Ma in Italia chi resiste al cambiamento? E’ opinione diffusa che ad esso si opponga soprattutto la “casta”. Una casta a geometria varibile, non sempre chiaramente identificata o identificabile; che però ha spesso insospettabili complici. Un esempio è il referendum svoltosi per la fusione di 5 micro comuni dell’alto Orvietano, Ficulle, Fabro, Monteleone, Montegabbione e Parrano. Unendosi, arriverebbero in tutto a 7.957 abitanti. Avrebbero meno consiglieri comunali, una struttura amministrativa più efficente, in altre parole – secondo a quanto dicono gli “espertoni” sugli accorpamenti istituzionali – grandi vantaggi per la cittadinanza.

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Eppure, al referendum consultivo svoltosi ieri, la maggioranza dei cittadini dei 5 comuni ha detto di no, e solo a Fabro e Parrano (il più grande e il più piccolo) hanno vinto i sì. Il Consiglio regionale umbro potrà comunque decidere in autonomia, ma il segnale arrivato è chiaro: ai cittadini di quella zona la fusione non piace.

Non disquisiamo sui motivi, su torti e ragioni: fatti loro. E’ però chiaro che se si ripongiono speranze sulla semplificazione istituzionale (l’accorpamento e fusione di enti), quando si passa dai generici appelli alle proposte concrete a frenare non sono solo le “caste” di politici e burocrati. D’altronde, cose simili accadono ogni volta che si tenta di chiudere un piccolo ospedale, o un piccolo tribunale, o chissà cos’altro.

Forse è per questo che in Italia realizzare il cambiamento (realizzarlo davvero) è così difficile. Ed è molto più popolare – e vincente – limitarsi ad annunciarlo.

Peccato che poi i risultati (scadenti) si vedano.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo