La Legge 194, quella sull’interruzione di gravidanza, suscita da sempre passioni contrastanti; ci fu anche un rederendum epocale, molti anni fa. Ma, come sempre accade in Italia, più delle battaglie delle idee può la pratica dis-applicazione dei principi e delle norme. Siccome una fetta consistente di professionisti sanitari (medici, anestesisti, infermieri) fa obiezione di coscienza – diritto riconosciuto dalla Legge – in pratica in gran parte dei presidi sanitari il diritto all’interruzione di gravidanza, semplicemente non è garantito. Lo ricorda la Laiga, un’associazione di ginecologi che è proprio in questi giorni a congresso a Napoli.

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Dice: e capirai che novità! Quando si parla di diritti – e specialmente di quelli femminili – da tutelare, chissà perché la maggioranza di noi volta semplicemente la testa dell’altra parte. Vero. Proprio per questo, è utile ricordare che non ci si deve rassegnare a vedere calpestato un diritto (e questo, comunque la si pensi sul tema dell’interruzione di gravidanza, è un diritto). E che, se è giusto rispettare le convinzioni etiche dei singoli, e molto più giusto garantire che un diritto previsto da una Legge italiana sia tutelato. I sistemi ci sono, e in qualche posto d’Italia qualcuno ci prova. Noi, se propiro non riusciamo ad incazzarci, almeno ricordiamolo. E ricordiamolo ai nostri rappresentati, che lì ci starebbero anche per questo, oltre che per discutere d’aria.

Perché un Paese che calpesta i diritti che dice di voler garantire, tanto lontano non va. E chissà che verrà dopo. O, se preferite, what comes neXt.