Fa un certo effetto sapere che, nelle graduatoria dei posti più fotografati del mondo tratta da Sightmaps, ai primissimi posti non ci siano Colosseo, Muraglia cinese, Tour Eiffel, Piazza San Marco. E fa un certo effetto anche sapere che a Venezia il posto fotografato più spesso è il Ponte dell’Accademia, a Parigi il Moulin Rouge e a Roma Trinità dei Monti. Lo spiegano in vari modi: cambia il “sentiment” che spinge alla foto nel mondo moderno, non più ricordo delle cose da vedere ma testimonianza dei luoghi “del” vedere o, meglio, del vedersi.

narcisismo

Chissà. Certo c’entra il narcisismo “fittizio” di questa modernità, dove siamo più anonimi che mai ma più vogliosi che mai di essere protagonisti agli occhi del mondo – facendo finta di non sapere che lo siamo al massimo per la cerchia dei nostri 10-15 reali “spettatori” del nostro mondo virtuale. E anche un eccesso di narcisismo, “naturale” nell’essere umano, ma più incentivato che mai nell’epoca del “selfie”.

Però, al netto di queste spiegazioni sociologiche, c’è una spiegazione, più trita e più triste: che “ogni scarafone è bello a mamma soja”. La grande bellezza del mondo ci interessa molto meno perché a ispirarci “sensazioni” sono non più le bellezze del mondo ma – ad andar bene – il nostro semplice guardarci allo specchio.

Non stupisce allora il pattume imperante; nel web e fuori dal web; nelle cose serie e in quelle più “easy”.

Resistiamo, forse passerà.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo