Si sa: il problema dei giovani italiani diplomati e laureati è il lavoro: trovano lavoro con grande difficoltà, ed hanno una gran fatica ad essere stabilizzati. Ma c’è pure un’altra questione: sono sottopagati. L’ennesima conferma dai recenti rapporti di Almadiploma e Almalaurea. Lo stipendio di un giovane che ha la fortuna di lavorare a meno di un anno dalla “maturità” è di 611 euro; a 3 e 5 anni, si sta sotto i 1000 euro mensili. Per i laureati le cose vanno solo un po’meglio: si arriva, in media, a mille euro scarsi all’inizio e a 1.440 dopo 5 anni. Per i non diplomati e laureati le cose vanno peggio.

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Sono cose note, che finiscono per scivolarci addosso quasi come se non fossero una notizia. Invece stiamo assistendo ad un dramma che ha gravi conseguenze per l’oggi e che avrà gravissime conseguenze domani e dopodomani. In termini economici (consumi, redditi, future pensioni) e sociali (famiglie, figli, sistemi di welfare, ecc…). Ma si affrontano con la testa ovattata della domenica mattina, al rallentatore, come una fastidiosa questione da sbrigare, distrattamente, tra le mille altre (ben più importanti) che ci aspettano al varco oggi, adesso, qui.

L’andamento lento dei giovani nel mondo del lavoro, e dunque nella vita, è la principale emergenza nazionale. Ma si sperde e confonde tra le mille beghe quotidiane. Solo un Paese di imbecilli patentati può ostinarsi ad ignorare che è l’unica cosa che ci potrà salvare dalla fine.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo