Piercarlo Morello, 33enne del trevigiano, si è laureato. Bravo, ma cosa c’è di strano? Di strano c’è che Piercarlo è chiuso dalla nascita in una prigione di cristallo. Considerato un “ritardato mentale”, gli è stato diagnosticato un autismo severo”; come molti altri “diversi” come lui, ha conosciuto muri, indifferenza, ostilità. Piercarlo ha lottato – grazie alla sua meravigliosa famiglia – e con costanza ed impegno è riuscito in qualche modo ad “uscire da una vita muta, vuota, e bisognosa di altri”.

Piercarlo-Morello

Non si tratta di alimentare facili speranze: come sanno bene coloro che lo incontrano “l’autismo è un mondo complesso e variegato, e sono pochissime le modalità di trattamento che funzionano per tutti”; e il primo vero traguardo per l’autistico è l’autonomia di base nel comportamento quotidiano. Probabilmente, come ha avvisato l’Agsa, l’Associazione dei genitori degli autistici, Piercarlo non è neppure affetto da autismo, ma da un’altra patologia – anch’essa grave – che si chiama “mutismo elettivo”.

Nessuna facile speranza; solo gioia, perché Piercarlo ce l’ha fatta. Ma anche qualcosa da ricordare. Perché, comunque sia, né Piercarlo né qualcun altro – autistico o altro – va considerato un “ritardato mentale”; e né lui né altri debbono vivere in “prigioni di voce negata o di parole che non sono espressione di dovuta fiducia”. Per lui, come per tutti gli “altri”, “la disuguaglianza è la vera disabilità”.

Ed è questo che noi che osiamo definirci “uguali”, “abili”, “normali” dovremmo ricordare.

“So che cammino solo. Ho contro un male che rende la vita muta, solitaria, vacua e bisognosa di altri, ma nella mia cesta di parole taciute trovo anche soli e lune, oceani calmi e colori di luce” (Piercarlo Morello)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo