La Triangle Shirtwaist Company è una fabbrica di camicette alla moda. Un prodotto da donne, prodotto da donne. Donne che fanno turni anche di 14 ore. Donne fatte, donne bambine, donne arrivate da tanto lontano. Piccole donne chiuse a chiave dai padroni della fabbrica, per paura che si riposino troppo, o rubino qualche camicetta. Una fabbrica che, in un pomeriggio di marzo del 1911, viene sommersa da lingue di fuoco. Un fuoco che avvinghia quelle donne chiuse a chiave, in un abbraccio bollente, bruciate tra disordine, fumo e imprecazioni.

Piccole donne che muoiono in un pomeriggio di marzo, distese l’una accanto all’altra sul selciato. Donne che non vedranno i loro figli crescere, innamorarsi, sposarsi. Che non sentiranno più il profumo dei fiori. Neppure ora che il palazzo bruciato è sommerso di fiori di mimosa, gialli che anche il sole si nasconde a guardarli sotto il cielo della primavera di New York. Piccole donne che non avranno giustizia, solo un risarcimento di 75 dollari a famiglia.

Piccole donne che non sanno che il loro sacrificio finirà confuso, in un giorno, l’8 di marzo, in cui si festeggia la bellezza, la forza e il coraggio dell’altra metà del cielo, tra feste e cene e canti. Bello, perché è bello vedere le piccole donne di oggi cantare, ballare e scherzare. Anche se l’ingiustizia c’è ancora, come allora. Per una piccola donna che deve faticare il doppio di un uomo sul lavoro, per una piccola donna che lavora oscuramente nel salotto di casa o in cucina. Per una piccola donna umuliata, stuprata, abbandonata. Piccole donne che, ieri come oggi, muoiono un po’. Giorno dopo giorno. Ogni giorno.

Per questo, ballando, ridendo e cantando, sarebbe bello ricordare quanto è preziosa la vita, quanto è meravigliosa la libertà e quanto è piacevole la giustizia. Ricordare tutti insieme, uomini e donne della terra, quanta strada è stata fatta e quanta ce n’è ancora da fare sulla via di un mondo più umano, per quelli in o e per quelle in a.

Buona festa, piccole donne.