pagati, spesso – al di là delle stupidaggini che si dicono – competenti e professionali. Molti dei loro lavori sono indispensabili per la società; ed un aumento di stipendio favorirebbe anche l’aumento della domanda aggregata (anche gli statali, nel loro piccolo, sono consumatori). Eppure – ed è uno statale a scriverlo – è difficile comprendere le ragioni di questo sciopero. Per due motivi.

Il primo, è che lo stipendio degli statali lo paga, ovviamente, lo Stato. Uno Stato che trova le risorse essenzialmente con tasse o indebitandosi, e che da da molti anni – a causa della propria difficile situazione finanziaria – è costretto semmai a tagliare: servizi, investimenti, pensioni, sanità. E nulla lascia prevedere che nel prossimo futuro si troveranno risorse aggiuntive gratis. Il secondo, è che – al contrario di tutti gli altri lavoratori – i dipendenti statali sono abbastanza “garantiti” (almeno per ora) sul fatto che non rischiano nel breve-medio termine di perdere il posto. E questo è ovviamente urticante per tutti gli altri: operai, precari, disoccupati, cassintegrati.

Bisogna fare attenzione e non cadere nella demagogia: il rischio di una guerra tra poveri è dietro l’angolo. Un rischio che fa paura a chi, come chi scrive, ha visto due sue colleghe, due povere criste senza colpa, ammazzate da un balordo nel loro posto di lavoro. Ma è proprio per questo penso che lo Sciopero degli Statali oggi sia uno sbaglio.

Certo, c’é chi dirà: e attacchiamo gli evasori. Giusto. E c’é chi aggiungerà: facciamo la patrimoniale. E così via. Ma la perplessità non svanisce. Perché dev’esser chiaro a tutti che, almeno finché non riparte l’economia – e chissà se ripartirà, e quando – rivendicazioni salariali per il pubblico impiego, anche quando comprensibili, sono difficilmente proponibili. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano

(anche gli statali, nel loro piccolo, sono consumatori). Eppure – ed è uno statale a scriverlo – è difficile