Decidere? No, grazie. Ma non siete stanchi di vivere in un Paese che non riesce a decidere su qualsiasi argomento? Dibattitti, talk show, tweet e retweew, chicchiere: al bar, in parlamento, sui giornali, nel web. Basta che non si metta un punto e si resti fermi alla partenza.

Non-decidere

Fatela finita. Dall’elezione di giudici costituzionali in Parlamento, alle riforme di carta, mai attuate, raramente approvate e spesso addirittura non presentate dai Governi, a semplici riunioni interminabili di condominio in cui molti di noi partecipano per (non) decidere il colore delle recinzioni o delle persiane, basta. E basta anche con la storia di sparare subito addosso a chi prova (o, semplicemente, dice di provare) a fare qualcosa, anche rischiando di sbagliare, applaudendo invece chi sta fermo, innamorati perdutamente dell’immobilismo senza fine. Rischi di autoritarismo? Ma per piacere! Una democrazia è fatta di meccanisimi di controllo, ma alla fine c’é chi si prende la reponsabilità di decidere.

Tra cultori del benaltrismo, amanti della discussione fine a se stessa e supporter di un rinvio (spesso peloso) delle decisioni alla volta successiva, l’Italia sta annegando nell’inconcludenza senza confini. Senza capire che, alla lunga, tirare a campare significa tirare le cuoia. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano