La Sanità italiana, come accade puntualmente ad ogni manovra finanziaria, sarà chiamata a pagare un conto salato nell’affannosa ricerca dei famosi 20 miliardi di euro di Renzi. Nel consueto gioco delle parti, le Regioni strillano, mentre i media grondano di esempi sulle differenze di prezzo di protesi, garze e attrezzi chirurgici tra Milano e Rovigo o tra Napoli e Pescara. Chi ha ragione?

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Ognuno la vede come vuole. Un fatto è che, dati Ocse alla mano, la Sanità italiana è tra le meno costose del mondo, tra le migliori per prestazioni offerte e il suo “peso” sul Pil è sotto la media. Un fatto è che appena un mese fa il Governo Renzi ha sottoscritto con le Regioni il Patto per la Salute, che prevede che i risparmi in Sanità dei prossimi tre anni debbano essere reinvestiti in Sanità. Un fatto è che la media italiana comprende punti di eccellenza in alcune regioni, non solo del nord, e punti di criticità in altre, non solo del sud, e che i tagli all’ammontare generale che si fanno da anni non hanno minimamente scalfito questo stato di cose. E allora, chi ha ragione?

Ognuno la vede come vuole. Dei fatti poi, a chi volete che importi? Finirà come ampiamente previsto: la Sanità italiana continuerà ad avere un buon livello medio, con differenze anche notevoli in efficienza tra aree geografiche e anche all’interno dei singoli territori, Non cambierà niente, allora?

Certo che cambierà: continueremo a chiamarla Sanità, solo che la pagheremo sempre più di tasca nostra (è un altro fatto: il costante aumento della spesa privata e la riduzione dell’offerta “pubblica”), fino a che il Servizio Sanitario nazionale diventerà un lontano ricordo. E a pagarne le spese saranno i ceti medi. Cioè la maggior parte di noi. E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano