Nelle polemiche di questi giorni su riforme istituzionali e costituzionali, alimentate da alte cariche dello Stato, politici, editorialisti e tuttologi vari, risuona alta la sirena dei se e dei ma: lo scetticismo di chi vede nelle scorciatoie del renzismo una deriva semi autoritaria o, comunque, un branco di “dilettanti allo sbaraglio” che sta buttando il bambino assieme all’acqua sporca.

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Non è una riflessione peregrina: la retorica del cambiamento può partorire gattini ciechi, né più né meno della gatta frettolosa del noto proverbio. Non sfugge però che quasi sempre da questa schiera di saggi ed esperti non arriva una contro-proposta. Così, critiche e dubbi (legittimi e spesso persino condivisibili) divengono di fatto una difesa dello “status quo”.

Allora è un’ovvietà dire che (quasi) tutto è meglio per questo Paese dello status quo. Perché la retorica del cambiamento sarà anche rischiosa, ma il buonsenso del benaltrismo – oltre ad essere un regalo a conservatori e corporazioni – fa cadere l’Italia nella trappola dell’immobilismo.

Una trappola che conduce dritti al declino. Senza se e senza ma.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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