Della vulgata anti Euro che tanto piace ai demagoghi di mezza Europa e che anche in Italia trova entusiastiche adesioni colpiscono tre cose: la prima è la sopravvalutazione dei vantaggi, la seconda è la sottovalutazione dei costi, la terza è la presunta “facilità” dell’operazione.

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Sulla facilità basta pensare che il percorso inverso (dall’Euro alla lira) è durato tre anni. Sui vantaggi, purtroppo semplicemente non ce ne sono: chi vende come possibile il “recupero di competitività” dimentica non solo l’inflazione che si scatenerebbe – perché molte merci che compriamo sono prodotte all’estero – ma, soprattutto, il fatto che per molti prodotti “Made in Italy” le materie prime arrivano da fuori.

E’ l’applicazione del solito cialtronismo italiano anche in materia economica. Perché mentre è doveroso prendere atto che la questione Europa è stata affrontata nel modo sbagliato da burocrazie e governi e quindi bisogna invertire al rotta, è ridicolo pensare che la via migliore per raddrizzare la baracca sia la fuga.

Neanche i bambini – almeno quelli più svegli – risolvono così i problemi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo