Dopo il referendum on line di plebiscito.eu di cui ha scritto splendidamente Massimo Zamarion, dal Veneto arrivano proprio ieri (un pesce d’Aprile?) i via libera della Commissione affari istituzionali del Consiglio regionale a due referendum: uno indipendentista e uno autonomista. Il primo sembra una boutade (pericolosa o meno, ognuno giudichi). Perché palesemente anticostituzionale, e perché le teorie sul “popolo veneto” (come su quello umbro, o lombardo) fanno sempre sorridere pensando all’Italia dei campanili, che da secoli affida il suo humus identitario alle municipalità.

Referendum-Veneto

Il secondo, invece, è interessante: “negoziare” con Roma il livello di indipendenza, dopo aver sentito il parere dei Veneti, è coerente con un federalismo “spinto”, anche se – dopo i numerosi casi di mala gestione regionale, anche nel nord Italia – il mondo pare andare da un’altra parte. Ma a far cadere le braccia sono i quesiti: ai cittadini veneti si chiede infatti se vogliono che le tasse pagate in loco restino all’80 per cento in Veneto, o che il Veneto divenga una regione a statuto speciale.

Praticabili o meno (ed è dubbio che lo siano), le risposte ai quesiti sono scontate, dunque inutili; e sfuggono alla “sostanza” della questione: una maggiore autonomia, anche fiscale, al netto della questione dell’equità orizzontale, comporta di discutere dei “vantaggi”, ma anche dei costi, che non sono pochi e spesso vengono sottovalutati: tipo la ripartizione del debito pubblico, o chi pagherebbe le pensioni dei veneti e con quali risorse, o cosa succede in caso di dissesto finanziario, di catastrofi naturali con costi insostenibili per la comunità locale, o di un veneto che voglia curarsi in Lombardia, e via discutendo.

Il dibattito diverrebbe meno scontato, conti alla mano. Ma si fa finta di non saperlo. Viene un po’ il sospetto che si voglia fare un’operazione di facciata prima delle elezioni europee; sospetto che aumenta leggendo che dai testi di legge è stata stralciata la norma finanziaria (per indire un referendum “vero” si sostengono rilevanti costi, circa 13 milioni di euro, che  forse non si ha intenzione di sostenere).

Dunque, potrebbe essere una colossale presa in giro. Che però, cari veneti, stavolta non verrebbe da “Roma ladrona”.

Pubblicato (anche) da Giornalettismo