Il mito dei tagli indolori alla spesa pubblica è duro a morire. Prova a spiegare che il 75% è fatto di pensioni, sanità, scuola, stipendi, investimenti. Cose comprimibili solo con scelte dirompenti su quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini. Ci sarà sempre qualcuno – un editorialista di fama, un commissario straordinario della Spesa, un supermanager gratificato a dispetto dei risultati aziendali o un Presidente del Consiglio, che pure firma il Def dove queste cose sono scritte – che favoleggerà di grasso che cola da eliminare, di sprechi per decine di miliardi e tagli indolori, e altre menate.

Tagli-indolori

La gioiosa macchina da guerra del pressapochismo e della superficialità è sempre efficiente, e noi sempre avidi di berci queste favole da bar. Poi ci lamentiamo se in Europa ci trattano come un Paese da operetta e non si fidano di noi. Perché lì sanno contare, e sanno che riforme e tagli vanno fatte; ma saranno dolori, altro che grasso che cola e tagli indolori

Finché tutti – politici, media, opinione pubblica – faremo finta di ignorarlo, ci rideranno dietro; alimentando la macchietta dell’italiano adorabile mascalzone, simpatico ma totalmente inaffidabile. Un taglio, questo, il più difficile da fare.

E chissà che verrà dopo; o, se preferite, what comes neXt.

Pubblicato (anche) su neXt quotidiano