Il professor James McGaugh, direttore del dipartimento di Neurobiologia dell’apprendimento dell’Università della California ha scoperto che la signora Jill Price – ed altre 54 persone – ricordano tutto. Ma proprio tutto: non solo il giorno del matrimonio, o la nascita di un figlio, ma qualsiasi particolare della loro vita: per esempio, cosa indossavano il 13 gennaio del 1995, o che tempo faceva il 14 aprile del 2004. Li ha chiamati i “Google people”, e sta cercando di capire cosa nel loro cervello permette questa fortuna. Per poterla replicare anche a noi “smemorati”.

Cervello

Fortuna? Beh, certo è bellissimo ricordare i piccoli dettagli insignificanti che riempiono le nostre vite: rammentare ogni dettaglio di quella giornata di settembre in cui siamo stati al mare con quella ragazza di Bologna che non abbiamo mai più incontrato; o cosa indossava quel ragazzo con gli occhi chiari l’ultimo giorno della seconda liceo. Particolari, dettagli, che dimentichiamo con il tempo e renderebbero la nostra vita più piena, più ricca. Più tutto.

Però. Questa caratteristica ci costringerebbe a ricordare anche altro. Ad esempi tutte le infinite dichiarazioni dei la Russa, dei Berlusconi, dei D’Alema, che – per fortuna – il nostro cervello ha buttato nel cestino. E anche le tante piccole amarezze quotidiane che, pur restando un fastidioso “rumore di fondo” – almeno scivolano via dalle nostre vite, lasciandoci solo i ricordi dei momenti più “importanti”, belli o brutti che siano, e non le migliaia di beghe quotidiane.

Tutto sommato, in questo mondo senza memoria, selezionare i ricordi è un ottimo modo per difendersi. Professor McGaugh, si fermi finché è in tempo: ci lasci dimenticare in pace.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo