La violenta lotta contro la burocrazia è l’ultimo mantra del premier Matteo Renzi. E’ una lotta sacrosanta: ieri, oggi e domani. Ma come si riduce la burocrazia? Qualcuno pensa che bisogna diminuire i dipendenti pubblici. Al di là dei miti popolari, in Italia non sono poi tanti: meno che in Regno Unito e in Francia, ad esempio, sia in assoluto che in rapporto al totale degli occupati. Casomai sono mal distribuiti tra amministrazioni e nel territorio, sono mediamente più vecchi, e sono anche meno qualificati per titolo di studio.

Burocrazia-italiana

Altri pensano che basti ridurne lo stipendio. Difficile che si lavori meglio guadagnando meno; e poi, sempre confrontandosi con gli altri, non guadagnano più dei loro omologhi europei, anzi. La sperequazione con i privati è perché in Italia sono questi ultimi a guadagnare meno dei loro omologhi europei. E casomai in Italia sono i dirigenti a guadagnare mediamente più dei loro colleghi d’oltralpe, pur essendo proporzionalmente più numerosi.

Alcuni credono che basti razionalizzare (riducendoli) i livelli istituzionali: abolire le Province, accorpare le Regioni riducendone anche le competenze. Ad occhio, così si crea solo tanta gente che non ha istituzionalmente nulla da fare, a meno di non pensare a licenziamenti di massa, o mobilità forzate di massa.

Nonostante quel che pensa Luca Ricolfi, e a rischio di cadere nel “benaltrismo”, la via per ridurre la burocrazia è sfoltire e rifare leggi, norme e procedure che regolano il funzionamento della macchina amministrativa pubblica, nazionale e locale. E’ evitare di pensare che si combatta la burocrazia creando altre leggi, altre procedure, altre burocrazie.

E’ la più difficile, la meno “spettacolare”, quella che richiede lo sforzo maggiore, più pazienza, più umiltà, più ascolto. E, magari, un’alleanza con chi la burocrazia prova a combatterla da “dentro”. Probabilmente darebbe i veri risultati.

E qui sta la vera questione, cari Matteo Renzi e Luca Ricolfi: quest’ultima via al momento è non pervenuta. Non solo: nessuno, finora, ci ha mai davvero provato. Tentare non nuoce; anche perché, davvero, non c’è strada alternativa.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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