Ma dov’è questa crisi? Te lo chiedi leggendo che gli ordini di iPhone 6 e iPhone 6 Plus hanno superato quota 4 milioni nelle prime 24 ore. Si annunciano code; come sempre, più di sempre. Per degli aggeggi che costeranno più di 700 euro. Mentre l’Ocse sforna previsioni fosche su mezzo mondo. Ma come si spiega?

crisi

SI spiega, si spiega. Primo: la crisi morde in molte parti del mondo, ma non dappertutto. Secondo: picchia duro con molte persone, ma non con la maggioranza. Terzo: la crisi colpisce alcuni settori merceologici molto più di altri. Lo dicevamo – e lo dicevano in tanti, inascoltati – già 2-3 anni fa: questa crisi sarà asimmetrica, sarà senza ripresa occupazionale, e dunque provocherà un aumento delle asimmetrie (dunque, della disuguaglianza) come mai era accaduto prima. Bisognava capirlo, e attrezzarsi per tempo. Invece, niente.

Il brutto di noi italiani è che siamo nell’occhio del ciclone ma, dopo aver perduto sostanzialmente vent’anni, continuiamo a ciurlare nel manico, occupandoci di piccole questioni congiunturali e non sostanziali senza prendere il toro per le corna. Eppure, niente è scontato: sempre guardando alla telefonia, la Nokia, che vent’anni fa guidava la rivoluzione dei telefonini, sta per scomparire fagocitata dalla competizione senza quartiere fra i giganti delle nuove frontiere della comunicazione globale.

Le cose evolvono in fretta e – mettendosi al lavoro per un progetto comune e condiviso – l’Italia può farcela, eccome. La vera crisi, quella che si vede benissimo camminando per le strade di questa nostra Italia del (non) miracolo, è che non ci crediamo, noi per primi.

E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano