Come molti di noi, ho difficoltà ad incunearmi nei meandri “giuridici” che sottendono alla riforma di leggi importanti come quelle sulla Costituzione. Da semplice cittadino, capisco però bene sia l’esigenza di superare il bicameralismo perfetto – responsabile di quella “democrazia dell’indecisione” che ha caratterizzato il nostro Paese – sia quella di ridurre il numero degli eletti, e relativi stipendi e oneri accessori.

senato

Mi chiedo se ciò giustifichi la “guerra di religione” in atto tra pezzi del Parlamento e (soprattutto) del Partito democratico, tra le idee di Renzi e quelle di Rodotà o Chiti, le roventi polemiche tra elettività e rappresentanza, tra modello tedesco, spagnolo o San marinese, eccetera.

Senza scendere in dettagli eccessivi, un modo semplice, al limite del semplicistico, per un compromesso che salvaguardi le diverse esigenze sarebbe dimezzare il numero di deputati e senatori (si otterrebbe un “risparmio” superiore alla mera abolizione del Senato elettivo) e differenziare le competenze (e quindi, relativa legge elettorale) delle due Camere.

Il resto, sinceramente, sembra fumo che nasconde altre intenzioni, alcune forse nobili, altre meno; alcune chiare, altre inconfessabili. Sia come sia, indipendentemente dalle ragioni degli uni e degli altri, una cosa importante come la riforma della Costituzione, è finita per assomigliare ad un mercato “politico” di breve periodo e soprattutto di basso profilo.

E a guadagnarci, ci pensino bene i contendenti, è solo la sfiducia nella politica.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo